(Buona) scuola

Giovedì scorso l’Aquilina ha affrontato il suo terzo primo giorno di scuola: ultimo anno di scuola dell’infanzia. A pensarci mi viene un po’ di magone. Quindi mi immagino in quali condizioni pietose sarò quando a fine anno avranno la cerimonia di consegna dei diplomini…back-to-school-1622789_640

Premetto che le righe che seguono le scrivo da mamma completamente ignorante (o quasi) di come funzionino le graduatorie, le assegnazioni dei posti, di quali siano le regole che determinano chi e dove va a insegnare nella scuola (pubblica) italiana. Specifico anche che sto riportando cose che mi sono state riferite, questo per dire che se ci sono errori  formali (“Ah, ma i punti per la tal cosa non sono quelli! Ah, ma le graduatorie non si fanno così!”) sono solo farina del mio sacco bucato e dei miei tre neuroni che qualche particolare (giusto) se lo son persi per strada.

Scrivo semplicemente da mamma basita da come possano funzionare (in qualche modo) le cose nonostante una burocrazia farraginosa e un’ottusità impressionante. E specifico che si tratta solo di alcune gocce d’acqua nel mare, perchè basta una ricerchina online (o due chiacchiere in giro) per trovarne secchiate.

Allora: l’Aquilina ha due maestre. Una, A., è la maestra “titolare” di ruolo da anni; l’altra, S., finora non era ancora riuscita ad entrar di ruolo, ma fortunatamente (e per la prima volta nella sua carriera) era riuscita ad insegnare due anni di seguito nella stessa classe proprio con la classe dell’Aquilina. A giugno, però, ci eravamo lasciati come a giugno dell’anno prima: “speriamo di rivederci anche l’anno prossimo”, così finiamo il ciclo scolastico tutti insieme. Perchè il suo contratto terminava, e l’assegnazione è pur sempre un’incognita. Però magari un po’ meno incognita del solito: per l’anno scolastico 2016-2017 S. sarebbe partita come terza in graduatoria, e finalmente sarebbe passata di ruolo… dai che la conferma è quasi sicura!

L’Aquilina giovedì scorso non vedeva l’ora di ritrovare i suoi amici, e anche le maestre A. e S. E io a doverle spiegare che A. sicuramente ci sarebbe stata… mentre per S. non era detto, ma “speriamo proprio di sì” (non per portar sfiga. Solo per tamponare un’eventuale delusione). E per fortuna, arrivate in aula, ecco tutte e due le maestre presenti! 🙂

Sì, ma che Odissea… perchè S. finalmente quest’anno è riuscita ad entrare di ruolo (alla “tenera” età di 36 anni. Intendiamoci: non sto dicendo che sia vecchia… che anzi è più giovane di me. Sto solo dicendo che a 36 anni e dopo non so quanti anni che insegni, magari sarebbe il caso di iniziare ad avere un po’ di certezze lavorative. Magari di avercele anche già da anni). Ma gliel’han fatta sudare: il 30/8 ha avuto la “bella” sorpresa di ritrovarsi sesta in graduatoria invece che terza (quindi con ben meno certezza di poter tornare e finire il ciclo scolastico di mia figlia e dei suoi compagni). S’è trovata davanti tre colleghe che avevano vinto ricorsi al TAR del Lazio (peraltro munite di solo diploma, quando lei per poter entrare nelle graduatorie e insegnare ha dovuto anche laurearsi. Ma qui è la solita “sfiga” di chi nasce dopo, dappertutto: per fare le stesse cose che faceva tuo padre, a te serve minimo un titolo di studio in più. Solo che rispetto a tuo padre hai meno certezze, stipendio peggiore e condizioni di lavoro più ridicole). E già qui, al suo posto mi si sarebbero scassate le coronarie. Ma il buono è che la nomina definitiva (con contratto a termine per ben – udite udite! – 3 anni. Che non sia troppo, eh) l’ha avuta venerdì 10 settembre… no, ma fate pur con calma, eh. Nel frattempo era già una settimana che l’altra maestra stava impostando il lavoro da sola, senza sapere con chi avrebbe collaborato. Aggiungete che nella sezione terza “gemella” (con cui la classe dell’Aquilina fa tantissime attività in comune, da pianificare pure quelle tra le insegnanti) quest’anno han cambiato entrambe le insegnanti (una è andata in pensione, l’altra ha ottenuto il trasferimento vicino a casa) e la cosa si fa divertente.

Dalla maestra S. ne ho saputa un’altra, molto simpatica. La storia di un’insegnante di Cesena con 30 punti in graduatoria (e quindi piuttosto sicura di riuscire quest’anno, finalmente, ad insegnare nella sua città) che s’è vista assegnare invece qui a Faenza (vero, c’è di peggio: 40 km non sono 400) perchè è stata superata in graduatoria da una collega che aveva 4 (quattro, sì) punti. A domanda di spiegazioni le è stato detto che è vero, c’è stato un errore. Ma per sanarlo deve lei fare ricorso, d’ufficio non si può: e, tempi del ricorso a parte (che nel mentre fa in tempo a finire minimo il primo quadrimestre se non l’intero anno scolastico), la spesa pare sia di 2500 € (duemilacinquecento, sì. Vi sembra esagerato? Ammetto che lo sembrava pure a me. Così ho provato a fare una ricerchina con Google, alla vigliacca. E tra i primi risultati ho trovato questo. E in effetti, alla luce dei miei 11 anni come impiegata di studio legale, è purtroppo credibile: il valore di un simile ricorso è per forza “indeterminabile”, non stiamo parlando di una fattura non pagata da 200 €. E di conseguenza gli scaglioni tariffari da applicare per la nota spese… sono alti). Al che ha lasciato perdere e cercherà di avvicinarsi a casa l’anno prossimo.

E comunque, come accennato all’inizio, questi non sono nemmeno due esempi particolarmente scabrosi. Di seguito ne riporto altri due, raccontati da un paio di mamme (tra tante) che fanno parte come me di un folto gruppo su Feisbuk.

Allora: che si iniziasse l’anno scolastico senza avere ancora tutti gli insegnanti assegnati capitava anche ai miei tempi.

Però che il giorno prima delle aperture delle scuole, alla riunione di una scuola dell’infanzia della provincia di Bologna, i genitori dei bimbi che devono iniziare il primo anno scoprissero che giusto un’ora prima era arrivata una circolare della dirigente del relativo istituto comprensivo, che comunicava con rammarico ai genitori dei bimbi delle classi prime che, non potendo ancora definire il corpo insegnante mancante, gli inserimenti dei nuovi alunni sarebbero iniziati “auspicabilmente” nella settimana successiva (il 19? Il 20? Il 23 settembre? E io nel frattempo il pupo come lo gestisco? E l’inserimento quando viene a finire, già che dura tipo due settimane? E al mio datore di lavoro che dico?)… beh, questo sinceramente non succedeva.

Ma del resto c’è pure di peggio: è capitato anche (in un’altra scuola) che, sempre il giorno prima dell’inizio dell’anno scolastico (giornata che ormai porta più sfiga di un venerdì 13), venissero convocate le famiglie di 12 bambini per comunicare loro che era stata decisa l’eliminazione della sezione della scuola dell’infanzia dove erano iscritti e che quindi per i loro figli non c’era più posto (al motto di “E mo’ so’ ca77i vostri, pappappero!”. No, sto scherzando: situazioni del genere fanno arrabbiare anche il personale scolastico, che sicuramente non se ne lava le mani con gioia: le insegnanti sono a loro volta vittime, i presidi hanno semplicemente le mani legate dal sistema).

E io mi chiedo: l’anno scolastico inizia ormai da anni, per legge regionale, il 15 settembre. Non è più come quando andavo a scuola io, che la data variava (di poco, ma variava) ogni anno. Quindi: possibile che non ci sia modo di organizzarsi un po’ per tempo? Possibile doversi ridurre per forza all’ultimo momento (o anche a quello dopo, addirittura)?

Fortuna che queste sono le conseguenze della riforma della “buona scuola”. Fosse stata anche solo quella della “scuola così così” chissà cosa veniva fuori…

Tempo al tempo

E’ da un po’ più di un anno che mi sono accorta di aver cambiato colore di capelli. E no, non mi riferisco all’essermeli tinti (grazie al piffero). Non mi riferisco nemmeno al fatto che iniziano saltarne fuori di bianchi (eccheccavolo, però… mia madre quando ha iniziato ad averne aveva più di 40 anni, mio padre ancora a 60 ne aveva talmente pochi grigi che una mia compagna delle superiori credeva si tingesse… io ne ho “solo” quasi 38, la genetica che cavolo ha combinato??)… mi riferisco al fatto che – se li lascio in pace –  quelli che non si sono ancora convertiti al niveo vengon su castano rossicci. Mai avuto del rosso in vita mia. Va te a capire.

Fatto sta che, un po’ perchè ramati mi sarebbero piaciuti 20 anni fa, ma adesso mica tanto, un po’ perchè voglio cercare di capire se (quando i bianchi prenderanno il sopravvento) sarò tipa “da tinta” o se piuttosto vincerà la pigrizia (i miei tre neuroni stanno votando convinti per la seconda, per dirla tutta) e me li terrò come diamine verran su, da un annetto ho iniziato a farmi qualche tinta in casa. Per dare un’idea del “qualche”, il mio tempo minimo tra una e l’altra è di tre mesi e a forza di lavaggi la differenza tra “ricrescita” e parte di capello che dovrebbe esser tinta non si vede proprio (… ho idea che la colorazione “permanente” su di me di permanente abbia ben poco).

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Tempo al tempo – henné by Lush

Quest’estate mi sono innamorata dell’hennè in tavoletta della Lush (peccato che il negozio più “comodo” stia a Rimini. Sinceramente sono in dubbio se, quando l’avrò finito, mi convenga cercare di riprocurarmelo via internet con 6 € di spese o cercare di pilotare una gita famigliare da quelle parti: 9 € solo d’autostrada. Per ora, che da qui a primavera chissà a che cifra siamo arrivati…).

Mi piace in primis perchè è “for dummies”, e io sono intrinsecamente impedita con tutto ciò che riguarda l’estetica. Sembrava una roba complicatissima: taglia il cubetto, sbriciolalo, mescolalo con l’acqua calda, raggiungi consistenza giusta (“Mah… intenderanno questo per «come cioccolato fuso?»”). E poi guanti, e mantellina e asciugamano scuro perchè macchia… stendi, lascia in posa 3 ore… e se macchia in giro durante le 3 ore? E invece non ha macchiato un piffero, nemmeno un po’ la pelle. Non è manco colato, e soprattutto niente “acqua colorata” al primo shampoo successivo (quel che è rimasto sui capelli, lì rimane), come mi è invece capitato con altre tinte pronte. Mi piace persino l’odore erbaceo che lascia sui capelli e che torna fuori anche dopo, con gli shampoo successivi…

Comunque, quello che mi è piaciuto di questo henné- al momento – è stato quasi più un effetto collaterale dell’utilizzo che il motivo principale per cui l’ho preso.

Il motivo principale è ovviamente la colorazione: ecco, qui temevo-speravo che tenesse fede alla descrizione e mi donasse capelli di un bel nero corvino (soprattutto dopo che la commessa ha apostrofato la mia scelta con un “Un bel cambiamento netto, allora!”). Invece la prima applicazione mi ha semplicemente scurito il castano (e solo quello: sui capelli bianchi non ha attecchito. Ma ho scoperto che non mi dispiaceva)… il che alla fine non è male. Intanto il cambiamento è meno drastico, e poi aver perso un po’ di rossiccio non mi dispiace (l’Aquilina, tra l’altro, è di diverso parere: lei spergiura che mi vuole con i capelli marroni. Salvo poi disegnarmi con i capelli neri… e allora mi istighi, eccheccavolo!). La seconda applicazione, a distanza di 2 settimane (ho accorciato i tempi per via di un’occasione speciale il giorno dopo: matrimonio di un nostro amico), ha convertito pure i fili bianchi e accentuato lo scuro del castano. Dai che prima o poi al nero ci arrivo sul serio… 😉

Il piacevole effetto collaterale è che da quando ho fatto questo henné sono riuscita a tornare a lavarmi i capelli a giorni alterni: da quando li avevo tagliati corti (anche qui l’Aquilina è di diverso parere: è da ottobre scorso che non ho più i capelli lunghi, ma lei continua a disegnarmeli lunghi fino al coccige) mi toccava lavarli ogni giorno, tempo 24 ore e facevano ribrezzo (invece, quando avevo i capelli alle scapole, due shampoo a settimana erano sufficienti… Più li ho lunghi, meno s’insozzano). E insomma, dai poi che corti s’asciugano in un attimo (e che la mia “messa in piega” si risolve nel far la riga da una parte col pettine e lasciare che da lì in poi s’asciughino e s’arrangino per i fatti loro. Phon? Che è, si mangia?)… ma è una schiavitù quotidiana di cui faccio volentieri a meno!

Insomma, per quanto mi riguarda, prodotto promosso (non fosse per la difficoltà di reperimento, il terzo cubetto sarebbe a rischio d’utilizzo a breve…)! 🙂

Gotta Catch’em All

C’è chi chiede a gran voce le dimissioni del ministro della salute, dopo l’ideona del Fertility Day (che, tra l’altro, gode anche del record di “sito internet aperto e chiuso nello stesso minuto”. Sì, c’è un sito internet dedicato all’eventone. Potete cercarlo, anche se siete di fretta, perchè visitarlo è cosa rapida: in fondo è composto da un’unica pagina con il logo dell’iniziativa).

Io invece questa ministra la voglio ancora in carica. E voglio che le diano anche più ministeri. Perchè se ampliamo il suo raggio di azione, altro che scrivere un post al mese quando va bene… io torno a rompervi le balle minimo tre volte a settimana, come ai bei tempi. Una miniera d’oro di materiale. In alternativa, potrei assoldare il team che ha studiato la campagna perchè continui a sfornare idee solo per me, ma non so se accetterebbero (al massimo, se le gatte sono d’accordo, potrei pagarli in croccantini)… e poi non saprei dove mettermeli, che siamo già pur sempre in 3 e 2 gatte in 70 metri quadri.

Comunque: presente il trend dell’estate 2016, l’app Pokémon Go? Ecco, io no. No nel senso che il mio smartphonino non è abbastanza smart per giocarci, così so che esiste, l’ho intravista… ma non ho mai potuto cavarmi la soddifazione di acchiappare un Rattata o collezionare Pidgey. Però, grazie all’eventone, adesso colleziono qualcosa anch’io.

Ne ho trovate altre tre! Di cosa? Ma di immaginette!! Adesso ve le presento, eh… (proseguo con la numerazione dal post precedente).fert2

 12. “Prepara una culla per il futuro”. Bastasse una culla. Considerando che manco per un gatto ti basta la cesta con un cuscino, la stanno facendo un po’ troppo facile. Io credo che chi ha messo in piedi tutto l’ambaradan di figli non ne abbia manco uno. O, se li ha, ha anche uno stuolo di babysitter che glieli tirano su. Ho idea che chi ha messo in piedi tutto l’ambaradan non sa cosa significhi arrivare a fine mese in tre (o in quattro, o in cinque) con 1500 € (e non va neanche male!) di entrate mensili complessive e tutti i conti da pagare (altro che biglietti del treno gratis, visite mediche gratuite, spese per occhiali regalate, ecc ecc…). Non ha idea di cosa significhi andare a lavorare per girare l’intero stipendio all’asilo nido e alla babysitter (che copre gli orari in cui l’asilo chiude, ma tu lavori). Ammesso di avercelo, un lavoro. Non ha idea di tante cose. Perchè se ce l’avesse, saprebbe che se le nascite sono in calo la colpa non è della gente che aspetta perchè è pigra/egoista o non ha voglia di preparare una culla o di trombare come ricci. 14141936_10210755439632107_9053702033329587428_n

13. “Un figlio è sempre possibile, anche durante la malattia”. Questa l’ha scritta il Ministero della Salute. L’avesse scritta il Grande Puffo, considerando come si riproducono i puffi (a proposito… come si riproducono i puffi?) e il tasso di malattia presente al villaggio dei funghetti, forse avrei potuto capirla. Ma l’ha scritta il Ministero della Salute. Ora… qualcuno può gentilmente andare a spiegare a questa gente che in gravidanza diventi deficiente anche se ti viene un raffreddore, perchè porcapaletta non puoi assumere praticamente nessun farmaco senza rischi per il bimbo? E, una volta assodato che questi ameni individui hanno assimilato questo primo concetto, qualcuno può cortesemente tentare di inculcargli anche l’idea che con certe malattie (un bel tumore, ad esempio, come suggerisce il turbante rosa dell’esaltata in foto), se la mamma ammalata non si cura, a fine gravidanza non ci arriva viva (e figurarsi se ci arriva il bambino…)? Oppure, se si cura, il bambino è comunque spacciato (se gli va bene ha solo danni permanenti, ma che volete che sia…)?
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14. “Infezioni sessualmente trasmesse? Anche no. Difendi ogni giorno la tua fertilità”. Ho tenuto la migliore per ultima. Purtroppo non sono riuscita in nessun modo a trovare un’immagine più definita di questa (un ritaglio preso da un collage)… e, come accennato sopra, il sito ufficiale è M.I.A. e non è possibile sfogliare la gallery ufficiale lì. Comunque, serve lo stesso allo scopo (ahahah… notate il fine doppio senso). Siamo all’apoteosi. Campagna in favore della fertilità. Foto di profilattici. Sipario. Scherzi a parte, mi stupisce che il Ministero non sia già stato messo a ferro e fuoco dai fondamentalisti cattolici. Un filo per stendere con sette gommini con su dei post it con sette nomi diversi (ohi, complimenti al lui di turno. Già arrivare al weekend senza confondersi e pigliarsi dei papagni in faccia perchè l’hai chiamata Sonia, ma quella che ti stavi bombando era Caterina – “Azz! Giovedì è domani…” – non è da poco. C’è da dire che magari il post it appiccicato sopra serve da promemoria, tipo bigliettino nascosto nell’astuccio durante i compiti in classe). Alla faccia della castità prematrimoniale, del matrimonio per la vita e della condanna degli anticoncezionali. In ogni caso, qui il Ministero ha cannato. Mi spiego: per una volta ha tenuto fede al suo compito, la tutela della salute degli italiani (notevole, niente da dire). Ma se davvero voleva sostenere la fertilità e l’aumento del tasso di natalità, attaccati a quel filo dovevano esserci solo i post it: al ritmo di 30 tizie diverse ingroppate dallo stesso tipo (mi rifaccio al post di ieri: qui “John Holmes” di Elio e le Storie Tese sarebbe la morte sua) ogni mese, vuoi che non ci scappino almeno una decina di pargoli? Ogni bimestre hai una classe del nido già pronta.

Chiudo rifacendomi al post di 2 giorni fa (peraltro frutto anche quello di un’ideona del Ministero della Salute. Tra un po’ mi sa che faccio prima a passare a loro nome utente e password del blog e farli scrivere direttamente qui: ci risparmiamo un passaggio). Iniziative simili, pagate anche con i soldi delle mie (delle nostre) tasse, direi che ti fan proprio venir voglia di boicottare lo Stato… Se dovete sputtanare i soldi che mi prendete in questo modo, forse è il caso che io trovi la maniera di non darveli più (almeno quelli di un pacchetto di paglie, che dal resto non si scappa… volendo anche restare onesti).

Dissuasione

MarlboroDopo due mesi e mezzo, sono tornata al tabacchi a comprar le sigarette. Avevo scritto in un altro post che, visto quanto fumo io, di solito la Philip Morris fa in tempo a cambiare la grafica del pacchetto, giusto? Bene, stavolta a movimentarmi la vita ci si è messo pure lo Stato: sul pacchetto che ho comprato qualche giorno fa c’è la foto di una tipa che sta espellendo i bronchi in un fazzoletto (oppure ha appena perso un dente del giudizio, a scelta).

Il che ha avuto un fortissimo impatto, su di me.

Mi ha fatto riesumare il mio vecchio portasigarette della Camomilla che avevo pensionato cercando di eliminare l’eliminabile, dato che la mia borsa pesa già 16 Kg di base solo con le cose che non posso lasciare a casa.

Sinceramente? Penso che avrebbe impatto molto maggiore un pacchetto tipo quello a destra nella foto, per scoraggiare i fumatori…

Varie ed eventuali di fine estate

Già, sono ancora viva. Nel frattempo è passata quasi tutta l’estate… Cos’è capitato? Niente di particolare. Anzi. Tante cose. Tante cose normali (per fortuna!).

L’Aquilina ha una nuova bicicletta (la vecchia ormai è diventata davvero troppo piccola… in pratica senza essere stata usata) che continua a non voler usare come la precedente, nonostante ci stiamo inventando di tutto per invogliarla/insegnarle. E’ in fase artistico-felina (c’è un gatto in quasi ogni suo disegno. Anzi, “il” gatto: gli ha dato un nome, una famiglia, un’amica…) e quest’estate al Centro Estivo s’è divertita un casino.

Del CRE che ha frequentato quest’anno, oltre al mercoledì mattina fisso in piscina e alle gite settimanali “fuori porta” ho trovato molto carina l’idea delle settimane a tema: musical, olimpiadi, questa settimana cucina. La settimana scorsa era dedicata alla “sicurezza stradale” (sembran minchiate, ma l’Aquilina, 4 anni e mezzo, ha imparato il significato dei segnali di obbligo e di divieto e ora li piazza in maniera coerente – seppur fantasiosa: tipo il cartello di “divieto di accesso ai pulcini” – anche nei suoi disegni. C’è gente che “guida” da 20 anni e mi dà l’idea di non averne ancora un’idea): venerdì a far fare attività ai bimbi ci sono andati anche alcuni agenti della Polizia Stradale. Poi vabbè… stiamo pur sempre parlando di bambini e le priorità son quelle che sono. Nel senso che basta un niente per incantare i pargoli e far passare in terzo piano un’ora di attività educative e spiegazioni. Quando sono andata a prender l’Aquilina e le ho chiesto cosa avessero fatto con i poliziotti la sua risposta è stata “Ci hanno fatto vedere la pistola”.

Il Consorte fa il conto alla rovescia alle ferie “vere”. Cioè, una settimana di ferie l’ha già avuta, ma siamo rimasti a gironzolare qui intorno. La prossima tranche è roba seria: dopo ben 6 anni, andiamo in vacanza (per l’Aquilina è la prima volta). Sempre se ce la facciamo, eh. Che io, più che vietare all’intero parentado (partente e non) di ammalarsi, altro non posso fare, per evitare il cànchero imprevisto dell’ultimo minuto che manda tutto all’aria…

E io? Niente di che. Ho solo ripreso a fare un po’ di cose che erano minimo 5 anni che non facevo più… da prima che l‘Aquilina fosse in viaggio. A dirla così sembra quasi che il 2010 fosse un’altra epoca. Il punto è che probabilmente è davvero così (m’è capitato di rileggere qualche vecchio post e… non so mica se mi ci riconosco).

Ho ripreso a giochicchiare a Shakes & Fidget (scoprendo con piacere l’app per Android, che rende il tutto di una comodità ed elasticità estrema) e, se riusciamo a sistemare qualche magagna con il mio ormai obsoleto PC fisso, forse – udite udite – si riprova pure a giocare a World of Warcraft. Fantascienza, signori. Soprattutto se penso che 4 anni e qualche mese fa sembrava già un miracolo riuscire a guardare una puntata di telefilm intera tra la poppata delle 19 e quella delle 23…

Ho cominciato a rispolverare un po’ il mio inglese e il mio francese. Più per mettermi alla prova (al momento sto seguendo il corso di francese… in lingua inglese. Se arrivo in fondo, provo con spagnolo o tedesco… sempre in inglese) che altro, visto che in previsione del tornare a cercare un lavoro da ottobre (l’idea c’è. Poi vediamo se si realizza e soprattutto quanto sarà antieconomico metterla in pratica) credo proprio che non mi servirà a un tubo, siamo seri. E’ solo che boh… una mezza voglia di tornare a studiare mi era anche venuta (frequentare la biblioteca comunale mi fa male, lo sapevo). Poi ho visto a quanto stanno ora le pure e schiette rette universitarie (triennale + specializzazione, ahahahahhahahahahh, buona questa!) e mi sono detta “Ciccia, la tua occasione l’hai avuta 18 anni fa, decisamente. Il turno di laurearsi per poi andare a fare tutt’altro adesso è dell’Aquilina.

E poi, dopo ben 6 anni e un cambio d’auto nel mezzo, mi sono decisa a riprendere in mano un volante: il Qubo ce l’abbiamo da ottobre 2012 e io finora ci ero salita solo da passeggera. E mi sono resa conto di due cose:

  1. diobono come si guida bene il Qubo (sarà la posizione “alta”, saranno gli specchietti laterali grandi come quelli di un bagno medio, sarà il “culo” che finisce a piombo e quando fai manovra non devi pensare a cosa sporge perchè non sporge niente… che ne so… però si guida bene, aveva ragione il Consorte);
  2. se non avessi passato tutta la vita da passeggera di gente che guida sopra la media (perchè sia mio padre – anche ora che ha 80 anni – che il Consorte hanno una guida “liscissima”, regolare, con manovre “a filo” azzeccate millimetricamente al primo tentativo. Non sembra che parcheggino: sembra che l’appoggino lì, con nonchalance. Fatto!) probabilmente la mia autostima da guidatrice sarebbe molto più alta. Perchè per essere 6 anni che non guidavo… beh, si tratta solo di riprenderci la mano (anzi, il piede).

Insomma, nonostante tutto… forse forse non sono ancora da buttare.

Intervista con l’Aquilina

Post a basso grado di originalità: in pratica è la trasposizione di una di quelle “catene copia-incolla-modifica” che girano su Facebook. Stavolta si tratta di una manciata di domande che le mamme sono invitate a rivolgere alla prole, riportando poi le relative risposte dei soggettini.

Facebook ultimamente lo sto bazzicando poco e soprattutto in modalità “lurker” (leggo, mipiaccio… ma ho voglia nulla di postare/uploadare qualcosa, e minimamente superiore di commentare gli altrui qualcosa). Però questa mi è sembrata carina, e soprattutto la mia pargola ha miracolosamente collaborato…

A proposito: l’Aquilina ha recentemente ri-cambiato il suo colore preferito. Ora è il blu. Diamole quindi spazio in blu…

  • Come ti chiami? Aquilina (N. di Shunrei: ovviamente lei ha risposto il suo nome anagrafico. Ma qui l’Aquilina è l’Aquilina…)
  • Quanti anni hai? Quattro
  • Quando è il tuo compleanno ? Non lo so (vabbuò, tranquilla che io non me lo dimentico…)
  • Quanti anni ha papà ? Cinque (visto Consorte, che gli anni che hai sul groppone te li porti daddìo?)
  • Quanti anni ha la mamma? Due (mi hanno detto anche recentemente che ne dimostro meno, facendomi nascere una decina d’anni dopo, ma così pochi non me li aveva mai dati nessuno… 😀 )
  • Qual è il tuo colore preferito? Blu (appunto…)
  • Qual é il tuo cibo preferito? Il brodo (l’ho già scritto che ‘sta bambina è d’un’ignoranza gastronomica paurosa, vero? Il brodo. A luglio. ‘namo bene…)
  • Come si chiama il tuo miglior amico? Nicola (E non è “solo” il suo migliore amico. Giusto ieri pomeriggio affermava di volerlo sposare. Solo che da quel che ho capito Nicola non ne è ancora stato informato. Dettagli. E comunque mi chiedo: che fine ha fatto Maria Pia, sua gemella-siamese-nemesi di quest’anno scolastico? Che la prima cosa che ha fatto il primo giorno di vacanza è stato appunto un disegno di lei e Maria Pia da appendere al frigo??)
  • Qual è il tuo programma TV preferito? Tom & Jerry
  • Qual é la tua canzone preferita? Quella del gatto che fa “miao miao miao” (questa qua sotto, aprite il link a vostro rischio di assuefazione. Gliel’ho fatta vedere per scherzo su YouTube, approfittando della smart TV, e ora ne è praticamente drogata. Credo che negli ultimi mesi il numero di accessi a quel video sia raddoppiato. Per (de)merito nostro. Comunque, ha anche gusti musicali un po’ più umani. Canzoni dello Zecchino a parte, ultimamente canticchia spesso “Have a nice day” degli Stereophonics, “Never give up” di Eagle Eye Cherry ed è molto gettonato anche il video di “Vieni a ballare in Puglia” di Caparezza)

     

  • Qual é il tuo animale preferito? Cane (Cane??!? Quindi continua a chiedere pupazzi di gatti per quale recondito motivo???)
  • Di cosa hai paura? Del lupo (Il… lupo? Va beh figlia mia, mi sa che almeno ti aspetta una vita tranquilla: probabilità di incrociare un lupo per strada… un po’ meno di zero)
  • Dove ti piace andare? Mi piace andare al parco
  • Cosa vuoi fare da grande? Vorrei scrivere (Giuro, non l’ho imbeccata io. Anzi, con questa mi ha proprio spiazzata… In ogni caso la strada è lunga. Molto lunga. Soprattutto se vi faccio vedere una delle sue scritte in sanscrito, che a suo dire sarebbero il suo nome)
  • Cosa ti piace fare con la mamma? Giocare (Sicuro che non rispondeva “Mangiare”. Tra la mamma che è iscritta su FB al gruppo Cucinare Male, tanto per dirne una, e il mitologico appetito della donzella… sicuramente ci sono momenti migliori di quelli dei pasti, da condividere!)
  • Qual é il tuo gioco preferito? Giocare con il camion (Quindi fammi capire… la Barbie snodata che vuoi tanto, e per la quale stiamo facendo il conto alla rovescia di quante giornate di terme ti mancano perchè arrivi qua a casa, ti serve come autista di autoarticolato?)
  • Cosa ti piace fare con papà? Mi piace abbracciarlo (Consorte, questa direi che ti ripaga completamente del fidanzamento precoce di cui alla domanda più sopra… 😀 ♥ )

Il capro espiatorio

… un attimo che finisco di togliere le ragnatele…

Rieccomi qua, dopo un mese e mezzo… e di roba ne è anche capitata, ma a mancare è la voglia di scriverne (e scrivere per forza non fa bene a me, rompe le balle a voi, è perfettamente inutile per il web).

Ma questa è rapida, e credo sia il caso di fare il mea culpa: ci van di mezzo le vacanze di tutti, in fondo.

Non so se avete presente le terroristiche previsioni meteo di aprile per la prossima estate… se qualcuno se le è dimenticate, ecco uno screen per rinfrescarvi la memoria (se ci cliccate si apre l’articolo completo):

Prima

“Osta, 45°C… rischia d’esser peggio del 2003! Fortuna che quest’anno mettiam su il condizionatore…”. Questo il 19 aprile.

Il 5 maggio sono venuti ad installare il condizionatore fisso a casa nostra, appunto.

Ed ecco (se mai ci fosse bisogno di un promemoria, ma ne dubito… almeno, qui da me ha diluviato e grandinato pure ieri) come, l’8 giugno, sono “magicamente” cambiate le previsioni per l’estate…

Dopo

Ebbene sì. A quanto pare abbiamo commesso l’equivalente dell’errore di lavare l’auto nel weekend. Solo che trattandosi di un’opera un po’ più consistente del mettersi a spistolare in cortile con spugna, detergente, canna dell’acqua e cera (per dirla tutta, noi il Qubo lo si porta all’autolavaggio coi rulli. Quella volta ogni paio d’anni, eh… che non ci prenda troppo gusto)… ecco, invece di mandare a donnine un solo fine settimana, abbiam mandato in vacca tutta l’estate.

Ora sapete chi incolpare… 😛