Partenza in 1^ classe

E no, stavolta non è semplicemente un “titolo ad effetto”, come è stato invece tre anni fa. Adesso vi spiego come mai. 🙂

L’Aquilina ha iniziato la primaria assolutamente in grandissimo stile… intanto, ad accogliere i nuovi scolari nell’atrio della scuola non c’erano soltanto coordinatrice e maestre. Troppo mainstream, quello son capaci tutti. I bimbi si sono trovati davanti addirittura il Sindaco (accompagnato dall’assessore all’istruzione), che ha augurato a tutti loro un buon inizio di anno scolastico con un breve discorso.

Poi è arrivato il momento di radunare le classi per portarle in aula. Appello e via andare? Ma per favore… annunciato da un lungo fischio è comparso un autentico capostazione in divisa Trenitalia (con paletta e tutto), che ha chiamato i bimbi ad uno ad uno consegnando a ciascuno un lussuoso biglietto di 1^ classe nominativo. Una volta composti tre trenini a coppie di due passeggeri, ogni convoglio si è poi mosso verso la sua destinazione, giungendo in aula in perfetto orario.

A quel punto deposito del bagaglio a mano (lo zaino dell’Aquilina giovedì sera pesava 7 Kg. La proprietaria è tuttora assestata sui 19 e qualcosa, ciabatte comprese. Fortuna che d’ora in poi lo zaino viaggerà molto meno pieno: il grosso del materiale resterà a scuola da lunedì a venerdì. Sebbene, pensando a tutta la roba dell’Aquilina moltiplicata per tutti i 22 scolari, l’unica soluzione che io abbia trovato a come stivare il tutto è un TARDIS parcheggiato a fondo aula), foto di rito, saluti con sventolamento dei biglietti, qualche lacrimuccia (no, io ho tenuto botta…) e poi arrivederci alla mezza.

Circa 3 ore dopo, il responso “a caldo” della mia neo-scolara è stato “Mi sono troppo divertita!” (speriamo che duri così… 😅). Per il resto pare abbiano visto la palestra, conosciuto la cuoca, creato e sistemato i passeggeri nel treno (se ho capito giusto, ognuno dovrebbe aver disegnato sé stesso), giocato in cortile e sembra anche che in bagno ci siano sia il water che la turca (immenso passo avanti rispetto a 33 anni fa: tutte turche. Che odio…). Ah, e ha pure mangiato la merenda (se conoscete i trascorsi dell’Aquilina col cibo, sapete anche che questo è praticamente un evento di per sé).

All’uscita da scuola, oltre a far conoscenza con la mamma di un suo nuovo compagno (una signora che mi è parsa in gambissima fin dalla prima di riunione di una settimana fa… se facesse lei la rappresentante di classe, mi sentirei in una botte di ferro!), ho scambiato anche due chiacchiere con la mamma di A., la compagna dell’Aquilina che è ancora in classe con lei grazie al trasferimento di sezione chiesto dai genitori.

Solo per darvi un’idea più completa dell’assurdità che sto per raccontarvi, specifico che la famiglia di A. è albanese d’origine. Sono “veterani” perché già il figlio maggiore ha frequentato le stesse elementari della sorella (oraè in 2^ media).  Chiacchierando siamo arrivate anche alle “voci” che girano sulla scuola (e che sono in gran parte la causa dell’esodo di cui parlavo nell’ultimo post): stringi stringi, anche se in faccia non te lo dice praticamente nessuno, il fatto che “ci son troppi stranieri”.

Al che le dico: “Guarda, da quando sono uscite le sezioni a me e al Consorte stan capitando delle conversazioni assurde. Mi chiedono come è andata, mi chiedono quanti stranieri ci sono in classe, rispondo… e mi sento chiedere  cosa vogliamo fare adesso, se pensiamo di trasferire l’Aquilina… Ma se volevo mandarla altrove, la iscrivevo altrove a gennaio, giusto?”

E lei: “Non parlarmene. Da quando si è saputo come sono messe le classi, anche a me la stessa cosa, tipo le mie colleghe…”

E quindi a questo punto la questione è: non puoi più pensare (di quelli che ti fanno la solfa scandalizzati/allarmati) “Poveretti, arrivano fin lì…”

No no. Magari, arrivassero “fin lì”… 😂

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-4

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati con questo post: sabato 2 settembre sono effettivamente uscite le liste con la composizione delle classi prime della scuola primaria che frequenterà l’Aquilina. Ovviamente eravamo là per vedere come era andata.

Ed è andata benone: l’Aquilina è stata accettata con l’orario che avevamo chiesto (tempo pieno), è casualmente nella stessa sezione (la B) che ho frequentato io in quella stessa scuola ormai 33 anni fa, e soprattutto in classe con lei c’è la sua amica M.P., con i cui genitori ci eravamo messi d’accordo per scambiarci la “preferenza” al momento dell’iscrizione! Esultiamo insieme al papà di M.P., che era lì anche lui, appuntamento al 7 settembre per la riunione con dirigente e maestre, saluti.

Ero già a casa da un po’, quando mi è venuta una curiosità: ma come è composta questa classe (non avevo guardato manco quanti fossero maschi rispetto alle femmine, per dire…)? Così apro la foto che avevo fatto all’elenco, scopro che in classe con l’Aquilina oltre a M.P. ci sono anche altri 4 suoi compagni della materna (che nel giro di qualche giorno diventeranno 5, perché i genitori di un’altra compagna che era finita nella C hanno chiesto e ottenuto il trasferimento “da noi”) e scopro anche che…

«1^B del 1984: ci sentivamo speciali perché in classe con noi c’era l’unico bimbo di colore del nostro anno (oserei dire di tutta la scuola, ma non ne sono certa).
1^B del 2017: l’Aquilina è l’unica della sua sezione con cognome italiano (che è ben differente dallo scrivere l'”unica italiana”, puntualizzo)»

Insomma, in 33 anni forse non è cambiato il mondo… ma di sicuro la semplice cittadina romagnola dove vivo ha dato un discreto voltone.

Ammetto che lì per lì un po’ ci sono rimasta. Intendiamoci, non che non mi aspettassi una situazione del genere. Alla materna su 27 bambini in classe 8 avevano cognome italiano; di questi 8, a gennaio 6 si sono iscritti fuori stradario:non ci vuole una laurea in statistica per fare qualche previsione. Ma appunto “del genere”. “Proprio così” me lo sarei aspettato solo se fossimo emigrati noi, all’estero… criticatemi pure (per inciso: su 63 bambini iscritti alla classe prima nella scuola dell’Aquilina, quest’anno gli italiani sono 3, e gli altri due sono nella classe che fa il modulo).

Remore? Oh, da brava pessimista sì. Per me, però: il timore di venir designata quale capro espiatorio per fare la rappresentante di classe, in quanto unica mamma italiana (ma se siamo tutti uguali… cominciamo da qui, giusto?), e poi quello di sentirmi un po’ “esclusa” perché non conosco le lingue madri degli altri genitori (fino a un po’ di inglese, francese e un tantin di spagnolo ci arrivo. Più in là di così, si fa dura…), metti che per comodità si mettano a chiacchierare in quelle, fuori dalla scuola. Timori idioti? Molto probabilmente (per la storia della rappresentante continuo a fare scongiuri, comunque. Chiunque, vi prego, ma NON io!!!)…

Nel frattempo, c’è stata la riunione con le maestre (a proposito, il nostro listone del materiale è risultato essere ragionevole): un’ora è poca per conoscere una persona, ma la mia prima impressione è stata ottima (un bel modo di fare e di proporsi). Tra l’altro, dell’insegnante di italiano mi avevano parlato benissimo in diverse persone (quando ancora non sapevo chi ci avevano assegnato) augurandomi che l’Aquilina capitasse con lei: grazie per gli auguri, hanno funzionato (ora speriamo di tenercela fino alla quinta)! 🙂

L’Aquilina è contentissima dei compagni con cui è capitata, ed io con lei (conosco abbastanza anche i genitori dell’amica che ha fatto il cambio di sezione, oltre quelli di M.P., quindi già così mi sento meno “sola”). Del resto, già alla materna si era formata una classe splendida, mai un problema tra i bimbi e nemmeno per le maestre a svolgere la programmazione. Perché non dovrebbe succedere anche per i prossimi 5 anni? Insomma, tutto a posto.

Tutto a posto? Quasi.

Da quando abbiamo saputo la composizione della classe, quando capita di fare due chiacchiere con qualcuno (conoscenti incontrati per strada, telefono, mamme di ex compagni di classe… addirittura dal dentista), sia a me che al Consorte si ripresenta un po ‘troppo spesso la seguente scenetta.

Convenevoli, come va, come va l’Aquilina. Quando accenni che sta per iniziare la prima elementare, ovviamente si passa alle domande sulla scuola: chi sono le maestre, con chi è in classe. Racconti che è andata bene,  tempo pieno come avevi chiesto e l’Aquilina è anche in classe con la sua migliore amica. Qualcuno però passa alla domanda successiva: Quanti stranieri ha, in classe?, e tu rispondi (oppure il dato lo fornisci tu direttamente chiacchierando, se si parla della composizione delle rispettive classi… quello è, dovrei forse nasconderlo?). E a quel punto, 9 su 10, ti senti chiedere, con tono (o emoticon, se sei in chat) più o meno velatamente allarmato:

“E adesso cosa pensi di fare?”

“A parte accompagnarla a scuola e buttare un occhio ai compiti?”

“Beh, potresti chiedere il trasferimento”

“Se avessi voluto mandarla in un’altra scuola e farmi 4 volte al giorno minimo 2,5 Km in bicicletta con Aquilina e zainone, invece di 1 km solo, l’avrei iscritta là a gennaio”

“… e per i compiti (sottinteso: in caso di assenza), come fate?”

“Ci romperemo le palle a chiedere in giro (ho già un paio di vittime sacrificali designate, ma perché dar per scontato che la cerchia non si allarghi?), come fan tutti…”

Ecco cosa mi dà fastidio del fatto che l’Aquilina sia l’unica con cognome italiano della sua classe: che il mandare tua figlia alla scuola che semplicemente è “tua” di zona venga considerato un fatto eccezionale e incredibile (e, sottinteso, tu genitore sia un incosciente a non farla spostare, perchè è inutile girarci attorno: questo sei, per alcuni) soltanto perché la classe non è composta di Rossi, Brambilla, Casadei, Pautasso, Visentin, Piras o Caruso,  ma di bambini che il cognome ce l’hanno più esotico. Risultato tra l’altro “merito”, in diversi casi, anche di chi ora se ne stupisce e si scandalizza (è da quando gli italiani erano circa la metà degli iscritti – se non prima – che per qualcuno erano già troppo pochi, e quindi la prole veniva iscritta fuori stradario o alle scuole private. Già tre anni fa, per l’iscrizione dell’Aquilina alla materna, succedeva: chi ha cambiato allora, di certo non torna indietro dopo).

Per dirla tutta, l’esodo autoctono è stato favorito anche da altri due fattori: la dirigente dell’Istituto Comprensivo che pare sia un po’ un tipino (motivo per cui il figlio minore viene iscritto altrove… una volta ok, due anche no), e la mancanza di classi con l’orario di modulo più classico “mattina da lunedì a sabato + due pomeriggi” (questo però è un po’ il classico serpente che si mangia la coda: non ci sono classi con questo orario perché ci vorrebbero minimo 15 alunni per farle partire. Nel dubbio di venire spostati ad altro orario, si va direttamente altrove).

In ogni caso, il risultato è questo che vi ho detto (se qualcuno avesse dubbi, gli elenchi sono pubblici e online sul sito della scuola: posso fornire il link).

Quello che mi piacerebbe sarebbe giusto non passare per “incoscienti bestie rare” solo perchè a noi va bene anche così.

Ora vi lascio: festeggio il nostro 13° anniversario di matrimonio continuando ad etichettare mezzo universo con nome-cognome dell’Aquilina (con un grazie di ❤ al Consorte per averle passato in eredità un cognome doppio… =__=)…

14 (Quattordici)

WhatsApp Image 2017-08-31 at 10.04.36Che sono i giorni che mancano al debutto dell’Aquilina nella scuola primaria. E non sono tanti. Soprattutto se in pratica non sai ancora una beneamata mazza di niente.

Già… perché non sappiamo ancora in che sezione è finita, con quali maestre (e qui, sinceramente… tanto non ne conosco nessuna, mi cambia ben poco), con che orario (alla fine è stata davvero presa al tempo pieno, oppure all’ultimo la spostano al modulo per ragioni organizzative? E già qui mi cambia un tot…) e  con che compagni della scuola dell’infanzia (e qui cambia all’Aquilina… la richiesta incrociata di restare in classe con la “sua” M.P. sarà stata esaudita?). Pare, forse, probabilmente che domani alle 12 metteranno fuori le classi definitive. Sperem.

Non sappiamo ancora nemmeno cosa le serva di preciso (e quando dico “preciso” lo dico davvero “precisamente”: in altre scuole so che hanno indicato pure marca e modello delle forbici…), visto che la riunione con dirigente e insegnanti è fissata per il 7 settembre alle 18, e in tale occasione dovremmo anche ricevere il listone ufficiale del materiale da procurarci.

Dai poi che un po’ di roba abbiamo già iniziato a prenderla (zaino, astuccio, grembiuli… insomma, quello che bene o male per forza ci vuole), già che la settimana dell’11/9 saremo anche impegnati in un lavoraccio che leverà tempo allo shopping: dobbiamo invertire due stanze di casa tra loro, il salotto e la camera dell’Aquilina.

In pratica le stiamo riportando alla loro destinazione originaria: finora ci avevano fatto comodo così (quando poi non si sapeva neanche “se” ci sarebbe stata un’Aquilina, avere il salotto un po’ più ampio sembrava più logico che tenere quella stanza praticamente inutilizzata), ma adesso è diventato più logico dare più spazio a lei che sta crescendo, sia per studiare in santa pace che per giocare in camera sua.

Non nascondo che è forte pure la speranza di tornare ad avere una parvenza di salotto, senza che sembri che tra la TV e il divano gli artificieri abbiano fatto brillare il sacco di Babbo Natale (perché al momento è lì che, per ragioni di spazio, sta la maggior parte dei giochi). Ora speriamo giusto di riuscire a spostare il divano (un tre posti blocco unico cui non si staccano manco i cuscini… O__O ;)…

Quindi, tutto in alto mare, per questo inizio di anno scolastico? No, dai, tutto no. Perché “quattordici” non è soltanto il titolo di questo post e i giorni che mancano all’inizio della scuola. “Quattordici” è anche qualcos’altro…

Ecco cosa è già pronto: i libri scolastici li abbiamo già in casa (grazie al fatto che sono identici per tutti le sezioni e tutti gli orari)! Un trauma, per me che nel giurassico 1984 in prima (e idem in seconda) elementare avevo IL libro di lettura (testo ministeriale, “Cominciamo”) e IL libro di matematica/logica (testo supplementare fatto comprare dalla maestra, “L’albero dei numeri”). Il sussidiario era una roba “da grandi”, ci avevi a che fare solo dalla terza (quando anche il libro di lettura subiva un’evoluzione e diventava “L’Orsa Maggiore”… e in classe nessuno conosceva ancora Ken il Guerriero, se no sai che figata sarebbe diventato, quel libro?).

Perché un trauma? Beh, perché quelli che vedete in foto sono i (tre) libri di testo dell’Aquilina per la prima elementare (ops, primaria…). E’ vero, presi singolarmente sono sottilini (e sono anche fatti bene, colorati e allegri). Ma sono 14 (quattordici) tra volumi, fascicoli e dispense. E’ molto probabile che siano soltanto paranoie mie (felicissima di fare mea culpa, se sarà così), ma io l’Aquilina a dover gestire 14 libri (più i quaderni) la vedo male… poi si porta a casa quello sbagliato, e per fare i compiti diventiamo deficienti.

Il mio primo incontro con la nostra biblioteca ambulante personale è andato così: a fine agosto, vado in centro per il solito scambio di libri in biblioteca comunale. Già che son lì, decido di provare a fermarmi in cartolibreria – poco distante – per vedere se è arrivato qualcosa (è vero, han detto che avrebbero avvisato loro… ma già che ci passo davanti, tanto vale). E infatti:

Cartolaia: “Due su tre li abbiamo ritirati proprio ieri pomeriggio dal distributore! Vuole che ci mettiamo la copertina colibrì sumisuraiperfigasuperindistruttibile? costa 1 euro e 30 a libro”
Io dico “Massì, conoscendo il soggetto… facciamo le cose per bene” (e penso “Tanto, 2 libri… 2 euro e 60”).
Cartolaia (tornando fuori dal retrobottega con un librino, una sorta di Bibbia-Bignami): “Metto la copertina anche a questo?”
Io dico: “Massì, visto che quelli di religione devono durare 3 anni” (e penso “Vabbè, 3 libri… 3 euro e 90”)

Cinque minuti e… *BRAAamm* (rumore di pila di libri copertinata e poggiata sul bancone)… 3 euro e 90? 9 euro e 10, un rene (per dovere di cronaca: copertine effettivamente perfette)! Ed erano solo “due” dei “tre” libri (il terzo ha poi richiesto l’investimento di altri 7 euro e 80 di copertine. E ci va pure di lusso che alle elementari i libri son gratis…)!! 😀

E niente: io avviso il Consorte, così non può dire che non lo sapeva. Io quando l’Aquilina compirà 13 anni scappo all’estero senza lasciare tracce (se vuol venire anche lui… 😉 ). Non ho il fegato di sapere quanti saranno i libri (attuali) per le superiori…

 

(Li) MIUR(tacci vostri)

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Eggià… proprio

Sono ancora viva, eh. Sono due mesi buoni che non scrivo, e qualcosa da raccontare ce l’avrei anche (tant’è che son qui), ma anche quest’anno si è rinnovata la tradizione dell’ADSL che a fine/inizio anno va a donnine: un divertimento, insomma. Mettiamola così: un mese che siamo praticamente senza connessione, a casa (stavolta però risolviamo, osta se risolviamo. Ma se capita ne scrivo in un altro post). Se non fosse per i cellulari e per l’hot spot che ci ha prestato mio suocero (lo ha comprato per quando va via in camper, ma se non è via col camper non lo usa, ovviamente) saremmo a dir poco in braghe di tela… soprattutto per una faccenduola di ben poco conto (eh, proprio) che mi trovo a dover adempiere nei prossimi giorni.

Quale faccenduola? Beh, l’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria (eggià, a settembre ci siamo. Pure qua avrei da raccontarne).

L’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria da fare tassativamente online.

Tassativamente online su un sito istituzionale italiano.

Sito istituzionale italiano.

Altro che The Walking Dead, l’Esorcista, It, The Blair Witch Project… con queste tre parole assieme sì che c’è da iniziare a farsela in mano.

Le danze delle iscrizioni si apriranno il 16 gennaio, ma già da oggi doveva essere possibile iniziare a registrarsi al sito. E quindi ci si prova, giusto per non trovarsi a farlo il 16 stesso e rischiare che sia tutto intasato. Di questa cosa finora hai solo sentito parlar male da chi ci ha già avuto a che fare, ma in fondo… son 5 anni che le iscrizioni si fanno online. Magari nel frattempo le cose son migliorate. Così ti colleghi al sito del MIUR e inizi. E una conferma ce l’hai subito.

Oh sì. Le cose saran migliorate di sicuro. In un altro paese, però.

Stamattina una tonnara. Roba da 5 minuti di orologio per caricare una singola pagina del sito. Riesci con le unghie e con i denti a raggiungere la seconda fase della registrazione (la prima consiste solo nell’inserimento del codice fiscale e in un captcha. No, ma mi raccomando: già avete il server che va a criceti, sprechiamo pure risorse con un cavolo di captcha). Seconda fase che altro non è che la conferma (in chiaro) dei dati già espressi nel codice fiscale stesso e nell’aggiunta di e-mail e un paio di consensi. Bene: per tutta la mattina e gran parte del pomeriggio, nessuno (o quasi) è riuscito a superare lo scoglio di far sapere al MIUR in quale cavolo di regione fosse nato (campo non selezionabile… dopo tot compariva un messaggino di errore che diceva che il sistema non aveva potuto gestire la richiesta). Qualcuno si illudeva (sulla pagina FB del MIUR) che gli stranieri fossero avvantaggiati: gli basta indicare lo stato di nascita. Vero. Peccato che poi a loro il sistema desse errore sul codice fiscale stesso… (non sia mai che qualcuno ci riesca!).

Ritento: guardando online ho scoperto che l’anno scorso c’erano stati gli stessi problemi, e che il Ministero aveva ufficialmente suggerito di usare Explorer (manco mia nonna userebbe più Explorer…) o di togliere gli aggiornamenti a browser come Chrome o Firefox perchè il sito non funzionava con le versioni più aggiornate dei browser (e qui ci sarebbe da ridere solo per non piangere). Così provo anche con Opera e con Explorer. Ottenendo l’unico risultato di avere un captcha diverso, con Explorer: invece di una casellina di spunta, 9 immaginette pescate diosadove… devo selezionare quelle in cui compare un cartello stradale. Fatto questo, ricevo una stringa di testo lunga 6 righe (non esagero) da copincollare in una casellina sotto. Con un’avvertenza: che sarà valida solo per 2 minuti. Considerando che per passare da una pagina all’altra del sito me ne occorrono 10, di minuti, sto in una botte di ferro.

In attesa di comunicazioni ufficiali su FB, torno a spulciare in rete cercando suggerimenti. E salta fuori il suggerimento ufficiale del Ministero per il 2015: rivolgersi alle scuole per farsi fare l’iscrizione da loro (come è sempre stato prima. Come ha sempre funzionato prima). A parte chiedersi se le scuole possano accedere ad un sito diverso da quello dei genitori (perchè se no, sarà poi inchiodato anche per loro, no?), mi sembra un bell’incentivo all’informatizzazione. E’ come se l’idraulico venuto per risolvere un guasto mi suggerisse di sfruttare il caro vecchio secchio e la fontanella pubblica in fondo alla strada.

Ovviamente (manco a scriverlo, quando mai questo genere di cose funziona, da noi?) il numero (non verde) per avere informazioni è staccato (costantemente occupato. Vero, ci saranno un mucchio di chiamate: siam tutti nella palta. Altrettanto vero che nel 2016 si può anche farlo gestire da un centralino o un call center. Ma l’immagine che ho in testa è quella di un telefono con la cornetta diligentemente staccata e posata accanto. Sai mai).

Volendo spezzare una lancia a favore, almeno sulla pagina FB del MIUR si son degnati di rispondere a qualche utente. E’ già un piccolo miglioramento rispetto all’andazzo generale di quasi tutte le pagine ufficiali (non solo quelle istituzionali, ma anche e soprattutto quelle dei gestori di utenze o delle Poste, per dire). Di solito tu segnali, e il massimo che ricevi è una rispostina preconfezionata in cui ti dicono che ti faranno sapere (e per gli ottimisti l’unica chance è lasciare le credenziali di accesso di Facebook scritte nel testamento, nella speranza che la risposta venga data almeno agli eredi).
Vabbè, lasciamo stare. Ci riprovo stasera (è vero che non c’era solo oggi per registrarsi, però è altrettanto vero che non si può far perdere tutto questo tempo agli utenti per una robetta da 3 minuti- su qualsiasi altro sito. Non tutti possono stare tutti i giorni tutto il giorno davanti a un pc attendendo che una pagina si carichi e nel mentre pregando che lo faccia senza dare errori).
E stasera, lusso: nei fatidici 3 minuti (stavolta le pagine si caricano) compilati i 4 passaggi (qualche problema, ma è bastato aggiornare le pagine per bypassare i due messaggi di errore che ho ricevuto tra un passaggio e l’altro. E che, pensavate mica che fosse andata tutta liscia?).
Ricevuta e-mail di conferma registrazione.
Ricevuta anche e-mail di creazione utenza.
Presa da un eccesso di ottimismo, clicco per loggare e cambiare la password (come si raccomandano di fare al primo accesso) e…
“Service Temporarily Unavailable
The server is temporarily unable to service your request due to maintenance downtime or capacity problems. Please try again later.
Apache/2.2.15 (Red Hat) Server at iam.pubblica.istruzione.it Port 443″.
Ecco, almeno sui “capacity problems” direi che siamo tutti d’accordo (solo che io non mi riferisco alla capacità in termini di spazio…).

Su Facebook un’utente ha incoraggiato tutti scrivendo “Prima o poi ce la facciamo”. Oh, sicuro. Resta solo da chiarire questo dubbio: ce la faremo prima o dopo che i carabinieri suonino il campanello per arrestarmi con l’accusa di non aver iscritto l’Aquilina alla primaria, non assolvendo così l’obbligo scolastico? 

[To be continued..?]

(Buona) scuola

Giovedì scorso l’Aquilina ha affrontato il suo terzo primo giorno di scuola: ultimo anno di scuola dell’infanzia. A pensarci mi viene un po’ di magone. Quindi mi immagino in quali condizioni pietose sarò quando a fine anno avranno la cerimonia di consegna dei diplomini…back-to-school-1622789_640

Premetto che le righe che seguono le scrivo da mamma completamente ignorante (o quasi) di come funzionino le graduatorie, le assegnazioni dei posti, di quali siano le regole che determinano chi e dove va a insegnare nella scuola (pubblica) italiana. Specifico anche che sto riportando cose che mi sono state riferite, questo per dire che se ci sono errori  formali (“Ah, ma i punti per la tal cosa non sono quelli! Ah, ma le graduatorie non si fanno così!”) sono solo farina del mio sacco bucato e dei miei tre neuroni che qualche particolare (giusto) se lo son persi per strada.

Scrivo semplicemente da mamma basita da come possano funzionare (in qualche modo) le cose nonostante una burocrazia farraginosa e un’ottusità impressionante. E specifico che si tratta solo di alcune gocce d’acqua nel mare, perchè basta una ricerchina online (o due chiacchiere in giro) per trovarne secchiate.

Allora: l’Aquilina ha due maestre. Una, A., è la maestra “titolare” di ruolo da anni; l’altra, S., finora non era ancora riuscita ad entrar di ruolo, ma fortunatamente (e per la prima volta nella sua carriera) era riuscita ad insegnare due anni di seguito nella stessa classe proprio con la classe dell’Aquilina. A giugno, però, ci eravamo lasciati come a giugno dell’anno prima: “speriamo di rivederci anche l’anno prossimo”, così finiamo il ciclo scolastico tutti insieme. Perchè il suo contratto terminava, e l’assegnazione è pur sempre un’incognita. Però magari un po’ meno incognita del solito: per l’anno scolastico 2016-2017 S. sarebbe partita come terza in graduatoria, e finalmente sarebbe passata di ruolo… dai che la conferma è quasi sicura!

L’Aquilina giovedì scorso non vedeva l’ora di ritrovare i suoi amici, e anche le maestre A. e S. E io a doverle spiegare che A. sicuramente ci sarebbe stata… mentre per S. non era detto, ma “speriamo proprio di sì” (non per portar sfiga. Solo per tamponare un’eventuale delusione). E per fortuna, arrivate in aula, ecco tutte e due le maestre presenti! 🙂

Sì, ma che Odissea… perchè S. finalmente quest’anno è riuscita ad entrare di ruolo (alla “tenera” età di 36 anni. Intendiamoci: non sto dicendo che sia vecchia… che anzi è più giovane di me. Sto solo dicendo che a 36 anni e dopo non so quanti anni che insegni, magari sarebbe il caso di iniziare ad avere un po’ di certezze lavorative. Magari di avercele anche già da anni). Ma gliel’han fatta sudare: il 30/8 ha avuto la “bella” sorpresa di ritrovarsi sesta in graduatoria invece che terza (quindi con ben meno certezza di poter tornare e finire il ciclo scolastico di mia figlia e dei suoi compagni). S’è trovata davanti tre colleghe che avevano vinto ricorsi al TAR del Lazio (peraltro munite di solo diploma, quando lei per poter entrare nelle graduatorie e insegnare ha dovuto anche laurearsi. Ma qui è la solita “sfiga” di chi nasce dopo, dappertutto: per fare le stesse cose che faceva tuo padre, a te serve minimo un titolo di studio in più. Solo che rispetto a tuo padre hai meno certezze, stipendio peggiore e condizioni di lavoro più ridicole). E già qui, al suo posto mi si sarebbero scassate le coronarie. Ma il buono è che la nomina definitiva (con contratto a termine per ben – udite udite! – 3 anni. Che non sia troppo, eh) l’ha avuta venerdì 10 settembre… no, ma fate pur con calma, eh. Nel frattempo era già una settimana che l’altra maestra stava impostando il lavoro da sola, senza sapere con chi avrebbe collaborato. Aggiungete che nella sezione terza “gemella” (con cui la classe dell’Aquilina fa tantissime attività in comune, da pianificare pure quelle tra le insegnanti) quest’anno han cambiato entrambe le insegnanti (una è andata in pensione, l’altra ha ottenuto il trasferimento vicino a casa) e la cosa si fa divertente.

Dalla maestra S. ne ho saputa un’altra, molto simpatica. La storia di un’insegnante di Cesena con 30 punti in graduatoria (e quindi piuttosto sicura di riuscire quest’anno, finalmente, ad insegnare nella sua città) che s’è vista assegnare invece qui a Faenza (vero, c’è di peggio: 40 km non sono 400) perchè è stata superata in graduatoria da una collega che aveva 4 (quattro, sì) punti. A domanda di spiegazioni le è stato detto che è vero, c’è stato un errore. Ma per sanarlo deve lei fare ricorso, d’ufficio non si può: e, tempi del ricorso a parte (che nel mentre fa in tempo a finire minimo il primo quadrimestre se non l’intero anno scolastico), la spesa pare sia di 2500 € (duemilacinquecento, sì. Vi sembra esagerato? Ammetto che lo sembrava pure a me. Così ho provato a fare una ricerchina con Google, alla vigliacca. E tra i primi risultati ho trovato questo. E in effetti, alla luce dei miei 11 anni come impiegata di studio legale, è purtroppo credibile: il valore di un simile ricorso è per forza “indeterminabile”, non stiamo parlando di una fattura non pagata da 200 €. E di conseguenza gli scaglioni tariffari da applicare per la nota spese… sono alti). Al che ha lasciato perdere e cercherà di avvicinarsi a casa l’anno prossimo.

E comunque, come accennato all’inizio, questi non sono nemmeno due esempi particolarmente scabrosi. Di seguito ne riporto altri due, raccontati da un paio di mamme (tra tante) che fanno parte come me di un folto gruppo su Feisbuk.

Allora: che si iniziasse l’anno scolastico senza avere ancora tutti gli insegnanti assegnati capitava anche ai miei tempi.

Però che il giorno prima delle aperture delle scuole, alla riunione di una scuola dell’infanzia della provincia di Bologna, i genitori dei bimbi che devono iniziare il primo anno scoprissero che giusto un’ora prima era arrivata una circolare della dirigente del relativo istituto comprensivo, che comunicava con rammarico ai genitori dei bimbi delle classi prime che, non potendo ancora definire il corpo insegnante mancante, gli inserimenti dei nuovi alunni sarebbero iniziati “auspicabilmente” nella settimana successiva (il 19? Il 20? Il 23 settembre? E io nel frattempo il pupo come lo gestisco? E l’inserimento quando viene a finire, già che dura tipo due settimane? E al mio datore di lavoro che dico?)… beh, questo sinceramente non succedeva.

Ma del resto c’è pure di peggio: è capitato anche (in un’altra scuola) che, sempre il giorno prima dell’inizio dell’anno scolastico (giornata che ormai porta più sfiga di un venerdì 13), venissero convocate le famiglie di 12 bambini per comunicare loro che era stata decisa l’eliminazione della sezione della scuola dell’infanzia dove erano iscritti e che quindi per i loro figli non c’era più posto (al motto di “E mo’ so’ ca77i vostri, pappappero!”. No, sto scherzando: situazioni del genere fanno arrabbiare anche il personale scolastico, che sicuramente non se ne lava le mani con gioia: le insegnanti sono a loro volta vittime, i presidi hanno semplicemente le mani legate dal sistema).

E io mi chiedo: l’anno scolastico inizia ormai da anni, per legge regionale, il 15 settembre. Non è più come quando andavo a scuola io, che la data variava (di poco, ma variava) ogni anno. Quindi: possibile che non ci sia modo di organizzarsi un po’ per tempo? Possibile doversi ridurre per forza all’ultimo momento (o anche a quello dopo, addirittura)?

Fortuna che queste sono le conseguenze della riforma della “buona scuola”. Fosse stata anche solo quella della “scuola così così” chissà cosa veniva fuori…

La gourmet

006okVe la ricordate la drammatica saga (qua, tipo) sullo svezzamento dell’Aquilina? Ecco, da allora il suo rapporto con il cibo è decisamente migliorato. Ma diciamo che tuttora, se qualcuno le offrisse un’alternativa per nutrirsi senza dover perdere tempo a sedersi a tavola e mangiare quel che le rifiliamo nel piatto… ohi, sarebbe mica un brutto lavoro.

Per farla breve: 108 cm x 17 chili (scarsi) di ignoranza gastronomica fatti personcina.

A volte ne capitano anche di carine. Tipo l’altra sera, che io ero alle prese con un coccino di pesto alla genovese fatto dalla bisnonna e una fetta di pane (e che ci devo fare se lo apprezzo più come salsa che come condimento per la pasta?) e l’Aquilina se ne esce seria con: “Non puoi mangiarlo” “E perchè?” “Perchè non puoi mangiarlo” “Ma perchè?!?” (e qui inizi a pensare che è vero, avrebbe proprio ragione lei: fetta di pane con pesto = calorie alle stelle, colesterolo non pervenuto, carboidrati e grassi che ballano il valzer insieme…). Ma qui arriva il colpo di genio: “Perchè è brutto. 😀

Più spesso ne capitano di esasperanti. Tipo metterci un’ora e 20 per mangiare un piatto di minestra in brodo e mezza svizzera (che ha chiesto lei, peraltro). Tuttora, a volte, pagherei per poterla mandare in mensa (dove, in compagnia dei suoi amici, pare si trasformi in perfetta commensale) anche a cena… o magari durante le vacanze, piuttosto che affrontare un pasto insieme a lei (soprattutto se a casa ci siamo solo io e lei…).

Altre volte ne capitano di “inquietanti”, nel senso che mi fanno riflettere.

Un martedì sono andata a prenderla da scuola dopo pranzo, perchè aveva una visita (quella di aggiornamento dalla logopedista ASL. Che, en passant, è andata benissimo: talmente bene che c’hanno levato dalle liste d’attesa perchè secondo loro l’Aquilina non ha più bisogno di un bel niente e per la sua età parla e comprende tutto a dovere. Grazie al piffero: siamo andati in privato…), quindi ci hanno dato un sacchettino con la merenda da mangiare a casa.

C’era dentro una fetta di ciambella (quella romagnola… senza il buco, per intenderci. Anzi, facciamo così: quella della foto. Che, se la cliccate, vi porta pure alla relativa ricetta di Giallozafferano.it, toh), che fa la cuoca della scuola (quindi non roba confezionata), fetta di 1 cm poco più di spessore. E sopra, come ogni “brazadela” che si rispetti, c’erano sparsi un po’ di zuccherini bianchi.

Bene: mi accorgo che l’Aquilina inizia a levare chirurgicamente tutti gli zuccherini uno a uno prima di iniziare a mangiare la ciambella. Al che le chiedo perchè li stia togliendo.
“Non mi piacciono”.
“Ma li hai mai sentiti, almeno?” (ho a che fare da 4 anni con un’inappetente senza curiosità per il cibo: la domanda è d’obbligo).
“No”
(e te pareva…)
“E come fai a dire che non ti piacciono, allora?”
“Nicola (suo compagno N.d.Shunrei) ha detto che fanno male”
“Fanno male? Tre zuccherini in croce?”
“Sì, fanno male ai denti”.

Vero, fondamentalmente. Ma entro certi limiti… E lì m’è toccato spiegarle che male ai denti (ma mica solo quello) le sarebbe venuto solo se si fosse mangiata da sola una ciambella intera ricoperta di zuccherini e poi non si fosse lavata i denti… non era necessario che si privasse del “buono” di una fettina di dolce.

Scusate il pippone.

Quello che voglio dire è che io sono più che d’accordo col limitare le porcherie e offrire una dieta variata e bilanciata ai bambini (anche agli adulti, per la verità…).

Ma, parlando di bambini, secondo me bisogna anche stare attente a non finire in paranoia, e soprattutto dobbiamo ricordarci che i bimbi sono attentissimi (nel bene e nel male)… e ci mettono un niente a travisare o ingigantire qualcosa.

Sarà che appunto io parto già con una bambina poco curiosa e poco interessata al mangiare… ma se poi me la ritrovo già a 4 anni a mettersi dei paletti (paletti fondamentalmente inutili, sia perchè fortunatamente l’Aquilina non è in sovrappeso e ha ancora tutti i denti sani, sia perchè, soprattutto… tre zuccherini in croce una volta ogni due settimane – a occhio e spanna, considerando il ciclo delle merende – non ammazzano nessuno. Da figlia di diabetica, direi che non ammazzano nemmeno un diabetico, entro certi limiti… che faremmo comunque bene a seguire tutti) temendo chissà quali conseguenze… santo dio, è finita.

Torno al solito discorso: la via migliore è quella che sta in mezzo. Un po’ di tutto (non devo specificarvi “a meno che uno non abbia patologie o allergie particolari”, vero?), senza esagerare con niente.

Soprattutto senza esagerare con le paranoie (e qui mi vengono in mente alcune mamme di 1^ hanno fatto un esposto alla commissione mensa della scuola dell’Aquilina riguardo a come viene tagliata/pulita la frutta della merenda di metà mattina. Tipo a fette invece che a spicchi, robe così. Signore mie, se avete tutto sto tempo libero… mica ne venite a spendere un po’ a spicciarmi casa?).

Scampato pericolo

imageMartedì l’Aquilina è rientrata all’asilo dopo la botta di influenza.

Sulla porta dell’aula, un cartello che avvisa che martedì 17 a scuola ci sarà la Festa di Carnevale (vero, è Martedì Grasso!), chi vuole può portare da mangiare e da bere, sì alle stelle filanti e no ai coriandoli. E fin qui ci siamo, solo che…

…Solo che il cartello inizia così “Martedì 17 febbraio ci travestiremo tutti da Gnomo Fragolino (*) e festeggeremo il Carnevale…”.

Ommamma.

“Ci travestiremo da gnomo”?!?

E adesso??? All’Aquilina ho già pigliato il costume da gatta al Lidl, ma vabbè: non è stata una di quelle spese da rovinarsi (6,99 €, taglia 4-6 anni… mettiamoci pure la botta di sfiga che si riammali e che nemmeno questo weekend si riesca a travestirla, mal che vada va bene l’anno prossimo)… ma ammetto che in giro costumi da gnomo ne ho visti pochi o niente. Oddio, non che ci voglia poi la scala per metterne assieme uno. Ma questo vale se madre natura vi ha dotato di qualcosa di più della manualità di un comodino in mogano…

Avete presente la mia nonna sarta, l’ectoplasmica “breakdancer” cui accennavo qui? Ecco, pensare a me alle prese con il tentativo di confezionare un costume da gnomo all’Aquilina… Altro che rivoltarsi nella tomba, poraccia! Sarebbe stata la volta che mia nonna pigliava su direttamente dal loculo di famiglia, e si faceva quei 130 km solo per menarmi (e, al termine del pestaggio, io avrei poi biecamente tentato di metterle in mano ago e filo per scaricar barile… Ohi, nella vita bisogna saper cogliere tutte le occasioni U__U ).

Il giorno dopo mi sono informata meglio e, per fortuna, ho avuto una lietissima novella: i bimbi saranno vestiti e truccati da gnometti dalle maestre, in classe: ai genitori toccano solo i generi di conforto.

Che altro dire se non… Maestre sante subito!!!

E non solo perchè mi hanno risparmiato il coprire di vergogna la professionalità e il buon nome di mia nonna… ma anche perchè in effetti non mi dispiace affatto che il travestimento sia uguale per tutti, indipendentemente dalle possibilità economiche delle famiglie… o dall’incapacità cronica di “certe” mamme! 😜

(*) N. d. Shunrei: lo Gnomo Fragolino è un personaggio creato dalle maestre, che da inizio anno sta accompagnando la classe nel percorso scolastico. A parte i miei viaggi mentali sullo Gnomo Leopoldo di Ben e Holly (che vedete nell’immagine, sulla destra, e che con il suo “Lo prenderò come un sì!” è diventato un mito per me e il Consorte… al punto da farci teorizzare una versione di D&D adattata sulle razze del cartone “Il piccolo regno di Ben & Holly”, appunto. Avrebbe poco mercato – realisticamente giusto giocatori o ex giocatori di ruolo genitori di pupi 0-6 anni – ma sarebbe una figata pazzesca), l’idea è molto carina.