Il trasloco della Principessa

20170729_192616.jpgQuesta estate ha anche portato un cambiamento non da poco, in famiglia.

Premessa: la Ciccia è una gatta affettuosissima (e chiacchierona), ma un bel po’ permalosa. E’ sempre stata – purtroppo – il tipo di gatto che se deve farti sapere che qualcosa che non le va non te lo dice miagolando o lamentandosi (tipo gnolando davanti a una ciotola vuota o raspando davanti a una lettiera poco pulita), ma piuttosto pisciando da qualche parte (e continuando fino alla risoluzione del “problema”… ammesso che si riuscisse a capire quale fosse).

E questo mica da adesso che ha quasi 13 anni e uno potrebbe dire “sta invecchiando, non ci prende più”… da sempre, anche da prima che arrivasse Leda. Tant’è che in casa è da un pezzo che non abbiamo più tappeti. Da quando è arrivata anche l’Aquilina più o meno tutti i giorni qualche ricordino in giro lo lasciava. Tipo la cacca quasi quotidiana sul pavimento del bagno, o il bidet utilizzato per la pipì (nonostante due lettiere, utilizzate seppur condivise con la collega). Però quelli erano posti facilmente pulibili, e sinceramente quasi non ci facevo più caso.

Negli ultimi mesi però la cosa si era un po ‘ “aggravata”, anche se in maniera saltuaria: ha iniziato a bersagliare il nostro letto. Non ricordo esattamente il numero di episodi (la maggior parte si è risolta a lavatrici e bicarbonato), ma abbiamo dovuto buttare un cuscino in lattice (non lavabile) e anche i due piumoni (di quelli che si accoppiano e con cui fai tutto l’anno), cui a forza di lavaggi hanno ceduto le cuciture e ormai avevano perso la maggior parte delle piume dell’imbottitura. Ma anche qui, nonostante la spesa per ricomprare la biancheria danneggiata, in qualche modo si andava avanti.

Poi venerdì 30 giugno, mentre ero in casa con l’Aquilina, l’ha rifatta su uno dei miei cuscini (per fortuna quello lavabile in lavatrice). E sabato mattina, mentre facevamo le valigie per partire due giorni dopo per la montagna, l’ha rifatta in mezzo al letto sopra una borsa (vuota) che dovevamo portare con noi (con ancora tutta la biancheria del giorno prima stesa ad asciugare…)

Dovendo partire lunedì 3 luglio per star via quasi una settimana, non sapevamo come fare (cosa avremmo trovato, al ritorno? Una cosa è intervenire sul materasso immediatamente, una cosa è se la pipì resta lì anche solo mezza giornata… e, a parte chiedergli di passare per fare manutenzione alle gatte, non potevo certo chiedere a mio padre di impegnarsi anche a ripulirci il materasso ogni singolo giorno).

L’unica soluzione rapida che ci è venuta in mente per non ammattire (a parte le vacanze con l’angoscia, quante altre volte avremmo dovuto cambiare il letto da lì alla partenza?) è stata chiedere aiuto alla famiglia del Consorte: noi viviamo in condominio senza un giardino nostro, loro invece abitano in una casa quadrifamigliare, con giardino esclusivo di proprietà sia davanti casa che sul retro.

Fortunatamente, la Ciccia si è adattata bene fin da subito, anche se io ho costretto il Consorte a chiamare i suoi tutti i giorni (di solito è tanto se si sentono una volta, mentre è in ferie) per un saluto (… e per avere notizie della gatta. 😛 ) e al nostro ritorno dalla montagna sembrava stare meglio di quando non fosse stata da anni (temo da quando le abbiamo messo in casa Leda…): anche la bisnonna sembrava essersi affezionata (la Ciccia la segue per l’orto meglio di un cagnolino, e la bisnonna l’ha ribattezzata “Principessa“… titolo che la gatta ha subito accettato senza problemi: accorre prontamente così come ha sempre fatto con “Ciccia” o “Shunrei“).

Ne abbiamo parlato, e alla fine il Consorte ha provato a chiedere ai suoi se la sistemazione della micia poteva essere definitiva (ovviamente fermo restando che avremmo continuato a provvedere noi a pappa, lettiera, antipulci, veterinario…). Si aspettava come minimo un po’ di reticenza (più che comprensibile: alle 13 del sabato ti chiedo di tenermi la gatta, alle 15 te la sbologno, 10 giorni dopo ti chiedo di tenerla e basta… “Se avessi voluto un gatto me lo sarei preso da solo” sarebbe stata una risposta sensata e comprensibile).

E invece no… la risposta è stata “Va bene”.

20170729_192817.jpgInsomma, la Ciccia è là in “trasferta” da allora: ha a disposizione due giardini (essendo comunicanti, non disdegna nemmeno quello della vicina), un sacco di posti dove sonnecchiare/rifugiarsi, almeno un amico (Mimì, il gatto della vicina, che in poche settimane pare abbia digerito più della Leda in 8 anni) a farle compagnia. Ha espressamente richiesto e utilizza la lettiera solo per la pipì (per il resto pare che il prato della vicina sia molto più performante… ehm…), ha i suoi posti dove riposare e grattarsi, intrattiene chiunque abbia voglia di risponderle con le sue miagolate, ci tiene a fare almeno un sopralluogo quotidiano dentro casa e alla plebea ciotola dell’acqua preferisce quella corrente che goccia da un annaffiatoio. Può salutare il Consorte quando lui si ferma a pranzo nei giorni feriali, e un paio di weekend al mese cerchiamo di andarla a trovare tutti insieme.

L’Aquilina ha preso il cambiamento meglio di quanto temessi: ci è rimasta un po’ male subito, quando al momento di tornare a casa ha capito sul serio che la Ciccia non sarebbe venuta con noi. Dopo però ha semplicemente assimilato che ora lei è dai nonni, e che quando andiamo là può salutarla. Insomma, non la cerca (nel senso che non chiede ad nauseam “Quando torna la Ciccia?” e tu daccapo ogni volta a spiegare questo e quello).

Anche Leda mi ha sorpresa: ammetto di aver chiesto a mio padre, quando poteva, di andare a darle un occhio anche la mattina e non solo alla sera come eravamo d’accordo inizialmente: Leda non è mai stata sola in vita sua (prima con la famiglia d’origine, poi con noi o solo con la Ciccia le 5 volte che siamo andati in vacanza negli ultimi 8 anni), appiopparle 6 giorni di solitudine “a secco” mi inquietava un po’. Invece niente: semplicemente è diventata più coccolosa di prima. E’ sempre quel tipo di gatto che chiede e accetta coccole solo quando, come, dove e soprattutto per quanto tempo decide lei, ma ora te la ritrovi più spesso tra i piedi a fare le fusa in cerca di una carezza o un grattino.

Per farla breve: quella che l’ha vissuta peggio, con magone e quant’altro sono stata io… 😂😂

La Ciccia ha qualche problema solo con i coinquilini occasionali. L’altro giorno, ad esempio, miagolava disperata. Eppure, i croccantini li aveva avuti da poco,  il tonnino l’aveva mangiato a pranzo… che avrà? Dopo un po’ mio suocero esce a vedere.

La Ciccia, gnolando, lo porta fino alla ciotola dei croccantini. Croccantini che si stava pappando un riccio! 😂😂

Riccio che ha dovuto cacciar via mio suocero, perché la temibile felina di 8 Kg era terrorizzata dall’intruso (chi ha detto che il gatto è un predatore?).

E non è bastato allontanare l’invasore… da autentica “principessa“, la Ciccia ha continuato a lamentarsi e non si è degnata di mangiare finché la ciotola non è stata lavata e ri-riempita… 😀

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Il troppo stroppia

Mi ero ripromessa di non affrontare MAI questo argomento, perchè è da quando sono diventata mamma che mi sono accorta che è uno dei più spinosi esistenti al mondo. Se non avete voglia di discutere inutilmente con la gente, evitate come la peste di parlare di religione, politica, veganesimo e… vaccini. Tanto nessuna delle due parti cambierà MAI idea.

Solo che, mentre finora il tema vaccini era più o meno relegato ai gruppi di genitori, negli ultimi giorni non puoi aprire un social network senza trovarti in home page qualche discussione a tema: c’è questo decreto legge che obbliga a fare ai bambini 12 vaccini per poter frequentare la scuola. Non è ancora legge, se non viene convertito entro i canonici 60 giorni fa ancora in tempo ad andare a donnine, ma in ogni caso il polverone che si è alzato è già più fitto della nebbia in Val Padana a novembre.

E le “perle” come quella dello screen qui accanto (che ho riportato per comodità perchè era già “censurata” per la privacy dalla pagina che l’ha condivisa, non perchè sia l’unica che m’è capitato di leggere) si sprecano.

E a me girano i coglioni.

Devo trovarti qualcuno leso da malattie infettive? “Solo” leso? Ok.

Una mia compagna delle superiori, S. Intorno ai 30 anni si è ammalata di herpes zoster, volgarmente detto Fuoco di S. Antonio, che altro non è se non una riattivazione del virus della varicella. La varicella è una di quelle malattie infettive (come il morbillo) che anche in caso di perfetta guarigione può causare casini a distanza di anni. In questo caso, il virus della varicella resta latente nell’organismo e può riattivarsi (o anche no. E’ abbastanza questione di fortuna) ad esempio in situazioni di forte stress o indebolimento del sistema immunitario (questo è evitabile invece facendo il vaccino relativo). S. è guarita dal Fuoco di S. Antonio (divertendosi assai poco e senza dover aver fretta), ma è rimasta con metà viso paralizzato (e ormai, a distanza di anni, se lo tiene così per il resto della vita e ciao).

Se invece valgono anche i morti per malattie infettive, questi maleducati misantropi che non si degnano di scrivere due righe sui social network per spiegare la loro posizione su malattie infettive e vaccini, nessun problema. Ho pure quelli.

Vi presento mia zia Maria, è  una bella bimba vero? Nel 1935 (qualche mese dopo questa foto), Maria aveva due anni. E in qualche modo li ha anche ora, perchè appunto nel 1935 è morta di difterite. Non solo non ha potuto essere mia zia, ma non ha potuto essere nemmeno la sorella di mio padre, che è nato nel 1936 senza poterla conoscere. Di lei rimane solo questa foto, e bella grazia che è scampata alla guerra, ai bombardamenti e ai mesi da sfollati.

E poi, già che ci siamo, vi presenterei anche mio cugino Stefano. Di lui però non ho una foto da farvi vedere (ce l’avrà avuta mia zia, ma al mio ramo della famiglia non ne sono arrivate copie… è stato mio padre a parlarmi di lui, fosse stato per mia zia non avrei mai saputo dell’esistenza di questo cugino morto 13 anni prima della mia nascita. Quindi, anche dopo averlo scoperto, non ho mai pensato/avuto il coraggio di chiedere almeno una foto da copiare a mia zia. Se non ne parlava, aveva i suoi motivi). Nel 1965, a 6 mesi, è morto per gastroenterocolite da rotavirus.

Ecco perchè mi girano i coglioni a leggere commenti come quello dello screen qua sopra.

Chi “non conosce” nessun esempio da citare ha solo avuto un gran culo da generazioni, ecco cosa. E mi piacerebbe fargli scambiare due parole con mia nonna (rispettivamente madre e nonna dei due bambini qua sopra), ma purtroppo (o per fortuna, si è risparmiata almeno questa incazzatura) è morta nel 1983.

Di più: chi non “conosce” nessun esempio da citare evidentemente durante le lezioni di storia dormiva e ha continuato sulla strada della narcolessia anche negli ultimi lustri (Bebe Vio immagino che pensino sia una linea di prodotti per l’infanzia). Gli unici attimi di risveglio, giusto per scriver minchiate sui social.

Non intendo tentare di convincere nessuno a cambiare nessuna idea, ho già scritto che è impossibile.  Il mio è soltanto uno sfogo, e ritengo sia un bene che davanti all’ignoranza della gente io riesca ancora ad arrabbiarmi. Perchè il brutto sarà quando non mi farà più nè caldo nè freddo.

In viaggio sul ponte

(Immagine presa dal web)

(Immagine presa dal web)

Solo qualche riga, perchè dato che ne avevo parlato un paio di mesi fa mi sembra giusto dare una conclusione a quel post.

Oggi pomeriggio intorno alle 14.30 la nostra vecchietta in pelo e vibrisse, la Siria, è scivolata via nel sonno: mio padre l’aveva lasciata addormentata sul “suo” divano, da cui negli ultimi giorni non riusciva più a muoversi, e non è più riuscito a svegliarla.

siria2La cosa buona è che è successo in modo non traumatico, a casa sua, circondata dalle sue cose e con mio papà vicino. La cosa particolare è che è capitato proprio il 17 gennaio, giorno del patrono degli animali Sant’Antonio Abate (e proprio oggi mio padre aveva assistito alla funzione nella sua parrocchia e mi ha detto di averle messo accanto sul cuscino il relativo santino. Io ultimamente sono molto poco credente, però un pochino questa cosa mi fa riflettere, lo ammetto).

In ogni caso, non si è trattato di un fulmine a ciel sereno: ho scritto già tempo fa che stava male, intorno a Natale era stata ricoverata un’altra settimana per un ciclo di flebo che le ha concesso qualche settimana in più, ma in questi giorni era arrivata al punto da non riuscire più ad alzare nemmeno la testa dal cuscino (mio padre aveva ventilato di attendere domani o al massimo giovedì, ma poi di portarla dal veterinario per l’ultima volta… quindi, meglio così).

Che dire… mi dispiace, ovvio. Dopo 20 anni… a chi non dispiacerebbe? Però mi consola il modo in cui se ne è andata, e, lo ammetto… mi consola anche avere una data precisa per ricordarla (finora, i due gatti “del palazzo” che ho avuto “in comproprietà” prima di lei erano semplicemente svaniti: morti? Persi? Rubati? Mah…).

Beh, Siria, buona permanenza sul Ponte, allora. E già che ci sei… salutami Michael, la Micky, la Milla e Tino, ok?

Primo lustro

Da oggi all’Aquilina tocca impegnare un’intera mano, per mostrare la sua età.

Cinque anni fa si stava ancora abituando al cambio d’ambiente, stamattina sta iniziando a prender confidenza con quella che sarà la sua nuova scuola l’anno prossimo (proprio oggi era una delle due giornate dedicata al progetto di “continuità”, con la classe dell’Aquilina in visita alla scuola primaria dell’istituto comprensivo).

Cinque anni fa l’unico modo in cui riusciva a comunicare era piangere (e le riusciva pure bene, eh. Anche troppo), ora scrive il suo nome da sola (e mi sa proprio che è mancina) e, se è in buona, non la zittisci manco se l’accoppi.

Cinque anni fa era bel bello a digiuno (a proposito… io la montata lattea sono ancora qua che l’aspetto. Dite che è il caso di lasciar perdere, che ormai non si fa più viva?), ieri addirittura ha eccezionalmente mangiato una mezza fetta della torta di compleanno che ci ha commissionato con tanta precisione (“Ci voglio sopra il Gatto, poi deve essere al cioccolato e con la crema bianca” “Ma se la facciamo così poi la mangi?” “No, no” Ah, ecco…). Almeno alla fine gli sforzi miei (veste grafica della placca in cioccolato plastico – che poi ci siam fatti stampare dalla ditta di dolciumi vicino a dove lavora il Consorte; ottima scoperta fatta l’anno scorso: a parte lasciar fare a loro, puoi avere sulla torta esattamente quel cavolo che ti pare e come ti pare, soprattutto se sei capace di usare un minimo un programma di grafica – e direttive per le decorazioni) e del Consorte (reperimento e realizzazione ricette per: pan di spagna al cacao, crema di farcitura al mascarpone con gocce di cioccolato e crema al burro per la “stuccatura”) sono stati ripagati… (peccato non aver nessuna foto più “decente” di questa dell’opera finita, perchè finora è stata decisamente la torta migliore che abbiam fatto).

thickerCinque anni fa dove la mettevi stava (qualche stiracchiamento, ma manco si girava da sola nella culla), adesso sta ferma giusto quando dorme (quest’autunno siamo riusciti a pensionare i sacchi nanna, riesce a dormire sotto al piumone).

E poi… cosa continuo a fare. Le differenze possono esserci tra una neonata impaziente (… a fine novembre-inizio dicembre, doveva nascere. Essì, proprio) di poche ore e una neocinquenne tuttora priva di pazienza (la coerenza prima di tutto, eh) sono talmente scontate da non aver certo bisogno di essere scritte. Quindi, semplicemente,

❤ Buon 5° Compleanno ❤

 alla (sempre meno) piccola di casa. 🙂

Siria

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Siria a circa 8 mesi

Torno dopo oltre un mese per dedicare un post a una gatta. Una gatta di cui in questo blog credo di aver scritto forse solo di sfuggita, tipo un cameo in occasione della Giornata Mondiale dei Gatti del 2011 e un paio di citazioni.

Eppure per me è stata una gatta importante: era metà febbraio del 1997, quando è entrata a far parte della famiglia, la prima gatta esclusivamente nostra.

A dicembre del ’96 era sparita dal cortile la gatta “della casa”, Micky, poco prima di Natale. Avevo già pronto un pacchettino per lei sotto l’albero: un magone, al momento dell’apertura dei regali… gliel’ho conservato per settimane, sperando che tornasse. Invece non ne abbiamo più saputo nulla, nonostante ricerche e volantini.

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Uno dei primi incontri con Milla, la micia dei vicini che diventerà la sua migliore amica

A fine gennaio, poi, era morta mia nonna. 88 anni, sì. Inchiodata a letto da un ictus da luglio del ’95, sì. Ma pur sempre l’unica nonna che avevo ancora… insomma, un periodo da schifo.

Fatto sta che quando a inizio febbraio provai a insistere per un nuovo gatto, solo nostro, i miei non riuscirono ad essere categorici nel “No!” come erano stati fino ad allora: mio  padre chiese e ottenne dal padrone di casa il permesso di tenere un nostro gatto in appartamento.

Arrivò a casa nostra il 12 febbraio 1997: piccola e affamatissima. Mentre ero a scuola un’incaricata dell’Enpa, che sapeva che stavamo cercando un micio di adottare, aveva chiamato i miei: a poche decine di metri da casa nostra c’era un gattino che forse faceva al caso nostro. L’aveva trovato per strada una signora, che però era in procinto di trasferirsi e non poteva quindi tenerlo. Insomma: il tempo di pranzare e io e mio padre eravamo a casa sua, con tanto di portantino prestato dai vicini. Come ho scritto, quel gatto aveva una fame atavica, in quei primi giorni: prima di poter andare a comprare qualcosa di più adatto a un gatto (in casa non avevamo più nulla, anche il famoso “regalo di Natale” era stato nel frattempo ceduto ai vicini per la loro gatta e i supermercati allora non facevano orario continuato) ricordo che tra le altre cose spazzolò pure un piattino del minestrone avanzato dal pranzo…

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A 10 anni, ben portati

Era talmente piccola che venne stimata essere una gatta di tre mesi (invece poi capimmo che doveva averne almeno 6). E anzi: aveva una testa talmente massiccia rispetto al corpicino che la signora dell’Enpa ce la consegnò per maschio… da lì il nome, Sirio come il “mio” adorato Sirio il Dragone (fortunatamente è stato semplice modificare il nome una volta assodato che decisamente maschio non era…).

Uno dei miei primi ricordi con lei è di un pomeriggio di fine febbraio in cui ero sola a casa. Seduta alla scrivania,  stavo facendo i compiti mentre Siria dormiva sul mio letto alle mie spalle. A un certo punto mi sono sentita poggiare una “mano”sulla spalla. Quando ho trovato la forza di girare la testa verso  la “mano” mi sono trovata a fissare negli occhi gialli un batuffolo bianco e tigrato. Ma prima di riuscirci… eh, se non me la sono fatta sotto poco c’è mancato! 😨

In ogni caso Siria non è  mai stata la “mia” gatta: mio padre è  sempre stato il suo preferito, salvo una sbandata per il Consorte prima che ci sposassimo (in effetti ha preso malissimo il nostro matrimonio, al punto da passare dalla cotta palese ad ignorare altrettanto palesemente il Consorte. Credo che si sia offesa a morte che lui abbia scelto me e non lei…)… motivo per cui quando mi sono sposata è rimasta a casa dei miei.

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La foto più recente che ho, a 20 anni e 2 mesi.

È comunque “grazie a lei” se abbiamo adottato Shunrei: un paio di mesi dopo il mio matrimonio Siria sparì da casa per 10 giorni. Non era abituata a stare fuori, e memore di come era andata con Micky, convinsi il Consorte e portammo a casa Shunrei perchè “io senza gatti non ci sto!”. Il giorno dopo l’arrivo di Shunrei (manco a farlo apposta), una signora chiamò mio padre per dire che aveva trovato la Siria

E insomma,  miagolando e scherzando, il 15 d’agosto scorso Siria ha compiuto 20 rispettabilissimi e felini anni.

Perché ne scrivo ora?

Beh, che ha 20 anni l’ho appena detto,  quindi è ovvio che mi aspettassi questo momento: Siria è stata ricoverata a fine ottobre. Qualche acciacco era da un pezzo che ce l’aveva, ma ultimamente era molto peggiorata.  Stavolta la diagnosi è poco simpatica e – vista l’età – con poche scappatoie: i reni non ne possono più, e anche lei sembra veramente stanca… e non nasconde più di star male. Oggi pomeriggio sapremo qualcosa di più.

Prima l’appartamento dove sono cresciuta, poi mia mamma… ora la gatta. So che è stupido (perchè è così che va la vita), ma mi sembra di perdere un altro pezzetto di me. Spero che le notizie di oggi pomeriggio siano migliori di quanto temo…

Le lenti ci servono…

… ma non del tipo che temevo!

Mi spiego: lunedì ho portato l’Aquilina alla sua prima visita ortottica. Sono stata io a romper le balle alla pediatra per anticiparla, lo ammetto. Quando ad agosto ho chiesto informazioni (finora gli occhi non glieli avevamo mai controllati… ma il Consorte ha messo su gli occhiali fissi già alla scuola materna, io all’ultimo anno di materna dovevo già metterli anche se con la clausola “solo quando si applica”. Ergo: qualcuno doveva pur averci controllato la vista, all’asilo. Vero che lei non sembrava avere difficoltà nè da lontano nè da vicino… però l’impressione dei genitori non sostituisce certo il parere di un oculista), la dottoressa mi ha detto che il controllo – salvo problemi evidenti – si fa tra i 5 anni e mezzo e i sei, prima dell’inizio della primaria. Però, anche vero che con entrambi i genitori miopi e astigmatici fin da piccoli… la mia idea di farla controllare non era poi così campata per aria.

Per farla breve, a inizio settimana abbiamo fatto questa benedetta visita (con tempi d’attesa molto più brevi di quel che pensavo… che pensavo dato il fatto che invece il controllo oculistico che ho richiesto io a giugno sono riuscita ad averlo per il 2 gennaio prossimo!). Ed è venuto fuori che l’Aquilina sì, ha un leggero astigmatismo a destra… ma ci vede 10/10 da entrambi gli occhi. Nuovo controllo consigliato tra un paio d’anni, ma per ora nessunissimo bisogno di occhiali.

Inutile dire che la cosa mi fa parecchio piacere, soprattutto unita al fatto che anche il controllo della settimana scorsa con la logopedista è andato benissimo (tant’è che ci rivediamo tra 6 mesi per un altro controllo: questo sempre se nel frattempo l’Aquilina non impara a pronunciare bene il suono S+consonante, che è l’unica cosa che deve ancora mettere a punto).

Presa da entusiasmo (si fa per dire) al motto di “Dai, che finalmente si infila tutto per il verso!”, mi sono pure messa un po’ più attivamente a cercar lavoro, iniziando con l’aggiornare la mia posizione e disponibilità al Centro per l’Impiego. E se non salta fuori niente (ahahahah, bella battuta), a metà ottobre escono le info sui corsi d’aggiornamento in partenza, mi metterò a spulciare pure tra quelli.

Ma veniamo all’altro tipo di lenti che invece ci occorrerà per l’Aquilina, come da riferimento a inizio post.

Non è un record, ma la pupa ha imparato a far fotografie (non “a usare la fotocamera” nel vero senso della parola, perchè non è ancora in grado di cambiarsi le impostazioni da sola [per ora]. Giusto di accenderla, inquadrare, scattare), e devo dire che è anche abbastanza bravina. Il che segna l’inizio di una nuova epoca, per noi: ossantocielo, d’ora in poi quando si va in giro io e il Consorte potremo avere qualche foto insieme, noi due, a figura intera e senza dover elemosinare uno scatto dal primo passante disponibile o diventar coglioni per un autoscatto (perchè tutte le nostre foto insieme da circa 18 anni, se non sono state scattate da un povero cristo reclutato all’uopo, ci ritraggono al 95% da metà busto in su…)!!!

screenshot_2016-09-29-18-12-53Il giorno che ha iniziato ha fotografato praticamente tutta casa per almeno un’ora… qua a fianco vedete l’annuncio ufficiale dell’evento al Consorte, dopo mezz’ora che l’Aquilina scattava in giro per casa. 😀 Otto minuti dopo aver scritto l’SMS l’ho vista girare di sua iniziativa la fotocamera verso di sè, scattare e rimirarsi nel risultato… andiam bene, tra due giorni mi chiederà il bastone per i selfie. D-:

fotocameraFatto sta che penso proprio di aver trovato il regalo per il suo prossimo compleanno, tra un mese e un po’: una fotocamera digitale tutta sua, ovviamente. Di un fichissimo azzurro metallizzato, 14 megapixel, impermeabile fino a 8 metri di profondità, resistente agli urti (almeno così spergiura la Panasonic) da caduta fino a un metro e mezzo d’altezza (e dato che l’Aquilina è alta un metro e 10 cm circa… beh, per un po’ dovremmo essere a posto) eccetera eccetera.

Dite che son diventata scema a regalare una roba del genere a una cinquenne, che potrebbe bastare un qualsiasi “rozzo” o poco più di un giocattolo? Beh, se il regalo ce lo fanno i punti della GFK Eurisko (nel paragrafo sopra ho appunto descritto la fotocamera presente nel catalogo 2016), a costo zero per le finanze di casa… anche no! 😉

Pillole di vacanza

Inizio con un trito luogo comune: è durata troppo poco. Sarà che era da 6 anni che non ci prendevamo una vacanza, ma settimana scorsa è volata proprio.

La cosa buona è che è andato tutto bene: l’Aquilina è stata poco bene solo una mezza mattina, probabilmente per un colpo di freddo preso il pomeriggio prima su a Ciampedie. Se c’era il sole si crepava, se passava una nuvola il gelo. Io l’avevo vestita tipo reduce da spedizione al Polo (maglietta, pile, giacca antivento…), si va pur sempre a 2000 metri. Gli altri bambini erano in maglietta e calzoncini. Ci scommetto che degli altri non è stato poco bene nessuno…

Al solito surreale – anche se non è poi andata male: mangiare ha mangiato – la situazione ai pasti.

“Guarda che bello qua! Per colazione puoi scegliere quello che vuoi!”

Eccallà: pesche sciroppate e formaggio. Innaffiati da cioccolata calda. Ma va bene così. Basta che mangi.

Del resto solo la settimana prima avevamo avuto una discussione perché lei era convinta che, servendo il mangiare per crescere, una volta cresciuta finalmente non avrebbe più dovuto perder tempo a tavola.

C’è rimasta male, quando le ho spiegato che invece avrebbe dovuto continuare a mangiare per tutta la vita:

“Guarda che non si mangia solo per crescere… serve proprio per campare”.

“Ma tutti i giorni?”

“Sicuro. Magari anche più volte al giorno, eh…”

“Oh no, uffa…”

Poi ci sono state un sacco di “prime volte” (tra cui il primo viaggio in funivia e pure il primo in traghetto: mai decisione dell’ultimo minuto è stata più azzeccata di quella di fermarci al Lago di Garda durante il viaggio di ritorno) e anche nuove amicizie: la sua quasi coetanea L. in hotel (ora tocca a me non perdere i contatti con sua mamma, visto che oltre tutto vivono a 50 Km da noi!) e un bambino di poco più grande a Ciampedie (che tempo mezz’ora l’Aquilina affermava avrebbe sposato O__O. Il matrimonio cui abbiamo partecipato a fine agosto l’ha piuttosto impressionata. Ora la sua teoria è che “Al fratimonio (…) gli sposi si baciano, poi si mangia e si può ballare”. Penso che P. lo volesse sposare per la questione del ballare, più che per il resto, eh… cestinando rapidamente T., suo compagno di danze al “fratimonio”, peraltro).

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L’esperienza che ricorderà di più l’Aquilina è sicuramente la passeggiata fatta il venerdì, che ci ha portati in una zona di tane di marmotte, a foraggiare le bestiole residenti di grissini e tarallini (l’Aquilina è riuscita anche ad accarezzarne una). E chissà come mai eran belle rotonde, ‘ste marmotte… (l’idea è che mentre noi in hotel avevamo trovato l’avviso “Domani ore 9 ritrovo per passeggiata a ****** a vedere le marmotte” loro in tana avessero analogo promemoria con “Tutti i giorni ore 9 ritrovo per andare a vedere i turisti. Non mancate!”).

Per quanto riguarda me da raccontare ne avrei troppa. Però sono rimasta molto colpita da come è cambiato il Lago di Carezza. Non il lago in sè, quello è sempre bellissimo. (anche più bello dell’ultima volta che c’eravamo stati, che c’era davvero poca acqua). Parlo della rivoluzione che ha subìto la zona del vicino parcheggio (dove c’era un mercato ambulante più o meno in pianta stabile)… con tanto di mega galleria che porta direttamente al lago passando sotto la strada.

Poi, alla mia tipo 9^ visita in Val di Fassa, ho scoperto grazie a un’altra turista (con cui abbiamo attaccato bottone per caso e che mi ha più o meno trascinata con sè al “saccheggio”… io da brava scema quasi mi vergognavo, lei invece era lì a fare “Ce l’ho, ce l’ho, manca!” con l’impiegata dell’APT) che se vai all’ufficio turistico puoi ricevere in omaggio tutti i poster che vuoi della zona, sia versione invernale che estiva… e adesso abbiamo 4 pillole di Dolomiti sparse per casa. Ora vediamo se averle davanti agli occhi tutti i giorni sarà più un aiuto o una tortura nell’attesa di poter tornare in loco la prossima volta (speriamo prima di altri 6 anni)… 😉

P.S. Ne approfitto per promuovere a pieni voti l’altro prodotto che abbiamo preso al negozio Lush di Rimini: lo shampoo solido. Shampoo “in saponetta”, in pratica… Anni fa me ne avevano parlato bene alcuni amici, ma son quelle cose che finchè non le provi di persona non ci credi. Shampoo in saponetta? Massì, comodo da portare in giro, occupa poco spazio… ma… farà schiuma? Come si usa? Beh, usarlo è una sciocchezza (basta passarlo un attimo sui capelli bagnati, o anche strofinarlo sulle mani), di schiuma ne fa un vagone (ma il bello è che si sciacqua in un attimo, come appunto la schiuma delle normali saponette per le mani)… e in più lascia un profumo ottimo e pulisce a dovere. Last but not least, se ne usa una quantità infinitesimale a lavaggio (usato da me e il Consorte per 6 giorni, sembra ancora nuovo).