10×10 tag

Alleggerisco un po’ l’atmosfera e approfitto per continuare un tag creato da Oriana del blog I discorsi dell’ ascensore; la nomina mi arriva da Perennemente Sloggata,  che ringrazio per il pensiero e lo spunto!

Iniziamo con il regolamento per per partecipare:

  1. Citare il blogger che ha creato il tag, taggando il suo 10×10 tag (https://oriana75.wordpress.com/2017/05/26/10×10-tag/)
  2. Citare il blogger che ti ha nominato linkando il suo 10×10 tag (https://perennementesloggata.wordpress.com/2017/06/05/tag-10x10tag/)
  3. Semplificare la vita al successivo blogger, scrivendo il link del proprio 10×10 tag (https://gitementali.wordpress.com/2017/06/08/10×10-tag/)
  4. Rispondere alLA DOMANDA
  5. Nominare da 0 a 100 blogger
  6. Usate l’immagine che volete

LA DOMANDA: 

Esclusi i beni primari, quali sono le 10 cose di cui non potresti fare a meno? Perché?

In ordine non troppo casuale, ci provo:

  1. Lo smartphone – Ormai è il mio centro operativo portatile, per quanto fino a neanche due anni fa fossi convinta che un normale cellulare mi fosse più che sufficiente. Invece adesso non potrei più fare a meno della comodità di WhatsApp; dell’immediatezza di poter controllare la posta elettronica dove mi pare; di internet a portata di mano; di foto e filmati che nulla hanno da invidiare alla fotocamera e videocamera di casa, della mia playlist sempre a portata di orecchio; di poter dare un occhio a Shake & Fidget senza avere un PC sotto mano; dell’app della Biblioteca per cercare qualche titolo che mi ha incuriosita e segnarmelo tra i preferiti per il prossimo prestito; di ripassare inglese, francese, spagnolo e giapponese e di provare a infilarmi in zucca qualcosa di tedesco con Duolingo e Memrise… e poi non vado avanti, che ci siam già capiti.
  2. Il WiFi –  Che già da 11 anni ci ha dato la possibilità di navigare in internet senza dover cablare tutta casa… Ora poi che col cambio gestore da febbraio funziona liscio come l’olio, è un paradiso. E poi ovviamente mi serve per risparmiare la connessione dati dello smartphone. 😛 )
  3. 19022467_10212550464777175_1480671585_oUna pila di almeno 10 libri sul comodino, in attesa di essere letti. – Quando iniziano ad essere meno, mi prende tristezza… Ma per fortuna è difficile che succeda: a parte essere “costretta” a rimpiazzare i miei libri letti perchè i miei autori stra-preferiti (se potessi acquistare le nuove uscite di tutti i miei scrittori preferiti, avrei un paio di new entry a settimana, mi sa… solo che tocca limitarsi…) continuano a sfornare, la mia adorata Biblioteca Comunale mi permette il saccheggio a gruppi di 5 volumi per volta.
  4. Il PC portatile – Perchè è vero che con lo smartphone si fanno tante cose, ma personalmente non riesco a farci proprio tutto (ad esempio, scrivere questo post. E’ vero, c’è l’app di WordPress. Ma a scrivere testi lunghi su quello schermino mi viene l’orticaria!). E allora il caro vecchio (ha superato in scioltezza i 6 anni di vita, a febbraio) Asus è assolutamente un must.
  5. Gli auricolari – Perchè è vero che ora ho il mio migliaio di canzoni preferite sempre a portata d’orecchio (una roba da fantascienza, se penso a quando andavo in giro con walkman e musicassette!)… ma senza auricolari servono a poco!
  6. Il microonde – Lo uso da ormai quasi 13 anni in pratica solo per scaldare (il latte della colazione, l’acqua per un té, il cioccolato da sciogliere per una torta, un pasto veloce, il parmigiano grattugiato per fare le cialdine rapidamente…), ma decisamente non potrei più farne a meno.
  7. L’agenda – Perché dei miei tre neuroni fidarsi è bene, ma non fidarsi è ancora meglio. E anche se le cose più importanti me le segno con tanto di promemoria  sonoro anche sul cellulare, non riesco proprio ad eliminare quel libricino portatile che mi appesantisce la borsa: nonostante tutto, mi resta più comodo annotare su carta. Anche per qualche riscontro “storico”, dato che le sto conservando tutte dal 2004… O__O
  8. La matita per sopracciglia – Che, insieme a quella per occhi e al mascara, è poi anche l’unico oggetto di makeup che utilizzo quotidianamente… Però, se senza ombretto e mascara posso anche accettare di uscire (in fondo, gli occhiali mascherano un po’), senza matita per sopracciglia… no, proprio no.
  9. Gli orecchini – Soprattutto da quando l’anno scorso ho scoperto AliExpress e ho praticamente triplicato la mia collezione al costo medio di 1 € al paio. Prima li cambiavo molto di rado, perchè bene o male cascavo sempre sugli stessi a mia disposizione… adesso che ho l’imbarazzo della scelta, invece, è un divertimento variare ogni giorno. 😀
  10. Il bancomat – In pratica, giravo con più contanti addosso quando avevo 13 anni: allora, cercavo di avere sempre intorno alle 12.000 L. nel portafogli (non so perchè 12, ma tant’è). Ora mi capita spesso di girare per anche più di una settimana con meno di 6 €… perchè tutte le volte che posso, preferisco usare “lui” (soprattutto perchè nel totale delle operazioni gratuite sul c/c i prelievi di contanti vengono conteggiati, ma i pagamenti col Pos no… quindi, meno prelievi di contanti facciamo meglio è).

Sarebbe il momento delle nominations… però è da talmente tanto che sono latitante (e anche quando mi capita di sbirciare in giro non delurko mai) che non mi va di chiamare direttamente in causa nessuno. Quindi facciamo così: formalmente opto per 0 nomination. In pratica, chiunque abbia trovato un po’ divertente o interessante questo tag è libero di continuarlo come e dove vuole. 🙂

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(Li) MIUR(tacci vostri)

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Eggià… proprio

Sono ancora viva, eh. Sono due mesi buoni che non scrivo, e qualcosa da raccontare ce l’avrei anche (tant’è che son qui), ma anche quest’anno si è rinnovata la tradizione dell’ADSL che a fine/inizio anno va a donnine: un divertimento, insomma. Mettiamola così: un mese che siamo praticamente senza connessione, a casa (stavolta però risolviamo, osta se risolviamo. Ma se capita ne scrivo in un altro post). Se non fosse per i cellulari e per l’hot spot che ci ha prestato mio suocero (lo ha comprato per quando va via in camper, ma se non è via col camper non lo usa, ovviamente) saremmo a dir poco in braghe di tela… soprattutto per una faccenduola di ben poco conto (eh, proprio) che mi trovo a dover adempiere nei prossimi giorni.

Quale faccenduola? Beh, l’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria (eggià, a settembre ci siamo. Pure qua avrei da raccontarne).

L’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria da fare tassativamente online.

Tassativamente online su un sito istituzionale italiano.

Sito istituzionale italiano.

Altro che The Walking Dead, l’Esorcista, It, The Blair Witch Project… con queste tre parole assieme sì che c’è da iniziare a farsela in mano.

Le danze delle iscrizioni si apriranno il 16 gennaio, ma già da oggi doveva essere possibile iniziare a registrarsi al sito. E quindi ci si prova, giusto per non trovarsi a farlo il 16 stesso e rischiare che sia tutto intasato. Di questa cosa finora hai solo sentito parlar male da chi ci ha già avuto a che fare, ma in fondo… son 5 anni che le iscrizioni si fanno online. Magari nel frattempo le cose son migliorate. Così ti colleghi al sito del MIUR e inizi. E una conferma ce l’hai subito.

Oh sì. Le cose saran migliorate di sicuro. In un altro paese, però.

Stamattina una tonnara. Roba da 5 minuti di orologio per caricare una singola pagina del sito. Riesci con le unghie e con i denti a raggiungere la seconda fase della registrazione (la prima consiste solo nell’inserimento del codice fiscale e in un captcha. No, ma mi raccomando: già avete il server che va a criceti, sprechiamo pure risorse con un cavolo di captcha). Seconda fase che altro non è che la conferma (in chiaro) dei dati già espressi nel codice fiscale stesso e nell’aggiunta di e-mail e un paio di consensi. Bene: per tutta la mattina e gran parte del pomeriggio, nessuno (o quasi) è riuscito a superare lo scoglio di far sapere al MIUR in quale cavolo di regione fosse nato (campo non selezionabile… dopo tot compariva un messaggino di errore che diceva che il sistema non aveva potuto gestire la richiesta). Qualcuno si illudeva (sulla pagina FB del MIUR) che gli stranieri fossero avvantaggiati: gli basta indicare lo stato di nascita. Vero. Peccato che poi a loro il sistema desse errore sul codice fiscale stesso… (non sia mai che qualcuno ci riesca!).

Ritento: guardando online ho scoperto che l’anno scorso c’erano stati gli stessi problemi, e che il Ministero aveva ufficialmente suggerito di usare Explorer (manco mia nonna userebbe più Explorer…) o di togliere gli aggiornamenti a browser come Chrome o Firefox perchè il sito non funzionava con le versioni più aggiornate dei browser (e qui ci sarebbe da ridere solo per non piangere). Così provo anche con Opera e con Explorer. Ottenendo l’unico risultato di avere un captcha diverso, con Explorer: invece di una casellina di spunta, 9 immaginette pescate diosadove… devo selezionare quelle in cui compare un cartello stradale. Fatto questo, ricevo una stringa di testo lunga 6 righe (non esagero) da copincollare in una casellina sotto. Con un’avvertenza: che sarà valida solo per 2 minuti. Considerando che per passare da una pagina all’altra del sito me ne occorrono 10, di minuti, sto in una botte di ferro.

In attesa di comunicazioni ufficiali su FB, torno a spulciare in rete cercando suggerimenti. E salta fuori il suggerimento ufficiale del Ministero per il 2015: rivolgersi alle scuole per farsi fare l’iscrizione da loro (come è sempre stato prima. Come ha sempre funzionato prima). A parte chiedersi se le scuole possano accedere ad un sito diverso da quello dei genitori (perchè se no, sarà poi inchiodato anche per loro, no?), mi sembra un bell’incentivo all’informatizzazione. E’ come se l’idraulico venuto per risolvere un guasto mi suggerisse di sfruttare il caro vecchio secchio e la fontanella pubblica in fondo alla strada.

Ovviamente (manco a scriverlo, quando mai questo genere di cose funziona, da noi?) il numero (non verde) per avere informazioni è staccato (costantemente occupato. Vero, ci saranno un mucchio di chiamate: siam tutti nella palta. Altrettanto vero che nel 2016 si può anche farlo gestire da un centralino o un call center. Ma l’immagine che ho in testa è quella di un telefono con la cornetta diligentemente staccata e posata accanto. Sai mai).

Volendo spezzare una lancia a favore, almeno sulla pagina FB del MIUR si son degnati di rispondere a qualche utente. E’ già un piccolo miglioramento rispetto all’andazzo generale di quasi tutte le pagine ufficiali (non solo quelle istituzionali, ma anche e soprattutto quelle dei gestori di utenze o delle Poste, per dire). Di solito tu segnali, e il massimo che ricevi è una rispostina preconfezionata in cui ti dicono che ti faranno sapere (e per gli ottimisti l’unica chance è lasciare le credenziali di accesso di Facebook scritte nel testamento, nella speranza che la risposta venga data almeno agli eredi).
Vabbè, lasciamo stare. Ci riprovo stasera (è vero che non c’era solo oggi per registrarsi, però è altrettanto vero che non si può far perdere tutto questo tempo agli utenti per una robetta da 3 minuti- su qualsiasi altro sito. Non tutti possono stare tutti i giorni tutto il giorno davanti a un pc attendendo che una pagina si carichi e nel mentre pregando che lo faccia senza dare errori).
E stasera, lusso: nei fatidici 3 minuti (stavolta le pagine si caricano) compilati i 4 passaggi (qualche problema, ma è bastato aggiornare le pagine per bypassare i due messaggi di errore che ho ricevuto tra un passaggio e l’altro. E che, pensavate mica che fosse andata tutta liscia?).
Ricevuta e-mail di conferma registrazione.
Ricevuta anche e-mail di creazione utenza.
Presa da un eccesso di ottimismo, clicco per loggare e cambiare la password (come si raccomandano di fare al primo accesso) e…
“Service Temporarily Unavailable
The server is temporarily unable to service your request due to maintenance downtime or capacity problems. Please try again later.
Apache/2.2.15 (Red Hat) Server at iam.pubblica.istruzione.it Port 443″.
Ecco, almeno sui “capacity problems” direi che siamo tutti d’accordo (solo che io non mi riferisco alla capacità in termini di spazio…).

Su Facebook un’utente ha incoraggiato tutti scrivendo “Prima o poi ce la facciamo”. Oh, sicuro. Resta solo da chiarire questo dubbio: ce la faremo prima o dopo che i carabinieri suonino il campanello per arrestarmi con l’accusa di non aver iscritto l’Aquilina alla primaria, non assolvendo così l’obbligo scolastico? 

[To be continued..?]

Scuse

banner-1002449_1920Ho saputo dei fatti di venerdì notte a Parigi piuttosto in ritardo: quando sono successi avevamo già spento i PC e i telefoni di casa, e la mattina dopo tra portare l’Aquilina a basket e fare una capatina in biblioteca siamo rimasti fuori dal mondo ancora un pochino. E’ stato mio padre a farci cascare dal pero, così abbiamo tentato di recuperare accendendo eccezionalmente la TV a pranzo e sintonizzandoci su uno dei TG, tra le proteste dell’Aquilina che avrebbe preferito i Paw Patrol su Cartoonito (non so cos’abbia capito di quel che ha visto, ma qualcosa penso di sì: ad un certo punto mi ha chiesto “Mamma, cos’è Parigi?” e in qualche modo le ho spiegato cos’era e come mai ne parlavano così tanto in televisione).

Poi, dopo pranzo, è stato il momento di internet e dei social network.

Non ho cambiato la mia immagine profilo con la bandiera francese perchè se deve essere quello il segno, per chi mi conosce, che sono dispiaciuta e sconvolta per quel che è successo a Parigi (e quindi se non la metto non me ne frega niente o addirittura mi fa piacere)… beh, vuol dire che chi mi conosce non mi conosce poi così tanto bene.

Ho letto di tutto in questi giorni: reazioni di tutti i tipi.

Gli angelici, quelli che riescono ad essere completamente positivi nella loro fiducia verso l’umanità anche in situazioni del genere.

I diabolici, quelli che dal giorno dopo si mettono a girare con la scala cromatica in tasca, e tutti quelli che vedono un po’ più scuri di loro… via, fuori, alla frontiera, e non vi voglio più vedere non mi importa chi siete.

Di tutto, come è logico che sia.

Ma il tipo di reazione che mi ha fatta riflettere un po’ di più è stata questa: mamme che hanno aggiornato il loro profilo Facebook scrivendo messaggi di scuse ai propri figli (per lo più bimbi piccoli, talmente piccoli non solo da non avere un account FB, ma da non sapere ancora nemmeno leggere) per averli fatti nascere in un mondo del genere.

E quello che ho concluso io è: no. Io non mi scuso di questo con l’Aquilina.

Non mi scuso perchè non si è trattato di un mio sbaglio.

Non è che quando si è trattato di farla nascere ho avuto l’opzione di scegliere tra Krynn, Narnia, la Terra di Mezzo, Fantàsia o questa diamine di Terra.

E non è che ho scelto la Terra perchè “Minchia, dai… lì c’è il WiFi!!”. E poi ci siam trovati sul groppone attentati, stragi, guerre, sparatorie… e inquinamento, epidemie, intolleranza, estremismi. Roba che una sera decidi di uscire  di casa per andare a un concerto, invece di friggerti i neuroni davanti alla TV, e a casa non ci torni più perchè qualcuno s’è fritto i suoi, di neuroni, un bel po’ di tempo fa.

E quindi dopo un po’ arriva il momento in cui ti senti dire “Mamma, ma cazzo… almeno su Krynn i draghi erano riconoscibili (e alcuni eran pure buoni)! Nella Terra di Mezzo ci bastava una gita al vulcano per sistemare tutto… e tu e papà che mi andate a scegliere? Sto postaccio incasinato della Terra… e oltre tutto la connessione internet va pure solo quando minchia le pare!”.

Quello di cui potrei scusarmi è che non ho la più pallida idea di cosa potrei fare, io, per cambiare qualcosa.

Non ce l’ho perchè è completamente al di fuori della mia possibile sfera d’azione: nel mio piccolo non posso fare un tubo. Perchè stringi stringi chi davvero potrebbe fare qualcosa… non ha nessun interesse a farla, non nella maniera veramente definitiva. Dico giusto due scontatissime parole (ma ce ne sono altre, ugualmente pesanti): petrolio e armamenti. Sarei davvero lieta di essere talmente ottimista da pensare/sperare che ci sia qualcuno in grado di poter “sgarbare” questi due settori e gli interessi che ci stanno sotto. Allora forse sì che qualcosa inizia a cambiare dalle radici.

Dato che non sono ottimista (e non solo a questi livelli… non lo sono e basta), non riesco a vedere vie d’uscita. Ed è di questo che sinceramente credo di dovermi scusare con una certa bambina di quattro anni.

Ma credo che per il momento mi limiterò a tentare di tirar su una personcina in grado di pensare con la sua testa, quando sarà il momento di farlo, e di tentare di riuscire nell’impresa di darle le basi per ragionare senza sragionare. Mi riuscisse questo, credo che ne avrei già parecchia della fatta.

Riuscisse anche al resto del mondo, probabilmente saremmo a posto.

Chapeau!

Facebook-pollicesuDi cosucce da raccontare ce ne sarebbero, ma per il momento rimando per raccontare una storia finita e gestita bene. Di post in cui mi sono lamentata di fornitori di servizi e della loro gestione di reclami e richieste (a volte pure della loro gestione di richieste… non richieste!!) ne ho scritti, quindi mi sembra giusto bilanciare le lamentele con un complimento (anzi due, vista la storia che racconterò en passant) a chi se lo merita, quando capita.

Premessa: a gennaio di quest’anno ho rimpiazzato (per vari motivi che non sto ad elencare) la carta ricaricabile Postepay che utilizziamo per gli acquisti online (e per girarci su i soldini raggranellati tramite i vari siti di sondaggi che accreditano su PayPal) con una ricaricabile RiMoney Unipol sottoscritta alla Coop. Nel corso dell’estate ho ricevuto un paio di comunicazioni che prima mi avvisavano che la carta in mio possesso sarebbe stata sostituita da una nuova (per via di nuovi accordi tra Unipol Banca e Cartasì, bla bla bla eccetera eccetera), con la nuova carta “fisica” e con le istruzioni per attivarla.

Ieri, primo giorno utile per attivare la nuova carta (sì, c’ho fretta perchè voglio farmi un regalino su Amazon… eccheccavolo, il 23 di sto mese invecchio, almeno cavarmi una soddisfazione!), procedo chiamando il numero verde indicato, tempo 5 minuti ed era tutto a posto. Mi restava solo una cosa da fare: attivare l’account sul sito Cartasì per poter visualizzare saldo e movimenti e soprattutto per attivare la notifica via SMS degli addebiti. Era soprattutto questa funzione ad interessarmi… e qui divago un attimo spiegandovi come mai.

A differenza della Postepay, la vecchia carta RiMoney aveva la notifica immediata di ogni addebito di qualsiasi importo con un SMS. E’ stato in questo modo che domenica 23 agosto, mentre mi trovavo letteralmente “in cima a un monte” senza connessione internet, ho scoperto immediatamente che un furbone si era appena introdotto sul mio account PayPal impostando un versamento giornaliero a suo favore di 25$ (su PayPal si possono pianificare delle sorte di “RID”, io prima del 23 agosto manco lo sapevo…). Non essendoci 25$ sul mio conto (per fortuna, direi!), il resto era stato preso dalla ricaricabile collegata. Vero che anche PayPal mi aveva inviato immediatamente due e-mail con le notifiche delle operazioni che stavano avvenendo sul mio conto… ma essendo io fuori casa e senza connessione, di sicuro non le avrei trovate prima del giorno dopo, la prima volta che avessi acceso il PC.

Messa in allerta ho subito controllato appena arrivata a casa, annullato ogni operazione futura a favore del furbone, blindato l’account cambiando password e quant’altro e inoltrato reclamo immediato a PayPal. Reclamo aperto alle 17.30 di domenica pomeriggio, reclamo risolto (a mio favore) alle 8.30 del giorno dopo: nella mattinata del 24 agosto mi sono stati riaccreditati al centesimo i soldi addebitati. E qui il primo complimento del post, al servizio di gestione reclami di PayPal (anche perchè, se non fosse stato per la loro efficienza, non avrei avuto nessuna chance di recuperare il maltolto o rompere i coglioni al truffatore: dalla Polizia Postale ho saputo che per importi e truffe del genere sulle ricaricabili non ha praticamente senso sporgere denuncia. Si tratta di hacker che operano tramite server in nazioni che se ne fottono di collaborare con le nostre forze dell’ordine. Salutate i vostri soldi).

Questo premesso, capirete perchè mi interessava parecchio attivare lo stesso sistema di notifica sulla nuova carta. Il problema è che mi sono trovata bloccata alla seconda fase della registrazione (dove dovevo inserire il numero di carta e il codice cv2): messaggio di errore “Carta già registrata o dati errati” (inutile specificare che non ho mai registrato prima la carta e che i dati corrispondevano a quelli stampati sopra la stessa). Cosa fare?

Beh, siamo nell’era dei social network. Proviamo ad usarli per qualcosa di più utile del semplice cazzeggio? Massì, dai. Così cerco su Facebook la pagina di Cartasì e gli posto in bacheca il mio problema. Meno di un’ora dopo, ricevo risposta: mi viene chiesto di inviare per messaggio privato i miei dati, per poter verificare. Detto fatto. Nel frattempo si son fatte le 4 di pomeriggio, e mi metto tranquilla in attesa: mica mi aspetto che risolvano qualcosa entro sera. Nemmeno entro oggi, per dire (anche perchè diciamocelo: non è che si tratti di vita o di morte!).

E invece, stamattina ricevo una chiamata sul cellulare. E’ un’incaricata di Cartasì, mi spiega che hanno controllato e scoperto l’inghippo: per poter registrare l’account sul loro sito, devono passare almeno 48 ore da quando la carta è stata attivata per la prima volta, per dar tempo al sistema di aggiornare i database. Io, non sapendo questa cosa, mi son messa a spistolare tipo 10 minuti dopo aver parlato con il servizio di attivazione…

E’ vero che questa regola non stava scritta da nessuna parte (nè sulle comunicazioni nè sul sito web), quindi non potevo saperla. E’ vero che avrebbero potuto scriverla da qualche parte.

Ma è ancora più vero che con i tempi di risposta (risposta? Ahahahahah, bella battuta…) che hanno altri servizi clienti od enti (non è un servizio clienti e di certo non lo equiparo, ma giusto per fare un esempio l’e-mail della Polizia Postale in risposta al mio dubbio sull’eventuale denuncia di truffa sventata mi è arrivata dopo una settimana) in non avrei nemmeno avuto questa informazione prima delle fatidiche 48 ore (termine oltre il quale sarebbe stato abbastanza inutile saperlo… se non a mero titolo informativo/culturale). Quindi, plauso anche a Cartasì. Fa sempre piacere avere a che fare con qualcosa che funziona (senza dover diventar scemi per farlo funzionare, giusto Eni e TIM?). 🙂

Gestori premurosi

TIMSorpresa! E già, son qua prima di settembre. Per la verità volevo scriver due righe su come è andata la nostra vacanzina (ina-ina) in montagna, ma alla fine ho deciso di scriverne prima altre due (se’ fa’ pe’ di’. Lo sapete che le mie “due righe” son da moltiplicare minimo per 3,14, vero?) su un lavoretto che mi son portata a casa da sbrigare per conto di mia zia.

E per colpa della Tim/Telecom.

Ho pensato di segnalare prima questa cosa perchè magari può far comodo ad altri farci attenzione. Perchè sarò io che penso male… ma iniziative del genere prese nel mese di agosto, a me san tanto da tentativo di fregare la gente intanto che è distratta dalle vacanze (un po’ come gli aumenti nei supermercati o l’introduzione di nuove tasse).

Allora: in parecchi già sapranno che a partire dalla scorsa primavera Telecom Italia è “diventata” Tim anche per la telefonia fissa di casa, e che l’altra rivoluzione accaduta alle bollette è che tutte le tariffe sono state uniformate, diventando (stringi stringi) soltanto due per la telefonia: di base, all’utente sarebbe stata applicata un’offerta “flat” per telefonate a cellulari e fissi senza limiti al costo fisso di €.29,00 al mese. Per i “non addicted” alla cornetta, invece, era possibile farsi avanti e richiedere l’offerta a €19,00, che però prevede un tetto di ore mensile per le telefonate (se si sfora, si paga di più. Per dire, mio padre s’è fatto mettere quest’ultima: di suo telefona pochissimo, per lo più sta al telefono con mia zia… mia zia ha la flat e quindi son d’accordo che lo chiama sempre lei. 😛 ).

Noi di sta cosa ce ne eravamo platealmente fregati perchè ormai da 5 anni non siamo più sotto mamma Telecom. Ma figurarsi se non dovevo averci a che fare.

Mentre eravamo ospiti di mia zia, mia zia tira fuori una lettera che ha appena ricevuto da Tim, datata 03.08.2015. Che già il fatto che ora lei abbia Tim pure per il telefono fisso (lei è cliente Tim per il cellulare dal 1998) l’ha incasinata a dovere: non ho avuto il coraggio di chiarire a fondo, ma ho il dubbio che lei ora un po’ pensi che la bolletta che le arriva comprenda pure le spese del suo cellulare. Ma sorvoliamo e torniamo alla lettera.

Mia zia quando c’è stato il cambio di tariffe non ha fatto niente: in effetti a lei passare a 29 € al mese conveniva, pure rispetto a una specie di “flat telefonica” che aveva già attiva sulla linea. Ma alla Tim questa inattività non deve essere piaciuta: “… questa non si fa sentire, ‘petta che ci facciam vivi noi!”. In pratica nella letterina le comunicavano tutti entusiasti di aver attivato (dal 1° agosto… quindi, prima attivano robe a caso, poi decidono di avvisarti) l’ADSL sulla sua linea telefonica, alla modica cifra di €.44,90 al mese (comprese anche le telefonate).

L’ADSL?!?!? Ora, sorvoliamo sul fatto che se fai richiesta tu, prima che ti attivino qualcosa diventi bisnonno (ricordo che nel 2006, quando facemmo richiesta noi il 18 novembre, riuscimmo a navigare con la nostra ADSL per la prima volta verso la metà di gennaio…). Ma rendiamoci conto di un’altra cosuccia…

mia zia ha compiuto 81 anni a giugno. Non ha il computer, non ha uno smartphone (diomenescampi, già mi fa dannare che non riesce a inserirsi da sola un nuovo numero nella rubrica del suo normalissimo cellulare a tastiera), non ha un tablet. E siamo seri: difficile se non proprio impossibile che se li compri ed impari ad usarli. Cosa dannazione se ne fa mia zia dell’ADSL (e ancora di più di pagare €.190 e rotti in più all’anno per averla)?!?!?!!?

Sapete la chicca? Nella letterina c’è scritto che questa cosa si può disdire (entro la scadenza della seconda bolletta successiva alla comunicazione. Cioè: se non lo fai subito, poi ti tocca tenerla a vita e la erediterà pure la tua progenie fino alla settima generazione??). Ma mentre per far due inutili chiacchiere con la Tim puoi contattarli al 187, sul sito internet, con la app per smartphone, per posta, su Twitter, su Facebook, nei negozi Tim (e probabilmente anche tramite segnali morse fatti con una torcia elettrica, volendo)… beh, la disdetta di questo servizio che non hai richiesto puoi farla soltanto tramite fax.

Tramite fax?!?!?

Vi prego, qualcuno avvisi la Tim che ormai il fax è più obsoleto del piccione viaggiatore e della pergamena!!! Parliamoci chiaro: quanti privati conoscete che hanno un fax in casa? Io credo una persona (non son nemmeno sicura che ce l’abbia ancora). Punto. E’ vero che quasi tutti conoscono qualcuno che di straforo può mandare un fax dal suo posto di lavoro… e che chiunque può andare in posta o in qualche negozio per mandarlo. Ma perchè doversi prendere una briga del genere, perdere e far perdere tempo (e magari spendere pure dei soldi, visto che il numero di fax è verde… ma in posta o nei negozi la spedizione te la fanno pagare comunque) per disdire qualcosa che non si è nemmeno richiesto?!?

Ho provato comunque a chiamare il 187. Ho spiegato la situazione (“… sa, mia zia ha 81 anni. Non ha e non sa usare un PC, uno smartphone o un tablet, e mi permetta di dire che dubito imparerà a farlo o ne avrà bisogno prima di lasciarci, si spera il più tardi possibile…”), fatto presente che abitando io a 200 Km (vabbè, son 130) da mia zia e trovandomi presso di lei solo per tre giorni avrei fatto prima a portare tutto alla locale associazione consumatori (facendo ben presente quel paio di cosucce che rendevano la cosa piuttosto sfavorevole per l’utenza e la non troppa correttezza di aggiungere servizi e spese senza richiesta dell’utente), piuttosto che andare a cercare un computer, una stampante e un posto dove inviare sto fax. Alla fine l’operatore ha accettato di aprire la pratica, ma mi ha consigliato comunque di mandare lo stesso il fax perchè “queste sono le regole”.

Io il fax l’ho mandato, una volta tornata a casa. E non ho speso una pippa, grazie al sito Faxator (santo subito mio cognato che me l’ha fatto conoscere anni fa!). Ma sto piffero che mia zia (e tanti altri utenti nelle sue condizioni) se la sarebbe potuta cavare in questo modo da sola. Ora devo solo sperare che abbiano sistemato tutto sul serio e di riuscire anche a capirlo facendo controllare le prossime bollette a mia zia. Già, perchè io avrei voluto poter monitorare la situazione di persona, loggando sul sito della Tim per controllare l’utenza di mia zia.

TimRegMa questa impresa di telefonia così corretta nei confronti degli utenti non me lo permette: si può loggare utilizzando il numero di telefono. Ma lo si può fare solo se si sta navigando da casa propria e utilizzando la loro ADSL. Oppure ci si può registrare con nome utente e password. Ma il nome utente, in questo caso, deve essere per forza un indirizzo @alice.it associato alla loro ADSL (se son scema io e c’è altro modo, se qualcuno me lo sa dire gliene sarei grata).

L’ipotesi che un utente senza la loro ADSL voglia/abbia bisogno (magari solo per una volta nella vita) di gestirsi/controllarsi l’utenza telefonica online da un internet point o da casa di amici o da dove diamine gli pare… non contemplata.

Come non contemplata credo sia, in questo paese, l’ipotesi di riuscire a gestire in maniera onesta e non complicata le varie utenze (quando la richiesta parte dall’utente, ovvio).

Biscotti alla crema (solare)

Non mi dilungo a sottolineare il superfluo (e cioè che ultimamente dire che sto latitando è farmi un complimento), ne approfitto giusto per dare un segno di vita (intanto che non sono ancora evaporata).

Le ultime settimane sono state un po’ impegnative: mia zia è stata operata a un piede (e ne avrà per un po’, visto che delle indicazioni che le hanno dato per la convalescenza tende a seguire solo quelle che non le rompono le balle… ‘namo bene…). Io e l’Aquilina siamo state impegnate in una girandola di esami e visite di controllo per le sue orecchie ed è venuto fuori che, nonostante quest’anno abbia avuto molte meno otiti… è messa peggio di quanto non fosse ad ottobre scorso. Per farla breve: col catarro che ha bloccato dietro i timpani, è come se stesse tutto il tempo con due dita ficcate nelle orecchie (e sono stati confermati i miei dubbi che i suoi impacci col parlare potessero dipendere da lì). Abbiamo tre mesi per farle fare tre cicli di aerosol a casa, due settimane di terme, mare quando possibile… poi a settembre si fa il punto della situazione e se non è migliorato nulla, compiuti i 4 anni farà “Ciao ciao” con la manina alle sue adenoidi.

20150630_160604Con il mare in qualche modo abbiamo già iniziato, anche se viste le ferie del Consorte per lo più si tratterà di toccate e fuga il sabato pomeriggio, fino a settembre. Comunque, martedì scorso in spiaggia per noi (amanti della montagna) è stato un evento: era dal 2007 che io e il Consorte non mettevamo piede al mare in costume da bagno (senza peraltro sentirne la mancanza…). E’ andata molto bene per la pupa (che non vede l’ora di tornare in spiaggia), abbastanza bene per me (più che altro perchè ho deciso di fregarmene se sembravo Moby Dick con costume fiorato. Cavoli di chi guarda), quello che c’ha rimesso di più è stato il Consorte: a star dietro all’Aquilina che il pomeriggio non si riusciva a levare dall’acqua (mentre la mattina non voleva quasi fare il bagno, era in modalità “patella” e appena l’acqua le arrivava al ginocchio voleva stare in braccio) il Consorte s’è ustionato il dorso dei piedi al punto che il giorno dopo, mentre al farmacista chiedevo una crema un po’ tosta per le scottature solari, mi chiedevo contemporaneamente se non fosse più appropriata la salsa barbecue che avevamo comprato sabato all’Iper. Ufffff… son riuscita ad evitare scottature alla pupa, ma prossima volta mi sa che dovrò romper di più le scatole a suon di “Vieni a rimetteti la crema…” pure al papà…

Con l’arrivo dell’estate, però, la voglia di stare al PC è finita in generale sotto le infradito… insomma, è finita che mi sono accorta con un po’ di ritardo che la storiaccia della normativa sui cookies che un mesetto fa mi aveva fatto oscurare il blog per qualche giorno si è praticamente risolta da sè. Come forse avrete visto dal banner che compare in basso quando aprite sto sito (che finalmente si riesce davvero a levare cliccando su “Chiudi e accetta”, mentre quello “di ripiego” che avevo dovuto metter su a giugno vegetava rompendo le scatole ovunque e basta), finalmente lo staff di WordPress s’è deciso a rilasciare quel widget che gli utenti europei stavano chiedendo da secoli.

Non so di preciso se l’abbiano fatto perchè si son stufati delle lamentele o perchè alla fine si son resi conto che rischiavano (loro) casini, ma almeno l’han fatto. Se a qualcuno interessa, ecco qui la comunicazione ufficiale di WordPress.com relativa al nuovo (invocatissimo) widget.

Cookies3Tra l’altro, stamattina aprendo Firefox dopo un sacco di tempo (ultimamente mi stava dando più noie che gioie, ed ero tornata a Chrome come browser predefinito), mi sono accorta che un’altra soluzione suggerita dagli utenti del web (accennavo qui ad una petizione lanciata sul tema) è stata raccolta dagli sviluppatori di Firefox (e, anche se non mi sono messa a guardare in giro, ho idea che presto l’esempio sarà seguito anche dagli altri browser principali): con uno degli ultimi aggiornamenti è stata aggiunta una barra che (tra tutti gli altri tasti presenti) permette di gestire i cookies presenti nella pagina web visualizzata, bloccarli, cancellarli gestirli come uno vuole con un paio di semplici click e senza dover andare a cercare col lanternino – ogni volta che si apre una pagina – la rispettiva voce nel menù.

Io comunque sono talmente preoccupata da ‘sta cosa dei cookies (per quanto riguarda me come utente internet) che… continuerò a usare Chrome e a fregarmene dei biscotti come ho fatto finora. U__U