Siria

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Siria a circa 8 mesi

Torno dopo oltre un mese per dedicare un post a una gatta. Una gatta di cui in questo blog credo di aver scritto forse solo di sfuggita, tipo un cameo in occasione della Giornata Mondiale dei Gatti del 2011 e un paio di citazioni.

Eppure per me è stata una gatta importante: era metà febbraio del 1997, quando è entrata a far parte della famiglia, la prima gatta esclusivamente nostra.

A dicembre del ’96 era sparita dal cortile la gatta “della casa”, Micky, poco prima di Natale. Avevo già pronto un pacchettino per lei sotto l’albero: un magone, al momento dell’apertura dei regali… gliel’ho conservato per settimane, sperando che tornasse. Invece non ne abbiamo più saputo nulla, nonostante ricerche e volantini.

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Uno dei primi incontri con Milla, la micia dei vicini che diventerà la sua migliore amica

A fine gennaio, poi, era morta mia nonna. 88 anni, sì. Inchiodata a letto da un ictus da luglio del ’95, sì. Ma pur sempre l’unica nonna che avevo ancora… insomma, un periodo da schifo.

Fatto sta che quando a inizio febbraio provai a insistere per un nuovo gatto, solo nostro, i miei non riuscirono ad essere categorici nel “No!” come erano stati fino ad allora: mio  padre chiese e ottenne dal padrone di casa il permesso di tenere un nostro gatto in appartamento.

Arrivò a casa nostra il 12 febbraio 1997: piccola e affamatissima. Mentre ero a scuola un’incaricata dell’Enpa, che sapeva che stavamo cercando un micio di adottare, aveva chiamato i miei: a poche decine di metri da casa nostra c’era un gattino che forse faceva al caso nostro. L’aveva trovato per strada una signora, che però era in procinto di trasferirsi e non poteva quindi tenerlo. Insomma: il tempo di pranzare e io e mio padre eravamo a casa sua, con tanto di portantino prestato dai vicini. Come ho scritto, quel gatto aveva una fame atavica, in quei primi giorni: prima di poter andare a comprare qualcosa di più adatto a un gatto (in casa non avevamo più nulla, anche il famoso “regalo di Natale” era stato nel frattempo ceduto ai vicini per la loro gatta e i supermercati allora non facevano orario continuato) ricordo che tra le altre cose spazzolò pure un piattino del minestrone avanzato dal pranzo…

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A 10 anni, ben portati

Era talmente piccola che venne stimata essere una gatta di tre mesi (invece poi capimmo che doveva averne almeno 6). E anzi: aveva una testa talmente massiccia rispetto al corpicino che la signora dell’Enpa ce la consegnò per maschio… da lì il nome, Sirio come il “mio” adorato Sirio il Dragone (fortunatamente è stato semplice modificare il nome una volta assodato che decisamente maschio non era…).

Uno dei miei primi ricordi con lei è di un pomeriggio di fine febbraio in cui ero sola a casa. Seduta alla scrivania,  stavo facendo i compiti mentre Siria dormiva sul mio letto alle mie spalle. A un certo punto mi sono sentita poggiare una “mano”sulla spalla. Quando ho trovato la forza di girare la testa verso  la “mano” mi sono trovata a fissare negli occhi gialli un batuffolo bianco e tigrato. Ma prima di riuscirci… eh, se non me la sono fatta sotto poco c’è mancato! 😨

In ogni caso Siria non è  mai stata la “mia” gatta: mio padre è  sempre stato il suo preferito, salvo una sbandata per il Consorte prima che ci sposassimo (in effetti ha preso malissimo il nostro matrimonio, al punto da passare dalla cotta palese ad ignorare altrettanto palesemente il Consorte. Credo che si sia offesa a morte che lui abbia scelto me e non lei…)… motivo per cui quando mi sono sposata è rimasta a casa dei miei.

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La foto più recente che ho, a 20 anni e 2 mesi.

È comunque “grazie a lei” se abbiamo adottato Shunrei: un paio di mesi dopo il mio matrimonio Siria sparì da casa per 10 giorni. Non era abituata a stare fuori, e memore di come era andata con Micky, convinsi il Consorte e portammo a casa Shunrei perchè “io senza gatti non ci sto!”. Il giorno dopo l’arrivo di Shunrei (manco a farlo apposta), una signora chiamò mio padre per dire che aveva trovato la Siria

E insomma,  miagolando e scherzando, il 15 d’agosto scorso Siria ha compiuto 20 rispettabilissimi e felini anni.

Perché ne scrivo ora?

Beh, che ha 20 anni l’ho appena detto,  quindi è ovvio che mi aspettassi questo momento: Siria è stata ricoverata a fine ottobre. Qualche acciacco era da un pezzo che ce l’aveva, ma ultimamente era molto peggiorata.  Stavolta la diagnosi è poco simpatica e – vista l’età – con poche scappatoie: i reni non ne possono più, e anche lei sembra veramente stanca… e non nasconde più di star male. Oggi pomeriggio sapremo qualcosa di più.

Prima l’appartamento dove sono cresciuta, poi mia mamma… ora la gatta. So che è stupido (perchè è così che va la vita), ma mi sembra di perdere un altro pezzetto di me. Spero che le notizie di oggi pomeriggio siano migliori di quanto temo…

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Una nuova amica

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Siam mica qui a pettinar le bambole… difatti è il turno dei Ciuffetti.

Mi sembra di aver già accennato che con l’inizio dell’anno l’Aquilina ha iniziato a fare un po’ di logopedia (privatamente, in attesa di una chiamata dell’ASL che tuttora è uccel di bosco).

Beh, a quanto pare siamo già quasi alla fine di questa avventura… molto prima di quanto mi aspettassi, lo ammetto! Ieri, a fine seduta, la logopedista mi ha detto che l’Aquilina è parecchio brava e che ha fatto un sacco di progressi in poco tempo. In pratica, è dell’idea di vederla ancora fino a fine marzo, poi stop fino a che la pargola non avrà compiuto 5 anni. A quel punto la vorrebbe rivedere per controllare se c’è qualcosa da sistemare (e per valutare se e cosa fare).

Un’ottima notizia per il nostro portafogli e per la mia apprensione (se ci fermiamo qui vuol dire che, nonostante tutti i miei patemi materni, le competenze linguistiche dell’Aquilina sono adeguate alla sua età), una pessima notizia per la pupa, che letteralmente adora la dottoressa e i “giochi” che le fa fare ogni settimana.

In ogni caso, l’Aquilina è stata proprio brava, niente da dire: non solo per i progressi, ma anche per l’impegno con cui ha svolto gli esercizi quotidiani a casa… decisamente è il momento di un premio. Così ho preso la palla al balzo.

20160229_120957Manco a farlo apposta, il giorno prima avevo perso una mattina a lavare e stendere tutti i vestiti (c’ho riempito lo stendino, sul serio) delle mie vecchie Barbie e a “restaurare” una Barbie delle quattro superstiti, la mia Skipper, una Lady Lovely e un Principe Cuorforte. E i Ciuffetti di Lady Lovely, che comunque son carucci da usar come mollette-extension anche se l’Aquilina non avrà la minima idea di cosa diamine siano. Due scatole così a districar nodi in un’inondazione di balsamo per capelli… e poi già che ci siamo, spruzzatina di cristalli liquidi e phon. Sinceramente non ci credevo granchè… invece son tornati praticamente come nuovi!

Una volta sistemato tutto, però, non sapevo cosa farci. Finora l’Aquilina non aveva mai mostrato gran interesse nei confronti delle bambole in generale e avevo il dubbio che non sapesse quasi cosa fosse una Barbie (ottimo motivo per non averne mai chiesta una). Sì, di certo ha visto qualche spot o pezzetto di film in TV, qualche scatola nei negozi… ma ci sono talmente tante novità, ora, che la mia impressione è che la Barbie abbia perso la supremazia che aveva quando ero piccola io e a cinque anni letteralmente morivo dietro una Barbie Fior di Pesco (mai avuta… solo più avanti arrivò la Luce di Stelle che portava il vestito che si vede in foto). Insomma, consegnarle tutto il malloppo al grido di “Giocaci!” non mi pareva la scelta giusta.

Alla fine ho deciso di iniziare con il sacco dei vestiti, parte degli accessori, i Ciuffetti e la Skipper. Che comunque è abbastanza figa (i miei me l’han comprata tardi, quindi è un modello piuttosto recente e meno triste di quelle che avevano alcune mie amiche. Ha pure una seconda di seno, per dire), ma soprattutto è un po’ meno maggiorata della sorella famosa: ho pensato che la cosa potesse facilitare una bimba alle prime armi nell’imparare a vestirla e svestirla.

Beh… è stato un successone. E ho avuto ragione: per il momento la pargola non fa caso per niente che gran parte dei vestiti siano di due taglie in più rispetto alla bambola, e in compenso fa molta meno fatica a svestirla di quanto non avrebbe fatto con la Barbie.

Davvero, sembra che le abbia regalato una cosa fantasticherrima: stamattina è entrata in classe e la prima cosa che ha detto alla maestra è stata che ha una Barbie (ehm… vabbè, facciamo finta che sia una Barbie), non ha fatto un annuncio urbi et orbi del genere nemmeno quando ha ricevuto l’intera squadra dei Paw Patrol con zainetto apribile. Credo  che l’Aquilina non abbia afferrato (meglio così!) che quella che ha ricevuto in dono è roba abbastanza vecchia da poter votare al senato, ma probabilmente non gliene importerebbe un fico lo stesso.

Ora ci sono solo due “problemi”…

… L‘Aquilina chiede del maschio. Tesoro, ho una brutta notizia: il maschio della Skipper non è mai esistito (peraltro, pure la Skipper è dal ’99 che la Mattel ha smesso di farla). In ogni caso, a questo punto per Pasqua pensavo di far entrare in scena Lady Lovely e il suo principe: hanno molti meno vestiti a disposizione (il 90% sono robe che avevo confezionato io a mano con ago, filo e tessuto di lycra per i costumi da bagno), ma almeno… l’Aquilina avrà il maschio!

… Finché la pargola non impara a svestirla e vestirla (spero accada presto…), tocca a me soddisfare i capricci di ‘sta cacchio di Skipper, che non è MAI contenta di come è abbigliata… o quanto meno non lo è per più di due minuti: “Mammaaa… Ha detto che non vuole più la maglia rosa, ora vuole un vestito viola!… Mammaaaa…. Ha detto che non vuole più il vestito viola, ora vuole…”. Rendiamoci conto: stamattina oltre all’Aquilina ho anche dovuto preparare la Skipper, che col pigiama (sì, perchè stanotte l’Aquilina ha dormito insieme alla Skipper. Che ovviamente s’è messa – le ho messo – il pigiama, non sia mai andare a letto vestiti) aveva freddo e voleva mettere il vestito bianco.

Però son soddisfazioni, lo ammetto. Anche perchè ricordo che uno dei primi pensieri, dopo aver saputo dall’amnio che l’Inquilin* era una femmina, è stato proprio “… ‘ta bon. Almeno tutta la roba delle Barbie che è di sotto in garage servirà a qualcuno…”. Sì, direi che sta iniziando a servire. 😀

 

Infortunio

PinoneSe proprio devo trovare una pecca alla nostra vacanza di metà agosto, è stata la brutta sorpresa che ho trovato nella pineta di Pavullo. Mi aveva già avvisata mio padre (che da metà giugno è andato su spesso, per dare una mano a mia zia dopo l’intervento al piede), ma vederla dal vivo… 😦

Nel parco ducale del paese c’è un cedro del Libano ultracentenario, conosciuto da tutti come “Il Pinone” (anche se pino non è). Non ricordo quante persone servano per abbracciarne il tronco, ma è grosso. E alto. E bellissimo. Alcuni anni a Natale è anche stato addobbato ed era davvero una meraviglia.

Ha superato indenne tanti inverni, e su a Pavullo di neve ne viene sempre tanta. Quest’inverno a febbraio, il patatrac: 90 cm di neve, non un record (nell’83, quando ho passato su da mia zia 28 giorni mentre mia madre era ricoverata a Modena, ricordo che la neve caduta era più alta di me… e io avevo 4 anni e mezzo). Ma ci ha piovuto sopra, e il peso ha schiantato uno dei tre “ramoni” principali… che cadendo si è portato dietro tutti i rami sottostanti. In pratica, raggiungendo l’albero “da sotto” si vede ancora all’incirca la sagoma che vedete nella prima foto a sinistra… anche c’è molto più cielo tra i rami, che a prima vista sono molto meno fitti. Poi girandoci attorno… beh, basta guardare la seconda foto, che rende l’idea anche se io non sono una gran fotografa.

Io a Pavullo ci sono solo nata, in seguito ci ho soltanto passato le varie vacanze da mia nonna, ma diciamo che l’ho sempre considerato una “seconda casa” molto vicina alla mia prima. Ammetto che vedere uno dei simboli del paese ridotto in quel modo mi ha piuttosto colpita… anche se è “solo” un albero. Era un (grosso!) punto di riferimento, come la fontana con i pesci dove far navigare le barche, le crescentine della Baracchina, la salita della Contradina, la pesca di beneficienza dai Cappuccini (altra cosa che non esiste più da tempo), la focaccia al formaggio del bar davanti alla chiesa parrocchiale, i giochi al Paradiso dei Pini, le mostre nel Palazzo Ducale, il palazzo del Comune dove aveva lavorato mamma o quello dell’Ufficio del Registro dove andavo a trovare la zia (e se andava particolarmente bene, mi lasciava pure provare una macchina da scrivere. Con l’inchiostro bicolore, figata…).

Sarò cretina, ma insieme a quei rami m’è crollato un pezzetto d’infanzia…

Inizio d’anno

Rieccomi qua: Aquilina di nuovo all’asilo, Consorte di nuovo a lavoro. Io di nuovo online (porcapaletta, The Old Reader mi dice che ho 88 “nuovi” post di blog che seguo da leggere… per Pasqua sarò in pari?) a scocciarvi (che fortuna, eh?).

Passate bene le feste? Qua direi di sì: nessun grosso malanno, e siamo anche riusciti a levarci dalle balle la muffa sulle pareti… non so per quanto, ma spero sinceramente che il lavoro di questa volta duri un po’ di più del mazzo che ci siamo fatti a settembre (dai poi che quest’autunno è stato una chiavica “umidamente” parlando, dai poi che abbiam cambiato le finestre e queste il loro lavoro di chiusura/isolamento lo fanno. Ma che dopo manco due mesi i muri non toccati dalla candeggina di settembre siano neri, i maroni me li fa girare). Perchè diversamente il mio prossimo passo sarà cercare su Google “lanciafiamme prezzi”.

Per il resto… Parlando dei regali di Natale, quest’anno l’Aquilina ha gradito parecchio le monete di cioccolata che le ho infilato nella calza della Befana (un miracolo!), ma abbiamo purtroppo scoperto che i giochi che emettono suoni, si muovono, domandano… quelli un po’ troppo intraprendenti/rumorosi… li sopporta un minuto di orologio contato, poi chiede che siano spenti e rificcati in scatola.

Così, se sono stati un successone il set da infermiera, un giochino di società comprato al Lidl per 3 € (per farla breve, una specie di tombola con formine colorate al posto dei numeri), il set di puzzle della Peppa e i cibi “tagliabili” di legno… sono invece stati un mezzo flop sia la gatta Daisy (l’ha adorata finchè era dentro la scatola “Gatta! Cosa fai lì dentro?”. Tirata fuori e accesa, tempo 2 minuti e “A nanna, via gatta!!”) che il Cicciobello Trotta Trotta che le ha regalato lo zio. 😦 Vero che la gatta sarebbe “dai 4 anni in poi” e che pure la bambola mica “scade” e che di sicuro se li può godere di più più avanti… però non me l’aspettavo!!!

Cambiando completamente argomento, l’anno è anche iniziato con una cosa che mi ha fatto ricordare (se ce ne fosse stato bisogno) ancora una volta che quel guazzabuglio che è Facebook non serve solo a perdere tempo smarrendosi tra link e post, a farsi i cavoli altrui o mettere in mostra i propri.

Qualche giorno fa, in un gruppo della mia città è stata postata una foto di una 3^ elementare ’78-’79. Non mi avrebbe riguardata per una cippa, dato che io nel ’78 ci sono nata… non fosse che la maestra di quella 3^ elementare era la mia maestra (dalla 2^ alla 5^). Trovarmela davanti “all’improvviso”, più giovane di quando l’avevo conosciuta io, mi ha dato la stura a un sacco di ricordi… e mi ha abbastanza emozionata, anche perchè l’ultima volta che l’avevo incrociata in città era segnata da problemi di salute piuttosto grossi. Ho commentato ringraziando l’autore del post per questa emozione che mi aveva regalato e sarebbe finita lì…

… se non fosse stato che il giorno dopo, sempre su FB, uno dei figli della maestra (che evidentemente è incappato nel post e ha letto i miei commenti) ha avuto il carinissimo pensiero di mandarmi due foto scattate alla mia maestra questo Natale. Lo ammetto: partita lacrimuccia di commozione. Quando ci vuole ci vuole, eccheccavolo.

Solito vecchio discorso: certi “mezzi” di comunicazione si potranno criticare o snobbare finchè si vuole. I social network possono anche essere deleteri. Ma utilizzati “bene” offrono possibilità che in altri modi sarebbe ben difficile avere. E quindi, anche questa volta, grazie Feissbuk.

12/12/11

Mi è successo un mesetto fa. Non stavo facendo niente di aulico, per parlar chiaro ero alle prese con lo smistamento di carta, plastica, vetro e lattine per confezionare i sacconi di differenziata da portare all’Isola Ecologica (questo sempre sperando che prima o poi si decidano a metter su gli accrediti dei conferimenti in bolletta, visto che con tutti sti casini per TARI-TASI-TACI-e-paga nell’ultima fattura per i rifiuti si sono “misteriosamente” scordati di metter su i millanta kg di roba che abbiamo portato a luglio).

Auricolari nelle orecchie, per prendermi una pausa da Zecchini d’Oro e canzoncine varie che fanno parte della playlist dell’Aquilina (prima che inizi a pronunciarla del tutto bene, devo assolutamente trovare il modo di convincerla a fare un video di ♪♫ Uischi il gnagnecchio, sale la vavagna… ♪♫). E poi così, sfruttando il lettore Mp3 dello smartphone, sono anche sicura di sentire il telefono se squilla nonostante il casino che faccio tentando di appiattire le bottiglie di plastica e sbragando scatole.

Poi però, a tradimento, i Counting Crows mi sparano questa nei timpani:

♫♪ When you sleep
You find your mother in the night
But she stays just out of sight
So there isn’t any sweetness, in the dreaming ♫♪

E in un attimo è stato come se tre anni non fossero passati: la stessa pugnalata al cuore delle settimane dopo quel 12 dicembre che ha portato via mia mamma. Non è stata la prima volta da allora che mi è capitato di ascoltare questa canzone… stavolta è andata così.

 

Pensiero

Poche ore fa ho ricevuto una brutta notizia: a coronamento di un’estate grigia, inutile scrivere avrei anche fatto a meno di aggiungere al mucchio anche questo ricordo nero.

Questa mattina è venuto a mancare mio zio, marito della sorella di mio padre e tra l’altro anche il mio unico zio (la zia gemella di mia mamma non si è mai sposata)… Quindi “speciale” due volte.

Era malato gravemente da mesi e non era nemmeno un ragazzino (nello spirito sì, quasi fino alla fine), quindi non posso dire che sia stata una sorpresa. Certo che però non mi sarei aspettata che passassero meno di 24 da quando mio padre mi ha detto che lo avevano trasferito perché era peggiorato.

Solo un pensiero, appunto, che in un certo senso rende la perdita in qualche modo più poetica e dolce (per quanto questi aggettivi insoliti si possano associare a un evento simile).

Mio zio è sopravvissuto a mia zia di 12 anni, riuscendo nel frattempo a conoscere due nipotini in più. Scrivendo “12 anni” non sto “buttando lì” una cifra.

Mio zio oggi 5 settembre 2014 è tornato insieme a mia zia, che lo ha preceduto esattamente il 5 settembre 2002.

E insomma… Ammetto che questa coincidenza un po’ mi fa riflettere.

Una guerra, due nonni (cit. Elisa di SportelloUtenti)

Non annuncio niente di sorprendente scrivendo che quest’anno ricorre il centenario dell’inizio della 1^ Guerra Mondiale. Vero che per l’Italia l’entrata in guerra è stata l’anno successivo, il 24 maggio 1915, ma le celebrazioni sono giustamente già iniziate, in svariati modi.

La prima “celebrazione” che mi ha toccata direttamente è stata l’iniziativa di Famiglia Cristiana (come potete anche vedere dagli ultimi miei aggiornamenti di Goodreads, qua a destra) di far uscire una collana di 10 romanzi a tema abbinati al settimanale… mio papà Famiglia Cristiana lo compra sistematicamente dai tempi dei tempi, in più anche lui è abbastanza appassionato di quel periodo storico (insomma: oltre a segnalargli la pubblicità sul settimanale, non ho dovuto insistere granchè per convincerlo a fare la collezione! 😉 ). Occasione ghiottissima per qualche lettura che mi mancava: incredibilmente, dei 10 titoli della collana, non ne avevo finora letto praticamente nessuno (ho un dubbio su uno di quelli che devono ancora uscire… ma se pure l’ho letto, non esagero dicendo che sarà stato 15 o più anni fa).

La seconda è stata questo post di Elisa sul suo blog SportelloUtenti… e mi scuso con lei se ho biecamente copiato/citato pari pari il suo titolo, ma in effetti non sono riuscita a trovare niente che potesse descrivere meglio di così anche il mio post: perchè, come è capitato a lei, anche io sono nipote di due nonni che hanno partecipato direttamente a quel conflitto.

Sono molto legata a quel periodo storico: la 1^ Guerra Mondiale è stato l’argomento di storia che ho portato all’esame di 5^ elementare (quando ancora si faceva l’esame in 5^ elementare)… e il motivo di questa scelta è stato appunto che ha coinvolto anche entrambi i miei nonni. Entrambi i due nonni che io non ho mai conosciuto, se non tramite i racconti di mia madre e di mio padre (per quanto potesse saperne lui, visto che è rimasto orfano di padre a soli tre anni), visto che sono morti tutti e due molto prima che io nascessi. Forse è stato proprio per questo che, al momento di scegliere l’argomento d’esame, ho finito col privilegiare la 1^ Guerra Mondiale rispetto alla 2^ (che pure aveva visto coinvolti entrambi i miei genitori e le loro famiglie).

Al momento invece di decidere la facoltà universitaria “alternativa” a quella Scienze della Comunicazione che era stata la mia prima scelta (ma il test d’ammissione per il numero chiuso decise diversamente…), sono poi stati quegli stessi ricordi ad avere un peso determinante… insieme ad una provvidenziale quando fortuita (i miei genitori non se la sentivano di prendere la bidonvia per salire sulla Marmolada col resto del gruppo, e pure a me toccò restare a terra con loro) visita al Museo che si trova al Passo Fedaia, ai piedi della Marmolada. Roba da “Ma come diamine ho fatto a non pensarci prima,a Storia Contemporanea?!?”.

Quando ero piccola i racconti sui nonni che non c’erano più mi avevano sempre affascinata (le foto erano poche, filmati manco a parlarne!, non avevo molti altri modi per cercare di conoscerli). Ovvio fare anche un po’ di casino, da piccoli… ricordo un compito svolto in 2^ elementare, bisognava descrivere la propria famiglia: la solita roba “Il mio papà si chiama…, ha… anni, ha gli occhi… ,  e i capelli…, di mestiere fa il …”. Roba così. Mia nonna paterna, scomparsa da un paio d’anni abbondanti, la liquidai con un “La mia nonna materna si chiamava Colomba, è morta di malattia a 85 anni quando io avevo 4 anni”, ai nonni invece… appioppai ad entrambi un “è morto in guerra”. Che non era vero (beh, non direttamente… diciamo che entrambi hanno avuto la salute molto compromessa dalle condizioni di vita in tempo di guerra, il nonno paterno proprio durante la 1^ Guerra Mondiale, il nonno materno invece durante la 2^). Ma dà un’idea di quanto quei racconti mi avessero colpita.

02 - Nonno Pietro 23 anniIl mio nonno paterno, Pietro, era classe 1890. Si era già sciroppato anche la guerra di Libia del 1911, quando fu spedito in prima linea nella 1^ Guerra Mondiale. Fu fatto prigioniero durante la ritirata di Caporetto (ancora adesso ammetto che mi vengono i brividi, quando la sento nominare…). Fortuna in un certo senso perchè nonostante tutto portò a casa la pelle, sfortuna perchè, a detta di mio padre, è con ogni probabilità stato a causa dei postumi della prigionia in Jugoslavia che è poi finito col morire nel 1939, quando mio padre aveva solo 3 anni.

08 - Francesco

Nonno Francesco, inizio 1917. “Nonno” si fa per dire, che in questa foto aveva sì e no 16 anni…

 Il mio nonno materno, Francesco, invece era classe 1901. Non era di leva (tant’è che mi pare che gli ultimi arruolati furono i celebri “ragazzi del ’99”) e in effetti non combattè nel vero senso del termine, ma si arruolò comunque volontario a 15 anni per aiutare a scavare le trincee e tirar su qualche soldo da mandare alla famiglia.

La cosa particolare è che mentre del mio nonno materno esistono ben sei fotografie di quel periodo, compresa questa che ho pubblicato qui a destra in questo post (e che è l’unica in cui è ritratto da solo, le altre sono tutte di gruppo), non ne esiste invece nessuna che ritragga il mio nonno paterno in uniforme, nè relativamente alla guerra di Libia, nè scattata in occasione della 1^ G.M. (tant’è che l’unica “del periodo” che ho trovato è “in borghese” ed è del 1913, come si legge dall’annotazione). Vero anche che del mio nonno paterno esistono pochissime foto in generale (quella di questo post è anzi l’unica che lo ritrae “da giovane”… per quanto non sia certo morto “vecchio”).

Tra l’altro, facendo un passo indietro ad inizio post e tornando al “24 maggio 1915”, devo ringraziare mia madre e il suo avermi voluto insegnare le canzoni che suo papà aveva portato a casa dalla guerra. Perchè è stato merito de “La canzone del Piave” se durante un’interrogazione in 5^ elementare mi son ricordata quella data alla domanda della maestra “… e quando invece è entrata in guerra l’Italia?”. Ammetto che lì per lì la parte del libro che ne parlava non mi era proprio venuta in mente… poi un flash musicale: “… ♪♫ Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio – dei primi fanti il 24 maggio…♪♫”“aspe’… ma se lo dice la canzone, sarà poi una data importante..!”. Hey, a scuola come nella vita spesso ci vuole anche la fortuna con la “C” maiuscola… e anche sapersi arrangiare con quel che si ha sottomano e in maniere non sempre convenzionali… 😛

P.S. Segnalo anche questo link che mi ha passato sempre Elisa, dove si trova un sacco di materiale interessante sulla Grande Guerra.