Il troppo stroppia

Mi ero ripromessa di non affrontare MAI questo argomento, perchè è da quando sono diventata mamma che mi sono accorta che è uno dei più spinosi esistenti al mondo. Se non avete voglia di discutere inutilmente con la gente, evitate come la peste di parlare di religione, politica, veganesimo e… vaccini. Tanto nessuna delle due parti cambierà MAI idea.

Solo che, mentre finora il tema vaccini era più o meno relegato ai gruppi di genitori, negli ultimi giorni non puoi aprire un social network senza trovarti in home page qualche discussione a tema: c’è questo decreto legge che obbliga a fare ai bambini 12 vaccini per poter frequentare la scuola. Non è ancora legge, se non viene convertito entro i canonici 60 giorni fa ancora in tempo ad andare a donnine, ma in ogni caso il polverone che si è alzato è già più fitto della nebbia in Val Padana a novembre.

E le “perle” come quella dello screen qui accanto (che ho riportato per comodità perchè era già “censurata” per la privacy dalla pagina che l’ha condivisa, non perchè sia l’unica che m’è capitato di leggere) si sprecano.

E a me girano i coglioni.

Devo trovarti qualcuno leso da malattie infettive? “Solo” leso? Ok.

Una mia compagna delle superiori, S. Intorno ai 30 anni si è ammalata di herpes zoster, volgarmente detto Fuoco di S. Antonio, che altro non è se non una riattivazione del virus della varicella. La varicella è una di quelle malattie infettive (come il morbillo) che anche in caso di perfetta guarigione può causare casini a distanza di anni. In questo caso, il virus della varicella resta latente nell’organismo e può riattivarsi (o anche no. E’ abbastanza questione di fortuna) ad esempio in situazioni di forte stress o indebolimento del sistema immunitario (questo è evitabile invece facendo il vaccino relativo). S. è guarita dal Fuoco di S. Antonio (divertendosi assai poco e senza dover aver fretta), ma è rimasta con metà viso paralizzato (e ormai, a distanza di anni, se lo tiene così per il resto della vita e ciao).

Se invece valgono anche i morti per malattie infettive, questi maleducati misantropi che non si degnano di scrivere due righe sui social network per spiegare la loro posizione su malattie infettive e vaccini, nessun problema. Ho pure quelli.

Vi presento mia zia Maria, è  una bella bimba vero? Nel 1935 (qualche mese dopo questa foto), Maria aveva due anni. E in qualche modo li ha anche ora, perchè appunto nel 1935 è morta di difterite. Non solo non ha potuto essere mia zia, ma non ha potuto essere nemmeno la sorella di mio padre, che è nato nel 1936 senza poterla conoscere. Di lei rimane solo questa foto, e bella grazia che è scampata alla guerra, ai bombardamenti e ai mesi da sfollati.

E poi, già che ci siamo, vi presenterei anche mio cugino Stefano. Di lui però non ho una foto da farvi vedere (ce l’avrà avuta mia zia, ma al mio ramo della famiglia non ne sono arrivate copie… è stato mio padre a parlarmi di lui, fosse stato per mia zia non avrei mai saputo dell’esistenza di questo cugino morto 13 anni prima della mia nascita. Quindi, anche dopo averlo scoperto, non ho mai pensato/avuto il coraggio di chiedere almeno una foto da copiare a mia zia. Se non ne parlava, aveva i suoi motivi). Nel 1965, a 6 mesi, è morto per gastroenterocolite da rotavirus.

Ecco perchè mi girano i coglioni a leggere commenti come quello dello screen qua sopra.

Chi “non conosce” nessun esempio da citare ha solo avuto un gran culo da generazioni, ecco cosa. E mi piacerebbe fargli scambiare due parole con mia nonna (rispettivamente madre e nonna dei due bambini qua sopra), ma purtroppo (o per fortuna, si è risparmiata almeno questa incazzatura) è morta nel 1983.

Di più: chi non “conosce” nessun esempio da citare evidentemente durante le lezioni di storia dormiva e ha continuato sulla strada della narcolessia anche negli ultimi lustri (Bebe Vio immagino che pensino sia una linea di prodotti per l’infanzia). Gli unici attimi di risveglio, giusto per scriver minchiate sui social.

Non intendo tentare di convincere nessuno a cambiare nessuna idea, ho già scritto che è impossibile.  Il mio è soltanto uno sfogo, e ritengo sia un bene che davanti all’ignoranza della gente io riesca ancora ad arrabbiarmi. Perchè il brutto sarà quando non mi farà più nè caldo nè freddo.

Le lenti ci servono…

… ma non del tipo che temevo!

Mi spiego: lunedì ho portato l’Aquilina alla sua prima visita ortottica. Sono stata io a romper le balle alla pediatra per anticiparla, lo ammetto. Quando ad agosto ho chiesto informazioni (finora gli occhi non glieli avevamo mai controllati… ma il Consorte ha messo su gli occhiali fissi già alla scuola materna, io all’ultimo anno di materna dovevo già metterli anche se con la clausola “solo quando si applica”. Ergo: qualcuno doveva pur averci controllato la vista, all’asilo. Vero che lei non sembrava avere difficoltà nè da lontano nè da vicino… però l’impressione dei genitori non sostituisce certo il parere di un oculista), la dottoressa mi ha detto che il controllo – salvo problemi evidenti – si fa tra i 5 anni e mezzo e i sei, prima dell’inizio della primaria. Però, anche vero che con entrambi i genitori miopi e astigmatici fin da piccoli… la mia idea di farla controllare non era poi così campata per aria.

Per farla breve, a inizio settimana abbiamo fatto questa benedetta visita (con tempi d’attesa molto più brevi di quel che pensavo… che pensavo dato il fatto che invece il controllo oculistico che ho richiesto io a giugno sono riuscita ad averlo per il 2 gennaio prossimo!). Ed è venuto fuori che l’Aquilina sì, ha un leggero astigmatismo a destra… ma ci vede 10/10 da entrambi gli occhi. Nuovo controllo consigliato tra un paio d’anni, ma per ora nessunissimo bisogno di occhiali.

Inutile dire che la cosa mi fa parecchio piacere, soprattutto unita al fatto che anche il controllo della settimana scorsa con la logopedista è andato benissimo (tant’è che ci rivediamo tra 6 mesi per un altro controllo: questo sempre se nel frattempo l’Aquilina non impara a pronunciare bene il suono S+consonante, che è l’unica cosa che deve ancora mettere a punto).

Presa da entusiasmo (si fa per dire) al motto di “Dai, che finalmente si infila tutto per il verso!”, mi sono pure messa un po’ più attivamente a cercar lavoro, iniziando con l’aggiornare la mia posizione e disponibilità al Centro per l’Impiego. E se non salta fuori niente (ahahahah, bella battuta), a metà ottobre escono le info sui corsi d’aggiornamento in partenza, mi metterò a spulciare pure tra quelli.

Ma veniamo all’altro tipo di lenti che invece ci occorrerà per l’Aquilina, come da riferimento a inizio post.

Non è un record, ma la pupa ha imparato a far fotografie (non “a usare la fotocamera” nel vero senso della parola, perchè non è ancora in grado di cambiarsi le impostazioni da sola [per ora]. Giusto di accenderla, inquadrare, scattare), e devo dire che è anche abbastanza bravina. Il che segna l’inizio di una nuova epoca, per noi: ossantocielo, d’ora in poi quando si va in giro io e il Consorte potremo avere qualche foto insieme, noi due, a figura intera e senza dover elemosinare uno scatto dal primo passante disponibile o diventar coglioni per un autoscatto (perchè tutte le nostre foto insieme da circa 18 anni, se non sono state scattate da un povero cristo reclutato all’uopo, ci ritraggono al 95% da metà busto in su…)!!!

screenshot_2016-09-29-18-12-53Il giorno che ha iniziato ha fotografato praticamente tutta casa per almeno un’ora… qua a fianco vedete l’annuncio ufficiale dell’evento al Consorte, dopo mezz’ora che l’Aquilina scattava in giro per casa. 😀 Otto minuti dopo aver scritto l’SMS l’ho vista girare di sua iniziativa la fotocamera verso di sè, scattare e rimirarsi nel risultato… andiam bene, tra due giorni mi chiederà il bastone per i selfie. D-:

fotocameraFatto sta che penso proprio di aver trovato il regalo per il suo prossimo compleanno, tra un mese e un po’: una fotocamera digitale tutta sua, ovviamente. Di un fichissimo azzurro metallizzato, 14 megapixel, impermeabile fino a 8 metri di profondità, resistente agli urti (almeno così spergiura la Panasonic) da caduta fino a un metro e mezzo d’altezza (e dato che l’Aquilina è alta un metro e 10 cm circa… beh, per un po’ dovremmo essere a posto) eccetera eccetera.

Dite che son diventata scema a regalare una roba del genere a una cinquenne, che potrebbe bastare un qualsiasi “rozzo” o poco più di un giocattolo? Beh, se il regalo ce lo fanno i punti della GFK Eurisko (nel paragrafo sopra ho appunto descritto la fotocamera presente nel catalogo 2016), a costo zero per le finanze di casa… anche no! 😉

Sorpresa!

thermometer-833085_640Quando ero piccola, c’erano due cose che mia madre non si spiegava quando stavo male.

La prima era che non sentivo assolutamente la febbre. Anche con 39° di temperatura, io continuavo a giocare imperterrita e rimbalzare per casa. Se le veniva il dubbio che potessi star poco bene, le toccava praticamente placcarmi tipo rugby e sacramentare minacce per tenermi ferma il tempo di misurare la febbre con il caro vecchio termometro a mercurio (“Non ti muovere, che il termometro è di vetro, si rompe, ti si piantano le schegge e poi il mercurio è anche velenoso!”).

La seconda era che le volte che mi venivano le placche in gola… niente, non emettevo un lamento, continuavo a mangiare come al solito e rispondevo un “Nooooo…” scocciato quando lei continuava a chiedermi “Ma non ti fanno proprio male? E’ impossibile!!” (il buono è che poi, quando ero più grande, mia madre quando parlava di sta cosa tornava a dirmi “Ma dai, è impossibile che tu non avessi male…”… ma a quel punto io di come stessi a 2-3-4 anni non avevo più la minima idea, quindi più che far spallucce non potevo…).

Invecchiando, ero convinta di aver perso entrambe le immunità: adesso 37,5° di febbre già li sento e con 38° sono verso l’andante, e l’ultima volta che ho avuto le placche in gola mi sono ritrovata al Pronto Soccorso alle 7 di mattina di un lunedì di Pasqua, dopo una notte passata insonne per il dolore alla vana ricerca della Guardia Medica.

E invece…

Domenica mattina mi “sveglio” dopo una nottataccia infame, più stanca di quando sono andata a dormire. Niente che giustifichi il sonno agitato o il sentirsi come se avessi la febbre (che non c’è: il termometro digitale mi comunica un 36,3°)… a parte un po’ di dolore alla parte destra del collo. Boh. Passo tutta la giornata tipo zombie, e il giorno dopo decido di saltare ginnastica: martedì pomeriggio l’Aquilina ha un incontro di aggiornamento con la logopedista della ASL, che già ho dovuto rinviare la settimana scorsa perchè l’influenza se l’era beccata la pupa. Un po’ da coglioni rischiare di dover rinviare un’altra volta perchè mi sono ammalata io…

Il dolorino al collo è sempre lì (anzi, adesso mi fa un pochino male la gola, sempre a destra… ma roba da caramelline al propoli, niente di più), però in generale sto meglio. Quindi mercoledì a ginnastica decido di andarci. E il pomeriggio sono stesa… più ancora della prima volta che ho iniziato, e che ero completamente fuori allenamento da svariati lustri. Sempre niente febbre… però ha iniziato a darmi un leggero fastidio anche l’orecchio destro. Mah… qualcosa inizia a non quadrarmi.

Botta di conti: weekend lungo in vista, settimana prossima campale per l’Aquilina (26/4 audiometria e impedenzometria, 27/4 visita dall’otorino per controllare i drenaggi, 28/4 gita)… se non ne approfitto subito, dal mio medico prima di altri 8 giorni non riesco ad andarci. E qui mi viene in mente quell’altro weekend lungo.

Così stamattina vado dal mio medico: mal che vada, io perdo una mattinata e lui mi conferma che è una boiata da Borocillina.

Ho anche fortuna con la C maiuscola: alle 9.20 sono già in farmacia (di solito prima delle 13 non sono mai stata spiccia, e di solito mi tocca sempre tornare in farmacia al pomeriggio perchè alle 13 è già chiusa). 

E niente… ho fatto stra-bene ad andarci, anche se a me sembrava fosse per una cazzata e subito anche il dottore propendeva per un semplice raffreddamento, visti i sintomi che spiegavo.

Invece, non solo dovrei avere un male cane a destra (e non solo il po’ di fastidio che neanche stai a scomodare la Borocillina, basta una caramellina al propoli, dai!), ma dovrei avere lo stesso male cane anche a sinistra: ho entrambe le tonsille ben ricoperte di placche (“Ma pure la sinistra?!?” “Guarda, ti faccio una foto, così le vedi” “Ooooh… apperò, è messa peggio la sinistra della destra…”). Tempo 2-3 giorni e sarebbe arrivata anche la febbre alta (esattamente a cavallo del weekend lungo, ‘sta scostumata!).

Ho vinto 7 giorni di Amoxicillina…

E ho capito perchè da piccola quando avevo le placche non mi lamentavo. Altro che bimba stoica che non vuol rompere i coglioni ai genitori con le sue sofferenze. Nonò. Non avevo male manco allora, come stavolta… adesso lo so. 😛

Avvertimento

pain-1015574_640A febbraio mi sono decisa a far qualcosa per la mia schiena: non ce la facevo più a “far finta” che non mi facesse male.

Il dolore ce l’ho cronico da anni, ero riuscita a risolverlo con lo step, ma era tornato con la nascita dell’Aquilina (anche perchè in gravidanza avevo dovuto smettere con lo step). Inoltre, i chili in più che mi porto addosso (diciamo che di quei 13 Kg messi su in 8 mesi ho perso solo… l’Aquilina) di certo non aiutano la mia spina dorsale. E la caduta per le scale (appena lavate e ancora bagnate… ma con gli zerbini rimessi a posto. Così me ne sono accorta solo quando mi sono trovata in caduta libera con l’osso sacro verso lo spigolo dei gradini) di due anni a mezzo fa ci ha messo la ciliegina sulla torta. Urgeva iniziare a far qualcosa.

Anche perchè nel frattempo mi sono accorta che il problema era peggio di quel che pensassi: a star seduta per più di un’ora-un’ora e mezza senza potermi alzare (mi è capitato alla riunione di sezione con le maestre, e poi a dicembre alla cena aziendale del Consorte), poi il giorno dopo altro che mal di schiena: quasi non riesco a camminare dal dolore alle anche (pensavo fosse un simpatico effetto collaterale limitato al mio tentativo di rimettermi in sesto da sola con lo step, invece no…). Urge prendere in mano il casino ora che posso (leggasi: che non rischio di perdere un lavoro – non avendolo – per l’ennesimo impegno in orario lavorativo).

In autunno il mio medico aveva provato a suggerirmi semplicemente di fare pilates con la “pallona” e bicicletta, ok.

Col pilates ho finito prima di iniziare: non son riuscita quasi a sdraiarmi a terra sul tappetino, che l’osso sacro ha smentito il suo nome e iniziato a sacramentare in svariate lingue più o meno conosciute. Bicicletta… vabbè, ci siamo capiti. L’inverno non è il periodo migliore per andare in bici (se per andare in bici non sei solito bardarti da Coppi, che allora non hai stagioni), e di spendere altri soldi per una cyclette non mi andava: e se poi per qualche motivo capitava come per la pallona? Spesa a parte, la cyclette mica posso sgonfiarla e rimetterla nella scatola… dopo sta pure sui coglioni.

Ok, torniamo dal medico.

Prima tappa: radiologia, raggi a schiena e bacino. Trovato l’inghippo: lo spazio discale tra l’ultima vertebra e il mio bacino è circa la metà di tutti i suoi colleghi più in alto. Disco bello schiacciato a frittata. Forse ernia, ma il mio doc mi ha evitato l’ecografia: a parte i casini per riuscire a prescrivermela (i tagli alla sanità colpiscono anche qua: bisogna avere fior di motivazioni e malanni e a volte anche anni sul groppone, perchè ti possano prescrivere un accertamento), ci serve poco sapere se c’è o no… per il dolore che ho io la “terapia” è sempre quella.

Seconda tappa: fisiatra. Che mi butta lì un bel piano d’attacco, che al 75% riesco anche a fare: un libretto con alcuni esercizi da fare a casa, 10 sedute di Tens (casalinghe pure quelle) e un bel corso di ginnastica apposta per la schiena in una palestra convenzionata con l’ASL (ai bagni termali ci pensiamo nella prossima vita, eh), quindi a costo molto abbordabile.

Ed è qui che arriva l’avvertimento del titolo: attenti. Potrebbero succedere cose. Tipo catastrofi naturali, spostamenti di pianeti, Apocalisse. Perchè la sottoscritta ha rimesso piede in una palestra per la prima volta dal 1997 (dopo aver salutato la fine delle superiori e dell’ora di Educazione Fisica con giubilo ed esultanza), e il corso le è anche piaciuto. E oggi si iscrive per tutti i 4 mesi di corso da qui a luglio, perchè dati gli orari (lunedì e mercoledì 10.30-11.30 o martedì e giovedì 15-16) torniamo al discorso di prima… ora o mai più.

E poi prendo pure due piccioni con una fava, pensando al suggerimento ciclistico del mio medico: la palestra è dall’altra parte della città, tra andata e ritorno son quei 9 km da casa mia. Che, non avendo l’auto, ovviamente farò in bicicletta: non è una tappa del Giro d’Italia, ma è di sicuro un motivo in più per muoversi.

Last but not least, mi son pure beccata un 11-12 anni di meno da una delle compagne di corso, che mi dava 25-26 anni massimo (“Beh, credevo peggio: era dalle superiori che non mettevo piede in palestra…” “Vabbè, ma per te son passati pochi anni” “Circa 19, signora…”). Son soddisfazioni. Ho l’atleticità di un tricheco e la stazza di una balena, ma giovanilissssssssima, dai. 😀

Bye bye, adenoidi…

12628472_10207876352927300_1404260396526073255_o

Alba in ospedale

Alla fine gli scongiuri devono aver funzionato: ce l’abbiamo fatta!! L’intervento di ieri dell’Aquilina è andato bene, il 26 abbiamo il controllo.

I momenti peggiori sono stati due.

Il primo, il risveglio dall’anestesia. Che sia un momento poco simpatico, me lo ricordavo bene dall’intervento in anestesia generale che ho fatto io a 15 anni: un rincoglionimento fastidiosissimo per tutto il pomeriggio. Peggio quello, quasi, dell’operazione. Il risveglio dell’Aquilina, invece, è stato in stile “Esorcista”: è mancato giusto il vomito verde, per il resto sembrava una scena del film, pari pari. Molto incoraggiante per il suo compagno di stanza novenne, che quando l’Aquilina è rientrata dalla sala operatoria doveva ancora andare sotto i ferri. Credo che se non fosse stato per il fatto che quel povero bambino era al suo secondo intervento di adenoidectomia (ebbene sì. Ste stronze, in alcuni casi, possono ricrescere e tornare a rompere le balle) e quindi sapeva già cosa lo aspettava, probabilmente avrebbe infilato la porta di corsa senza voltarsi indietro…

Il secondo momento no è stato il tentativo (fallito) di provarle la pressione. Era già successo a dicembre nello studio della pediatra, e poi di nuovo a inizio gennaio durante i controlli preoperatori: l’Aquilina ha il terrore del bracciale (dio sa il perchè). Non è che pianga quando inizia a gonfiarsi e a stringerle il braccio: le basta vedere un bracciale per la pressione e inizia a piangere disperata tipo scuoiamento a vivo con spargimento di sale grosso. Al punto che alla fine l’infermiera ha  desistito: “Se riporto questi risultati, vi spediscono qui un cardiologo in due minuti!” al che ho fatto notare che sarebbe bastato far entrare il cardiologo in stanza con in mano un bracciale per la pressione (“Aaaaaaaah!!! Orrore!!!! Terrore!!!! Raccapriccio!!! Reazioni inconsulte!”) e tempo 30 secondi, per riprendersi dagli strilli (sempre che non li avesse già sentiti, considerando anche che Cardiologia è sullo stesso piano di Pediatria), per ricevere una bella certificazione di “sana e robusta costituzione” (e probabilmente anche un paio di calci in culo verso casa).

Di altre cose particolari… beh, direi l’Odissea per il Gelato. Sulle 15, l’Aquilina se ne esce con un “Ho fame”. Oddio, miracolo! Mi fiondo al bar dell’ospedale e, considerando tutte le limitazioni che ci avevano dato (solo panna o crema, senza pezzetti di cioccolato, biscotto, guarnizioni, sciroppi…), riesco a trovare una coppetta alla panna della Algida nel freezer.

Passano un paio d’ore e anche il compagno di stanza dell’Aquilina inizia a sentire un certo languorino ed è passato il suo tempo di digiuno. Dato che loro non sono di F. ma di un paese vicino, piuttosto che stordire la madre del bimbo di indicazioni per raggiungere il bar, la accompagno. E quando siamo lì notiamo che i gelati alla panna si sono nuclearizzati: non ne è rimasto manco uno. Al che chiediamo: finiti, domattina (eh, tardi). Di tutti gli altri gelati presenti, l’unico possibile candidato è un Mottarello, da scotennare del cioccolato prima di poterlo dare al bambino, però.

Non avendo con noi le giacche (davanti all’ospedale c’è un altro bar, ma fuori si gela) torniamo in stanza con il magro bottino. Nel fratempo, l’Aquilina chiede il bis di gelato… A quel punto il Consorte e la mamma dell’altro bambino prendon su e provano ad andare in un bar davanti all’ospedale. Che ha solo ghiaccioli. Però aspetta, poco più in là c’è una nota gelateria cittadina. Che è chiusa per turno. Però aspetta ancora… un po’ più in là c’è una nota pasticceria cittadina, che recentemente ha iniziato a fare anche gelati. Ma è chiusa per turno pure lei. Aspetta ancora un po’… un altro po’ più in là (a quel punto il Consorte era quasi arrivato a casa nostra…) c’è un’altra gelateria, spin off della nota gelateria di cui sopra. Che è aperta, eccheccavolo (fatto sta che l’altra mamma, non pratica di F., col piffero che da sola l’avrebbe trovata)!!

Comunque siamo andati bene anche con il post operatorio a casa. Nottata liscia, più di quanto osassi sperare: l’Aquilina si è svegliata solo alle 7 della mattina dopo, chiedendo di venire nel lettone. Cosa che le avrei anche accordato, se non fosse stato che… il Consorte s’è preso l’influenza.

Per dirla tutta, non stava già granchè bene da lunedì sera… del resto, non che ci si potesse aspettare di meglio quando lunedì dentro  l’officina avevano 8°C, il che significa dover lavorare a un tornio 8 ore senza potersi nemmeno metter la giacca sopra la tuta per questioni di sicurezza (e sotto la tuta copriti pure… ma più di tanta roba mica ci sta) a poco più della temperatura del tuo frigo di  casa… A meno di essere un panetto di burro o un vasetto di yogurt, chi non si ammalerebbe?

Riscaldamento rotto? No. “Il riscaldamento costa”. Ora, sarò scema io, ma credo che alla fine alla ditta costino di più i dipendenti in malattia per via del freddo che si sciroppano nelle ore lavorative.

Al momento (il Consorte è in coda dal suo medico) confesso che non so se ridere o piangere: l’Aquilina è a casa da scuola sia per stare a riposo che per non rischiare di ammalarsi appena dopo l’intervento… e noi il malato ce l’abbiamo a casa (70 mq, dai germi non si scappa).

Se mi s’ammala anche la pupa giuro che tiro su il telefono, chiamo la ditta del Consorte e mi sbrano qualcuno…

Dita incrociate… e gattini

luck-593899_640Per la verità è già da una settimana che le sto (virtualmente) tenendo così, e cioè da quando lunedì scorso il mio pranzo è stato interrotto da una telefonata che di sicuro non mi aspettavo in quel momento: l’Ospedale Civile per fissare l’intervento e la trafila preoperatoria per l’adenoidectomia dell’Aquilina.

E’ vero, quando l’otorino il 16 dicembre ha iniziato a compilare il modulo per la messa in lista mi aveva spiegato che sì, stava segnando “Non urgente – 6 mesi”, ma che visto che la lista d’attesa era ancora molto breve (il locale reparto di ORL recentemente è passato di gestione da Ravenna a Forlì) ci avrebbero probabilmente chiamati presto.

Presto sì… ma avendo io rispedito il modulo il 18 dicembre alle 18 passate (dalla visita dalla pediatra siamo rientrate col modulo compilato del tutto che eran le 17 poco più… ma tempo di sistemare allegati e scansioni, per riuscire a spedire il fax son diventata demente: colpa della nostra solita ADSL funzionante a singhiozzo, che ha scelto proprio quel momento per entrare in coma temporaneo…), sinceramente non pensavo di avere notizie prima della fine delle feste. Anzi, mi ero ripromessa di aspettare tipo oggi e poi provare a rompere i coglioni giusto per sapere se eravamo in lista (un fax inviato dopo le 6 di sera del venerdì… beh, sì: sarò paranoica, ma una conferma in più rispetto alla mia ricevuta non mi avrebbe fatto schifo). Ecco perchè il 4 gennaio a tutto pensavo, salvo che a dover iniziare ad organizzare esami preoperatori, visita dall’anestesista e tutto il resto…

Gli scongiuri sono affinchè l’Aquilina si mantenga in buona salute fino al 20 gennaio… Finora, da settembre, ci è andata abbastanza bene (merito dei cicli di Broncho Munal che sta facendo da agosto? Di una santa bottarella di culo?), anche l’inquietante cartello “C’è stato un caso di varicella” che è comparso sulla porta dell’aula dell’Aquilina il pomeriggio del 23 dicembre (Buon Natale!!!) per il momento lo stiamo dribblando (non siamo “fuori pericolo”… ma non lo saremmo anche senza cartello, dato che la varicella sta girando in città da settimane).

La speranza che il “trend” continui fino al 20 gennaio (giorno dell’operazione) è soprattutto per il fatto sono più agitata che se dovessi operarmi io (anche se so che è un intervento di routine… ma l’anestesia totale un po’ di strizza la dà sempre): ammetto che “togliermi il pensiero” è uno dei motivi (non il più importante, ma sicuramente il più fastidioso) per cui non vedo l’ora che ci liberiamo di questa cosa, quindi preferirei non capitasse nulla che ci costringa ad un rinvio!!

Venerdì ci siam tolti il pensiero delle trafile preoperatorie: bilancio in definitiva positivo, vero che abbiamo rischiato l’intervento della Protezione Civile per gli strilli dell’Aquilina in occasione del prelievo e della misurazione della pressione (diosaperchè solo a infilarle il bracciale si terrorizza…). ma c’è da dire che siamo entrati in ospedale alle 7.45 per uscirne quasi 4 ore dopo (la maggior parte passata aspettando il nostro turno) e che prima delle 10 (e del prelievo) non ha potuto far colazione (a quel punto il brickino di latte al cioccolato della Granarolo era ambrosia)… tutto considerato ha avuto parecchia pazienza. Poi son fortune che non tutti i bambini abbiano la sua potenza vocale, perchè se no per la 626 il personale di pediatria probabilmente dovrebbe lavorare utilizzando le cuffie antirumore in dotazione a chi utilizza il martello pneumatico.

Comunque, venerdì pomeriggio l’abbiamo portata al TOYS e l’abbiamo sguinzagliata al motto di “Puoi scegliere QUELLO CHE VUOI, visto che stamattina in ospedale sei stata brava”

Manco a dirlo l’Aquilina, dopo aver girato tutto il negozio, è uscita con questo.

12507682_10207795041574567_379343657593996307_nSì, lo ammetto. Ho provato a traviarla: perchè di questo micetto nero si è innamorata appena messo piede al Toys. Ma come si diceva anche qua… un altro gatto (tra l’altro: effettivamente a casa dei nonni Babbo Natale gliene ha portato uno, bianco e arancione, che miagola pure)?!? E quindi dopo averlo lasciato lì un po’ a malincuore ha girato per tutto il negozio tenendo in braccio un pupazzo di Rarity dei My Little Pony (bellerrimo: corno scintillante e criniera sbrilluccicosa pettinabile) e rifiutando qualsiasi alternativa (sì, c’ho riprovato: in fondo pupazzi ne ha un treno, come si diceva qua).

Poi quando è stato il momento di andare alla cassa, per scrupolo, le ho fatto la domanda di rito: “Sei sicura sicura? Vuoi proprio il pony, o preferisci il gattino dell’inizio?”.

Indovinate.

Cucù!

cake-25388_640Va beh che ormai è Halloween e farebbe tanto atmosfera, ma non avete idea delle ragnatele che si son fatte in sto postaccio dopo più di un mese che non ci mettevo piede.

Non è che in queste settimane non sia successo niente… è solo che non mi sembrava niente che valesse la pena raccontare. Poi ci ha messo lo zampino il quinto compleanno del blog, e mi sono resa conto che era ora di far qualcosa: o venivo qua e scrivevo due righe almeno per dare l’addio a tutti decentemente, o venivo qua e scrivevo due righe per far presente che siamo ancora tutti vivi e in qualche modo vegeti. Per vostra sfiga, al momento prevale ancora la seconda.

Comunque, l’Aquilina ha iniziato il secondo anno di materna (no, “scuola dell’infanzia” non riesco a dirlo!) e abbiamo già sfilato il primo paio di raffreddori (però forse stavolta abbiamo trovato la “combo” per evitare che le finiscano in otite… quindi dita incrociate e sperem!). Sabato prossimo inizia anche un po’ di logopedia (più che altro per metter tranquilli me e il Consorte, direi… visto che tipo per le sue maestre è tutto a posto così), incontro di test per vedere se ha senso farne ora o se (dato il fatto che ha tuttora il timpanogramma quasi piatto) possiamo aspettare i tempi ASL e la prossima primavera.

Ha anche iniziato il suo primo “sport”, un corso di ginnastica indirizzato al basket (che volete far fare a degli scriccioli di 3-4 anni? Tanto più che la nostra “scricciola” in questione è una testina che ve la raccomando… una volta ha passato tutta la lezione facendo gli esercizi – che le pareva – abbracciando un cono “stradale” giallo [… e che lo scrivo a fare…] di cui si era innamorata durante il percorso di slalom =__= ). Avevo il tarlino del nuoto, ma sempre per via del discorso otiti/adenoidi/ipoacusia d’accordo con la pediatra lo rimandiamo minimo a marzo prossimo.

Poi, cosa che sinceramente mi piace tanto, l’Aquilina è anche in fase di innamoramento verso i libri: tutti i pomeriggi mi tiene lì per almeno tre quarti d’ora a leggerle storie (questo escludendo l’altro quarto d’ora buono prima di dormire. Sto mettendo assieme due polmoni così, sì…). Diciamo che siamo diventate affezionate utenti della biblioteca comunale, benedetta istituzione.

E io? Io nel frattempo sono invecchiata (sì, lo so: quest’anno manco la solita fetta di torta virtuale, vi ho offerto. Padrona di casa degenere pure sul web…), ho resuscitato la mia tessera della biblioteca (potrò mica esser da meno della piccoletta, giusto?) e tagliato i capelli (e pure l’avatar qua a destra se li è tagliati, giustamente).

Voglia di un nuovo look? Un tantino (del resto eran 14 mesi che non andavo dalla parrucchiera… ci sta!), ma più che altro voglia di angosciarsi di meno ad ogni shampoo. Mettiamola così: occhio non vede (le matasse di capelli lunghi deceduti in fondo allo scarico), cuore duole un po’ meno (in proporzione alla ridotta lunghezza delle vittime). E’ ormai da luglio che ogni lavaggio di capelli è una strage… quanto meno: è da luglio che ho iniziato a farci caso. Prima davo la colpa allo stress per il malanno dell’Aquilina, poi l’ho data al cambio di stagione… arrivata a luglio ho iniziato a capire che sto cavolo di “cambio di stagione” stava durando un tantino troppo.

Questa ed altre magagne che stanno venendo fuori, dopo quattro anni che ho pensato solo all’Aquilina e ci ho dato parecchio su per me, mi hanno portata a riallacciare i rapporti col mio medico e col CUP (dopo averci avuto a che fare 4 volte in meno di un mese, le nuove macchinette automatiche per pagare il ticket per me non hanno più segreti!).

Giusto stamattina, altro prelievo del sangue: parlando con un’amica che purtroppo ne soffre ho avuto modo di far mente locale, mettere insieme un po’ di tasselli e scoprire che il 90% delle rogne piccole e grandi che finora ho svicolato potrebbero essere dovute alla mia tiroide che ha deciso di sbarellare (come, peraltro, quella di circa la metà delle mie amiche: dicono che esser state ragazzine sulla Riviera Adriatica quando ci fu quella bella robina di Chernobyl possa esser stato propedeutico a scassarsi la ghiandola prima del tempo). Così quando son tornata dal medico con l’elenco di tutte le magagne (anche quelle che finora non avevo ritenuto di dirgli perchè “… son minchiate, dai…”) ben ordinato tipo lista della spesa, pure lui è stato dell’idea di indagare in direzione tiroide.

Ora son qua che da una parte spero che la responsabile sia davvero lei (perchè così sistemata quella, buona parte del resto dovrebbe migliorare… se no tocca affrontare almeno le cose più rognose una per una) e dall’altra spero non sia così (perchè mica s’aggiusta, dopo come minimo son farmaci a vita). Che dire… ci andrem su dietro, al solito!