(Li) MIUR(tacci vostri)

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Eggià… proprio

Sono ancora viva, eh. Sono due mesi buoni che non scrivo, e qualcosa da raccontare ce l’avrei anche (tant’è che son qui), ma anche quest’anno si è rinnovata la tradizione dell’ADSL che a fine/inizio anno va a donnine: un divertimento, insomma. Mettiamola così: un mese che siamo praticamente senza connessione, a casa (stavolta però risolviamo, osta se risolviamo. Ma se capita ne scrivo in un altro post). Se non fosse per i cellulari e per l’hot spot che ci ha prestato mio suocero (lo ha comprato per quando va via in camper, ma se non è via col camper non lo usa, ovviamente) saremmo a dir poco in braghe di tela… soprattutto per una faccenduola di ben poco conto (eh, proprio) che mi trovo a dover adempiere nei prossimi giorni.

Quale faccenduola? Beh, l’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria (eggià, a settembre ci siamo. Pure qua avrei da raccontarne).

L’iscrizione dell’Aquilina alla scuola primaria da fare tassativamente online.

Tassativamente online su un sito istituzionale italiano.

Sito istituzionale italiano.

Altro che The Walking Dead, l’Esorcista, It, The Blair Witch Project… con queste tre parole assieme sì che c’è da iniziare a farsela in mano.

Le danze delle iscrizioni si apriranno il 16 gennaio, ma già da oggi doveva essere possibile iniziare a registrarsi al sito. E quindi ci si prova, giusto per non trovarsi a farlo il 16 stesso e rischiare che sia tutto intasato. Di questa cosa finora hai solo sentito parlar male da chi ci ha già avuto a che fare, ma in fondo… son 5 anni che le iscrizioni si fanno online. Magari nel frattempo le cose son migliorate. Così ti colleghi al sito del MIUR e inizi. E una conferma ce l’hai subito.

Oh sì. Le cose saran migliorate di sicuro. In un altro paese, però.

Stamattina una tonnara. Roba da 5 minuti di orologio per caricare una singola pagina del sito. Riesci con le unghie e con i denti a raggiungere la seconda fase della registrazione (la prima consiste solo nell’inserimento del codice fiscale e in un captcha. No, ma mi raccomando: già avete il server che va a criceti, sprechiamo pure risorse con un cavolo di captcha). Seconda fase che altro non è che la conferma (in chiaro) dei dati già espressi nel codice fiscale stesso e nell’aggiunta di e-mail e un paio di consensi. Bene: per tutta la mattina e gran parte del pomeriggio, nessuno (o quasi) è riuscito a superare lo scoglio di far sapere al MIUR in quale cavolo di regione fosse nato (campo non selezionabile… dopo tot compariva un messaggino di errore che diceva che il sistema non aveva potuto gestire la richiesta). Qualcuno si illudeva (sulla pagina FB del MIUR) che gli stranieri fossero avvantaggiati: gli basta indicare lo stato di nascita. Vero. Peccato che poi a loro il sistema desse errore sul codice fiscale stesso… (non sia mai che qualcuno ci riesca!).

Ritento: guardando online ho scoperto che l’anno scorso c’erano stati gli stessi problemi, e che il Ministero aveva ufficialmente suggerito di usare Explorer (manco mia nonna userebbe più Explorer…) o di togliere gli aggiornamenti a browser come Chrome o Firefox perchè il sito non funzionava con le versioni più aggiornate dei browser (e qui ci sarebbe da ridere solo per non piangere). Così provo anche con Opera e con Explorer. Ottenendo l’unico risultato di avere un captcha diverso, con Explorer: invece di una casellina di spunta, 9 immaginette pescate diosadove… devo selezionare quelle in cui compare un cartello stradale. Fatto questo, ricevo una stringa di testo lunga 6 righe (non esagero) da copincollare in una casellina sotto. Con un’avvertenza: che sarà valida solo per 2 minuti. Considerando che per passare da una pagina all’altra del sito me ne occorrono 10, di minuti, sto in una botte di ferro.

In attesa di comunicazioni ufficiali su FB, torno a spulciare in rete cercando suggerimenti. E salta fuori il suggerimento ufficiale del Ministero per il 2015: rivolgersi alle scuole per farsi fare l’iscrizione da loro (come è sempre stato prima. Come ha sempre funzionato prima). A parte chiedersi se le scuole possano accedere ad un sito diverso da quello dei genitori (perchè se no, sarà poi inchiodato anche per loro, no?), mi sembra un bell’incentivo all’informatizzazione. E’ come se l’idraulico venuto per risolvere un guasto mi suggerisse di sfruttare il caro vecchio secchio e la fontanella pubblica in fondo alla strada.

Ovviamente (manco a scriverlo, quando mai questo genere di cose funziona, da noi?) il numero (non verde) per avere informazioni è staccato (costantemente occupato. Vero, ci saranno un mucchio di chiamate: siam tutti nella palta. Altrettanto vero che nel 2016 si può anche farlo gestire da un centralino o un call center. Ma l’immagine che ho in testa è quella di un telefono con la cornetta diligentemente staccata e posata accanto. Sai mai).

Volendo spezzare una lancia a favore, almeno sulla pagina FB del MIUR si son degnati di rispondere a qualche utente. E’ già un piccolo miglioramento rispetto all’andazzo generale di quasi tutte le pagine ufficiali (non solo quelle istituzionali, ma anche e soprattutto quelle dei gestori di utenze o delle Poste, per dire). Di solito tu segnali, e il massimo che ricevi è una rispostina preconfezionata in cui ti dicono che ti faranno sapere (e per gli ottimisti l’unica chance è lasciare le credenziali di accesso di Facebook scritte nel testamento, nella speranza che la risposta venga data almeno agli eredi).
Vabbè, lasciamo stare. Ci riprovo stasera (è vero che non c’era solo oggi per registrarsi, però è altrettanto vero che non si può far perdere tutto questo tempo agli utenti per una robetta da 3 minuti- su qualsiasi altro sito. Non tutti possono stare tutti i giorni tutto il giorno davanti a un pc attendendo che una pagina si carichi e nel mentre pregando che lo faccia senza dare errori).
E stasera, lusso: nei fatidici 3 minuti (stavolta le pagine si caricano) compilati i 4 passaggi (qualche problema, ma è bastato aggiornare le pagine per bypassare i due messaggi di errore che ho ricevuto tra un passaggio e l’altro. E che, pensavate mica che fosse andata tutta liscia?).
Ricevuta e-mail di conferma registrazione.
Ricevuta anche e-mail di creazione utenza.
Presa da un eccesso di ottimismo, clicco per loggare e cambiare la password (come si raccomandano di fare al primo accesso) e…
“Service Temporarily Unavailable
The server is temporarily unable to service your request due to maintenance downtime or capacity problems. Please try again later.
Apache/2.2.15 (Red Hat) Server at iam.pubblica.istruzione.it Port 443″.
Ecco, almeno sui “capacity problems” direi che siamo tutti d’accordo (solo che io non mi riferisco alla capacità in termini di spazio…).

Su Facebook un’utente ha incoraggiato tutti scrivendo “Prima o poi ce la facciamo”. Oh, sicuro. Resta solo da chiarire questo dubbio: ce la faremo prima o dopo che i carabinieri suonino il campanello per arrestarmi con l’accusa di non aver iscritto l’Aquilina alla primaria, non assolvendo così l’obbligo scolastico? 

[To be continued..?]

(Buona) scuola

Giovedì scorso l’Aquilina ha affrontato il suo terzo primo giorno di scuola: ultimo anno di scuola dell’infanzia. A pensarci mi viene un po’ di magone. Quindi mi immagino in quali condizioni pietose sarò quando a fine anno avranno la cerimonia di consegna dei diplomini…back-to-school-1622789_640

Premetto che le righe che seguono le scrivo da mamma completamente ignorante (o quasi) di come funzionino le graduatorie, le assegnazioni dei posti, di quali siano le regole che determinano chi e dove va a insegnare nella scuola (pubblica) italiana. Specifico anche che sto riportando cose che mi sono state riferite, questo per dire che se ci sono errori  formali (“Ah, ma i punti per la tal cosa non sono quelli! Ah, ma le graduatorie non si fanno così!”) sono solo farina del mio sacco bucato e dei miei tre neuroni che qualche particolare (giusto) se lo son persi per strada.

Scrivo semplicemente da mamma basita da come possano funzionare (in qualche modo) le cose nonostante una burocrazia farraginosa e un’ottusità impressionante. E specifico che si tratta solo di alcune gocce d’acqua nel mare, perchè basta una ricerchina online (o due chiacchiere in giro) per trovarne secchiate.

Allora: l’Aquilina ha due maestre. Una, A., è la maestra “titolare” di ruolo da anni; l’altra, S., finora non era ancora riuscita ad entrar di ruolo, ma fortunatamente (e per la prima volta nella sua carriera) era riuscita ad insegnare due anni di seguito nella stessa classe proprio con la classe dell’Aquilina. A giugno, però, ci eravamo lasciati come a giugno dell’anno prima: “speriamo di rivederci anche l’anno prossimo”, così finiamo il ciclo scolastico tutti insieme. Perchè il suo contratto terminava, e l’assegnazione è pur sempre un’incognita. Però magari un po’ meno incognita del solito: per l’anno scolastico 2016-2017 S. sarebbe partita come terza in graduatoria, e finalmente sarebbe passata di ruolo… dai che la conferma è quasi sicura!

L’Aquilina giovedì scorso non vedeva l’ora di ritrovare i suoi amici, e anche le maestre A. e S. E io a doverle spiegare che A. sicuramente ci sarebbe stata… mentre per S. non era detto, ma “speriamo proprio di sì” (non per portar sfiga. Solo per tamponare un’eventuale delusione). E per fortuna, arrivate in aula, ecco tutte e due le maestre presenti! 🙂

Sì, ma che Odissea… perchè S. finalmente quest’anno è riuscita ad entrare di ruolo (alla “tenera” età di 36 anni. Intendiamoci: non sto dicendo che sia vecchia… che anzi è più giovane di me. Sto solo dicendo che a 36 anni e dopo non so quanti anni che insegni, magari sarebbe il caso di iniziare ad avere un po’ di certezze lavorative. Magari di avercele anche già da anni). Ma gliel’han fatta sudare: il 30/8 ha avuto la “bella” sorpresa di ritrovarsi sesta in graduatoria invece che terza (quindi con ben meno certezza di poter tornare e finire il ciclo scolastico di mia figlia e dei suoi compagni). S’è trovata davanti tre colleghe che avevano vinto ricorsi al TAR del Lazio (peraltro munite di solo diploma, quando lei per poter entrare nelle graduatorie e insegnare ha dovuto anche laurearsi. Ma qui è la solita “sfiga” di chi nasce dopo, dappertutto: per fare le stesse cose che faceva tuo padre, a te serve minimo un titolo di studio in più. Solo che rispetto a tuo padre hai meno certezze, stipendio peggiore e condizioni di lavoro più ridicole). E già qui, al suo posto mi si sarebbero scassate le coronarie. Ma il buono è che la nomina definitiva (con contratto a termine per ben – udite udite! – 3 anni. Che non sia troppo, eh) l’ha avuta venerdì 10 settembre… no, ma fate pur con calma, eh. Nel frattempo era già una settimana che l’altra maestra stava impostando il lavoro da sola, senza sapere con chi avrebbe collaborato. Aggiungete che nella sezione terza “gemella” (con cui la classe dell’Aquilina fa tantissime attività in comune, da pianificare pure quelle tra le insegnanti) quest’anno han cambiato entrambe le insegnanti (una è andata in pensione, l’altra ha ottenuto il trasferimento vicino a casa) e la cosa si fa divertente.

Dalla maestra S. ne ho saputa un’altra, molto simpatica. La storia di un’insegnante di Cesena con 30 punti in graduatoria (e quindi piuttosto sicura di riuscire quest’anno, finalmente, ad insegnare nella sua città) che s’è vista assegnare invece qui a Faenza (vero, c’è di peggio: 40 km non sono 400) perchè è stata superata in graduatoria da una collega che aveva 4 (quattro, sì) punti. A domanda di spiegazioni le è stato detto che è vero, c’è stato un errore. Ma per sanarlo deve lei fare ricorso, d’ufficio non si può: e, tempi del ricorso a parte (che nel mentre fa in tempo a finire minimo il primo quadrimestre se non l’intero anno scolastico), la spesa pare sia di 2500 € (duemilacinquecento, sì. Vi sembra esagerato? Ammetto che lo sembrava pure a me. Così ho provato a fare una ricerchina con Google, alla vigliacca. E tra i primi risultati ho trovato questo. E in effetti, alla luce dei miei 11 anni come impiegata di studio legale, è purtroppo credibile: il valore di un simile ricorso è per forza “indeterminabile”, non stiamo parlando di una fattura non pagata da 200 €. E di conseguenza gli scaglioni tariffari da applicare per la nota spese… sono alti). Al che ha lasciato perdere e cercherà di avvicinarsi a casa l’anno prossimo.

E comunque, come accennato all’inizio, questi non sono nemmeno due esempi particolarmente scabrosi. Di seguito ne riporto altri due, raccontati da un paio di mamme (tra tante) che fanno parte come me di un folto gruppo su Feisbuk.

Allora: che si iniziasse l’anno scolastico senza avere ancora tutti gli insegnanti assegnati capitava anche ai miei tempi.

Però che il giorno prima delle aperture delle scuole, alla riunione di una scuola dell’infanzia della provincia di Bologna, i genitori dei bimbi che devono iniziare il primo anno scoprissero che giusto un’ora prima era arrivata una circolare della dirigente del relativo istituto comprensivo, che comunicava con rammarico ai genitori dei bimbi delle classi prime che, non potendo ancora definire il corpo insegnante mancante, gli inserimenti dei nuovi alunni sarebbero iniziati “auspicabilmente” nella settimana successiva (il 19? Il 20? Il 23 settembre? E io nel frattempo il pupo come lo gestisco? E l’inserimento quando viene a finire, già che dura tipo due settimane? E al mio datore di lavoro che dico?)… beh, questo sinceramente non succedeva.

Ma del resto c’è pure di peggio: è capitato anche (in un’altra scuola) che, sempre il giorno prima dell’inizio dell’anno scolastico (giornata che ormai porta più sfiga di un venerdì 13), venissero convocate le famiglie di 12 bambini per comunicare loro che era stata decisa l’eliminazione della sezione della scuola dell’infanzia dove erano iscritti e che quindi per i loro figli non c’era più posto (al motto di “E mo’ so’ ca77i vostri, pappappero!”. No, sto scherzando: situazioni del genere fanno arrabbiare anche il personale scolastico, che sicuramente non se ne lava le mani con gioia: le insegnanti sono a loro volta vittime, i presidi hanno semplicemente le mani legate dal sistema).

E io mi chiedo: l’anno scolastico inizia ormai da anni, per legge regionale, il 15 settembre. Non è più come quando andavo a scuola io, che la data variava (di poco, ma variava) ogni anno. Quindi: possibile che non ci sia modo di organizzarsi un po’ per tempo? Possibile doversi ridurre per forza all’ultimo momento (o anche a quello dopo, addirittura)?

Fortuna che queste sono le conseguenze della riforma della “buona scuola”. Fosse stata anche solo quella della “scuola così così” chissà cosa veniva fuori…

Silenzio

Per oggi avevo programmato un post. Poche righe (miracolo!), una delle mie solite minchiate leggere.

Mercoledì mi alzo normalmente, preparo l’Aquilina normalmente, la porto al centro estivo normalmente, spiccio normali faccenduole. Poi, normalmente, accendo il PC e apro Facebook.

E di normale non c’è niente.

La prima notifica che leggo è di un’amica che vive a Narni: “T. ha detto di stare bene durante Terremoto in Italia Centrale”.

Gelo.

Quello che è successo lo sapete benissimo.

Come mi sono sentita lo sapete anche troppo, perché è come vi siete sentiti voi, pur con tutte le varianti del caso e relativi pensieri personali che si accavallano (“… Faenza nel 2000, Abruzzo nel 2009, Emilia nel 2012… Dio, i bambini sotto le macerie… L’Aquilina…”).

Solo ieri mi è venuto in mente il post programmato per oggi. L’inutile (in un momento del genere) stupido (ancora di più in un momento del genere) post di oggi.

E allora no. Lo posticipo.

Perché in soli due giorni ho già letto e visto troppe cazzate, in mezzo alle cose dolorose e importanti:

chi approfitta del terremoto per tirare acqua al proprio mulino, qualunque mulino sia, anche se non c’entra una beneamata mazza. Tipo il mulino dell’allattamento al seno, con pseudoarticoli che promettono dritte sull’alimentazione dei bimbi durante un’emergenza  (e invece, se gli regali un click, scopri che il tutto si riassume in “Latte artificiale, vade retro! Esci da questo corpo! Non provateci a mandarlo con gli aiuti, anatema su di voi!”, che poi “is the new black”: per certa gente va bene per qualsiasi occasione. Tira il terremoto? Ti muore la nonna? Ti si guasta la macchina? Ecco, non provare a dare il latte artificiale al pupo, la colpa è di quello). O tipo il mulino dell’omofobia, tirando fuori che il terremoto è una punizione divina per mettere in guardia dalle unioni civili (ora, siamo seri: se Quello Del Piano Di Sopra non si scomoda a fulminare chi spara una cagata del genere, oltretutto in Suo Nome, figuriamoci se si scomoda a terremotare paesi ad minchiam per le unioni civili, dai);

chi ha detto che il terremoto è un segno del karma perché la crudele Amatrice è la patria natale della abominevole pasta all’amatriciana: buono che ora sia ridotta in pepe, come uno degli ingredienti di quella demoniaca ricetta;

chi si fa i selfie con le macerie di sfondo (e mai che qualche cornicione pericolante ci faccia la grazia al momento giusto scrafazzandogli smartfonino e selfistik. Scusate, non ho resistito).

chi… (beh, aggiungete a scelta un argomento più o meno d’attualità o più o meno politico per far polemica, e qualcuno ha sicuramente trovato il modo di usarlo per far polemica o quale più o meno assurdo capro espiatorio anche in questa situazione).

Ora, io di solito sono il per il vivi e lascia vivere. Però stavolta faccio una fatica del diavolo a tener ferme le ditine sulla tastiera… solo che non è questo il momento.

Meglio star zitta.

Marketing: lo stai facendo male

weather-768460_640(Dato che è a Natale che “siamo tutti più buoni”, approfitto che invece è Pasqua e mi levo un sassetto dalla scarpa…)

Fatemi capire: c’è crisi, giusto? Quindi uno non dovrebbe sputare su un’opportunità di lavoro, giusto?

Sbagliato.

Premessa:  a fine 2015 ho fatto un po’ di bilancio e, rendendoci conto che siamo riusciti a metter da parte qualcosina che si potrebbe “investire” per qualcosa di utile, abbiamo pensato di metter su il condizionatore fisso a casa (approfittando anche degli sgravi fiscali del 50%, butta via). Così, una volta sistemato l’intervento dell’Aquilina e con la fine della logopedia (e delle relative fatture) in vista, ho iniziato a richiedere un giro di preventivi. Per farci un’idea, dato che per noi è un “mondo sconosciuto” e non ci sentiamo di muoverci in autonomia.

Lunedì 21 mi telefona il tecnico di zona incaricato da una delle ditte contattate, per concordare un sopralluogo: ci accordiamo per ieri alle 18 (così nel frattempo rientra a casa anche il Consorte).

18.

18.30.

19.

Il nulla.

Al che provo a telefonargli.

Il tizio risponde scocciato dicendo di essere ancora impegnato con un altro cliente per un lavoro in una “struttura” (cosa che posso anche capire: martedì 22 ci è successa la stessa identica cosa con il titolare di un’altra ditta con cui avevamo concordato un preventivo. Ma questo signore alle 18.50 ha telefonato, s’è scusato dicendo di aver avuto un imprevisto e che il lavoro che stava facendo era durato di più, ha chiesto se potevamo aspettarlo o se preferivamo rimandare, e poi nel giro di 20 minuti – il tempo di arrivare dalla città vicina in cui era – si è presentato alla porta. Altra merce, insomma). Quando gli ho fatto notare che avrebbe almeno potuto avvisare (dato che ormai secondo lui l’appuntamento di oggi non era rimandato con un po’ di ritardo, ma era addirittura annullato. Secondo lui. Io la lettura del pensiero a distanza ancora non l’ho imparata) mi ha risposto che lui quando è impegnato per un lavoro non usa il cellulare (e questo può anche essere comprensibile. Ma mezzo minuto per fare una telefonata ce l’avrai, no? Se ce l’hai avuto per rispondere a una chiamata…).

Dato che non avevo la possibilità di rimandare direttamente a domani (il Consorte ha saputo oggi di avere il pomeriggio di ferie, quindi ne approfittiamo per portare l’Aquilina da qualche parte. Genitori degeneri, eh?), mi ha detto di richiamarlo per fissare per martedì o mercoledì. Ho risposto che potevamo già fissare ora per martedì o mercoledì senza bisogno che lo chiamassi, ma… ho osato esprimere un dubbio sul fatto che poi la certezza che venisse non fosse la stessa di oggi (sarà impegnato lui, ma non è che il resto del mondo se la gratti, giusto?).

E lì, apriti cielo: mi ha risposto che se volevo polemizzare potevo anche andare a comprare il condizionatore al centro commerciale (sottinteso: “Se non stai alle mie regole, puoi anche comprare quella merda”. Un po’ come se il concessionario Porsche mandasse il cliente a comprare Fiat, o il gioielliere spedisse l’acquirente a comprare dai cinesi. Per telefono, senza nemmeno aver visto il cliente in faccia [cosa che resta comunque molto maleducata anche avendo il cliente davanti, intendiamoci]). Al che gli ho detto che eravamo a posto così e gli ho riagganciato in faccia (ah, tempo totale della chiamata 2 minuti e 9 secondi del suo preziosissimo tempo. La polemizzatrice più veloce del West, direi).

E poi ho subito scritto un’email alla ditta che fa riferimento a questo bel tomo per fargli presente da che razza di incaricato sono rappresentati qua in zona: una persona del genere può soltanto danneggiarli. Se avessi voluto acquistare un condizionatore al centro commerciale ci sarei già andata (senza sentirmi per questo “pezzente”. Semplicemente sentendomi più competente in materia di quanto invece sono in realtà, e quanto tanta gente è a differenza nostra) e di sicuro non sarei stata trattata con una tale maleducazione e arroganza. Peraltro immotivate, dato che la richiesta che ho “osato” fargli non mi sembrava poi così astrusa: semplicemente dare un colpo di telefono per avvisare, o un minimo di garanzia che non saltasse anche un altro appuntamento. Il tizio è senza dubbio molto impegnato, al punto da poter schifare una nuova possibilità di lavoro e da non potersi permettere di perdere un secondo per essere educato, ma lo sono anche le altre persone: quelle che quando prendono un impegno lo rispettano.

Intendiamoci, uno così meglio perderlo che trovarlo. Se ha clienti di serie A e di serie B ancor prima di esserseli fatti clienti (perchè “il cliente A è una grossa ditta e mi fa guadagnare tot, il cliente B invece è un privato con un «lavoretto»”), figuriamoci dopo: mi immagino l’affidabilità per le manutenzioni annuali (“robetta”) o in caso di problemi, magari addirittura in garanzia (“che due coglioni”).

Solo che io ho oltretutto il terribile sospetto che se, invece di avere a che fare con me, avesse avuto il Consorte come interlocutore, non si sarebbe permesso di comportarsi così (non dico che sarebbe venuto ieri. Ma dico che forse si sarebbe pure scusato, questo sì). Il che mi fa girare ancora di più i coglioni: tutti sti cazzi e mazzi sulla parità, il progresso, le pari opportunità, e poi a 37 anni dovrei farmi rappresentare da mio marito (o da mio padre?) se voglio esser presa sul serio e trattata educatamente?

Ma vaccagare, va…

L’antitesi di lavoro? Famiglia.

Post di sfogo ad amimosa-673238_640lto tasso di inutilità pratica (siete avvisati). E che fa passar la voglia di festeggiare la ricorrenza di oggi.

A fine febbraio sono stata al Centro per l’Impiego a rinnovare l’iscrizione alle liste di disoccupazione, e quest’anno mi han dato una buona notizia. Mentre gli anni passati per la ricerca di un posto part time manco mi avrebbero inserita in database (testuali parole: “part time se lo cerca da sola”), dal 1° gennaio han cambiato un po’ di cose e possono inserire nelle liste di collocamento anche chi avrebbe bisogno di un posto non a tempo pieno. Ovvio: ampiamente difficile che esca qualcosa, ma almeno non più impossibile.

Per il momento ho fatto nuovamente rinnovo semplice del patto perchè avevo (ho) un paio di questioni importanti da risolvere che richiedono la mia presenza in “orario di lavoro”. Ha poco senso andare a un colloquio di lavoro dovendo spiegare per correttezza: “Però il martedì pomeriggio devo portare mia figlia a logopedia… mentre il quellodì mattina ho l’appuntamento dal fisiatra… (o da chi diamine mi manderà il medico, ancora non lo so). Però la cosa mi aveva fatto piacere: accipicchia, appena le cose saranno un po’ sistemate, magari posso provare a vedere se riesco a rimettere un piedino nel mondo del lavoro.

E poi… e poi girelli su Facebook e ti capita di leggere cose che – in un certo senso – ti fan quasi passare la voglia di riprovare a metterti in gioco. Perchè c’è gente che è attentissima alla sua realtà (e a quella aziendale)… ma di quello che può essere la realtà degli altri (volenti o nolenti) proprio non ne ha un’idea. Roba aliena.

Il post che ha scatenato tutto è stato quello di una mamma, che non conosco se non perchè facciamo parte di uno stesso (ampio) gruppo e quindi mi è capitato di leggere e apprezzare altri suoi interventi. Questa volta era un post di sfogo, di una persona che reputo nient’affatto lamentosa o propensa ad annegare in un bicchier d’acqua.

Per farla breve: dopo anni senza un’assenza per sua malattia e con pochissime assenze fatte perchè fortunatamente sua figlia si ammala ben poco, capita l’imprevisto (che se si chiama così un motivo ci sarà). La classica telefonata dalla scuola per avvisare che la pupa ha la febbre. Che si fa? Ci si organizza per il recupero. E qui arriva la chicca: il suo superiore, palesemente piccato, le fa notare che dovrebbe organizzarsi meglio e stare anche attenta, perchè questo suo comportamento non è consono agli interessi dell’azienda.

E io mi ritrovo con i miei tre neuroni che in qualche modo devono tirar fuori qualcosa di sensato da questo concetto: “se la bambina si ammala all’improvviso, è colpa della mamma che deve organizzarsi meglio”. Organizzare una malattia? Mmmmh… ah, ok, capito. Forse così:

 “Pronto, parlo con il Virus Gastrointestinale?
Sì, buongiorno, sono PincaPalla, la mamma di Pallina.
Ecco, senta… io avrei un problema: qui la settimana prossima è un delirio, io non riesco a liberarmi e come sa siamo a corto di nonni…
Per lei farebbe lo stesso passare dopo il 20?
Sì, lo so… mi spiace… guardi, non dipende da me, lo so che anche lei ha i suoi appuntamenti.
E’ colpa di quel patacca del mio titol… ops, mi scusi.
Comunque… dice che ce la facciamo lo stesso?
Bene, grazie… guardi, gentilissimo.
Allora mia figlia la aspetta il 22, buona giornata anche a lei!”.

Perdonate l’ironia (ma ormai lo sapete, qua in questo postaccio si scherza su tutto… se no non si va avanti), ma sinceramente vorrei sapere se certa gente si ricorda di collegare il cervello alla bocca prima di iniziare a sparare stupidaggini simili. E non è mica finita. Perchè tra i commenti dopo il mio, sotto quel post, ne sono uscite delle belle. Anzi, delle orribili.

Questa è almeno almeno in duplice copia, perchè già avevo avuto modo di sentirla in altro gruppo (le due persone che l’hanno scritta non si conoscono minimamente, quindi è ragionevole pensare che ci siano almeno due stronzi di prima categoria in circolazione): “Ah, sei incinta… e vabbè, non posso mica chiederti abortire, giusto?” Beh, direi di no, ciccio. E poi, se non l’ha fatto nemmeno tua mamma, di certo non potrò combinare di peggio io con mio figlio.

Restando in tema gravidanza, c’è chi si premunisce (è realmente successo ad una mia amica il mese scorso), e al colloquio mette come condizione per l’assunzione la firma di un impegno (non so quanto legale) a non restare incinta per i primi 4 anni perché “al momento ne abbiamo 3 in maternità ed è un casino”. Cazzi vostri (anzi, se mi concedete una battuta scurrile, per lo più son stati cazzi delle future mamme, che mica lo diventano per partenogenesi). Ora: l’Aquilina resterà figlia unica, lo sappiamo da quando è stata concepita e non c’è modo che si cambi idea, per tanti motivi. Quindi, per dire, un impegno del genere a me non creerebbe problemi, giusto? Sbagliato. Saranno ampiamente fatti miei come intendo utilizzare (o no) il mio utero. Quindi manco morta lo firmerei.

E l'”altra metà del cielo”? Esatto, perchè come scritto poco sopra, mica si diventa mamme per partenogenesi. Dove sono i papà? Ci sono. O meglio: ci sarebbero. Perchè se solo provano a sostituire la mamma in caso di malattia del pupo può capitare quello che è successo a un papà, raccontato in un altro dei commenti al post: divieto di prendere ferie, permessi o giorni di malattia (…di nuovo!!! Orrore!!!!!) per i tre mesi successivi e commento velenoso “Poteva anche stare a casa sua moglie”. Alla faccia della parità, eh. E alla faccia del dividersi le assenze così il datore di lavoro della mamma non rompe troppo i coglioni.

Ma non è solo questione di figli, o di genitori cui ogni tanto cedono gli anticorpi e s’ammalano in prima persona. Pure il resto del parentado è una bella palla al piede, eh. C’è gente che ha chiesto un permesso per andare al funerale di un parente e si è sentita rispondere roba tipo “Ma proprio oggi?”. Ci rendiamo conto? Siamo davanti a gente che evidentemente contratta abitualmente con Morte per far schiattare la nonna in maniera che non intralci la chiusura del mese o la consegna di un ordine. Roba da supereroi… E invece noi comuni e sfigati mortali siamo costretti ad assecondare i capricci del nonno, della mamma o della zia che scelgono sempre il momento meno adatto per tirare le cuoia, ‘sti scostumati, manco a dirlo.

Io sono a casa da 4 anni (e non è facile come si pensi. Sia psicologicamente, dato che per il resto del mondo tu stai a casa a grattartela, sia psico-economicamente. Che non vuol dire l’ansia di non arrivare a fine mese, per fortuna. Significa semplicemente sentirti “in debito” perchè non stai contribuendo al bilancio famigliare se non evitando spese in più: il post scuola, la baby sitter, la seconda auto…). Però ammetto che il fatto di poter portare mia figlia dal medico quando sta male e non quando garba a chissà chi, o di tenerla a casa quando ne ha bisogno senza spedirla a scuola sfebbrata solo perchè dopata di Tachipirina, o di poterle stare vicino quando sta male (il tutto sorvolando sul resto del tempo “positivo” che posso passare con lei quando sta bene), senza dover chiedere il permesso a nessuno e mettere in campo 300 sostituti… beh, sinceramente non è poco.

Non so…  Forse  il fatto di aver perso mia mamma senza esserle potuta stare vicina nel suo ultimo mese mi abbia fatto capire ancora di più quanto è prezioso il tempo con i propri cari. Allo stato attuale non so se riuscirei a rispondere civilmente a osservazioni tanto maleducate, miopi e disumane come quelle emerse da quel post (e non stiamo parlando di eccezioni o casi rari, ma solo della punta dell’iceberg).

Io lo capisco che ci siano gli interessi della ditta. E capisco che ci sia chi s’approfitta di congedi e permessi, ma non si può dar per scontato che tutti lo stiano facendo (anche contro ogni evidenza) o lo faranno.

E mi chiedo una cosa: ma chi non comprende l’esistenza di impegni famigliari… da dove è nato? Da un uovo? L’hanno annaffiato in un vaso e a 18 anni ne è uscito e se n’è andato per i cazzi suoi (sistema che a mio parere risolverebbe la crisi di natalità in Italia. Davanzali, balconi e giardini pieni così di neonati in boccio)? Chi lo assisteva da piccolo? E alla sua famiglia, ora, chi ci pensa? Possibile che debba essere obbligatorio avere eserciti di nonni a disposizione 24 ore su 24 o schiere di baby sitter pronte all’uso in 5 minuti, tipo 4 Salti in Padella, e che l’alternativa sia solo quella di ritirarsi in eremitaggio finite le 8 ore di lavoro?

Ok, decisamente mi sono dilungata davvero troppo… un papiro. E, come scrivevo all’inizio, oltretutto assolutamente inutile se non per far riflettere chi non ne avrebbe bisogno (perchè certe cose già le sa. Chi non le vuole sapere, non ci perde mezzo secondo per ragionarci).

E altri quattro…

gerbera-755782_1920Che non è che facciano “otto” insieme ai quattro di questo post. E’ solo l’altro “anniversario” del periodo, che purtroppo procede di pari passo con l’avvenimento più bello dell’anno (il compleanno dell’Aquilina).

Questo però penso sarà l’ultimo post “dedicato” all’evento. Perchè finalmente credo di stare iniziando a perdonarmi.

A perdonarmi di non essere potuta/riuscita ad essere presente nell’ultimo mese di mia mamma.

Finora non era servito a niente sentirmi ripetere da chiunque che non potevo fare altrimenti, che in quel periodo non ero chiamata solo ad affrontare uno dei momenti più duri per un figlio (perdere la madre), ma contemporaneamente a gestire uno di quelli più complicati per una madre (essere alle prese con i primi giorni del primo figlio)… e che mancando qualcuno che potesse sostituirmi (… mia mamma. O magari la mamma del Consorte, ma siam talmente fortunati che mia suocera ha addirittura preceduto mia madre di 11 anni, olè) e non avendo io il dono dell’ubiquità c’era poco da fare (tranne forse far trascorrere all’Aquilina il suo primo mese di vita nel corridoio di un ospedale a 35 km da casa).

Sì, sì, sì, sì… c’avete ragione tutti. Ma non me ne frega niente, mi sento una merdaccia uguale, ok? Lei per me c’è sempre stata, finchè ha potuto. E io, quando ha avuto bisogno lei, dov’ero? Insomma, roba così.

Ma finalmente ci sono arrivata. E dire che non era così complicato.

E’ stato risolutivo chiedermi: ma se sapesse che dopo quasi quattro anni (quattro!!) io sto ancora così male… come starebbe mia madre? Risposta: peggio di me (perchè è come mi sentirei io se – diononvoglia – l’Aquilina fosse nella mia situazione). E cosa farebbe? Oddio, forse non lo farebbe perchè non è mai stata di sberla facile… ma cristo, darmi un paio di pacconi sarebbe effettivamente il minimo. Con una che continua a sbatter la testa nello stesso punto da quattro anni, puoi mica più ragionarci a parole.

E allora basta. Non ha mica senso. Ho deciso: mi tengo solo i ricordi belli.

Neverending Story – Part 13

morte_eni

Il (c) del marchio Eni è sempre di Eni, il (c) della Morte è sempre di Morte…

Che dire… mai titolo fu più azzeccato per questa serie di post.

Vi ricordate la mia odissea con quei delinquenti Eni? No? Bene, perchè quasi quasi l’avevo dimenticata pure io. Del resto, da quando la loro responsabile mi scrisse finalmente che era tutto sistemato e che non mi avrebbero mai più chiesto nulla sono passati tre anni. TRE ANNI.

A fondo post trovate i link ai ben 13 post precedenti, ma cerco di riassumere il più in breve possibile l’odissea:

Ad agosto 2010 cambiai gestore per la fornitura di Gas perchè Eni perchè per mesi non mi aveva mandato fatture per un loro errore (ammesso in due loro lettere di risposta alla mia richiesta di chiarimenti sulla mancata fatturazione e sulla presenza sul loro sito di valori di lettura contatore che non corrispondevano a quelli del mio contatore) di scambio letture contatori (in pratica, al mio contatore abbinavano la lettura del contatore del mio vicino del piano di sopra, di 6000 mc più alta del mio).

Eni affermò di aver risolto l’errore, ma appena ricevuta (e pagata) la prima bolletta regolare io e il Consorte decidemmo di cambiare gestore perchè la loro gestione del reclamo era stata vergognosa.

A questo punto Eni ci mandò (con ritardo di oltre 6 mesi dal cambio gestore)  una fattura a chiusura di oltre 5.000 €, utilizzando la lettura errata del mio vicino di casa e smentendo con i fatti la loro ammissione di errore e di risoluzione dello stesso (e passando anche i dati errati al nostro nuovo fornitore, quindi costringendomi ad aprire un reclamo anche preso questo!). Tutto questo accadeva nel febbraio 2011.

Tre anni (TRE!!) di raccomandate dal primo reclamo, solleciti, loro ammissione di errore senza mai sistemarlo realmente, loro intimazioni a pagare una cifra non dovuta per loro stessa ammissione, storno solo parziale della fattura ERRATA (hanno in pratica tentato di far pagare a me l’IVA sulla fattura, che non potevano più recuperare essendosi decisi a stornarla solo oltre un anno dopo l’emissione… l’IVA su una fornitura mai fatta e fatturata per errore, vi rendete conto?)… poi finalmente sembrava tutto risolto (nel 2012), con tanto di e-mail della responsabile del reclamo che mi assicurava che non non mi sarebbe più stato chiesto nulla:

«Da: V. D. – ENI
Data: 21/01/2013 17:04:54
A: Shunrei
Cc: R. L. ENI; Mbx B. Governance ENI; adiconsum.emiliaromagna@cisl.it
Oggetto: R: Utenza 13********48 – Reclamo riconosciuto fondato, ma mai risolto, in essere dal marzo 2010.

Buonasera,

Come anticipato nella telefonata del 18 di dicembre le confermo l’accredito di € 851,57 (*) inserito a sistema con rata manuale (vds videata sotto). In attesa della fattura di storno, le confermo che il saldo debito di € 819,58 relative alla fattura 20101211 non deve essere pagata e le azioni di morosità restano comunque bloccate. A disposizione per ogni ulteriore chiarimento in merito porgo un cordiale saluto.

D. V.»

Dalla videata allegata risultava la mia situazione contabile, con morosità a zero. Tutto a posto? In un mondo decente sì [(*) l’importo fa riferimento alla seconda fattura errata, quella in cui tentavano appunto di addebitarmi comunque almeno l’importo dell’IVA].

Notifica 20151121Ma poi, tre anni dopo l’ultimo mio contatto con loro… sabato 21 novembre mi arriva un’e-mail dal servizio clienti ENI (non sono più loro cliente da ormai 5 ANNI), che mi avvisa che è stata emessa una fattura sulla mia utenza (???) in data 17/11/2015. Il codice (dell’ex) utenza è corretto. Tutto il resto è di un’assurdità incomprensibile.

Non ho modo di vedere questo documento perchè sono anni che non essendo più loro cliente non posso accedere al loro sito (ho provato a farmi inviare una nuova password, e mi arriva pure. Solo che quando provo ad inserirla mi dice che non ho l’autorizzazione per accedere. A voi i commenti)… e son qui a chiedermi cosa si siano inventati stavolta per perseguitarmi e provare a rubarmi dei soldi. Pensate che nel frattempo quel famoso contatore non esiste nemmeno più, è stato sostituito (da ENI, che ha in gestione – sic! – queste operazioni sui contatori anche se voi avete altri gestori) nel maggio 2014.

Ho subito scritto un’e-mail alla responsabile che tre anni fa doveva aver risolto tutto (e per conoscenza alla boss suprema di ENI e all’Adiconsum). Attendo risposta (?).

Quello che so è che mi fionderò all’Adiconsum immediatamente non appena riuscirò ad avere informazioni su questo documento palesemente falso.

Che dire… vi farò sapere.

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