Tutto è bene…

fire-spitting-dragon… quel che finisce bene, si dice. Sicuro. Solo che se ogni tanto qualcosa andasse liscio senza prima mettere a rischio le tue coronarie non sarebbe malaccio.

Avevo accennato in questo post che a inizio anno ci siamo decisi a cambiare gestore di telefonia fissa: dopo un mese passato praticamente senza ADSL e nessuna soluzione da parte di Infostrada, abbiamo approfittato di un’offerta TIM che ci farà spendere circa 10 € in meno al mese per tornare in “Telecom”. Richiesta di attivazione a TIM, raccomandata di disdetta a Infostrada, eccetera eccetera.

Devo dire che già l’attivazione con TIM non era partita sotto una stella particolarmente benevola: dopo un inizio promettente (dopo 5 giorni dalla richiesta di attivazione sono stata contattata per fissare l’intervento del tecnico qui a casa… e considerate che l’attivazione l’abbiamo fatta il 5 gennaio, con feste e weekend nel mezzo), sono iniziate le magagne.

Il 12 gennaio attendiamo il tecnico, che doveva passare tra le 10.30 e le 11.30. Si fa mezzogiorno e niente. Si fa l’una e niente… così chiamo il 187: beh, non si sanno spiegare come mai non sia venuto, a loro risulta l’appuntamento che ho io. Non potendogli spiegare nemmeno io come mai non sia venuto, l’operatrice mi dice che segnalerà la cosa chiedendo che ci ricontattino per un nuovo appuntamento. Mi raccomando che stavolta il tecnico mi dia un colpo di telefono quando sta per arrivare, giusto per non perdere un’altra mattinata per nulla (sto ancora cercando lavoro… ma se lavorassi aver buttato una mattina di ferie per niente e dover chiedere altre ore di permesso sarebbe stato ancor meno simpatico). Mi assicura di sì, bene, buona giornata.

Passano i giorni, nessuno richiama. Così richiamiamo noi: l’operatrice che risponde dice di vedere un appuntamento già fissato per il 23 gennaio, sempre tra le 10.30 e le 12.30. Ricordo di nuovo la faccenda di chiamare prima di venire, mentre mi chiedo quando dannazione pensavano di farci sapere qualcosa.

Arriva il fatidico 23 gennaio. E arriva anche il tecnico (anzi, la tecnica), e mi chiama prima di venire. Fa quello che deve fare, torna in centrale per attivare, torna qui a recuperare il baracchino che aveva lasciato attaccato alla presa, dice che è tutto a posto. Io però non riesco a navigare nè da PC nè da cellulare… la tecnica mi dice che forse c’è da cambiare qualche impostazione nel router, mi lascia i dati di accesso all’ADSL (quelli generici), io prima provo senza successo a mettere a posto il router, poi penso che sicuramente il Consorte è più bravo di me e gli passo la palla quando rientra da lavoro.

Ma il Consorte i miracoli non li fa… e non riusciamo a connetterci. Ci viene in mente che, a differenza delle due volte precedenti, stavolta non si è mai aperta la pagina automatica di attivazione account (l’unica che si apriva sia nel 2006 quando abbiamo attivato la prima Alice, e anche nel 2010 dopo il passaggio a Infostrada). Così cerchiamo in rete se quello può essere il problema, scopriamo che in effetti potrebbe essere, in qualche modo riusciamo a registrare una nuova casella di posta @tim.it e ad associarla all’account TIM fisso anche senza la pagina automatica.

Nonostante questo non riusciamo a navigare. E allora richiamiamo il 187.

Il primo commerciale ci ha detto che dopo l’intervento del tecnico c’erano altri lavori da fare in centrale e che quindi avremmo comunque dovuto attendere 24 ore. Eh? Ma la tecnica ha detto che la linea era disponibile e attiva da subito, non ha parlato di attese!

Il secondo commerciale (contattato quindi per conferma) ha invece rilevato che il router risultava non connesso ed ha aperto un guasto per verifiche.

Stamattina mi chiama un’operatrice dell’assistenza tecnica, che invece di risolvere il problema ha solo complicato le cose creando problemi dove non ce n’erano: mentre le spiegavo il problema, ha improvvisamente rilevato che la nostra utenza era “in blacklist per morosità” e che quindi poteva solo chiudere il guasto. Non ha saputo/voluto dirmi altro e mi ha rimandata al commerciale (e qui veramente ho rimpianto con tutto il cuore di non aver conosciuto prima il servizio di cui mi ha parlato Ivo Gandolfo in un commento al mio post sul MIUR. In ogni caso: grazie ancora per l’info, tra due anni può essere che ne approfittiamo).

La terza operatrice del commerciale (gentilissima, stavolta) è caduta dalle nuvole: non solo non risulta alcuna morosità pregressa a nostro carico (graziarcavolo, son ragioniera nell’animo. Odio pagare spese che non mi spettano, ma odio molto di più avere debiti in sospeso), ma addirittura risulta un credito di 13 € a nostro favore, relativo all’utenza cessata nell’ottobre 2010 (13 € che ovviamente nessuno si è mai curato di restituirci, ma che a mio parere possono anche tenersi, tant’è che me li ero dimenticati: quell’errore di fatturazione fu uno dei motivi per cui nel 2010 ce ne siamo andati, e per chiudere alla svelta i ponti decidemmo di lasciar perdere di chiederli indietro). Ha quindi riaperto la segnalazione al reparto tecnico, e in più ha fatto segnalazione urgente all’ufficio fatturazione per togliere dalla nostra utenza dalla blacklist (il vero motivo per cui l’ADSL non funzionava… hai voglia cambiare le impostazioni del router, registrare roba e sacrificare galletti a qualche oscura divinità): si è congedata augurandomi che entro sera potesse essere tutto sistemato, e chiedendosi anche lei come fosse stato possibile un pasticcio del genere (anche perchè se veramente fossimo stati morosi dal 2010… col piffero che ci avrebbero accettato l’attivazione di una nuova linea!).

Passano quattro ore, mi richiama l’assistenza tecnica. E qui arriviamo all’apoteosi dell’assurdo. Inizio a spiegare il problema e… l’operatrice torna a tirar fuori la storia della blacklist (sottintendendo, come l’altra, che se siamo dei cattivi pagatori… eh, fattacci nostri), che non può fare nulla e che dobbiamo chiamare il commerciale.

E qui (credo che parte del mio quartiere possa testimoniare… ehm…) sono andata in berserk. Ma sul serio. Sono lieta che l’Aquilina fosse a scuola e che si sia risparmiata (almeno fino a quando nell’adolescenza non combinerà qualche grossa minchiata) di assistere alla trasformazione di sua mamma in un drago sotto l’effetto dell’incantesimo “Ira”. Diciamo che ho spiegato due-tre cose alla malcapitata, tra cui il fatto che era il caso che si mettessero a conversare un attimo tra i loro vari reparti e la smettessero di importunare l’utente senza risolvere nulla, perchè una cosa del genere era da denuncia. Fine chiamata. Riprendo il telefono e torno a chiamare il commerciale, pensando che a breve il drago si sarebbe sbafato una seconda portata.

Mentre sono in attesa, mi richiama sul cellulare l’operatrice di prima (della quale apprezzo il coraggio. Sinceramente io non so se mi sarei richiamata…): mi dice che ha fatto lei le verifiche, che dovrebbe aver sistemato tutto e mi chiede di riavviare il router e riprovare a navigare. Provvedo, scongiurando che i vari spistolamenti di ieri sera nei settaggi del router non abbiano incasinato nulla e… ussignur, funziona tutto! Posta elettronica, browser… l’ADSL funziona!

E niente. Ci tenevo a gongolare con qualcuno.

(Li) MIUR(tacci vostri)

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Eggià… proprio

Sono ancora viva, eh. Sono due mesi buoni che non scrivo, e qualcosa da raccontare ce l’avrei anche (tant’è che son qui), ma anche quest’anno si è rinnovata la tradizione dell’ADSL che a fine/inizio anno va a donnine: un divertimento, insomma. Mettiamola così: un mese che siamo praticamente senza connessione, a casa (stavolta però risolviamo, osta se risolviamo. Ma se capita ne scrivo in un altro post). Se non fosse per i cellulari e per l’hot spot che ci ha prestato mio suocero (lo ha comprato per quando va via in camper, ma se non è via col camper non lo usa, ovviamente) saremmo a dir poco in braghe di tela… soprattutto per una faccenduola di ben poco conto (eh, proprio) che mi trovo a dover adempiere nei prossimi giorni.

Quale faccenduola? Beh, l’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria (eggià, a settembre ci siamo. Pure qua avrei da raccontarne).

L’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria da fare tassativamente online.

Tassativamente online su un sito istituzionale italiano.

Sito istituzionale italiano.

Altro che The Walking Dead, l’Esorcista, It, The Blair Witch Project… con queste tre parole assieme sì che c’è da iniziare a farsela in mano.

Le danze delle iscrizioni si apriranno il 16 gennaio, ma già da oggi doveva essere possibile iniziare a registrarsi al sito. E quindi ci si prova, giusto per non trovarsi a farlo il 16 stesso e rischiare che sia tutto intasato. Di questa cosa finora hai solo sentito parlar male da chi ci ha già avuto a che fare, ma in fondo… son 5 anni che le iscrizioni si fanno online. Magari nel frattempo le cose son migliorate. Così ti colleghi al sito del MIUR e inizi. E una conferma ce l’hai subito.

Oh sì. Le cose saran migliorate di sicuro. In un altro paese, però.

Stamattina una tonnara. Roba da 5 minuti di orologio per caricare una singola pagina del sito. Riesci con le unghie e con i denti a raggiungere la seconda fase della registrazione (la prima consiste solo nell’inserimento del codice fiscale e in un captcha. No, ma mi raccomando: già avete il server che va a criceti, sprechiamo pure risorse con un cavolo di captcha). Seconda fase che altro non è che la conferma (in chiaro) dei dati già espressi nel codice fiscale stesso e nell’aggiunta di e-mail e un paio di consensi. Bene: per tutta la mattina e gran parte del pomeriggio, nessuno (o quasi) è riuscito a superare lo scoglio di far sapere al MIUR in quale cavolo di regione fosse nato (campo non selezionabile… dopo tot compariva un messaggino di errore che diceva che il sistema non aveva potuto gestire la richiesta). Qualcuno si illudeva (sulla pagina FB del MIUR) che gli stranieri fossero avvantaggiati: gli basta indicare lo stato di nascita. Vero. Peccato che poi a loro il sistema desse errore sul codice fiscale stesso… (non sia mai che qualcuno ci riesca!).

Ritento: guardando online ho scoperto che l’anno scorso c’erano stati gli stessi problemi, e che il Ministero aveva ufficialmente suggerito di usare Explorer (manco mia nonna userebbe più Explorer…) o di togliere gli aggiornamenti a browser come Chrome o Firefox perchè il sito non funzionava con le versioni più aggiornate dei browser (e qui ci sarebbe da ridere solo per non piangere). Così provo anche con Opera e con Explorer. Ottenendo l’unico risultato di avere un captcha diverso, con Explorer: invece di una casellina di spunta, 9 immaginette pescate diosadove… devo selezionare quelle in cui compare un cartello stradale. Fatto questo, ricevo una stringa di testo lunga 6 righe (non esagero) da copincollare in una casellina sotto. Con un’avvertenza: che sarà valida solo per 2 minuti. Considerando che per passare da una pagina all’altra del sito me ne occorrono 10, di minuti, sto in una botte di ferro.

In attesa di comunicazioni ufficiali su FB, torno a spulciare in rete cercando suggerimenti. E salta fuori il suggerimento ufficiale del Ministero per il 2015: rivolgersi alle scuole per farsi fare l’iscrizione da loro (come è sempre stato prima. Come ha sempre funzionato prima). A parte chiedersi se le scuole possano accedere ad un sito diverso da quello dei genitori (perchè se no, sarà poi inchiodato anche per loro, no?), mi sembra un bell’incentivo all’informatizzazione. E’ come se l’idraulico venuto per risolvere un guasto mi suggerisse di sfruttare il caro vecchio secchio e la fontanella pubblica in fondo alla strada.

Ovviamente (manco a scriverlo, quando mai questo genere di cose funziona, da noi?) il numero (non verde) per avere informazioni è staccato (costantemente occupato. Vero, ci saranno un mucchio di chiamate: siam tutti nella palta. Altrettanto vero che nel 2016 si può anche farlo gestire da un centralino o un call center. Ma l’immagine che ho in testa è quella di un telefono con la cornetta diligentemente staccata e posata accanto. Sai mai).

Volendo spezzare una lancia a favore, almeno sulla pagina FB del MIUR si son degnati di rispondere a qualche utente. E’ già un piccolo miglioramento rispetto all’andazzo generale di quasi tutte le pagine ufficiali (non solo quelle istituzionali, ma anche e soprattutto quelle dei gestori di utenze o delle Poste, per dire). Di solito tu segnali, e il massimo che ricevi è una rispostina preconfezionata in cui ti dicono che ti faranno sapere (e per gli ottimisti l’unica chance è lasciare le credenziali di accesso di Facebook scritte nel testamento, nella speranza che la risposta venga data almeno agli eredi).
Vabbè, lasciamo stare. Ci riprovo stasera (è vero che non c’era solo oggi per registrarsi, però è altrettanto vero che non si può far perdere tutto questo tempo agli utenti per una robetta da 3 minuti- su qualsiasi altro sito. Non tutti possono stare tutti i giorni tutto il giorno davanti a un pc attendendo che una pagina si carichi e nel mentre pregando che lo faccia senza dare errori).
E stasera, lusso: nei fatidici 3 minuti (stavolta le pagine si caricano) compilati i 4 passaggi (qualche problema, ma è bastato aggiornare le pagine per bypassare i due messaggi di errore che ho ricevuto tra un passaggio e l’altro. E che, pensavate mica che fosse andata tutta liscia?).
Ricevuta e-mail di conferma registrazione.
Ricevuta anche e-mail di creazione utenza.
Presa da un eccesso di ottimismo, clicco per loggare e cambiare la password (come si raccomandano di fare al primo accesso) e…
“Service Temporarily Unavailable
The server is temporarily unable to service your request due to maintenance downtime or capacity problems. Please try again later.
Apache/2.2.15 (Red Hat) Server at iam.pubblica.istruzione.it Port 443″.
Ecco, almeno sui “capacity problems” direi che siamo tutti d’accordo (solo che io non mi riferisco alla capacità in termini di spazio…).

Su Facebook un’utente ha incoraggiato tutti scrivendo “Prima o poi ce la facciamo”. Oh, sicuro. Resta solo da chiarire questo dubbio: ce la faremo prima o dopo che i carabinieri suonino il campanello per arrestarmi con l’accusa di non aver iscritto l’Aquilina alla primaria, non assolvendo così l’obbligo scolastico? 

[To be continued..?]

Varie ed eventuali di fine estate

Già, sono ancora viva. Nel frattempo è passata quasi tutta l’estate… Cos’è capitato? Niente di particolare. Anzi. Tante cose. Tante cose normali (per fortuna!).

L’Aquilina ha una nuova bicicletta (la vecchia ormai è diventata davvero troppo piccola… in pratica senza essere stata usata) che continua a non voler usare come la precedente, nonostante ci stiamo inventando di tutto per invogliarla/insegnarle. E’ in fase artistico-felina (c’è un gatto in quasi ogni suo disegno. Anzi, “il” gatto: gli ha dato un nome, una famiglia, un’amica…) e quest’estate al Centro Estivo s’è divertita un casino.

Del CRE che ha frequentato quest’anno, oltre al mercoledì mattina fisso in piscina e alle gite settimanali “fuori porta” ho trovato molto carina l’idea delle settimane a tema: musical, olimpiadi, questa settimana cucina. La settimana scorsa era dedicata alla “sicurezza stradale” (sembran minchiate, ma l’Aquilina, 4 anni e mezzo, ha imparato il significato dei segnali di obbligo e di divieto e ora li piazza in maniera coerente – seppur fantasiosa: tipo il cartello di “divieto di accesso ai pulcini” – anche nei suoi disegni. C’è gente che “guida” da 20 anni e mi dà l’idea di non averne ancora un’idea): venerdì a far fare attività ai bimbi ci sono andati anche alcuni agenti della Polizia Stradale. Poi vabbè… stiamo pur sempre parlando di bambini e le priorità son quelle che sono. Nel senso che basta un niente per incantare i pargoli e far passare in terzo piano un’ora di attività educative e spiegazioni. Quando sono andata a prender l’Aquilina e le ho chiesto cosa avessero fatto con i poliziotti la sua risposta è stata “Ci hanno fatto vedere la pistola”.

Il Consorte fa il conto alla rovescia alle ferie “vere”. Cioè, una settimana di ferie l’ha già avuta, ma siamo rimasti a gironzolare qui intorno. La prossima tranche è roba seria: dopo ben 6 anni, andiamo in vacanza (per l’Aquilina è la prima volta). Sempre se ce la facciamo, eh. Che io, più che vietare all’intero parentado (partente e non) di ammalarsi, altro non posso fare, per evitare il cànchero imprevisto dell’ultimo minuto che manda tutto all’aria…

E io? Niente di che. Ho solo ripreso a fare un po’ di cose che erano minimo 5 anni che non facevo più… da prima che l‘Aquilina fosse in viaggio. A dirla così sembra quasi che il 2010 fosse un’altra epoca. Il punto è che probabilmente è davvero così (m’è capitato di rileggere qualche vecchio post e… non so mica se mi ci riconosco).

Ho ripreso a giochicchiare a Shakes & Fidget (scoprendo con piacere l’app per Android, che rende il tutto di una comodità ed elasticità estrema) e, se riusciamo a sistemare qualche magagna con il mio ormai obsoleto PC fisso, forse – udite udite – si riprova pure a giocare a World of Warcraft. Fantascienza, signori. Soprattutto se penso che 4 anni e qualche mese fa sembrava già un miracolo riuscire a guardare una puntata di telefilm intera tra la poppata delle 19 e quella delle 23…

Ho cominciato a rispolverare un po’ il mio inglese e il mio francese. Più per mettermi alla prova (al momento sto seguendo il corso di francese… in lingua inglese. Se arrivo in fondo, provo con spagnolo o tedesco… sempre in inglese) che altro, visto che in previsione del tornare a cercare un lavoro da ottobre (l’idea c’è. Poi vediamo se si realizza e soprattutto quanto sarà antieconomico metterla in pratica) credo proprio che non mi servirà a un tubo, siamo seri. E’ solo che boh… una mezza voglia di tornare a studiare mi era anche venuta (frequentare la biblioteca comunale mi fa male, lo sapevo). Poi ho visto a quanto stanno ora le pure e schiette rette universitarie (triennale + specializzazione, ahahahahhahahahahh, buona questa!) e mi sono detta “Ciccia, la tua occasione l’hai avuta 18 anni fa, decisamente. Il turno di laurearsi per poi andare a fare tutt’altro adesso è dell’Aquilina.

E poi, dopo ben 6 anni e un cambio d’auto nel mezzo, mi sono decisa a riprendere in mano un volante: il Qubo ce l’abbiamo da ottobre 2012 e io finora ci ero salita solo da passeggera. E mi sono resa conto di due cose:

  1. diobono come si guida bene il Qubo (sarà la posizione “alta”, saranno gli specchietti laterali grandi come quelli di un bagno medio, sarà il “culo” che finisce a piombo e quando fai manovra non devi pensare a cosa sporge perchè non sporge niente… che ne so… però si guida bene, aveva ragione il Consorte);
  2. se non avessi passato tutta la vita da passeggera di gente che guida sopra la media (perchè sia mio padre – anche ora che ha 80 anni – che il Consorte hanno una guida “liscissima”, regolare, con manovre “a filo” azzeccate millimetricamente al primo tentativo. Non sembra che parcheggino: sembra che l’appoggino lì, con nonchalance. Fatto!) probabilmente la mia autostima da guidatrice sarebbe molto più alta. Perchè per essere 6 anni che non guidavo… beh, si tratta solo di riprenderci la mano (anzi, il piede).

Insomma, nonostante tutto… forse forse non sono ancora da buttare.

Di sondaggi e televisori

Un’altra cosa buona (oltre la fine ormai prossima dell’avventura logopedica dell’Aquilina) dell’ultimo periodo è che abbiamo cambiato il televisore principale di casa, pensionando il caro vecchio Sony 32″ a tubo catodico in favore di una smart TV 40″ Panasonic. La cosa ancora più buona è che il televisore nuovo non l’abbiamo pagato un centesimo.

Il regalo ce l’ha fatto la GFK Eurisko: sono bastati i punti guadagnati in poco più di un anno di partecipazione al loro panel di sondaggi.

La cosa buffa è che, nonostante avessimo i punti per richiedere il regalo più grosso del nuovo catalogo 2016, io e il Consorte ci abbiamo messo un tot prima di deciderci, anche se tra i premi di quest’anno (nessuno che ci fosse indispensabile) era senza dubbio quello che poteva esserci più utile (per capirci: se è dal 2010 che non andate in vacanza… forse un trolley nuovo non è la prima cosa cui pensate. E se avete due televisori “anteguerra”, mandare a prendere la Playstation 4 può essere abbastanza da imbecilli: a cosa la colleghereste, dato che secondo la vostra preistorica TV l'”HD” al massimo è un tipo di latte per intolleranti al lattosio?).

Motivo dei tentennamenti? Il nostro brontosauro (più per stazza che per anzianità effettiva: il Philips dei miei acquistato nel 1976 tenne botta fino ai primi anni 2000) classe 2004, vincitore a pari merito con la lavatrice del premio “Regalo di nozze più costoso in lista”, in fondo funziona ancora. A me veniva il magone a pensare di metterlo in pensione (perchè è appunto talmente grosso che in casa non c’è alcun posto “di riserva” dove poterlo mettere) senza un reale motivo (la sua dipartita).

Ebbene: sarò un’ingrata, ma una volta entrata nel mondo della smart TV (già essersi tolti la rottura di dover accendere ogni volta il decoder esterno per vedere qualcosa è stato impagabile…) il magone se n’è andato. La seconda sera ero lì a far partire video di gatti assurdi da YouTube usando il mio cellulare per le ricerche, mentre l’Aquilina cappottava dal ridere, e ho capito che è vero, non era affatto indispensabile. Ma quante possibilità in più ci dà… un po’ come successe quando due anni fa sono passata dal caro vecchio Nokia al mio primo smartphone Samsung.

downloadDel panel GFK Eurisko avevo parlato in questo vecchio post, ormai un po’ obsoleto: la rilevazione della spesa è solo una delle attività da svolgere, quella con cui si inizia quando si entra a far parte del panel. Poi, se si viene selezionati, ci sono i sondaggi sul tablet, le rilevazioni tramite meter o app per cellulare, il monitoraggio (anonimo) del traffico internet…

Insomma, non nascondo che sia un impegno, se non gravoso di certo costante. Però con un po’ di pazienza i risultati si vedono eccome: in famiglia collaboriamo solo io e il Consorte (l’Aquilina è troppo piccola), ma in due anni di partecipazione abbiamo portato a casa un hard disk esterno Western Digital da 2 Tb a dicembre 2014 (dopo nemmeno nove mesi di attività, tra l’altro parziale perchè meter e tablet sono arrivati solo a ottobre) e, appunto, il televisore di adesso. Butta via…

Se qualcuno fosse interessato a provare a candidarsi, rispetto al post che scrissi due anni fa è cambiata la modalità per proporsi: ora c’è un questionario (questo) da compilare direttamente sul sito della GFK, indicando il codice della famiglia referente (se vi va di indicare il nostro, a me fa solo piacere: scrivetemi nei commenti qui sotto o mandando un’e-mail a shunrei78 @ gmail.com e vi faccio avere il codice e gli altri dati utili) che vi ha fatto conoscere il progetto. Comunque, per qualsiasi info io sono sempre qua, il sito della GFK Eurisko è questo, e il catalogo premi di quest’anno potete sfogliarlo qui.

Gestori premurosi

TIMSorpresa! E già, son qua prima di settembre. Per la verità volevo scriver due righe su come è andata la nostra vacanzina (ina-ina) in montagna, ma alla fine ho deciso di scriverne prima altre due (se’ fa’ pe’ di’. Lo sapete che le mie “due righe” son da moltiplicare minimo per 3,14, vero?) su un lavoretto che mi son portata a casa da sbrigare per conto di mia zia.

E per colpa della Tim/Telecom.

Ho pensato di segnalare prima questa cosa perchè magari può far comodo ad altri farci attenzione. Perchè sarò io che penso male… ma iniziative del genere prese nel mese di agosto, a me san tanto da tentativo di fregare la gente intanto che è distratta dalle vacanze (un po’ come gli aumenti nei supermercati o l’introduzione di nuove tasse).

Allora: in parecchi già sapranno che a partire dalla scorsa primavera Telecom Italia è “diventata” Tim anche per la telefonia fissa di casa, e che l’altra rivoluzione accaduta alle bollette è che tutte le tariffe sono state uniformate, diventando (stringi stringi) soltanto due per la telefonia: di base, all’utente sarebbe stata applicata un’offerta “flat” per telefonate a cellulari e fissi senza limiti al costo fisso di €.29,00 al mese. Per i “non addicted” alla cornetta, invece, era possibile farsi avanti e richiedere l’offerta a €19,00, che però prevede un tetto di ore mensile per le telefonate (se si sfora, si paga di più. Per dire, mio padre s’è fatto mettere quest’ultima: di suo telefona pochissimo, per lo più sta al telefono con mia zia… mia zia ha la flat e quindi son d’accordo che lo chiama sempre lei. 😛 ).

Noi di sta cosa ce ne eravamo platealmente fregati perchè ormai da 5 anni non siamo più sotto mamma Telecom. Ma figurarsi se non dovevo averci a che fare.

Mentre eravamo ospiti di mia zia, mia zia tira fuori una lettera che ha appena ricevuto da Tim, datata 03.08.2015. Che già il fatto che ora lei abbia Tim pure per il telefono fisso (lei è cliente Tim per il cellulare dal 1998) l’ha incasinata a dovere: non ho avuto il coraggio di chiarire a fondo, ma ho il dubbio che lei ora un po’ pensi che la bolletta che le arriva comprenda pure le spese del suo cellulare. Ma sorvoliamo e torniamo alla lettera.

Mia zia quando c’è stato il cambio di tariffe non ha fatto niente: in effetti a lei passare a 29 € al mese conveniva, pure rispetto a una specie di “flat telefonica” che aveva già attiva sulla linea. Ma alla Tim questa inattività non deve essere piaciuta: “… questa non si fa sentire, ‘petta che ci facciam vivi noi!”. In pratica nella letterina le comunicavano tutti entusiasti di aver attivato (dal 1° agosto… quindi, prima attivano robe a caso, poi decidono di avvisarti) l’ADSL sulla sua linea telefonica, alla modica cifra di €.44,90 al mese (comprese anche le telefonate).

L’ADSL?!?!? Ora, sorvoliamo sul fatto che se fai richiesta tu, prima che ti attivino qualcosa diventi bisnonno (ricordo che nel 2006, quando facemmo richiesta noi il 18 novembre, riuscimmo a navigare con la nostra ADSL per la prima volta verso la metà di gennaio…). Ma rendiamoci conto di un’altra cosuccia…

mia zia ha compiuto 81 anni a giugno. Non ha il computer, non ha uno smartphone (diomenescampi, già mi fa dannare che non riesce a inserirsi da sola un nuovo numero nella rubrica del suo normalissimo cellulare a tastiera), non ha un tablet. E siamo seri: difficile se non proprio impossibile che se li compri ed impari ad usarli. Cosa dannazione se ne fa mia zia dell’ADSL (e ancora di più di pagare €.190 e rotti in più all’anno per averla)?!?!?!!?

Sapete la chicca? Nella letterina c’è scritto che questa cosa si può disdire (entro la scadenza della seconda bolletta successiva alla comunicazione. Cioè: se non lo fai subito, poi ti tocca tenerla a vita e la erediterà pure la tua progenie fino alla settima generazione??). Ma mentre per far due inutili chiacchiere con la Tim puoi contattarli al 187, sul sito internet, con la app per smartphone, per posta, su Twitter, su Facebook, nei negozi Tim (e probabilmente anche tramite segnali morse fatti con una torcia elettrica, volendo)… beh, la disdetta di questo servizio che non hai richiesto puoi farla soltanto tramite fax.

Tramite fax?!?!?

Vi prego, qualcuno avvisi la Tim che ormai il fax è più obsoleto del piccione viaggiatore e della pergamena!!! Parliamoci chiaro: quanti privati conoscete che hanno un fax in casa? Io credo una persona (non son nemmeno sicura che ce l’abbia ancora). Punto. E’ vero che quasi tutti conoscono qualcuno che di straforo può mandare un fax dal suo posto di lavoro… e che chiunque può andare in posta o in qualche negozio per mandarlo. Ma perchè doversi prendere una briga del genere, perdere e far perdere tempo (e magari spendere pure dei soldi, visto che il numero di fax è verde… ma in posta o nei negozi la spedizione te la fanno pagare comunque) per disdire qualcosa che non si è nemmeno richiesto?!?

Ho provato comunque a chiamare il 187. Ho spiegato la situazione (“… sa, mia zia ha 81 anni. Non ha e non sa usare un PC, uno smartphone o un tablet, e mi permetta di dire che dubito imparerà a farlo o ne avrà bisogno prima di lasciarci, si spera il più tardi possibile…”), fatto presente che abitando io a 200 Km (vabbè, son 130) da mia zia e trovandomi presso di lei solo per tre giorni avrei fatto prima a portare tutto alla locale associazione consumatori (facendo ben presente quel paio di cosucce che rendevano la cosa piuttosto sfavorevole per l’utenza e la non troppa correttezza di aggiungere servizi e spese senza richiesta dell’utente), piuttosto che andare a cercare un computer, una stampante e un posto dove inviare sto fax. Alla fine l’operatore ha accettato di aprire la pratica, ma mi ha consigliato comunque di mandare lo stesso il fax perchè “queste sono le regole”.

Io il fax l’ho mandato, una volta tornata a casa. E non ho speso una pippa, grazie al sito Faxator (santo subito mio cognato che me l’ha fatto conoscere anni fa!). Ma sto piffero che mia zia (e tanti altri utenti nelle sue condizioni) se la sarebbe potuta cavare in questo modo da sola. Ora devo solo sperare che abbiano sistemato tutto sul serio e di riuscire anche a capirlo facendo controllare le prossime bollette a mia zia. Già, perchè io avrei voluto poter monitorare la situazione di persona, loggando sul sito della Tim per controllare l’utenza di mia zia.

TimRegMa questa impresa di telefonia così corretta nei confronti degli utenti non me lo permette: si può loggare utilizzando il numero di telefono. Ma lo si può fare solo se si sta navigando da casa propria e utilizzando la loro ADSL. Oppure ci si può registrare con nome utente e password. Ma il nome utente, in questo caso, deve essere per forza un indirizzo @alice.it associato alla loro ADSL (se son scema io e c’è altro modo, se qualcuno me lo sa dire gliene sarei grata).

L’ipotesi che un utente senza la loro ADSL voglia/abbia bisogno (magari solo per una volta nella vita) di gestirsi/controllarsi l’utenza telefonica online da un internet point o da casa di amici o da dove diamine gli pare… non contemplata.

Come non contemplata credo sia, in questo paese, l’ipotesi di riuscire a gestire in maniera onesta e non complicata le varie utenze (quando la richiesta parte dall’utente, ovvio).

Biscotti alla crema (solare)

Non mi dilungo a sottolineare il superfluo (e cioè che ultimamente dire che sto latitando è farmi un complimento), ne approfitto giusto per dare un segno di vita (intanto che non sono ancora evaporata).

Le ultime settimane sono state un po’ impegnative: mia zia è stata operata a un piede (e ne avrà per un po’, visto che delle indicazioni che le hanno dato per la convalescenza tende a seguire solo quelle che non le rompono le balle… ‘namo bene…). Io e l’Aquilina siamo state impegnate in una girandola di esami e visite di controllo per le sue orecchie ed è venuto fuori che, nonostante quest’anno abbia avuto molte meno otiti… è messa peggio di quanto non fosse ad ottobre scorso. Per farla breve: col catarro che ha bloccato dietro i timpani, è come se stesse tutto il tempo con due dita ficcate nelle orecchie (e sono stati confermati i miei dubbi che i suoi impacci col parlare potessero dipendere da lì). Abbiamo tre mesi per farle fare tre cicli di aerosol a casa, due settimane di terme, mare quando possibile… poi a settembre si fa il punto della situazione e se non è migliorato nulla, compiuti i 4 anni farà “Ciao ciao” con la manina alle sue adenoidi.

20150630_160604Con il mare in qualche modo abbiamo già iniziato, anche se viste le ferie del Consorte per lo più si tratterà di toccate e fuga il sabato pomeriggio, fino a settembre. Comunque, martedì scorso in spiaggia per noi (amanti della montagna) è stato un evento: era dal 2007 che io e il Consorte non mettevamo piede al mare in costume da bagno (senza peraltro sentirne la mancanza…). E’ andata molto bene per la pupa (che non vede l’ora di tornare in spiaggia), abbastanza bene per me (più che altro perchè ho deciso di fregarmene se sembravo Moby Dick con costume fiorato. Cavoli di chi guarda), quello che c’ha rimesso di più è stato il Consorte: a star dietro all’Aquilina che il pomeriggio non si riusciva a levare dall’acqua (mentre la mattina non voleva quasi fare il bagno, era in modalità “patella” e appena l’acqua le arrivava al ginocchio voleva stare in braccio) il Consorte s’è ustionato il dorso dei piedi al punto che il giorno dopo, mentre al farmacista chiedevo una crema un po’ tosta per le scottature solari, mi chiedevo contemporaneamente se non fosse più appropriata la salsa barbecue che avevamo comprato sabato all’Iper. Ufffff… son riuscita ad evitare scottature alla pupa, ma prossima volta mi sa che dovrò romper di più le scatole a suon di “Vieni a rimetteti la crema…” pure al papà…

Con l’arrivo dell’estate, però, la voglia di stare al PC è finita in generale sotto le infradito… insomma, è finita che mi sono accorta con un po’ di ritardo che la storiaccia della normativa sui cookies che un mesetto fa mi aveva fatto oscurare il blog per qualche giorno si è praticamente risolta da sè. Come forse avrete visto dal banner che compare in basso quando aprite sto sito (che finalmente si riesce davvero a levare cliccando su “Chiudi e accetta”, mentre quello “di ripiego” che avevo dovuto metter su a giugno vegetava rompendo le scatole ovunque e basta), finalmente lo staff di WordPress s’è deciso a rilasciare quel widget che gli utenti europei stavano chiedendo da secoli.

Non so di preciso se l’abbiano fatto perchè si son stufati delle lamentele o perchè alla fine si son resi conto che rischiavano (loro) casini, ma almeno l’han fatto. Se a qualcuno interessa, ecco qui la comunicazione ufficiale di WordPress.com relativa al nuovo (invocatissimo) widget.

Cookies3Tra l’altro, stamattina aprendo Firefox dopo un sacco di tempo (ultimamente mi stava dando più noie che gioie, ed ero tornata a Chrome come browser predefinito), mi sono accorta che un’altra soluzione suggerita dagli utenti del web (accennavo qui ad una petizione lanciata sul tema) è stata raccolta dagli sviluppatori di Firefox (e, anche se non mi sono messa a guardare in giro, ho idea che presto l’esempio sarà seguito anche dagli altri browser principali): con uno degli ultimi aggiornamenti è stata aggiunta una barra che (tra tutti gli altri tasti presenti) permette di gestire i cookies presenti nella pagina web visualizzata, bloccarli, cancellarli gestirli come uno vuole con un paio di semplici click e senza dover andare a cercare col lanternino – ogni volta che si apre una pagina – la rispettiva voce nel menù.

Io comunque sono talmente preoccupata da ‘sta cosa dei cookies (per quanto riguarda me come utente internet) che… continuerò a usare Chrome e a fregarmene dei biscotti come ho fatto finora. U__U

Privacy e biscotti

BiscottiForse qualcuno negli ultimi giorni aveva notato che qua stava succedendo qualcosa di strano… in effetti da domenica 31 maggio ho scelto di “blindare” questo blog rendendolo privato, mentre tentavo di chiarirmi le idee e capire cosa farne. Ma non perchè io abbia deciso di smettere di scrivere (anche se ultimamente l’ho fatto molto poco)… ora vi spiego.

Il terremoto è stato causato dalla scadenza per l’adeguamento dei siti web alla normativa UE sui cookies (una roba che come al solito sembra scritta da qualcuno che non ha la minima idea dell’argomento su cui sta legiferando), che in pratica impone a tutti i siti un pop up (fortunatamente anche solo un banner, secondo gli ultimi aggiornamenti) con l’informazione che il sito che si sta visitando utilizza cookies di profilazione, ed un cappero di tastino “ok” per confermare che si è d’accordo o no sull’utilizzo dei cookie (se sì, si continua a navigare, se no i cookies indesiderati dovrebbero venire disattivati). Ora: qualcuno dice che di questa cosa si sentiva la mancanza e che ci voleva. A me in tutta sincerità pare una roba abbastanza macchinosa e ho anche dubbi sulla sua efficacia a livello di evitarsi “spam” o messaggi pubblicitari, o prelevamento di dati sensibili a propria insaputa, comunque lasciam stare.

Io finora di questa minchiata me ne ero accorta solo perchè tutte le volte che aprivo qualche pagina sempre più spesso compariva qualche noioso banner del genere che ogni volta mi faceva pensare “Ossantamadonna, e certo che so che ci sono i cookies…” ovviamente senza dare “ok”, “no” o quant’altro perchè spesso dovevo solo dare un’occhiatina veloce alla pagina cercata… sarebbe stato più il tempo di leggere st’informativa e approvare chissà cosa che il tempo che avrei trascorso su quel sito. E non parliamo dei cristoni che mi venivano sulla punta della lingua quando navigavo da cellulare con i 3,5″ di schermino del mio Samsung… tutto lo schermo occupato da sta boiata di popup, spesso con la croce, l’ok o quant’altro per chiuderlo visualizzati “fuori schermo”.

Domenica 31 maggio, leggo questo post di Jun Fender… casco letteralmente dal pero e mi piglia il panico.

Perchè panico? Presto detto: il problema è che a partire dal 3 giugno 2015 tutti i siti non in regola con questa boi… ehm, normativa sono passibili di sanzioni a partire da 6000 € in su.

Direte: “E che ci vuole. Adeguati. C’hai due giorni di tempo.” Bene… inizio a fare ricerche come una scema (combattendo con la nostra connessione ADSL che tra domenica e lunedì è stata oscena) e scopro che Wordpress.com ha deciso (finora, nonostante le richieste degli utenti iniziate già nel 2012) di NON permettere agli utenti “free” (come la sottoscritta) di mettersi in regola. In questo modo:

  1. gli utenti free di WordPress.com non possono modificare i codici html, css o che altro delle proprie pagine, non possono implementare plugin che facciano partire popup; peraltro, non possono nemmeno installare cookies, di nessun tipo.
  2. WordPress, a differenza di Blogspot, ha scelto di non implementare un banner automatico valido per tutti gli utenti.

Unico suggerimento pervenuto: “inserite un widget testuale che rimandi alla nostra pagina di politica dei cookies e informate gli utenti che possono disattivarli dal loro browser”. E io questa cosa l’ho fatta, ma non sembrava “così regolare” da lasciarmi tenere il blog pubblico a cuor leggero. Soprattutto non in questi ultimi giorni di “ponte”, che al PC ci son stata poco in generale (ho preferito stare con Consorte e Aquilina, tra festa scolastica di fine anno e prima sortita al mare per la nana).

Il punto della questione era: dato che il suggerimento non sembrava per nulla in regola con la normativa… l’eventuale sanzione di 6000 o più €, la dovrei pagare io o quelli di WordPress?

Vero che magari non dovrò mai rispondere a questa domanda… ma nel dubbio ho preferito blindare il blog fino a nuovo ordine (peccato non aver potuto dare alcuna spiegazione, se non in privato in questo post – ora pubblico). E nel mentre studiare la faccenda (un grazie a Perennemente Sloggata, che ho coinvolto suo malgrado nel ginepraio e che è stata impagabile per potermi confrontare con qualcuno che fosse “nel mio stesso pantano”).

Tra le soluzioni prese in considerazione, anche la migrazione del blog su Blogspot (che, a differenza di WordPress, ha inserito senza tante pippe un popuppino in cima alle sue pagine, adeguando in un colpo solo i blog di tutti i suoi utenti alla normativa), ma questa opzione si è rivelata da subito un calvario: solo per dire il primo ostacolo, l’utility di conversione online del file .xml di WordPress in file .xml Blogspot accetta solo file sotto 1 Mb. I miei 4 anni e mezzo di blog hanno generato un file di 15 Mb (ho dovuto scassar l’anima al Consorte perchè mi aiutasse con l’utility per la conversione offline che ero riuscita a scaricare, che però era una serie di incomprensibili – per il mio portatile – file per Apache… ci sta ancora lavorando). Non ho ancora scartato del tutto questa soluzione (nel caso, vi farò sapere “dove” vado a finire, ovvio), ma spero di non doverla utilizzare.

Nel mentre ho adeguato come potevo il blog con banner laterale, footer e pagina informativa sui cookies.

Ho anche scritto una e-mail al Garante, per chiedere chiarimenti (ovviamente non ho ancora ricevuto risposta… oggi era festivo!!).

Poi, oggi, ho scovato quelli che sembrano essere gli ultimi aggiornamenti del Garante (en passant, vi faccio notare che ancora ieri lo stesso sito del Garante non era a norma con questa storia dei popup… no comment). L’articolo 14 di questa pagina mi ha aperto gli occhi:

“14. Chi è tenuto a fornire l’informativa e a richiedere il consenso per l’uso dei cookie?

Il titolare del sito web che installa cookie di profilazione.

Per i cookie di terze parti installati tramite il sito, gli obblighi di informativa e consenso gravano sulle terze parti, ma il titolare del sito, quale intermediario tecnico tra queste e gli utenti, è tenuto a inserire nell’informativa “estesa” i link aggiornati alle informative e ai moduli di consenso delle terze parti stesse.”

Ebbene: io non ho modo di installare (o disinstallare) alcunchè. E’ WordPress che fa tutto (e quindi deve informare, direi). Leggendo questo articolo i miei banner, footer e pagina informativa forse sono “pure troppo”… Quindi rieccomi qua: blog riaperto.

Concludo con qualche link che può essere utile per chi si trovasse nella mia stessa situazione: