Tutto è bene…

fire-spitting-dragon… quel che finisce bene, si dice. Sicuro. Solo che se ogni tanto qualcosa andasse liscio senza prima mettere a rischio le tue coronarie non sarebbe malaccio.

Avevo accennato in questo post che a inizio anno ci siamo decisi a cambiare gestore di telefonia fissa: dopo un mese passato praticamente senza ADSL e nessuna soluzione da parte di Infostrada, abbiamo approfittato di un’offerta TIM che ci farà spendere circa 10 € in meno al mese per tornare in “Telecom”. Richiesta di attivazione a TIM, raccomandata di disdetta a Infostrada, eccetera eccetera.

Devo dire che già l’attivazione con TIM non era partita sotto una stella particolarmente benevola: dopo un inizio promettente (dopo 5 giorni dalla richiesta di attivazione sono stata contattata per fissare l’intervento del tecnico qui a casa… e considerate che l’attivazione l’abbiamo fatta il 5 gennaio, con feste e weekend nel mezzo), sono iniziate le magagne.

Il 12 gennaio attendiamo il tecnico, che doveva passare tra le 10.30 e le 11.30. Si fa mezzogiorno e niente. Si fa l’una e niente… così chiamo il 187: beh, non si sanno spiegare come mai non sia venuto, a loro risulta l’appuntamento che ho io. Non potendogli spiegare nemmeno io come mai non sia venuto, l’operatrice mi dice che segnalerà la cosa chiedendo che ci ricontattino per un nuovo appuntamento. Mi raccomando che stavolta il tecnico mi dia un colpo di telefono quando sta per arrivare, giusto per non perdere un’altra mattinata per nulla (sto ancora cercando lavoro… ma se lavorassi aver buttato una mattina di ferie per niente e dover chiedere altre ore di permesso sarebbe stato ancor meno simpatico). Mi assicura di sì, bene, buona giornata.

Passano i giorni, nessuno richiama. Così richiamiamo noi: l’operatrice che risponde dice di vedere un appuntamento già fissato per il 23 gennaio, sempre tra le 10.30 e le 12.30. Ricordo di nuovo la faccenda di chiamare prima di venire, mentre mi chiedo quando dannazione pensavano di farci sapere qualcosa.

Arriva il fatidico 23 gennaio. E arriva anche il tecnico (anzi, la tecnica), e mi chiama prima di venire. Fa quello che deve fare, torna in centrale per attivare, torna qui a recuperare il baracchino che aveva lasciato attaccato alla presa, dice che è tutto a posto. Io però non riesco a navigare nè da PC nè da cellulare… la tecnica mi dice che forse c’è da cambiare qualche impostazione nel router, mi lascia i dati di accesso all’ADSL (quelli generici), io prima provo senza successo a mettere a posto il router, poi penso che sicuramente il Consorte è più bravo di me e gli passo la palla quando rientra da lavoro.

Ma il Consorte i miracoli non li fa… e non riusciamo a connetterci. Ci viene in mente che, a differenza delle due volte precedenti, stavolta non si è mai aperta la pagina automatica di attivazione account (l’unica che si apriva sia nel 2006 quando abbiamo attivato la prima Alice, e anche nel 2010 dopo il passaggio a Infostrada). Così cerchiamo in rete se quello può essere il problema, scopriamo che in effetti potrebbe essere, in qualche modo riusciamo a registrare una nuova casella di posta @tim.it e ad associarla all’account TIM fisso anche senza la pagina automatica.

Nonostante questo non riusciamo a navigare. E allora richiamiamo il 187.

Il primo commerciale ci ha detto che dopo l’intervento del tecnico c’erano altri lavori da fare in centrale e che quindi avremmo comunque dovuto attendere 24 ore. Eh? Ma la tecnica ha detto che la linea era disponibile e attiva da subito, non ha parlato di attese!

Il secondo commerciale (contattato quindi per conferma) ha invece rilevato che il router risultava non connesso ed ha aperto un guasto per verifiche.

Stamattina mi chiama un’operatrice dell’assistenza tecnica, che invece di risolvere il problema ha solo complicato le cose creando problemi dove non ce n’erano: mentre le spiegavo il problema, ha improvvisamente rilevato che la nostra utenza era “in blacklist per morosità” e che quindi poteva solo chiudere il guasto. Non ha saputo/voluto dirmi altro e mi ha rimandata al commerciale (e qui veramente ho rimpianto con tutto il cuore di non aver conosciuto prima il servizio di cui mi ha parlato Ivo Gandolfo in un commento al mio post sul MIUR. In ogni caso: grazie ancora per l’info, tra due anni può essere che ne approfittiamo).

La terza operatrice del commerciale (gentilissima, stavolta) è caduta dalle nuvole: non solo non risulta alcuna morosità pregressa a nostro carico (graziarcavolo, son ragioniera nell’animo. Odio pagare spese che non mi spettano, ma odio molto di più avere debiti in sospeso), ma addirittura risulta un credito di 13 € a nostro favore, relativo all’utenza cessata nell’ottobre 2010 (13 € che ovviamente nessuno si è mai curato di restituirci, ma che a mio parere possono anche tenersi, tant’è che me li ero dimenticati: quell’errore di fatturazione fu uno dei motivi per cui nel 2010 ce ne siamo andati, e per chiudere alla svelta i ponti decidemmo di lasciar perdere di chiederli indietro). Ha quindi riaperto la segnalazione al reparto tecnico, e in più ha fatto segnalazione urgente all’ufficio fatturazione per togliere dalla nostra utenza dalla blacklist (il vero motivo per cui l’ADSL non funzionava… hai voglia cambiare le impostazioni del router, registrare roba e sacrificare galletti a qualche oscura divinità): si è congedata augurandomi che entro sera potesse essere tutto sistemato, e chiedendosi anche lei come fosse stato possibile un pasticcio del genere (anche perchè se veramente fossimo stati morosi dal 2010… col piffero che ci avrebbero accettato l’attivazione di una nuova linea!).

Passano quattro ore, mi richiama l’assistenza tecnica. E qui arriviamo all’apoteosi dell’assurdo. Inizio a spiegare il problema e… l’operatrice torna a tirar fuori la storia della blacklist (sottintendendo, come l’altra, che se siamo dei cattivi pagatori… eh, fattacci nostri), che non può fare nulla e che dobbiamo chiamare il commerciale.

E qui (credo che parte del mio quartiere possa testimoniare… ehm…) sono andata in berserk. Ma sul serio. Sono lieta che l’Aquilina fosse a scuola e che si sia risparmiata (almeno fino a quando nell’adolescenza non combinerà qualche grossa minchiata) di assistere alla trasformazione di sua mamma in un drago sotto l’effetto dell’incantesimo “Ira”. Diciamo che ho spiegato due-tre cose alla malcapitata, tra cui il fatto che era il caso che si mettessero a conversare un attimo tra i loro vari reparti e la smettessero di importunare l’utente senza risolvere nulla, perchè una cosa del genere era da denuncia. Fine chiamata. Riprendo il telefono e torno a chiamare il commerciale, pensando che a breve il drago si sarebbe sbafato una seconda portata.

Mentre sono in attesa, mi richiama sul cellulare l’operatrice di prima (della quale apprezzo il coraggio. Sinceramente io non so se mi sarei richiamata…): mi dice che ha fatto lei le verifiche, che dovrebbe aver sistemato tutto e mi chiede di riavviare il router e riprovare a navigare. Provvedo, scongiurando che i vari spistolamenti di ieri sera nei settaggi del router non abbiano incasinato nulla e… ussignur, funziona tutto! Posta elettronica, browser… l’ADSL funziona!

E niente. Ci tenevo a gongolare con qualcuno.

Marketing: lo stai facendo male

weather-768460_640(Dato che è a Natale che “siamo tutti più buoni”, approfitto che invece è Pasqua e mi levo un sassetto dalla scarpa…)

Fatemi capire: c’è crisi, giusto? Quindi uno non dovrebbe sputare su un’opportunità di lavoro, giusto?

Sbagliato.

Premessa:  a fine 2015 ho fatto un po’ di bilancio e, rendendoci conto che siamo riusciti a metter da parte qualcosina che si potrebbe “investire” per qualcosa di utile, abbiamo pensato di metter su il condizionatore fisso a casa (approfittando anche degli sgravi fiscali del 50%, butta via). Così, una volta sistemato l’intervento dell’Aquilina e con la fine della logopedia (e delle relative fatture) in vista, ho iniziato a richiedere un giro di preventivi. Per farci un’idea, dato che per noi è un “mondo sconosciuto” e non ci sentiamo di muoverci in autonomia.

Lunedì 21 mi telefona il tecnico di zona incaricato da una delle ditte contattate, per concordare un sopralluogo: ci accordiamo per ieri alle 18 (così nel frattempo rientra a casa anche il Consorte).

18.

18.30.

19.

Il nulla.

Al che provo a telefonargli.

Il tizio risponde scocciato dicendo di essere ancora impegnato con un altro cliente per un lavoro in una “struttura” (cosa che posso anche capire: martedì 22 ci è successa la stessa identica cosa con il titolare di un’altra ditta con cui avevamo concordato un preventivo. Ma questo signore alle 18.50 ha telefonato, s’è scusato dicendo di aver avuto un imprevisto e che il lavoro che stava facendo era durato di più, ha chiesto se potevamo aspettarlo o se preferivamo rimandare, e poi nel giro di 20 minuti – il tempo di arrivare dalla città vicina in cui era – si è presentato alla porta. Altra merce, insomma). Quando gli ho fatto notare che avrebbe almeno potuto avvisare (dato che ormai secondo lui l’appuntamento di oggi non era rimandato con un po’ di ritardo, ma era addirittura annullato. Secondo lui. Io la lettura del pensiero a distanza ancora non l’ho imparata) mi ha risposto che lui quando è impegnato per un lavoro non usa il cellulare (e questo può anche essere comprensibile. Ma mezzo minuto per fare una telefonata ce l’avrai, no? Se ce l’hai avuto per rispondere a una chiamata…).

Dato che non avevo la possibilità di rimandare direttamente a domani (il Consorte ha saputo oggi di avere il pomeriggio di ferie, quindi ne approfittiamo per portare l’Aquilina da qualche parte. Genitori degeneri, eh?), mi ha detto di richiamarlo per fissare per martedì o mercoledì. Ho risposto che potevamo già fissare ora per martedì o mercoledì senza bisogno che lo chiamassi, ma… ho osato esprimere un dubbio sul fatto che poi la certezza che venisse non fosse la stessa di oggi (sarà impegnato lui, ma non è che il resto del mondo se la gratti, giusto?).

E lì, apriti cielo: mi ha risposto che se volevo polemizzare potevo anche andare a comprare il condizionatore al centro commerciale (sottinteso: “Se non stai alle mie regole, puoi anche comprare quella merda”. Un po’ come se il concessionario Porsche mandasse il cliente a comprare Fiat, o il gioielliere spedisse l’acquirente a comprare dai cinesi. Per telefono, senza nemmeno aver visto il cliente in faccia [cosa che resta comunque molto maleducata anche avendo il cliente davanti, intendiamoci]). Al che gli ho detto che eravamo a posto così e gli ho riagganciato in faccia (ah, tempo totale della chiamata 2 minuti e 9 secondi del suo preziosissimo tempo. La polemizzatrice più veloce del West, direi).

E poi ho subito scritto un’email alla ditta che fa riferimento a questo bel tomo per fargli presente da che razza di incaricato sono rappresentati qua in zona: una persona del genere può soltanto danneggiarli. Se avessi voluto acquistare un condizionatore al centro commerciale ci sarei già andata (senza sentirmi per questo “pezzente”. Semplicemente sentendomi più competente in materia di quanto invece sono in realtà, e quanto tanta gente è a differenza nostra) e di sicuro non sarei stata trattata con una tale maleducazione e arroganza. Peraltro immotivate, dato che la richiesta che ho “osato” fargli non mi sembrava poi così astrusa: semplicemente dare un colpo di telefono per avvisare, o un minimo di garanzia che non saltasse anche un altro appuntamento. Il tizio è senza dubbio molto impegnato, al punto da poter schifare una nuova possibilità di lavoro e da non potersi permettere di perdere un secondo per essere educato, ma lo sono anche le altre persone: quelle che quando prendono un impegno lo rispettano.

Intendiamoci, uno così meglio perderlo che trovarlo. Se ha clienti di serie A e di serie B ancor prima di esserseli fatti clienti (perchè “il cliente A è una grossa ditta e mi fa guadagnare tot, il cliente B invece è un privato con un «lavoretto»”), figuriamoci dopo: mi immagino l’affidabilità per le manutenzioni annuali (“robetta”) o in caso di problemi, magari addirittura in garanzia (“che due coglioni”).

Solo che io ho oltretutto il terribile sospetto che se, invece di avere a che fare con me, avesse avuto il Consorte come interlocutore, non si sarebbe permesso di comportarsi così (non dico che sarebbe venuto ieri. Ma dico che forse si sarebbe pure scusato, questo sì). Il che mi fa girare ancora di più i coglioni: tutti sti cazzi e mazzi sulla parità, il progresso, le pari opportunità, e poi a 37 anni dovrei farmi rappresentare da mio marito (o da mio padre?) se voglio esser presa sul serio e trattata educatamente?

Ma vaccagare, va…

Neverending Story – Part 14: ♪♫ This is the end… ♪♫

morte_eni

E stavolta Morte lo mandiamo davvero in vacanza per sempre…

Nel post di ieri dicevo che vi avrei fatto sapere… Beh, sono lietissima di poter mantenere la promessa già oggi. E ancora di più (come da titolo del post) di poter davvero assicurare, stavolta, che questo è davvero l’ultimissima volta che vi stresso con questa storia. 🙂

Io ero dell’idea di aspettare risposta alla mia e-mail di sabato, o comunque di vedere se per posta arrivava qualcosa nei prossimi giorni: dopo le precedenti e completamente inutili mie telefonate al call center non avevo nessunissima intenzione di chiamare (più volte erano stati in grado di rimangiarsi pure la parola scritta, e ogni volta che avevo provato a chiarire la faccenda al call center era sempre venuto fuori che in qualche modo il torto doveva essere mio, perchè loro assolutamente non sbagliavano mai a fatturare).

Mio padre, invece, ha scelto di tagliare la testa al toro, non avendo niente da perdere e nemmeno i “nervi scoperti” con ENI (come invece ho io da un pezzo), così mi ha chiesto se gli passavo copia dell’e-mail con i dati: se ero d’accordo, voleva provare a chiamarli lui. Mal che vada non gli avrebbero detto niente. A quel punto avevo ben poco da perdere pure io…

Che dire: a lui è andata bene (sì, si vede che son proprio sfigata io di mio, con i call center… 9 su 10 che l’incompetente lo becco io), ha trovato una persona disponibile ad ascoltare il problema, che quando ha saputo che io non avevo più modo di accedere al sito ha subito detto che avrebbe inviato per e-mail copia del documento. E difatti mezz’ora dopo avevo la fantomatica fattura in posta elettronica (è inutile perchè non leggerà mai questo post, ma: grazie papà!).

E insomma… ci han messo tre anni per emetterla, ma

si tratta davvero, finalmente, della nota di accredito che storna completamente a zero il pasticcio di cinque anni fa. 

Anzi, pare che per posta dovrebbe pure arrivarmi un assegno di €.29.99 (se vi va, qui potete vedere i conteggi). Sinceramente: se arriva, bene. Se non arriva, pace. Ma se arriva faccio la spendacciona e invece di tener lì i soldi a rimborso di tutte le raccomandate inviate tra il 2010 e il 2012, vado a festeggiare la fine conclamata dell’odissea con Consorte e Aquilina al kaiten sushi…

Stavolta posso scriverlo: tutto è bene quel che finisce bene (è vero, potevo avere un po’ di pazienza e me la sarei cavata scrivendo direttamente un unico post e rompendovi le balle una volta sola…. ma diciamo che dopo quello che abbiamo passato per 3 anni, la pazienza per questa faccenda è stata esaurita un bel po’ di tempo fa! 😛 ).

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Neverending Story – Part 13

morte_eni

Il (c) del marchio Eni è sempre di Eni, il (c) della Morte è sempre di Morte…

Che dire… mai titolo fu più azzeccato per questa serie di post.

Vi ricordate la mia odissea con quei delinquenti Eni? No? Bene, perchè quasi quasi l’avevo dimenticata pure io. Del resto, da quando la loro responsabile mi scrisse finalmente che era tutto sistemato e che non mi avrebbero mai più chiesto nulla sono passati tre anni. TRE ANNI.

A fondo post trovate i link ai ben 13 post precedenti, ma cerco di riassumere il più in breve possibile l’odissea:

Ad agosto 2010 cambiai gestore per la fornitura di Gas perchè Eni perchè per mesi non mi aveva mandato fatture per un loro errore (ammesso in due loro lettere di risposta alla mia richiesta di chiarimenti sulla mancata fatturazione e sulla presenza sul loro sito di valori di lettura contatore che non corrispondevano a quelli del mio contatore) di scambio letture contatori (in pratica, al mio contatore abbinavano la lettura del contatore del mio vicino del piano di sopra, di 6000 mc più alta del mio).

Eni affermò di aver risolto l’errore, ma appena ricevuta (e pagata) la prima bolletta regolare io e il Consorte decidemmo di cambiare gestore perchè la loro gestione del reclamo era stata vergognosa.

A questo punto Eni ci mandò (con ritardo di oltre 6 mesi dal cambio gestore)  una fattura a chiusura di oltre 5.000 €, utilizzando la lettura errata del mio vicino di casa e smentendo con i fatti la loro ammissione di errore e di risoluzione dello stesso (e passando anche i dati errati al nostro nuovo fornitore, quindi costringendomi ad aprire un reclamo anche preso questo!). Tutto questo accadeva nel febbraio 2011.

Tre anni (TRE!!) di raccomandate dal primo reclamo, solleciti, loro ammissione di errore senza mai sistemarlo realmente, loro intimazioni a pagare una cifra non dovuta per loro stessa ammissione, storno solo parziale della fattura ERRATA (hanno in pratica tentato di far pagare a me l’IVA sulla fattura, che non potevano più recuperare essendosi decisi a stornarla solo oltre un anno dopo l’emissione… l’IVA su una fornitura mai fatta e fatturata per errore, vi rendete conto?)… poi finalmente sembrava tutto risolto (nel 2012), con tanto di e-mail della responsabile del reclamo che mi assicurava che non non mi sarebbe più stato chiesto nulla:

«Da: V. D. – ENI
Data: 21/01/2013 17:04:54
A: Shunrei
Cc: R. L. ENI; Mbx B. Governance ENI; adiconsum.emiliaromagna@cisl.it
Oggetto: R: Utenza 13********48 – Reclamo riconosciuto fondato, ma mai risolto, in essere dal marzo 2010.

Buonasera,

Come anticipato nella telefonata del 18 di dicembre le confermo l’accredito di € 851,57 (*) inserito a sistema con rata manuale (vds videata sotto). In attesa della fattura di storno, le confermo che il saldo debito di € 819,58 relative alla fattura 20101211 non deve essere pagata e le azioni di morosità restano comunque bloccate. A disposizione per ogni ulteriore chiarimento in merito porgo un cordiale saluto.

D. V.»

Dalla videata allegata risultava la mia situazione contabile, con morosità a zero. Tutto a posto? In un mondo decente sì [(*) l’importo fa riferimento alla seconda fattura errata, quella in cui tentavano appunto di addebitarmi comunque almeno l’importo dell’IVA].

Notifica 20151121Ma poi, tre anni dopo l’ultimo mio contatto con loro… sabato 21 novembre mi arriva un’e-mail dal servizio clienti ENI (non sono più loro cliente da ormai 5 ANNI), che mi avvisa che è stata emessa una fattura sulla mia utenza (???) in data 17/11/2015. Il codice (dell’ex) utenza è corretto. Tutto il resto è di un’assurdità incomprensibile.

Non ho modo di vedere questo documento perchè sono anni che non essendo più loro cliente non posso accedere al loro sito (ho provato a farmi inviare una nuova password, e mi arriva pure. Solo che quando provo ad inserirla mi dice che non ho l’autorizzazione per accedere. A voi i commenti)… e son qui a chiedermi cosa si siano inventati stavolta per perseguitarmi e provare a rubarmi dei soldi. Pensate che nel frattempo quel famoso contatore non esiste nemmeno più, è stato sostituito (da ENI, che ha in gestione – sic! – queste operazioni sui contatori anche se voi avete altri gestori) nel maggio 2014.

Ho subito scritto un’e-mail alla responsabile che tre anni fa doveva aver risolto tutto (e per conoscenza alla boss suprema di ENI e all’Adiconsum). Attendo risposta (?).

Quello che so è che mi fionderò all’Adiconsum immediatamente non appena riuscirò ad avere informazioni su questo documento palesemente falso.

Che dire… vi farò sapere.

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Chapeau!

Facebook-pollicesuDi cosucce da raccontare ce ne sarebbero, ma per il momento rimando per raccontare una storia finita e gestita bene. Di post in cui mi sono lamentata di fornitori di servizi e della loro gestione di reclami e richieste (a volte pure della loro gestione di richieste… non richieste!!) ne ho scritti, quindi mi sembra giusto bilanciare le lamentele con un complimento (anzi due, vista la storia che racconterò en passant) a chi se lo merita, quando capita.

Premessa: a gennaio di quest’anno ho rimpiazzato (per vari motivi che non sto ad elencare) la carta ricaricabile Postepay che utilizziamo per gli acquisti online (e per girarci su i soldini raggranellati tramite i vari siti di sondaggi che accreditano su PayPal) con una ricaricabile RiMoney Unipol sottoscritta alla Coop. Nel corso dell’estate ho ricevuto un paio di comunicazioni che prima mi avvisavano che la carta in mio possesso sarebbe stata sostituita da una nuova (per via di nuovi accordi tra Unipol Banca e Cartasì, bla bla bla eccetera eccetera), con la nuova carta “fisica” e con le istruzioni per attivarla.

Ieri, primo giorno utile per attivare la nuova carta (sì, c’ho fretta perchè voglio farmi un regalino su Amazon… eccheccavolo, il 23 di sto mese invecchio, almeno cavarmi una soddisfazione!), procedo chiamando il numero verde indicato, tempo 5 minuti ed era tutto a posto. Mi restava solo una cosa da fare: attivare l’account sul sito Cartasì per poter visualizzare saldo e movimenti e soprattutto per attivare la notifica via SMS degli addebiti. Era soprattutto questa funzione ad interessarmi… e qui divago un attimo spiegandovi come mai.

A differenza della Postepay, la vecchia carta RiMoney aveva la notifica immediata di ogni addebito di qualsiasi importo con un SMS. E’ stato in questo modo che domenica 23 agosto, mentre mi trovavo letteralmente “in cima a un monte” senza connessione internet, ho scoperto immediatamente che un furbone si era appena introdotto sul mio account PayPal impostando un versamento giornaliero a suo favore di 25$ (su PayPal si possono pianificare delle sorte di “RID”, io prima del 23 agosto manco lo sapevo…). Non essendoci 25$ sul mio conto (per fortuna, direi!), il resto era stato preso dalla ricaricabile collegata. Vero che anche PayPal mi aveva inviato immediatamente due e-mail con le notifiche delle operazioni che stavano avvenendo sul mio conto… ma essendo io fuori casa e senza connessione, di sicuro non le avrei trovate prima del giorno dopo, la prima volta che avessi acceso il PC.

Messa in allerta ho subito controllato appena arrivata a casa, annullato ogni operazione futura a favore del furbone, blindato l’account cambiando password e quant’altro e inoltrato reclamo immediato a PayPal. Reclamo aperto alle 17.30 di domenica pomeriggio, reclamo risolto (a mio favore) alle 8.30 del giorno dopo: nella mattinata del 24 agosto mi sono stati riaccreditati al centesimo i soldi addebitati. E qui il primo complimento del post, al servizio di gestione reclami di PayPal (anche perchè, se non fosse stato per la loro efficienza, non avrei avuto nessuna chance di recuperare il maltolto o rompere i coglioni al truffatore: dalla Polizia Postale ho saputo che per importi e truffe del genere sulle ricaricabili non ha praticamente senso sporgere denuncia. Si tratta di hacker che operano tramite server in nazioni che se ne fottono di collaborare con le nostre forze dell’ordine. Salutate i vostri soldi).

Questo premesso, capirete perchè mi interessava parecchio attivare lo stesso sistema di notifica sulla nuova carta. Il problema è che mi sono trovata bloccata alla seconda fase della registrazione (dove dovevo inserire il numero di carta e il codice cv2): messaggio di errore “Carta già registrata o dati errati” (inutile specificare che non ho mai registrato prima la carta e che i dati corrispondevano a quelli stampati sopra la stessa). Cosa fare?

Beh, siamo nell’era dei social network. Proviamo ad usarli per qualcosa di più utile del semplice cazzeggio? Massì, dai. Così cerco su Facebook la pagina di Cartasì e gli posto in bacheca il mio problema. Meno di un’ora dopo, ricevo risposta: mi viene chiesto di inviare per messaggio privato i miei dati, per poter verificare. Detto fatto. Nel frattempo si son fatte le 4 di pomeriggio, e mi metto tranquilla in attesa: mica mi aspetto che risolvano qualcosa entro sera. Nemmeno entro oggi, per dire (anche perchè diciamocelo: non è che si tratti di vita o di morte!).

E invece, stamattina ricevo una chiamata sul cellulare. E’ un’incaricata di Cartasì, mi spiega che hanno controllato e scoperto l’inghippo: per poter registrare l’account sul loro sito, devono passare almeno 48 ore da quando la carta è stata attivata per la prima volta, per dar tempo al sistema di aggiornare i database. Io, non sapendo questa cosa, mi son messa a spistolare tipo 10 minuti dopo aver parlato con il servizio di attivazione…

E’ vero che questa regola non stava scritta da nessuna parte (nè sulle comunicazioni nè sul sito web), quindi non potevo saperla. E’ vero che avrebbero potuto scriverla da qualche parte.

Ma è ancora più vero che con i tempi di risposta (risposta? Ahahahahah, bella battuta…) che hanno altri servizi clienti od enti (non è un servizio clienti e di certo non lo equiparo, ma giusto per fare un esempio l’e-mail della Polizia Postale in risposta al mio dubbio sull’eventuale denuncia di truffa sventata mi è arrivata dopo una settimana) in non avrei nemmeno avuto questa informazione prima delle fatidiche 48 ore (termine oltre il quale sarebbe stato abbastanza inutile saperlo… se non a mero titolo informativo/culturale). Quindi, plauso anche a Cartasì. Fa sempre piacere avere a che fare con qualcosa che funziona (senza dover diventar scemi per farlo funzionare, giusto Eni e TIM?). 🙂

Gestori premurosi

TIMSorpresa! E già, son qua prima di settembre. Per la verità volevo scriver due righe su come è andata la nostra vacanzina (ina-ina) in montagna, ma alla fine ho deciso di scriverne prima altre due (se’ fa’ pe’ di’. Lo sapete che le mie “due righe” son da moltiplicare minimo per 3,14, vero?) su un lavoretto che mi son portata a casa da sbrigare per conto di mia zia.

E per colpa della Tim/Telecom.

Ho pensato di segnalare prima questa cosa perchè magari può far comodo ad altri farci attenzione. Perchè sarò io che penso male… ma iniziative del genere prese nel mese di agosto, a me san tanto da tentativo di fregare la gente intanto che è distratta dalle vacanze (un po’ come gli aumenti nei supermercati o l’introduzione di nuove tasse).

Allora: in parecchi già sapranno che a partire dalla scorsa primavera Telecom Italia è “diventata” Tim anche per la telefonia fissa di casa, e che l’altra rivoluzione accaduta alle bollette è che tutte le tariffe sono state uniformate, diventando (stringi stringi) soltanto due per la telefonia: di base, all’utente sarebbe stata applicata un’offerta “flat” per telefonate a cellulari e fissi senza limiti al costo fisso di €.29,00 al mese. Per i “non addicted” alla cornetta, invece, era possibile farsi avanti e richiedere l’offerta a €19,00, che però prevede un tetto di ore mensile per le telefonate (se si sfora, si paga di più. Per dire, mio padre s’è fatto mettere quest’ultima: di suo telefona pochissimo, per lo più sta al telefono con mia zia… mia zia ha la flat e quindi son d’accordo che lo chiama sempre lei. 😛 ).

Noi di sta cosa ce ne eravamo platealmente fregati perchè ormai da 5 anni non siamo più sotto mamma Telecom. Ma figurarsi se non dovevo averci a che fare.

Mentre eravamo ospiti di mia zia, mia zia tira fuori una lettera che ha appena ricevuto da Tim, datata 03.08.2015. Che già il fatto che ora lei abbia Tim pure per il telefono fisso (lei è cliente Tim per il cellulare dal 1998) l’ha incasinata a dovere: non ho avuto il coraggio di chiarire a fondo, ma ho il dubbio che lei ora un po’ pensi che la bolletta che le arriva comprenda pure le spese del suo cellulare. Ma sorvoliamo e torniamo alla lettera.

Mia zia quando c’è stato il cambio di tariffe non ha fatto niente: in effetti a lei passare a 29 € al mese conveniva, pure rispetto a una specie di “flat telefonica” che aveva già attiva sulla linea. Ma alla Tim questa inattività non deve essere piaciuta: “… questa non si fa sentire, ‘petta che ci facciam vivi noi!”. In pratica nella letterina le comunicavano tutti entusiasti di aver attivato (dal 1° agosto… quindi, prima attivano robe a caso, poi decidono di avvisarti) l’ADSL sulla sua linea telefonica, alla modica cifra di €.44,90 al mese (comprese anche le telefonate).

L’ADSL?!?!? Ora, sorvoliamo sul fatto che se fai richiesta tu, prima che ti attivino qualcosa diventi bisnonno (ricordo che nel 2006, quando facemmo richiesta noi il 18 novembre, riuscimmo a navigare con la nostra ADSL per la prima volta verso la metà di gennaio…). Ma rendiamoci conto di un’altra cosuccia…

mia zia ha compiuto 81 anni a giugno. Non ha il computer, non ha uno smartphone (diomenescampi, già mi fa dannare che non riesce a inserirsi da sola un nuovo numero nella rubrica del suo normalissimo cellulare a tastiera), non ha un tablet. E siamo seri: difficile se non proprio impossibile che se li compri ed impari ad usarli. Cosa dannazione se ne fa mia zia dell’ADSL (e ancora di più di pagare €.190 e rotti in più all’anno per averla)?!?!?!!?

Sapete la chicca? Nella letterina c’è scritto che questa cosa si può disdire (entro la scadenza della seconda bolletta successiva alla comunicazione. Cioè: se non lo fai subito, poi ti tocca tenerla a vita e la erediterà pure la tua progenie fino alla settima generazione??). Ma mentre per far due inutili chiacchiere con la Tim puoi contattarli al 187, sul sito internet, con la app per smartphone, per posta, su Twitter, su Facebook, nei negozi Tim (e probabilmente anche tramite segnali morse fatti con una torcia elettrica, volendo)… beh, la disdetta di questo servizio che non hai richiesto puoi farla soltanto tramite fax.

Tramite fax?!?!?

Vi prego, qualcuno avvisi la Tim che ormai il fax è più obsoleto del piccione viaggiatore e della pergamena!!! Parliamoci chiaro: quanti privati conoscete che hanno un fax in casa? Io credo una persona (non son nemmeno sicura che ce l’abbia ancora). Punto. E’ vero che quasi tutti conoscono qualcuno che di straforo può mandare un fax dal suo posto di lavoro… e che chiunque può andare in posta o in qualche negozio per mandarlo. Ma perchè doversi prendere una briga del genere, perdere e far perdere tempo (e magari spendere pure dei soldi, visto che il numero di fax è verde… ma in posta o nei negozi la spedizione te la fanno pagare comunque) per disdire qualcosa che non si è nemmeno richiesto?!?

Ho provato comunque a chiamare il 187. Ho spiegato la situazione (“… sa, mia zia ha 81 anni. Non ha e non sa usare un PC, uno smartphone o un tablet, e mi permetta di dire che dubito imparerà a farlo o ne avrà bisogno prima di lasciarci, si spera il più tardi possibile…”), fatto presente che abitando io a 200 Km (vabbè, son 130) da mia zia e trovandomi presso di lei solo per tre giorni avrei fatto prima a portare tutto alla locale associazione consumatori (facendo ben presente quel paio di cosucce che rendevano la cosa piuttosto sfavorevole per l’utenza e la non troppa correttezza di aggiungere servizi e spese senza richiesta dell’utente), piuttosto che andare a cercare un computer, una stampante e un posto dove inviare sto fax. Alla fine l’operatore ha accettato di aprire la pratica, ma mi ha consigliato comunque di mandare lo stesso il fax perchè “queste sono le regole”.

Io il fax l’ho mandato, una volta tornata a casa. E non ho speso una pippa, grazie al sito Faxator (santo subito mio cognato che me l’ha fatto conoscere anni fa!). Ma sto piffero che mia zia (e tanti altri utenti nelle sue condizioni) se la sarebbe potuta cavare in questo modo da sola. Ora devo solo sperare che abbiano sistemato tutto sul serio e di riuscire anche a capirlo facendo controllare le prossime bollette a mia zia. Già, perchè io avrei voluto poter monitorare la situazione di persona, loggando sul sito della Tim per controllare l’utenza di mia zia.

TimRegMa questa impresa di telefonia così corretta nei confronti degli utenti non me lo permette: si può loggare utilizzando il numero di telefono. Ma lo si può fare solo se si sta navigando da casa propria e utilizzando la loro ADSL. Oppure ci si può registrare con nome utente e password. Ma il nome utente, in questo caso, deve essere per forza un indirizzo @alice.it associato alla loro ADSL (se son scema io e c’è altro modo, se qualcuno me lo sa dire gliene sarei grata).

L’ipotesi che un utente senza la loro ADSL voglia/abbia bisogno (magari solo per una volta nella vita) di gestirsi/controllarsi l’utenza telefonica online da un internet point o da casa di amici o da dove diamine gli pare… non contemplata.

Come non contemplata credo sia, in questo paese, l’ipotesi di riuscire a gestire in maniera onesta e non complicata le varie utenze (quando la richiesta parte dall’utente, ovvio).

Ho sbagliato mestiere

preparazione-H.pngFinora non ne ho scritto qui perchè di pensieri ce ne sono stati altri, ma stamattina ho voglia di levarmi anche sto sassolino dalla scarpa. Tanto per riordinare le idee, sfogarmi un attimo e sputtanare anonimamente un losco figuro. E anzi, così lo chiamerò d’ora in poi: Losco Figuro.

A fine anno abbiamo cambiato amministratore di condominio. Fosse stato “per me” l’avrei cambiato già da non dico un anno ma almeno 6 mesi… ma il problema di vivere in un condominio è che non è mai “per te”. Bisogna esser d’accordo tutti o quanto meno una variabile maggioranza… e allora apriti cielo. Per decidere una minchiata da tre secondi, occorrono mesi. Scrivo che io avrei cambiato da tempo per il fatto che da tempo si sentivano voci strane a proposito del nostro ex amministratore di condominio (il Losco Figuro, appunto)… e se all’inizio pensi a malelingue, man mano che il tempo passa e che le voci non solo si moltiplicano, ma vengono pure confermate da ex amministrati più svegli e già in fuga, pur con tutto il buon cuore di questa terra inizi a pensare che siano decisamente vere.

Comunque: ieri sera assemblea di condominio col nuovo amministratore, per valutazione delle macerie  post-(mala)gestione. Inizio dei giochi: ore 19, perchè “pare sarà una cosa lunga”. Wow, incoraggiante.

Il Consorte arriva a casa da lavoro come suo solito alle 18.20, si leva di dosso vestiti e morcia da officina, trangugia un ramen istantaneo, saluta me e l’Aquilina (che tuttora deve esser convinta che il papà ieri abbia fatto il trucco magico dello “Sparisco e riappaio solo domani sera”), riparte.

Noi nel frattempo ceniamo, facciamo puzzle (ora, qualcuno prima o poi mi spiegherà come l’Aquilina, con l’inesistente dose di pazienza che si ritrova, possa avere questa passione per i puzzle al punto che all’età di 3 anni si diletta con i 49 pezzi che la Ravensburger assegnerebbe ai pupi di età 5+), imbrattiamo lavagne, inaliamo aerosol, guardiamo Peppe Pig trincando latte e Nesquik.

Alle 21.15, poco prima di impigiamare la pupa e dopo due ore e un quarto di assemblea, mi decido a mandare un SMS al Consorte: “Pensate di pernottare lì dall’amministratore, oppure vista la mole dei casini avete direttamente deliberato di rincasare in un altro condominio? 😛 “.

E la rassicurante risposta che mi giunge dal Consorte (letta da me dopo la messa a nanna della nana e  il ripristino della cucina, e cioè quando lui si apprestava a festeggiare l’inizio della 4^ ora di assemblea) è la seguente: “Ricorda che ti ho sempre voluto bene… O__o”.

Insomma: hanno sciolto l’assemblea poco dopo le 22 perchè a sciogliersi ormai erano fisicamente le meningi dei presenti. Difatti a breve ci sarà una replica dello spettacolo, perchè il ginepraio che ne è uscito non è tra i peggiori in città… ma è un ginepraio. I fatti sono i seguenti.

Fino a fine 2014 avevamo (da oltre 10 anni) un amministratore di condominio (il Losco Figuro, appunto) che si è rivelato essere un autentico truffatore (mi sia concesso, non ci sono altre parole). Gestiva 250 condomini solo qui in città (una cittadina di circa 60.000 abitanti… diciamo che metà dei condomini era in mano sua) e ha lasciato nella merda non vi dico quanta gente: conti condominiali in rosso quando i condomini versavano regolarmente tutte le rate, fornitori non pagati, ascensori lasciati privi di manutenzione per anni, interi palazzi che quest’inverno si sono trovati senza riscaldamento perchè pur avendo pagato le quote condominiali i soldi non erano stati versati al fornitore di gas o elettricità…

All’inizio in città si pensava ad un tracollo dovuto alla crisi (il Losco Figuro, ancora a novembre 2014, spergiurava che erano difficoltà momentanee, dovute all’insolvenza di alcuni condomini, ecc. ecc. ), o magari all’aver fatto il passo più lungo della gamba accettando tutti questi condomini in gestione poi non riuscendo a starci dietro nonostante la ventina di dipendenti e le due sedi. Man mano che le cose sono andate avanti, hanno preso tutt’altra piega. L’ennesimo caso in cui a pensar male… non ti sbagli.

Ieri sera è venuto fuori che il Losco Figuro oltre a rifiutarsi di consegnare i documenti (compresi i 770) del nostro condominio al nuovo amministratore, oltre a ridere in faccia al nuovo amministratore riguardo l’idea di fare il bilancio dell’ultimo anno che ha avuto in gestione, oltre a non pagare alcuni fornitori (pochi, per fortuna. Si parla di circa 1.500 € in tutto, e siamo in 12 famiglie) quando noi condomini abbiamo versato regolarmente tutte le nostre relative quote… si è permesso addirittura di far risultare tre fatture per suoi compensi “non saldate” per complessivi 2.000 € (quando, manco a dirlo, i soldi sono stati da noi tutti regolarmente versati negli anni anche per questa voce di spesa). In pratica il nostro condominio risulta moroso per 3500 €, e di questi la maggior parte sono soldi che “dovremmo pagare” al Losco Figuro.

Comportamento inqualificabile e vergognoso a dir poco, che smaschera completamente il Losco Figuro: altro che crisi e difficoltà momentanee. Tutto questo pastrocchio è stato ben più che premeditato. E soprattutto è stato organizzato in maniera da mettere gli ex clienti nelle maggiori difficoltà possibili, ed è questo che fa girare le balle ancora di più: vabbè lasciar sospesi con tutti gli altri fornitori e forse con il Fisco. Ma porca vacca, pure la faccia tosta di inserirti tra i creditori…

Mi spiego: a causa di tali sue fatture “non saldate”, in caso di fallimento di suddetto Losco Figuro, il condominio (mal) gestito (e non è solo il nostro! 250 condomini in città, ripeto… la maggior parte dei quali è in situazione anche peggiore della nostra) viene a figurare di base e direttamente tra i debitori di detto fallimento (e il Curatore Fallimentare è tenuto a richiedere il saldo di detto “debito”, ricorrendo eventualmente anche ad azioni esecutive)… ma per poter figurare tra i creditori come invece sarebbe suo diritto per la malagestione subita, deve intentare azione legale con istanza di ammissione al passivo del fallimento (con ovvie ulteriori spese legali) nei confronti del Losco Figuro (e con ben poche speranze di ottenere qualcosa, visti i buchi lasciati, il numero di creditori, i probabilissimi crediti in privilegio avanzati da banche, fisco e dipendenti, ecc… e il fatto che la società fosse una S.r.l., quindi tutto il patrimonio personale del Losco Figuro è al sicuro da ogni rivendicazione).

Ah, e a detta del nuovo amministratore noi siamo tra i condomini messi bene (perchè si tratta di un immobile relativamente piccolo, senza ascensore e con poche spese condominiali). Ci sono condomini che si sono trovati un buco di 100.000.000 €., con questa faccenda… tutti soldi già sborsati a suo tempo da famiglie e titolari di attività commerciali (presente quelle comode botteghe al piano terra dei condomini? Ecco, giusto per dare una mano ai piccoli commercianti che ancora sopravvivono ai centri commerciali) negli anni passati da tirar fuori di nuovo.

E’ uno schifo che una persona possa permettersi di mettere in difficoltà (se non rovinare direttamente, visto il momento di crisi economica) così tante famiglie e passarla liscia.

Uno può cercare di comportarsi correttamente tutta la vita, di saldare i conti puntualmente e di non fare debiti se non per ciò che è inevitabile (ad esempio un mutuo per la casa, se come la maggior parte della gente non si hanno i contanti sull’unghia) e di rinunciare o risparmiare su tutto il resto, di versare tutte le tasse che deve (anche quelle che sembrano ingiuste o sproporzionate rispetto ai servizi poi goduti)… e poi per colpa di gente del genere, da un giorno all’altro, rischia lo stesso di ritrovarsi addosso ingiunzioni di pagamento, pignoramenti, sospesi col fisco. E di dover pagare ancora per vedere riconosciuta la truffa che ha subito (e di pagare ancora giusto per poi sentirsi dire che il suo credito resterà incapiente).

Noi possiamo parare il colpo, nonostante io sia senza lavoro da ormai tre anni. Ma c’è chi ha dovuto chiedere prestiti per ripagare spese già sostenute, e c’è anche chi avrebbe bisogno di chiedere prestiti ma non può ottenerne altri oltre quelli che ha già dovuto chiedere.

Non ho parole… solo parolacce.

E un augurio.

Che i soldi che il Losco Figuro ha rubato in questo modo gli vadano a finire tutti in medicine fino all’ultimo centesimo. Mica chissà per che di grave, non sono mica una carogna: mi basta che li spenda tutti in vagonate di Preparazione H.