(Li) MIUR(tacci vostri)

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Eggià… proprio

Sono ancora viva, eh. Sono due mesi buoni che non scrivo, e qualcosa da raccontare ce l’avrei anche (tant’è che son qui), ma anche quest’anno si è rinnovata la tradizione dell’ADSL che a fine/inizio anno va a donnine: un divertimento, insomma. Mettiamola così: un mese che siamo praticamente senza connessione, a casa (stavolta però risolviamo, osta se risolviamo. Ma se capita ne scrivo in un altro post). Se non fosse per i cellulari e per l’hot spot che ci ha prestato mio suocero (lo ha comprato per quando va via in camper, ma se non è via col camper non lo usa, ovviamente) saremmo a dir poco in braghe di tela… soprattutto per una faccenduola di ben poco conto (eh, proprio) che mi trovo a dover adempiere nei prossimi giorni.

Quale faccenduola? Beh, l’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria (eggià, a settembre ci siamo. Pure qua avrei da raccontarne).

L’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria da fare tassativamente online.

Tassativamente online su un sito istituzionale italiano.

Sito istituzionale italiano.

Altro che The Walking Dead, l’Esorcista, It, The Blair Witch Project… con queste tre parole assieme sì che c’è da iniziare a farsela in mano.

Le danze delle iscrizioni si apriranno il 16 gennaio, ma già da oggi doveva essere possibile iniziare a registrarsi al sito. E quindi ci si prova, giusto per non trovarsi a farlo il 16 stesso e rischiare che sia tutto intasato. Di questa cosa finora hai solo sentito parlar male da chi ci ha già avuto a che fare, ma in fondo… son 5 anni che le iscrizioni si fanno online. Magari nel frattempo le cose son migliorate. Così ti colleghi al sito del MIUR e inizi. E una conferma ce l’hai subito.

Oh sì. Le cose saran migliorate di sicuro. In un altro paese, però.

Stamattina una tonnara. Roba da 5 minuti di orologio per caricare una singola pagina del sito. Riesci con le unghie e con i denti a raggiungere la seconda fase della registrazione (la prima consiste solo nell’inserimento del codice fiscale e in un captcha. No, ma mi raccomando: già avete il server che va a criceti, sprechiamo pure risorse con un cavolo di captcha). Seconda fase che altro non è che la conferma (in chiaro) dei dati già espressi nel codice fiscale stesso e nell’aggiunta di e-mail e un paio di consensi. Bene: per tutta la mattina e gran parte del pomeriggio, nessuno (o quasi) è riuscito a superare lo scoglio di far sapere al MIUR in quale cavolo di regione fosse nato (campo non selezionabile… dopo tot compariva un messaggino di errore che diceva che il sistema non aveva potuto gestire la richiesta). Qualcuno si illudeva (sulla pagina FB del MIUR) che gli stranieri fossero avvantaggiati: gli basta indicare lo stato di nascita. Vero. Peccato che poi a loro il sistema desse errore sul codice fiscale stesso… (non sia mai che qualcuno ci riesca!).

Ritento: guardando online ho scoperto che l’anno scorso c’erano stati gli stessi problemi, e che il Ministero aveva ufficialmente suggerito di usare Explorer (manco mia nonna userebbe più Explorer…) o di togliere gli aggiornamenti a browser come Chrome o Firefox perchè il sito non funzionava con le versioni più aggiornate dei browser (e qui ci sarebbe da ridere solo per non piangere). Così provo anche con Opera e con Explorer. Ottenendo l’unico risultato di avere un captcha diverso, con Explorer: invece di una casellina di spunta, 9 immaginette pescate diosadove… devo selezionare quelle in cui compare un cartello stradale. Fatto questo, ricevo una stringa di testo lunga 6 righe (non esagero) da copincollare in una casellina sotto. Con un’avvertenza: che sarà valida solo per 2 minuti. Considerando che per passare da una pagina all’altra del sito me ne occorrono 10, di minuti, sto in una botte di ferro.

In attesa di comunicazioni ufficiali su FB, torno a spulciare in rete cercando suggerimenti. E salta fuori il suggerimento ufficiale del Ministero per il 2015: rivolgersi alle scuole per farsi fare l’iscrizione da loro (come è sempre stato prima. Come ha sempre funzionato prima). A parte chiedersi se le scuole possano accedere ad un sito diverso da quello dei genitori (perchè se no, sarà poi inchiodato anche per loro, no?), mi sembra un bell’incentivo all’informatizzazione. E’ come se l’idraulico venuto per risolvere un guasto mi suggerisse di sfruttare il caro vecchio secchio e la fontanella pubblica in fondo alla strada.

Ovviamente (manco a scriverlo, quando mai questo genere di cose funziona, da noi?) il numero (non verde) per avere informazioni è staccato (costantemente occupato. Vero, ci saranno un mucchio di chiamate: siam tutti nella palta. Altrettanto vero che nel 2016 si può anche farlo gestire da un centralino o un call center. Ma l’immagine che ho in testa è quella di un telefono con la cornetta diligentemente staccata e posata accanto. Sai mai).

Volendo spezzare una lancia a favore, almeno sulla pagina FB del MIUR si son degnati di rispondere a qualche utente. E’ già un piccolo miglioramento rispetto all’andazzo generale di quasi tutte le pagine ufficiali (non solo quelle istituzionali, ma anche e soprattutto quelle dei gestori di utenze o delle Poste, per dire). Di solito tu segnali, e il massimo che ricevi è una rispostina preconfezionata in cui ti dicono che ti faranno sapere (e per gli ottimisti l’unica chance è lasciare le credenziali di accesso di Facebook scritte nel testamento, nella speranza che la risposta venga data almeno agli eredi).
Vabbè, lasciamo stare. Ci riprovo stasera (è vero che non c’era solo oggi per registrarsi, però è altrettanto vero che non si può far perdere tutto questo tempo agli utenti per una robetta da 3 minuti- su qualsiasi altro sito. Non tutti possono stare tutti i giorni tutto il giorno davanti a un pc attendendo che una pagina si carichi e nel mentre pregando che lo faccia senza dare errori).
E stasera, lusso: nei fatidici 3 minuti (stavolta le pagine si caricano) compilati i 4 passaggi (qualche problema, ma è bastato aggiornare le pagine per bypassare i due messaggi di errore che ho ricevuto tra un passaggio e l’altro. E che, pensavate mica che fosse andata tutta liscia?).
Ricevuta e-mail di conferma registrazione.
Ricevuta anche e-mail di creazione utenza.
Presa da un eccesso di ottimismo, clicco per loggare e cambiare la password (come si raccomandano di fare al primo accesso) e…
“Service Temporarily Unavailable
The server is temporarily unable to service your request due to maintenance downtime or capacity problems. Please try again later.
Apache/2.2.15 (Red Hat) Server at iam.pubblica.istruzione.it Port 443″.
Ecco, almeno sui “capacity problems” direi che siamo tutti d’accordo (solo che io non mi riferisco alla capacità in termini di spazio…).

Su Facebook un’utente ha incoraggiato tutti scrivendo “Prima o poi ce la facciamo”. Oh, sicuro. Resta solo da chiarire questo dubbio: ce la faremo prima o dopo che i carabinieri suonino il campanello per arrestarmi con l’accusa di non aver iscritto l’Aquilina alla primaria, non assolvendo così l’obbligo scolastico? 

[To be continued..?]

Gotta Catch’em All

C’è chi chiede a gran voce le dimissioni del ministro della salute, dopo l’ideona del Fertility Day (che, tra l’altro, gode anche del record di “sito internet aperto e chiuso nello stesso minuto”. Sì, c’è un sito internet dedicato all’eventone. Potete cercarlo, anche se siete di fretta, perchè visitarlo è cosa rapida: in fondo è composto da un’unica pagina con il logo dell’iniziativa).

Io invece questa ministra la voglio ancora in carica. E voglio che le diano anche più ministeri. Perchè se ampliamo il suo raggio di azione, altro che scrivere un post al mese quando va bene… io torno a rompervi le balle minimo tre volte a settimana, come ai bei tempi. Una miniera d’oro di materiale. In alternativa, potrei assoldare il team che ha studiato la campagna perchè continui a sfornare idee solo per me, ma non so se accetterebbero (al massimo, se le gatte sono d’accordo, potrei pagarli in croccantini)… e poi non saprei dove mettermeli, che siamo già pur sempre in 3 e 2 gatte in 70 metri quadri.

Comunque: presente il trend dell’estate 2016, l’app Pokémon Go? Ecco, io no. No nel senso che il mio smartphonino non è abbastanza smart per giocarci, così so che esiste, l’ho intravista… ma non ho mai potuto cavarmi la soddifazione di acchiappare un Rattata o collezionare Pidgey. Però, grazie all’eventone, adesso colleziono qualcosa anch’io.

Ne ho trovate altre tre! Di cosa? Ma di immaginette!! Adesso ve le presento, eh… (proseguo con la numerazione dal post precedente).fert2

 12. “Prepara una culla per il futuro”. Bastasse una culla. Considerando che manco per un gatto ti basta la cesta con un cuscino, la stanno facendo un po’ troppo facile. Io credo che chi ha messo in piedi tutto l’ambaradan di figli non ne abbia manco uno. O, se li ha, ha anche uno stuolo di babysitter che glieli tirano su. Ho idea che chi ha messo in piedi tutto l’ambaradan non sa cosa significhi arrivare a fine mese in tre (o in quattro, o in cinque) con 1500 € (e non va neanche male!) di entrate mensili complessive e tutti i conti da pagare (altro che biglietti del treno gratis, visite mediche gratuite, spese per occhiali regalate, ecc ecc…). Non ha idea di cosa significhi andare a lavorare per girare l’intero stipendio all’asilo nido e alla babysitter (che copre gli orari in cui l’asilo chiude, ma tu lavori). Ammesso di avercelo, un lavoro. Non ha idea di tante cose. Perchè se ce l’avesse, saprebbe che se le nascite sono in calo la colpa non è della gente che aspetta perchè è pigra/egoista o non ha voglia di preparare una culla o di trombare come ricci. 14141936_10210755439632107_9053702033329587428_n

13. “Un figlio è sempre possibile, anche durante la malattia”. Questa l’ha scritta il Ministero della Salute. L’avesse scritta il Grande Puffo, considerando come si riproducono i puffi (a proposito… come si riproducono i puffi?) e il tasso di malattia presente al villaggio dei funghetti, forse avrei potuto capirla. Ma l’ha scritta il Ministero della Salute. Ora… qualcuno può gentilmente andare a spiegare a questa gente che in gravidanza diventi deficiente anche se ti viene un raffreddore, perchè porcapaletta non puoi assumere praticamente nessun farmaco senza rischi per il bimbo? E, una volta assodato che questi ameni individui hanno assimilato questo primo concetto, qualcuno può cortesemente tentare di inculcargli anche l’idea che con certe malattie (un bel tumore, ad esempio, come suggerisce il turbante rosa dell’esaltata in foto), se la mamma ammalata non si cura, a fine gravidanza non ci arriva viva (e figurarsi se ci arriva il bambino…)? Oppure, se si cura, il bambino è comunque spacciato (se gli va bene ha solo danni permanenti, ma che volete che sia…)?
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14. “Infezioni sessualmente trasmesse? Anche no. Difendi ogni giorno la tua fertilità”. Ho tenuto la migliore per ultima. Purtroppo non sono riuscita in nessun modo a trovare un’immagine più definita di questa (un ritaglio preso da un collage)… e, come accennato sopra, il sito ufficiale è M.I.A. e non è possibile sfogliare la gallery ufficiale lì. Comunque, serve lo stesso allo scopo (ahahah… notate il fine doppio senso). Siamo all’apoteosi. Campagna in favore della fertilità. Foto di profilattici. Sipario. Scherzi a parte, mi stupisce che il Ministero non sia già stato messo a ferro e fuoco dai fondamentalisti cattolici. Un filo per stendere con sette gommini con su dei post it con sette nomi diversi (ohi, complimenti al lui di turno. Già arrivare al weekend senza confondersi e pigliarsi dei papagni in faccia perchè l’hai chiamata Sonia, ma quella che ti stavi bombando era Caterina – “Azz! Giovedì è domani…” – non è da poco. C’è da dire che magari il post it appiccicato sopra serve da promemoria, tipo bigliettino nascosto nell’astuccio durante i compiti in classe). Alla faccia della castità prematrimoniale, del matrimonio per la vita e della condanna degli anticoncezionali. In ogni caso, qui il Ministero ha cannato. Mi spiego: per una volta ha tenuto fede al suo compito, la tutela della salute degli italiani (notevole, niente da dire). Ma se davvero voleva sostenere la fertilità e l’aumento del tasso di natalità, attaccati a quel filo dovevano esserci solo i post it: al ritmo di 30 tizie diverse ingroppate dallo stesso tipo (mi rifaccio al post di ieri: qui “John Holmes” di Elio e le Storie Tese sarebbe la morte sua) ogni mese, vuoi che non ci scappino almeno una decina di pargoli? Ogni bimestre hai una classe del nido già pronta.

Chiudo rifacendomi al post di 2 giorni fa (peraltro frutto anche quello di un’ideona del Ministero della Salute. Tra un po’ mi sa che faccio prima a passare a loro nome utente e password del blog e farli scrivere direttamente qui: ci risparmiamo un passaggio). Iniziative simili, pagate anche con i soldi delle mie (delle nostre) tasse, direi che ti fan proprio venir voglia di boicottare lo Stato… Se dovete sputtanare i soldi che mi prendete in questo modo, forse è il caso che io trovi la maniera di non darveli più (almeno quelli di un pacchetto di paglie, che dal resto non si scappa… volendo anche restare onesti).

Silenzio

Per oggi avevo programmato un post. Poche righe (miracolo!), una delle mie solite minchiate leggere.

Mercoledì mi alzo normalmente, preparo l’Aquilina normalmente, la porto al centro estivo normalmente, spiccio normali faccenduole. Poi, normalmente, accendo il PC e apro Facebook.

E di normale non c’è niente.

La prima notifica che leggo è di un’amica che vive a Narni: “T. ha detto di stare bene durante Terremoto in Italia Centrale”.

Gelo.

Quello che è successo lo sapete benissimo.

Come mi sono sentita lo sapete anche troppo, perché è come vi siete sentiti voi, pur con tutte le varianti del caso e relativi pensieri personali che si accavallano (“… Faenza nel 2000, Abruzzo nel 2009, Emilia nel 2012… Dio, i bambini sotto le macerie… L’Aquilina…”).

Solo ieri mi è venuto in mente il post programmato per oggi. L’inutile (in un momento del genere) stupido (ancora di più in un momento del genere) post di oggi.

E allora no. Lo posticipo.

Perché in soli due giorni ho già letto e visto troppe cazzate, in mezzo alle cose dolorose e importanti:

chi approfitta del terremoto per tirare acqua al proprio mulino, qualunque mulino sia, anche se non c’entra una beneamata mazza. Tipo il mulino dell’allattamento al seno, con pseudoarticoli che promettono dritte sull’alimentazione dei bimbi durante un’emergenza  (e invece, se gli regali un click, scopri che il tutto si riassume in “Latte artificiale, vade retro! Esci da questo corpo! Non provateci a mandarlo con gli aiuti, anatema su di voi!”, che poi “is the new black”: per certa gente va bene per qualsiasi occasione. Tira il terremoto? Ti muore la nonna? Ti si guasta la macchina? Ecco, non provare a dare il latte artificiale al pupo, la colpa è di quello). O tipo il mulino dell’omofobia, tirando fuori che il terremoto è una punizione divina per mettere in guardia dalle unioni civili (ora, siamo seri: se Quello Del Piano Di Sopra non si scomoda a fulminare chi spara una cagata del genere, oltretutto in Suo Nome, figuriamoci se si scomoda a terremotare paesi ad minchiam per le unioni civili, dai);

chi ha detto che il terremoto è un segno del karma perché la crudele Amatrice è la patria natale della abominevole pasta all’amatriciana: buono che ora sia ridotta in pepe, come uno degli ingredienti di quella demoniaca ricetta;

chi si fa i selfie con le macerie di sfondo (e mai che qualche cornicione pericolante ci faccia la grazia al momento giusto scrafazzandogli smartfonino e selfistik. Scusate, non ho resistito).

chi… (beh, aggiungete a scelta un argomento più o meno d’attualità o più o meno politico per far polemica, e qualcuno ha sicuramente trovato il modo di usarlo per far polemica o quale più o meno assurdo capro espiatorio anche in questa situazione).

Ora, io di solito sono il per il vivi e lascia vivere. Però stavolta faccio una fatica del diavolo a tener ferme le ditine sulla tastiera… solo che non è questo il momento.

Meglio star zitta.

Intervista con l’Aquilina

Post a basso grado di originalità: in pratica è la trasposizione di una di quelle “catene copia-incolla-modifica” che girano su Facebook. Stavolta si tratta di una manciata di domande che le mamme sono invitate a rivolgere alla prole, riportando poi le relative risposte dei soggettini.

Facebook ultimamente lo sto bazzicando poco e soprattutto in modalità “lurker” (leggo, mipiaccio… ma ho voglia nulla di postare/uploadare qualcosa, e minimamente superiore di commentare gli altrui qualcosa). Però questa mi è sembrata carina, e soprattutto la mia pargola ha miracolosamente collaborato…

A proposito: l’Aquilina ha recentemente ri-cambiato il suo colore preferito. Ora è il blu. Diamole quindi spazio in blu…

  • Come ti chiami? Aquilina (N. di Shunrei: ovviamente lei ha risposto il suo nome anagrafico. Ma qui l’Aquilina è l’Aquilina…)
  • Quanti anni hai? Quattro
  • Quando è il tuo compleanno ? Non lo so (vabbuò, tranquilla che io non me lo dimentico…)
  • Quanti anni ha papà ? Cinque (visto Consorte, che gli anni che hai sul groppone te li porti daddìo?)
  • Quanti anni ha la mamma? Due (mi hanno detto anche recentemente che ne dimostro meno, facendomi nascere una decina d’anni dopo, ma così pochi non me li aveva mai dati nessuno… 😀 )
  • Qual è il tuo colore preferito? Blu (appunto…)
  • Qual é il tuo cibo preferito? Il brodo (l’ho già scritto che ‘sta bambina è d’un’ignoranza gastronomica paurosa, vero? Il brodo. A luglio. ‘namo bene…)
  • Come si chiama il tuo miglior amico? Nicola (E non è “solo” il suo migliore amico. Giusto ieri pomeriggio affermava di volerlo sposare. Solo che da quel che ho capito Nicola non ne è ancora stato informato. Dettagli. E comunque mi chiedo: che fine ha fatto Maria Pia, sua gemella-siamese-nemesi di quest’anno scolastico? Che la prima cosa che ha fatto il primo giorno di vacanza è stato appunto un disegno di lei e Maria Pia da appendere al frigo??)
  • Qual è il tuo programma TV preferito? Tom & Jerry
  • Qual é la tua canzone preferita? Quella del gatto che fa “miao miao miao” (questa qua sotto, aprite il link a vostro rischio di assuefazione. Gliel’ho fatta vedere per scherzo su YouTube, approfittando della smart TV, e ora ne è praticamente drogata. Credo che negli ultimi mesi il numero di accessi a quel video sia raddoppiato. Per (de)merito nostro. Comunque, ha anche gusti musicali un po’ più umani. Canzoni dello Zecchino a parte, ultimamente canticchia spesso “Have a nice day” degli Stereophonics, “Never give up” di Eagle Eye Cherry ed è molto gettonato anche il video di “Vieni a ballare in Puglia” di Caparezza)

     

  • Qual é il tuo animale preferito? Cane (Cane??!? Quindi continua a chiedere pupazzi di gatti per quale recondito motivo???)
  • Di cosa hai paura? Del lupo (Il… lupo? Va beh figlia mia, mi sa che almeno ti aspetta una vita tranquilla: probabilità di incrociare un lupo per strada… un po’ meno di zero)
  • Dove ti piace andare? Mi piace andare al parco
  • Cosa vuoi fare da grande? Vorrei scrivere (Giuro, non l’ho imbeccata io. Anzi, con questa mi ha proprio spiazzata… In ogni caso la strada è lunga. Molto lunga. Soprattutto se vi faccio vedere una delle sue scritte in sanscrito, che a suo dire sarebbero il suo nome)
  • Cosa ti piace fare con la mamma? Giocare (Sicuro che non rispondeva “Mangiare”. Tra la mamma che è iscritta su FB al gruppo Cucinare Male, tanto per dirne una, e il mitologico appetito della donzella… sicuramente ci sono momenti migliori di quelli dei pasti, da condividere!)
  • Qual é il tuo gioco preferito? Giocare con il camion (Quindi fammi capire… la Barbie snodata che vuoi tanto, e per la quale stiamo facendo il conto alla rovescia di quante giornate di terme ti mancano perchè arrivi qua a casa, ti serve come autista di autoarticolato?)
  • Cosa ti piace fare con papà? Mi piace abbracciarlo (Consorte, questa direi che ti ripaga completamente del fidanzamento precoce di cui alla domanda più sopra… 😀 ♥ )

Scuse

banner-1002449_1920Ho saputo dei fatti di venerdì notte a Parigi piuttosto in ritardo: quando sono successi avevamo già spento i PC e i telefoni di casa, e la mattina dopo tra portare l’Aquilina a basket e fare una capatina in biblioteca siamo rimasti fuori dal mondo ancora un pochino. E’ stato mio padre a farci cascare dal pero, così abbiamo tentato di recuperare accendendo eccezionalmente la TV a pranzo e sintonizzandoci su uno dei TG, tra le proteste dell’Aquilina che avrebbe preferito i Paw Patrol su Cartoonito (non so cos’abbia capito di quel che ha visto, ma qualcosa penso di sì: ad un certo punto mi ha chiesto “Mamma, cos’è Parigi?” e in qualche modo le ho spiegato cos’era e come mai ne parlavano così tanto in televisione).

Poi, dopo pranzo, è stato il momento di internet e dei social network.

Non ho cambiato la mia immagine profilo con la bandiera francese perchè se deve essere quello il segno, per chi mi conosce, che sono dispiaciuta e sconvolta per quel che è successo a Parigi (e quindi se non la metto non me ne frega niente o addirittura mi fa piacere)… beh, vuol dire che chi mi conosce non mi conosce poi così tanto bene.

Ho letto di tutto in questi giorni: reazioni di tutti i tipi.

Gli angelici, quelli che riescono ad essere completamente positivi nella loro fiducia verso l’umanità anche in situazioni del genere.

I diabolici, quelli che dal giorno dopo si mettono a girare con la scala cromatica in tasca, e tutti quelli che vedono un po’ più scuri di loro… via, fuori, alla frontiera, e non vi voglio più vedere non mi importa chi siete.

Di tutto, come è logico che sia.

Ma il tipo di reazione che mi ha fatta riflettere un po’ di più è stata questa: mamme che hanno aggiornato il loro profilo Facebook scrivendo messaggi di scuse ai propri figli (per lo più bimbi piccoli, talmente piccoli non solo da non avere un account FB, ma da non sapere ancora nemmeno leggere) per averli fatti nascere in un mondo del genere.

E quello che ho concluso io è: no. Io non mi scuso di questo con l’Aquilina.

Non mi scuso perchè non si è trattato di un mio sbaglio.

Non è che quando si è trattato di farla nascere ho avuto l’opzione di scegliere tra Krynn, Narnia, la Terra di Mezzo, Fantàsia o questa diamine di Terra.

E non è che ho scelto la Terra perchè “Minchia, dai… lì c’è il WiFi!!”. E poi ci siam trovati sul groppone attentati, stragi, guerre, sparatorie… e inquinamento, epidemie, intolleranza, estremismi. Roba che una sera decidi di uscire  di casa per andare a un concerto, invece di friggerti i neuroni davanti alla TV, e a casa non ci torni più perchè qualcuno s’è fritto i suoi, di neuroni, un bel po’ di tempo fa.

E quindi dopo un po’ arriva il momento in cui ti senti dire “Mamma, ma cazzo… almeno su Krynn i draghi erano riconoscibili (e alcuni eran pure buoni)! Nella Terra di Mezzo ci bastava una gita al vulcano per sistemare tutto… e tu e papà che mi andate a scegliere? Sto postaccio incasinato della Terra… e oltre tutto la connessione internet va pure solo quando minchia le pare!”.

Quello di cui potrei scusarmi è che non ho la più pallida idea di cosa potrei fare, io, per cambiare qualcosa.

Non ce l’ho perchè è completamente al di fuori della mia possibile sfera d’azione: nel mio piccolo non posso fare un tubo. Perchè stringi stringi chi davvero potrebbe fare qualcosa… non ha nessun interesse a farla, non nella maniera veramente definitiva. Dico giusto due scontatissime parole (ma ce ne sono altre, ugualmente pesanti): petrolio e armamenti. Sarei davvero lieta di essere talmente ottimista da pensare/sperare che ci sia qualcuno in grado di poter “sgarbare” questi due settori e gli interessi che ci stanno sotto. Allora forse sì che qualcosa inizia a cambiare dalle radici.

Dato che non sono ottimista (e non solo a questi livelli… non lo sono e basta), non riesco a vedere vie d’uscita. Ed è di questo che sinceramente credo di dovermi scusare con una certa bambina di quattro anni.

Ma credo che per il momento mi limiterò a tentare di tirar su una personcina in grado di pensare con la sua testa, quando sarà il momento di farlo, e di tentare di riuscire nell’impresa di darle le basi per ragionare senza sragionare. Mi riuscisse questo, credo che ne avrei già parecchia della fatta.

Riuscisse anche al resto del mondo, probabilmente saremmo a posto.

Chapeau!

Facebook-pollicesuDi cosucce da raccontare ce ne sarebbero, ma per il momento rimando per raccontare una storia finita e gestita bene. Di post in cui mi sono lamentata di fornitori di servizi e della loro gestione di reclami e richieste (a volte pure della loro gestione di richieste… non richieste!!) ne ho scritti, quindi mi sembra giusto bilanciare le lamentele con un complimento (anzi due, vista la storia che racconterò en passant) a chi se lo merita, quando capita.

Premessa: a gennaio di quest’anno ho rimpiazzato (per vari motivi che non sto ad elencare) la carta ricaricabile Postepay che utilizziamo per gli acquisti online (e per girarci su i soldini raggranellati tramite i vari siti di sondaggi che accreditano su PayPal) con una ricaricabile RiMoney Unipol sottoscritta alla Coop. Nel corso dell’estate ho ricevuto un paio di comunicazioni che prima mi avvisavano che la carta in mio possesso sarebbe stata sostituita da una nuova (per via di nuovi accordi tra Unipol Banca e Cartasì, bla bla bla eccetera eccetera), con la nuova carta “fisica” e con le istruzioni per attivarla.

Ieri, primo giorno utile per attivare la nuova carta (sì, c’ho fretta perchè voglio farmi un regalino su Amazon… eccheccavolo, il 23 di sto mese invecchio, almeno cavarmi una soddisfazione!), procedo chiamando il numero verde indicato, tempo 5 minuti ed era tutto a posto. Mi restava solo una cosa da fare: attivare l’account sul sito Cartasì per poter visualizzare saldo e movimenti e soprattutto per attivare la notifica via SMS degli addebiti. Era soprattutto questa funzione ad interessarmi… e qui divago un attimo spiegandovi come mai.

A differenza della Postepay, la vecchia carta RiMoney aveva la notifica immediata di ogni addebito di qualsiasi importo con un SMS. E’ stato in questo modo che domenica 23 agosto, mentre mi trovavo letteralmente “in cima a un monte” senza connessione internet, ho scoperto immediatamente che un furbone si era appena introdotto sul mio account PayPal impostando un versamento giornaliero a suo favore di 25$ (su PayPal si possono pianificare delle sorte di “RID”, io prima del 23 agosto manco lo sapevo…). Non essendoci 25$ sul mio conto (per fortuna, direi!), il resto era stato preso dalla ricaricabile collegata. Vero che anche PayPal mi aveva inviato immediatamente due e-mail con le notifiche delle operazioni che stavano avvenendo sul mio conto… ma essendo io fuori casa e senza connessione, di sicuro non le avrei trovate prima del giorno dopo, la prima volta che avessi acceso il PC.

Messa in allerta ho subito controllato appena arrivata a casa, annullato ogni operazione futura a favore del furbone, blindato l’account cambiando password e quant’altro e inoltrato reclamo immediato a PayPal. Reclamo aperto alle 17.30 di domenica pomeriggio, reclamo risolto (a mio favore) alle 8.30 del giorno dopo: nella mattinata del 24 agosto mi sono stati riaccreditati al centesimo i soldi addebitati. E qui il primo complimento del post, al servizio di gestione reclami di PayPal (anche perchè, se non fosse stato per la loro efficienza, non avrei avuto nessuna chance di recuperare il maltolto o rompere i coglioni al truffatore: dalla Polizia Postale ho saputo che per importi e truffe del genere sulle ricaricabili non ha praticamente senso sporgere denuncia. Si tratta di hacker che operano tramite server in nazioni che se ne fottono di collaborare con le nostre forze dell’ordine. Salutate i vostri soldi).

Questo premesso, capirete perchè mi interessava parecchio attivare lo stesso sistema di notifica sulla nuova carta. Il problema è che mi sono trovata bloccata alla seconda fase della registrazione (dove dovevo inserire il numero di carta e il codice cv2): messaggio di errore “Carta già registrata o dati errati” (inutile specificare che non ho mai registrato prima la carta e che i dati corrispondevano a quelli stampati sopra la stessa). Cosa fare?

Beh, siamo nell’era dei social network. Proviamo ad usarli per qualcosa di più utile del semplice cazzeggio? Massì, dai. Così cerco su Facebook la pagina di Cartasì e gli posto in bacheca il mio problema. Meno di un’ora dopo, ricevo risposta: mi viene chiesto di inviare per messaggio privato i miei dati, per poter verificare. Detto fatto. Nel frattempo si son fatte le 4 di pomeriggio, e mi metto tranquilla in attesa: mica mi aspetto che risolvano qualcosa entro sera. Nemmeno entro oggi, per dire (anche perchè diciamocelo: non è che si tratti di vita o di morte!).

E invece, stamattina ricevo una chiamata sul cellulare. E’ un’incaricata di Cartasì, mi spiega che hanno controllato e scoperto l’inghippo: per poter registrare l’account sul loro sito, devono passare almeno 48 ore da quando la carta è stata attivata per la prima volta, per dar tempo al sistema di aggiornare i database. Io, non sapendo questa cosa, mi son messa a spistolare tipo 10 minuti dopo aver parlato con il servizio di attivazione…

E’ vero che questa regola non stava scritta da nessuna parte (nè sulle comunicazioni nè sul sito web), quindi non potevo saperla. E’ vero che avrebbero potuto scriverla da qualche parte.

Ma è ancora più vero che con i tempi di risposta (risposta? Ahahahahah, bella battuta…) che hanno altri servizi clienti od enti (non è un servizio clienti e di certo non lo equiparo, ma giusto per fare un esempio l’e-mail della Polizia Postale in risposta al mio dubbio sull’eventuale denuncia di truffa sventata mi è arrivata dopo una settimana) in non avrei nemmeno avuto questa informazione prima delle fatidiche 48 ore (termine oltre il quale sarebbe stato abbastanza inutile saperlo… se non a mero titolo informativo/culturale). Quindi, plauso anche a Cartasì. Fa sempre piacere avere a che fare con qualcosa che funziona (senza dover diventar scemi per farlo funzionare, giusto Eni e TIM?). 🙂

Fa proprio pendant…

Uuuh… sono talmente presente qua che ormai mi succede con WordPress la stessa cosa che mi capita quando compro le sigarette: sono una fumatrice talmente incallita, che nell’intervallo tra l’acquisto di un pacchetto di paglie e l’altro la Philip Morris una volta su due m’ha cambiato qualcosa nella grafica della confezione (e i casi son due: o sono loro ossessivo-compulsivi per quanto riguarda il packaging, o effettivamente ha ragione il mio dentista a rifiutarsi di barrare la casellina “fumatrice” nella mia scheda personale, dopo aver sentito a quanto ammonta il mio consumo mensile).

Traduzione del paragrafo precedente: ogni volta che mi collego per spolverare il blog, mi ritrovo con WordPress che aggiunge qualcosa (l’ultima volta il bannerino per i cookies, stavolta una funzione che dovrebbe aiutarmi a non distrarmi mentre scrivo. In pratica stavolta un regalo di compleanno anticipato d’un mese: pure WP s’è accorto che sto invecchiando, si saran detti che se non ci mettono una pezza loro a venire incontro alle mie sempre più limitate capacità mentali… qua non mi vedono più. 😛

Passo di qua per mandar via un po’ di tristezza che ho addosso oggi, perchè sto vedendo sgretolarsi sotto le mie mani una cosa bella (un gruppo di aMMiche su FB, che nell’ultimo anno e mezzo mi ha dato veramente tanto) senza poterci fare niente… ma oggi invece voglio essere positiva a tutti i santi costi (l’Aquilina non solo sta continuando la sua sequenza di notti asciutte, ma ieri notte si è anche svegliata a m’ha chiamata per andare in bagno a fare pipì, già questo non mi par poco. Poi settimana prossima il Consorte è in ferie, e mi par tanto), tant’è che credo di aver rischiato che i vicini chiamassero la neuro perchè mi son messa a cantare i Roxette nel corridoio di casa, intanto che differenziavo la differenziata. Roba che m’è parso di esser tornata in 3^ superiore, giuro, però qualche pensieraccio s’è allontanato.

PPComunque, mentre girellavo sul solito Feissbuk, m’è capitata sott’occhio una chicca. E ho pensato di farla vedere pure a voi. Eccola qua.

Volevo pertanto attirare anche la vostra attenzione sulla schiccheria che è l’abbinamento qui sotto di titolo d’articolo (Paura del parto, e dai poi. A parte che il primo e miglior motivo per non avercela è: hai alternative? No, perchè se davvero le hai e le brevetti, diventi ricca in quattro secondi. Astenersi chi suggerisce l’adozione, che in effetti al momento è l’unica alternativa esistente al parto, per diventare madre…) con la fotina ad hoc.

Minchia, con quattro invasati del genere con quelle espressioni in sala parto (chissà che staranno a guardà… roba da X-Files, sicuro), la paura del parto l’han fatta venire a me. Adesso. Che non solo non sono incinta, ma che soprattutto – prima che mi ricapiti – come minimo bisogna che si scomodi di nuovo lo Spirito Santo (se non s’è ancora capito, l’Aquilina resta pezzo unico, con buona pace di tutti).  >.<

In ogni caso, ne approfitto per augurare un buon Ferragosto a tutti quelli che capitano qua… noi ci rileggiamo (visto l’andazzo, mi sa proprio) a settembre. 🙂