Patteggiatrice in erba

Da qualche mese l’Aquilina sta iniziando a sperimentare i ricatti.

Bisogna premettere che non funzionano granchè, anzi. Se provi a ricattarmi, tranquilla che hai appena perso anche la chance che avevi di convincermi a venirti incontro.

Un po’ come quando mi chiede (tipo) di fare qualcosa, io rispondo accordandogliene solo una parte e lei ribatte masticando tra i denti “Tanto io la faccio lo stesso”: ottimo, fai ciao con la manina alla possibilità di fare anche quella parte che ti avevo concesso.

Solo che, tornando ai ricatti, non ha ancora ben chiaro come funzionino (e noi non abbiamo alcuna intenzione di spiegarglielo…), così ultimamente in casa capitano scene surreali tipo queste.

“Mamma, posso accendere la TV?”
“No, è ancora presto. Magari tra una mezz’oretta”
“Allora NON gioco neanche, eh? E NON disegno neanche, eh?”

Tesoro mio, fa tu… consumati d’inedia per mezz’ora, che ti devo dire… 😀

 

 

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Pagine e passi

Raro esemplare di gatto di biblioteca. Perché il gatto sa qual è il posto più comodo di casa.

E io che ho fatto, negli ultimi mesi? Di epocale poco.

Alla fine mi è toccata proprio la sorte che paventavo nel post di fine settembre: sono rappresentante di classe. Ma devo dire che non posso lamentarmi: ho beccato genitori molto collaborativi (nella chat di WhatsApp siamo in 18 su 21 famiglie), addirittura – almeno finora – riesco ad organizzare i colloqui con le maestre in neanche 24 ore (ebbene sì: invece di assegnarci giorno/ora le maestre, sono io a chiedere su WA che ognuno si scelga l’orario che ritiene migliore. Tutti contenti: nessuno deve fare i salti mortali per rispettare appuntamenti scomodi, le maestre non devono perdere tempo per assegnare i posti). La cosa incredibile è che neanche gli altri si lamentano di me. La cosa più incredibile è che qualcuno è arrivato a farmi i complimenti. Comunque grazie ai ritmi della scuola elementare (bene o male si è tutti davanti scuola allo stesso orario… alla materna era più difficile incrociarsi) ho potuto conoscere (meglio o da zero) diverse persone in gamba tra i genitori dei compagni dell’Aquilina.

Per il resto sto leggendo tantissimo, grazie soprattutto alla biblioteca comunale (santa subito!), e ad un’amica che qualche mese fa mi ha inserita in un “deleterio” gruppo di lettori su Facebook, un’autentica miniera di suggerimenti (ora nell’app della biblioteca ho una lista “desideri”  che è lunga un chilometro. E che invece d’accorciarsi s’allunga, perché spesso invece di spulciarla per depennare qualche titolo, mi lascio vincere dalla curiosità per libri visti per caso, magari negli scaffali dei nuovi arrivi…), e per surplus qualche mese fa mi ha regalato una sporta di libri che non le interessavano più. Insomma, ho sempre letto parecchio per gli standard medi, ma era un po’ che la lettura non mi prendeva così… forse da quando alle elementari macinavo tre libri della biblioteca a settimana.

Poi spulcio annunci di lavoro che non cercano assolutamente me, ma del resto al momento neanch’io sto cercando granchè loro… almeno finchè il Consorte non avrà nuovamente ore di ferie maturate da poter usare per le emergenze con l’Aquilina (e ad ogni modo credo che dovrò rivedere un po’ di cose, anche se non so ancora bene come e cosa). Questa però è un’altra storia.

Ah, e continuo a partecipare alle sfide su Samsung Health. Ormai è più di un anno che ho preso l’impegno di camminare ogni mattina che posso e da giugno scorso (quando in app sono iniziate le “sfide mondiali” mensili) non ho perso nemmeno un badge.

Esattamente come non ho perso nemmeno un etto, ma in generale sto meglio (la combo passeggiate+materasso nuovo mi ha fatto sparire il mal di schiena cronico) quindi continuo: ho sempre la silhouette di uno scaldabagno, ma di sicuro muoversi un po’ male non fa.

Intendiamoci, faccio quel che posso. A volte quando faccio i 4 (o 3, o 5…) miei giri attorno al parco, incontro il papà di una compagna dell’Aquilina. Che mi doppia quel paio di volte, visto che mentre io cammino lui corre. E niente: chiacchierando fuori dalla scuola, ho saputo che anche lui riesce a far 4 giri. Di corsa, appunto, e dopo aver fatto il turno di notte come OSS.

Possiamo pertanto concludere che sono un catorcio. Semovente, ma un catorcio: se provo a correre io (sì, ci ho provato, forte del fatto “Dai, dopo un anno che cammino per almeno 7-8 km al giorno, avrò ben messo insieme un po’ di fiato!”) dopo 200 metri mi ritrovo un polmone in mano, mentre il resto degli organi interni organizza il funerale della milza.

Concludendo, come dicevo per quanto mi riguarda non è successo niente di che: chi ha affrontato il cambiamento più drastico degli ultimi mesi è stato il Consorte. Però ve lo racconto alla prossima puntata.

14 (Quattordici)

WhatsApp Image 2017-08-31 at 10.04.36Che sono i giorni che mancano al debutto dell’Aquilina nella scuola primaria. E non sono tanti. Soprattutto se in pratica non sai ancora una beneamata mazza di niente.

Già… perché non sappiamo ancora in che sezione è finita, con quali maestre (e qui, sinceramente… tanto non ne conosco nessuna, mi cambia ben poco), con che orario (alla fine è stata davvero presa al tempo pieno, oppure all’ultimo la spostano al modulo per ragioni organizzative? E già qui mi cambia un tot…) e  con che compagni della scuola dell’infanzia (e qui cambia all’Aquilina… la richiesta incrociata di restare in classe con la “sua” M.P. sarà stata esaudita?). Pare, forse, probabilmente che domani alle 12 metteranno fuori le classi definitive. Sperem.

Non sappiamo ancora nemmeno cosa le serva di preciso (e quando dico “preciso” lo dico davvero “precisamente”: in altre scuole so che hanno indicato pure marca e modello delle forbici…), visto che la riunione con dirigente e insegnanti è fissata per il 7 settembre alle 18, e in tale occasione dovremmo anche ricevere il listone ufficiale del materiale da procurarci.

Dai poi che un po’ di roba abbiamo già iniziato a prenderla (zaino, astuccio, grembiuli… insomma, quello che bene o male per forza ci vuole), già che la settimana dell’11/9 saremo anche impegnati in un lavoraccio che leverà tempo allo shopping: dobbiamo invertire due stanze di casa tra loro, il salotto e la camera dell’Aquilina.

In pratica le stiamo riportando alla loro destinazione originaria: finora ci avevano fatto comodo così (quando poi non si sapeva neanche “se” ci sarebbe stata un’Aquilina, avere il salotto un po’ più ampio sembrava più logico che tenere quella stanza praticamente inutilizzata), ma adesso è diventato più logico dare più spazio a lei che sta crescendo, sia per studiare in santa pace che per giocare in camera sua.

Non nascondo che è forte pure la speranza di tornare ad avere una parvenza di salotto, senza che sembri che tra la TV e il divano gli artificieri abbiano fatto brillare il sacco di Babbo Natale (perché al momento è lì che, per ragioni di spazio, sta la maggior parte dei giochi). Ora speriamo giusto di riuscire a spostare il divano (un tre posti blocco unico cui non si staccano manco i cuscini… O__O ;)…

Quindi, tutto in alto mare, per questo inizio di anno scolastico? No, dai, tutto no. Perché “quattordici” non è soltanto il titolo di questo post e i giorni che mancano all’inizio della scuola. “Quattordici” è anche qualcos’altro…

Ecco cosa è già pronto: i libri scolastici li abbiamo già in casa (grazie al fatto che sono identici per tutti le sezioni e tutti gli orari)! Un trauma, per me che nel giurassico 1984 in prima (e idem in seconda) elementare avevo IL libro di lettura (testo ministeriale, “Cominciamo”) e IL libro di matematica/logica (testo supplementare fatto comprare dalla maestra, “L’albero dei numeri”). Il sussidiario era una roba “da grandi”, ci avevi a che fare solo dalla terza (quando anche il libro di lettura subiva un’evoluzione e diventava “L’Orsa Maggiore”… e in classe nessuno conosceva ancora Ken il Guerriero, se no sai che figata sarebbe diventato, quel libro?).

Perché un trauma? Beh, perché quelli che vedete in foto sono i (tre) libri di testo dell’Aquilina per la prima elementare (ops, primaria…). E’ vero, presi singolarmente sono sottilini (e sono anche fatti bene, colorati e allegri). Ma sono 14 (quattordici) tra volumi, fascicoli e dispense. E’ molto probabile che siano soltanto paranoie mie (felicissima di fare mea culpa, se sarà così), ma io l’Aquilina a dover gestire 14 libri (più i quaderni) la vedo male… poi si porta a casa quello sbagliato, e per fare i compiti diventiamo deficienti.

Il mio primo incontro con la nostra biblioteca ambulante personale è andato così: a fine agosto, vado in centro per il solito scambio di libri in biblioteca comunale. Già che son lì, decido di provare a fermarmi in cartolibreria – poco distante – per vedere se è arrivato qualcosa (è vero, han detto che avrebbero avvisato loro… ma già che ci passo davanti, tanto vale). E infatti:

Cartolaia: “Due su tre li abbiamo ritirati proprio ieri pomeriggio dal distributore! Vuole che ci mettiamo la copertina colibrì sumisuraiperfigasuperindistruttibile? costa 1 euro e 30 a libro”
Io dico “Massì, conoscendo il soggetto… facciamo le cose per bene” (e penso “Tanto, 2 libri… 2 euro e 60”).
Cartolaia (tornando fuori dal retrobottega con un librino, una sorta di Bibbia-Bignami): “Metto la copertina anche a questo?”
Io dico: “Massì, visto che quelli di religione devono durare 3 anni” (e penso “Vabbè, 3 libri… 3 euro e 90”)

Cinque minuti e… *BRAAamm* (rumore di pila di libri copertinata e poggiata sul bancone)… 3 euro e 90? 9 euro e 10, un rene (per dovere di cronaca: copertine effettivamente perfette)! Ed erano solo “due” dei “tre” libri (il terzo ha poi richiesto l’investimento di altri 7 euro e 80 di copertine. E ci va pure di lusso che alle elementari i libri son gratis…)!! 😀

E niente: io avviso il Consorte, così non può dire che non lo sapeva. Io quando l’Aquilina compirà 13 anni scappo all’estero senza lasciare tracce (se vuol venire anche lui… 😉 ). Non ho il fegato di sapere quanti saranno i libri (attuali) per le superiori…

 

A spasso

20597556_10213146059106661_228481436_oQuest’anno non ho avuto modo di reiscrivermi in palestra come l’anno scorso per il corso di Attività Fisica Adattata che tanto ha fatto per il mio disco intervertebrale schiacciato (problemi di orari a parte, ho investito il budget del corso di ginnastica adattata nel vaccino per il meningococco B per l’Aquilina), e ovviamente la mia schiena ne ha approfittato per farmela pagare (probabilmente con la perfida complicità del materasso del nostro letto, che a mio parere mi rema contro… il momento di inchiodamento peggiore è appena mi alzo la mattina, o quando capita di guardare qualcosa sul portatile stando sul letto).

A inizio marzo, non ne potevo più.

Rimuginando su una possibile soluzione a costo zero, mi è venuto in mente che tra le alternative senza effetti collaterali (lo step ormai posso solo sognarmelo…) che mi aveva consigliato il medico c’era anche il camminare per almeno 5 Km al giorno. E che ci vuole? Le gambe le ho, un paio di scarpe da ginnastica pure… una personale “ruota per criceti” anche: il parco comunale è a 200 metri da casa e il viale che lo circonda forma un quadrato di circa 400 metri per lato. Se riesco a fare 3 giri al giorno… beh, dovremmo esserci, no?

20590878_10213146063346767_1810733116_oCosì a fine marzo ho iniziato. E ho iniziato a secco con 3 giri, appunto: non sembrava poi granchè, sulla carta. Sulla carta. Perchè ero talmente fuori allenamento che quei tre giri mi hanno stesa… X-D Roba che il primo giorno, al pomeriggio, è stata un’impresa anche fare due piani di scale per andare a recuperare l’Aquilina a scuola (e la sera avrò letto mezza pagina prima di addormentarmi, perchè ci son restata secca subito).

Però ormai l’impegno l’avevo preso, quindi la mattina dopo rieccomi per altri tre giri. Dopo una decina di giorni, ho provato ad aggiungerne un quarto. Adesso, i giorni in cui non ho troppo da fare, riesco a farne cinque senza problemi (non è che sia chissà che impresa: parliamo di circa 9 Km e una dozzina di migliaia di passi… il problema è solo il tempo, per fare un giro ci metto un quarto d’ora abbondante). E se gli impegni del giorno sono altri, cerco di fare i giri che dovrei fare (ad esempio la solita capatina in biblioteca comunale per scambiare i 5 libri letti con 5 nuovi) lasciando a casa la bicicletta.

Ho anche scoperto di avere preinstallata sul cellulare un’app della Samsung che serve egregiamente da contapassi (e non solo, ma dato che sono pigra non mi son messa a spistolare tutte le funzioni…) e a suo modo fa da incentivo a mantenere l’impegno preso… tutti i mesi parte una “sfida globale” tra tutti gli utenti dell’app, con l’obiettivo di 200.000 passi e tanto di classifica.

20615494_10213146058266640_1713521614_oDa fine marzo non ho perso un grammo (il consumo calorico è una roba deprimente) e i miglioramenti alla schiena sono limitati (il materasso spacca-vertebre contribuisce parecchio… però dopo un quarto d’ora-venti minuti che sono in posizione verticale, effettivamente il male non l’ho più), però ci sono e in qualche modo mi sembra di star meglio in generale, quindi finchè riesco vado avanti. Nel frattempo ascolto musica, mando avanti le missioni di Shakes & Fidget, sbrigo eventuali telefonate, rompo le balle a Perennemente Sloggata su Whatsapp, scatto qualche foto (non capitata di rado di imbattersi anche in qualche scoiattolo)…

E poi incontro gente (e scambio due chiacchiere). C’è un’amica dei miei che abita proprio di fianco al parco, capita di incrociarsi. A volte fanno lo stesso percorso anche alcuni dei miei vicini di casa (o semplicemente leggono un libro su una panchina). Ho incrociato una mia ex collega (eravamo nella stessa ditta intorno al 2000) che stava portando al parco il figlio (caso vuole che entrambe siamo diventate mamme nel 2011… scoperto quando l’Aquilina frequentava un centro giochi, l’anno prima di iniziare la scuola dell’infanzia).

E ci sono anche le persone che  non conosco direttamente, ma che dopo un po’ sembra di conoscere… o che conosci e basta fermandoti a fare due chiacchiere.

Quasi immancabili, almeno una volta a settimana, i Testimoni di Geova (non so che riescano a combinare, soprattutto quando tentano di fermare chi i giri li fa di corsa e con le cuffie nelle orecchie…). All’incirca tanti passeggini o carrozzine quanti deambulatori o sedie a rotelle. Un paio di coppie di coniugi anziani dove lui/lei accompagna lei/lui con problemi di salute… abbastanza da aver bisogno di fare una passeggiata tutti i giorni, ma non troppi da impedirgli/le di farla.

C’è un ex operatore ecologico/ex allenatore di calcio che mi ha attaccato bottone incoraggiandomi a continuare e raccontandomi i suoi progressi (essì, pare che ci sia anche chi riesce a perderci peso… sai mai che prima o poi venga miracolata pure io), m’ha appioppato un soprannome e ora ovunque mi incontri mi saluta con un “Ciao, Grinta!”.

E c’è stata un’arzilla 88 enne (ma solo perchè mi ha detto lei quanti anni aveva… a vederla ne dimostra minimo 15 di meno. Tra l’altro, va tuttora a ballare il liscio…) con cui ho trascorso un’interessante mezz’ora iniziando a chiacchierare di una storica fabbrica che sorgeva accanto al parco e che in questi giorni stanno demolendo (lo stabilimento di produzione è stato trasferito da anni) e passando poi a tutt’altro… scoprendo anche che lei da quasi 50 anni abita nel palazzo accanto al mio (son 13 anni che vivo a 30 metri da lei, mai vista prima).

Insomma, non so per quanto riuscirò ad andare avanti… ma per ora, come soluzione a costo zero per levarsi di casa e muovere il didietro, direi che sta funzionando in modo soddisfacente.

 

Smartphone fantastici e (posti assurdi) dove (ri)trovarli

Saltellando qua e là tra le cose che sono capitate a luglio, ecco qua anche la penultima. Perchè questo luglio sta avendo anche il primato di essere il mese della mia vita che mi ha vista di più a contatto (volente o nolente) con le Forze dell’Ordine… il salto che ho fatto alla Municipale (su consiglio del meccanico, ma sinceramente scettica che potesse essermi utile) per l’incidente avuto con la bici fa il paio con un’altra mattinata trascorsa presso altri loro “colleghi” in divisa. Ecco come mai.

Dal 3 all’8 luglio siam riusciti a tornare in vacanza in Val di Fassa (e prima o poi ce la caverò a raccontarvelo…). Considerando le ore di viaggio, prima di partire ho riesumato il vecchio Galaxy Young che ho dismesso a ottobre: l’ho ripulito di tutte le mie vecchie app, ci ho scaricato alcuni giochini e inserito una SD con le puntate del Gatto con gli Stivali. L’idea era appunto farlo usare all’Aquilina durante il viaggio, se avesse avuto bisogno di distrazioni: è meno ingombrante del tablet e lei lo maneggia meglio.

E infatti durante l’andata un pochino è servito: ha giocato un po’ a Make 7 e visto un episodio del “Gato”. Arrivati in hotel, l’ho tolto dal mio zaino (col cavolo che mi porto in giro quel peso su per i monti) e l’ho riposto nella borsa dove tenevamo anche i caricabatterie, il DS del Consorte, i miei libri e quelli dell’Aquilina, pennarelli & carta per disegnare. Insomma, non è  più uscito di lì per tutta la vacanza.

Per il viaggio di ritorno non è servito: ci siamo fermati al Muse di Trento (spettacolare!!!), lo abbiamo girato per 4 ore e mezza (andando pure un po’ di fretta, verso la fine… non perchè non meritasse, ma perchè il tempo a nostra disposizione si stava esaurendo) e poi da poco dopo Trento fino a Bologna l’Aquilina se l’è dormita tutta per la stanchezza. Per l’oretta residua si è arrangiata coi peluche.

Non l’abbiamo più cercato fino a sabato sera, quando abbiamo disfatto i bagagli. E non l’abbiamo trovato da nessuna parte! Abbiamo rivoltato borse, trolley, pure il Qubo… zero di zero. Tasche degli abiti sporchi manco a parlarne, che tempo un’oretta e (lavanderia a gettoni santa subito! A casa mi ci sarebbero volute minimo 5-6 lavatrici da un’ora) li stavo già stendendo fuori… pur affogato sarebbe venuto fuori.

Telefonata in hotel, zero: rifacendo la camera per i nuovi ospiti non l’hanno trovato.

Il giorno dopo ho recuperato l’imei, l’ho bloccato da remoto e  il lunedì mattina ho vinto una gita fino alla locale caserma dei Carabinieri. Non tanto per il valore del telefono (pagato 89 € oltre tre anni fa!), solo per non rischiare di andare in pesche io se qualcuno lo avesse trovato e deciso di ficcarci una SIM per poi farci robe poco chiare (paranoica? Maybe…).

Ho fatto denuncia di smarrimento (sapevo benissimo dove lo avevo visto/messo l’ultima volta, ma non mi andava di fare denuncia di furto: fossi stata scippata o rapinata, ok. Ma per come sono andate le cose una minima percentuale di dubbio di poterlo aver perso io c’è sempre, è palese. Quindi “facciamo che sono sicura che sia arrivato fino a S. il giorno X, e poi non ne ho saputo più nulla”) e amen.

E ci ho anche messo una pietra sopra.

Otto giorni dopo, invece, ricevo una telefonata dal titolare dell’hotel: ebbene sì, hanno ritrovato il mio famoso telefono smarrito!

La cosa pazzesca è il “dove“: in fondo alla tromba dell’ascensore!!! L’ipotesi è che sia scivolato fuori dalla borsa dov’era mentre portavamo giù i bagagli, e per poi infilatrsi dritto nella fessura (larga un paio di cm) tra la cabina e il pavimento del piano (a far compagnia a svariate schede magnetiche delle stanze e altri oggetti assortiti).

WhatsApp Image 2017-07-26 at 17.19.42Se quella mattina non ci fosse andato il tecnico per la manutenzione annuale, chissà quando sarebbe venuto fuori! E insomma, il titolare mi dice me lo avrebbero infilato in una busta imbottita e rispedito qui a casa… E infatti dopo una settimana eccolo nella mia cassetta delle lettere, redivivo e con il coraggio di funzionare ancora. Che dire, ancora una volta tutto è bene quel che finisce bene!

Chiudo con quella che è stata la chicca della mattinata trascorsa presso i Carabinieri. Allora: che io sia una grammar nazi lo sapete, e che possa essere altrettanto “nazista” a proposito delle nozioni generali che si imparano alle elementari (ops! Primaria, porca paletta… l’Aquilina la comincia a settembre, e arriverà in quinta [secondaria superiore] senza che sua madre si sia ficcata in testa i nuovi nomi dei cicli scolastici, sicuro garantito…) se non lo avete già intuito ve lo confermo subito.

Così, a parte il mio disagio psico-fisico di vedere qualcuno che batte sulla tastiera di un PC usando solo gli indici (la dattilografa che è in me aveva la pelle d’oca. Pregava che ogni tanto il Carabiniere si sbagliasse e gli capitasse di usare il pollice almeno per la barra spaziatrice… So che può sembrare da nevrotici, ma se aveste avuto l’insegnante di Dattilografia che ho avuto io in 1^ ragioneria capireste. Capireste eccome…), quella mattina il top è stato quando siamo arrivati al “dove” fosse stato smarrito il telefono.

Io: “A S., in provincia di Trento. Quando sono arrivata lì ce l’avevo ancora di sicuro”.

Carabiniere: “Provincia di Trento… Trento è TR?”

Io dentro: “😱😱😱😱😭😭😭” / Io fuori, impassibile “No, è TN.

‘namo bene, ‘namo. E più o meno (più meno che più, per dirla tutta) era pure mio coetaneo… 😭

Del doman (e della candeggina) non v’è certezza

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Agosto 2015: la protagonista del post aveva da poco preso servizio

Rieccomi dopo un altro secolo… stavolta è tutta colpa della mia pigrizia, perchè di cose da raccontare ne ho. Cominciamo dalla fine: a smuovermi dall’inedia è stata una cosa assurda che mi è capitata proprio poco fa.

Che ne dite della maglietta di questa foto? Carina, no? Sì, sì ok: ce ne sono in giro sicuramente di più belle (l’Aquilina stessa ne ha diverse nell’armadio che mi piacciono più di questa), però svolge(va?) egregiamente il suo compito… tra l’altro da ben tre estati (sebbene in questa casa non sia un record, perchè l’Aquilina indossa tuttora anche i calzoni di quella foto… semplicemente ora le arrivano sopra il ginocchio).

Comunque, veniamo al sodo: stamattina metto questa maglietta all’Aquilina per andare al CRE. Quando siamo di sotto, però,  mi accorgo che alla luce del sole sulla schiena ci sono come delle striature giallastre (e una è anche davanti!!)… così torniamo di sopra e gliene faccio mettere un’altra. 

Quando torno a casa, strolgo come provare a pulirla (le mie doti di casalinga sono poco sopra lo zero. Il minimo indispensabile per sopravvivere, diciamo). Visto che in lavatrice c’è già stata e che in fondo è bianca, decido di tentare con le maniere forti: candeggina.

Del resto, se anche si dovesse rovinare, è appunto alla sua terza estate di servizio (può pure andare in pensione), è una taglia 3-4 anni (e l’Aquilina tra 3 mesi e mezzo di anni ne compie 6) e l’abbiamo pigliata al Takko durante i saldi, quindi andar bene è costata 2-3 €: se si rovina, amen.

Premessa: la mia idea di “rovinarsi” era che il disegno si sciogliesse o sbavasse facendo diventare il gatto una sorta di protozoo.

Comunque: metto la maglia nel lavandino, lo riempio d’acqua per metà, aggiungo la candeggina. Nel frattempo mi faccio un pacchetto di cavoli miei, e dopo un quarto d’ora scarso torno per sciacquarla e…

SORPRESA!Maglietta

Il gattino è ancora lì che mi fissa dal fondo del lavabo, per fortuna la mutazione in ameba non è avvenuta. E’ quello che ha intorno, però, che non mi sarei mai aspettata… O__O

Ora è in lavatrice, poi vedremo come ne esce quando sarà asciutta (nelle foto qui sopra è bagnata, ecco perchè si intravede il disegno anche da retro). Perchè alla fine potrebbe anche non essere un brutto effetto (ricorda un po’ le tinture fatte coi nodi. Ho detto “un po’”, eh)…

Però, sinceramente, ho da capire come dannazione un capo bianco messo in candeggina possa diventare “camo” bianco/rosa!!!

10×10 tag

Alleggerisco un po’ l’atmosfera e approfitto per continuare un tag creato da Oriana del blog I discorsi dell’ ascensore; la nomina mi arriva da Perennemente Sloggata,  che ringrazio per il pensiero e lo spunto!

Iniziamo con il regolamento per per partecipare:

  1. Citare il blogger che ha creato il tag, taggando il suo 10×10 tag (https://oriana75.wordpress.com/2017/05/26/10×10-tag/)
  2. Citare il blogger che ti ha nominato linkando il suo 10×10 tag (https://perennementesloggata.wordpress.com/2017/06/05/tag-10x10tag/)
  3. Semplificare la vita al successivo blogger, scrivendo il link del proprio 10×10 tag (https://gitementali.wordpress.com/2017/06/08/10×10-tag/)
  4. Rispondere alLA DOMANDA
  5. Nominare da 0 a 100 blogger
  6. Usate l’immagine che volete

LA DOMANDA: 

Esclusi i beni primari, quali sono le 10 cose di cui non potresti fare a meno? Perché?

In ordine non troppo casuale, ci provo:

  1. Lo smartphone – Ormai è il mio centro operativo portatile, per quanto fino a neanche due anni fa fossi convinta che un normale cellulare mi fosse più che sufficiente. Invece adesso non potrei più fare a meno della comodità di WhatsApp; dell’immediatezza di poter controllare la posta elettronica dove mi pare; di internet a portata di mano; di foto e filmati che nulla hanno da invidiare alla fotocamera e videocamera di casa, della mia playlist sempre a portata di orecchio; di poter dare un occhio a Shake & Fidget senza avere un PC sotto mano; dell’app della Biblioteca per cercare qualche titolo che mi ha incuriosita e segnarmelo tra i preferiti per il prossimo prestito; di ripassare inglese, francese, spagnolo e giapponese e di provare a infilarmi in zucca qualcosa di tedesco con Duolingo e Memrise… e poi non vado avanti, che ci siam già capiti.
  2. Il WiFi –  Che già da 11 anni ci ha dato la possibilità di navigare in internet senza dover cablare tutta casa… Ora poi che col cambio gestore da febbraio funziona liscio come l’olio, è un paradiso. E poi ovviamente mi serve per risparmiare la connessione dati dello smartphone. 😛 )
  3. 19022467_10212550464777175_1480671585_oUna pila di almeno 10 libri sul comodino, in attesa di essere letti. – Quando iniziano ad essere meno, mi prende tristezza… Ma per fortuna è difficile che succeda: a parte essere “costretta” a rimpiazzare i miei libri letti perchè i miei autori stra-preferiti (se potessi acquistare le nuove uscite di tutti i miei scrittori preferiti, avrei un paio di new entry a settimana, mi sa… solo che tocca limitarsi…) continuano a sfornare, la mia adorata Biblioteca Comunale mi permette il saccheggio a gruppi di 5 volumi per volta.
  4. Il PC portatile – Perchè è vero che con lo smartphone si fanno tante cose, ma personalmente non riesco a farci proprio tutto (ad esempio, scrivere questo post. E’ vero, c’è l’app di WordPress. Ma a scrivere testi lunghi su quello schermino mi viene l’orticaria!). E allora il caro vecchio (ha superato in scioltezza i 6 anni di vita, a febbraio) Asus è assolutamente un must.
  5. Gli auricolari – Perchè è vero che ora ho il mio migliaio di canzoni preferite sempre a portata d’orecchio (una roba da fantascienza, se penso a quando andavo in giro con walkman e musicassette!)… ma senza auricolari servono a poco!
  6. Il microonde – Lo uso da ormai quasi 13 anni in pratica solo per scaldare (il latte della colazione, l’acqua per un té, il cioccolato da sciogliere per una torta, un pasto veloce, il parmigiano grattugiato per fare le cialdine rapidamente…), ma decisamente non potrei più farne a meno.
  7. L’agenda – Perché dei miei tre neuroni fidarsi è bene, ma non fidarsi è ancora meglio. E anche se le cose più importanti me le segno con tanto di promemoria  sonoro anche sul cellulare, non riesco proprio ad eliminare quel libricino portatile che mi appesantisce la borsa: nonostante tutto, mi resta più comodo annotare su carta. Anche per qualche riscontro “storico”, dato che le sto conservando tutte dal 2004… O__O
  8. La matita per sopracciglia – Che, insieme a quella per occhi e al mascara, è poi anche l’unico oggetto di makeup che utilizzo quotidianamente… Però, se senza ombretto e mascara posso anche accettare di uscire (in fondo, gli occhiali mascherano un po’), senza matita per sopracciglia… no, proprio no.
  9. Gli orecchini – Soprattutto da quando l’anno scorso ho scoperto AliExpress e ho praticamente triplicato la mia collezione al costo medio di 1 € al paio. Prima li cambiavo molto di rado, perchè bene o male cascavo sempre sugli stessi a mia disposizione… adesso che ho l’imbarazzo della scelta, invece, è un divertimento variare ogni giorno. 😀
  10. Il bancomat – In pratica, giravo con più contanti addosso quando avevo 13 anni: allora, cercavo di avere sempre intorno alle 12.000 L. nel portafogli (non so perchè 12, ma tant’è). Ora mi capita spesso di girare per anche più di una settimana con meno di 6 €… perchè tutte le volte che posso, preferisco usare “lui” (soprattutto perchè nel totale delle operazioni gratuite sul c/c i prelievi di contanti vengono conteggiati, ma i pagamenti col Pos no… quindi, meno prelievi di contanti facciamo meglio è).

Sarebbe il momento delle nominations… però è da talmente tanto che sono latitante (e anche quando mi capita di sbirciare in giro non delurko mai) che non mi va di chiamare direttamente in causa nessuno. Quindi facciamo così: formalmente opto per 0 nomination. In pratica, chiunque abbia trovato un po’ divertente o interessante questo tag è libero di continuarlo come e dove vuole. 🙂