Del doman (e della candeggina) non v’è certezza

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Agosto 2015: la protagonista del post aveva da poco preso servizio

Rieccomi dopo un altro secolo… stavolta è tutta colpa della mia pigrizia, perchè di cose da raccontare ne ho. Cominciamo dalla fine: a smuovermi dall’inedia è stata una cosa assurda che mi è capitata proprio poco fa.

Che ne dite della maglietta di questa foto? Carina, no? Sì, sì ok: ce ne sono in giro sicuramente di più belle (l’Aquilina stessa ne ha diverse nell’armadio che mi piacciono più di questa), però svolge(va?) egregiamente il suo compito… tra l’altro da ben tre estati (sebbene in questa casa non sia un record, perchè l’Aquilina indossa tuttora anche i calzoni di quella foto… semplicemente ora le arrivano sopra il ginocchio).

Comunque, veniamo al sodo: stamattina metto questa maglietta all’Aquilina per andare al CRE. Quando siamo di sotto, però,  mi accorgo che alla luce del sole sulla schiena ci sono come delle striature giallastre (e una è anche davanti!!)… così torniamo di sopra e gliene faccio mettere un’altra. 

Quando torno a casa, strolgo come provare a pulirla (le mie doti di casalinga sono poco sopra lo zero. Il minimo indispensabile per sopravvivere, diciamo). Visto che in lavatrice c’è già stata e che in fondo è bianca, decido di tentare con le maniere forti: candeggina.

Del resto, se anche si dovesse rovinare, è appunto alla sua terza estate di servizio (può pure andare in pensione), è una taglia 3-4 anni (e l’Aquilina tra 3 mesi e mezzo di anni ne compie 6) e l’abbiamo pigliata al Takko durante i saldi, quindi andar bene è costata 2-3 €: se si rovina, amen.

Premessa: la mia idea di “rovinarsi” era che il disegno si sciogliesse o sbavasse facendo diventare il gatto una sorta di protozoo.

Comunque: metto la maglia nel lavandino, lo riempio d’acqua per metà, aggiungo la candeggina. Nel frattempo mi faccio un pacchetto di cavoli miei, e dopo un quarto d’ora scarso torno per sciacquarla e…

SORPRESA!Maglietta

Il gattino è ancora lì che mi fissa dal fondo del lavabo, per fortuna la mutazione in ameba non è avvenuta. E’ quello che ha intorno, però, che non mi sarei mai aspettata… O__O

Ora è in lavatrice, poi vedremo come ne esce quando sarà asciutta (nelle foto qui sopra è bagnata, ecco perchè si intravede il disegno anche da retro). Perchè alla fine potrebbe anche non essere un brutto effetto (ricorda un po’ le tinture fatte coi nodi. Ho detto “un po’”, eh)…

Però, sinceramente, ho da capire come dannazione un capo bianco messo in candeggina possa diventare “camo” bianco/rosa!!!

10×10 tag

Alleggerisco un po’ l’atmosfera e approfitto per continuare un tag creato da Oriana del blog I discorsi dell’ ascensore; la nomina mi arriva da Perennemente Sloggata,  che ringrazio per il pensiero e lo spunto!

Iniziamo con il regolamento per per partecipare:

  1. Citare il blogger che ha creato il tag, taggando il suo 10×10 tag (https://oriana75.wordpress.com/2017/05/26/10×10-tag/)
  2. Citare il blogger che ti ha nominato linkando il suo 10×10 tag (https://perennementesloggata.wordpress.com/2017/06/05/tag-10x10tag/)
  3. Semplificare la vita al successivo blogger, scrivendo il link del proprio 10×10 tag (https://gitementali.wordpress.com/2017/06/08/10×10-tag/)
  4. Rispondere alLA DOMANDA
  5. Nominare da 0 a 100 blogger
  6. Usate l’immagine che volete

LA DOMANDA: 

Esclusi i beni primari, quali sono le 10 cose di cui non potresti fare a meno? Perché?

In ordine non troppo casuale, ci provo:

  1. Lo smartphone – Ormai è il mio centro operativo portatile, per quanto fino a neanche due anni fa fossi convinta che un normale cellulare mi fosse più che sufficiente. Invece adesso non potrei più fare a meno della comodità di WhatsApp; dell’immediatezza di poter controllare la posta elettronica dove mi pare; di internet a portata di mano; di foto e filmati che nulla hanno da invidiare alla fotocamera e videocamera di casa, della mia playlist sempre a portata di orecchio; di poter dare un occhio a Shake & Fidget senza avere un PC sotto mano; dell’app della Biblioteca per cercare qualche titolo che mi ha incuriosita e segnarmelo tra i preferiti per il prossimo prestito; di ripassare inglese, francese, spagnolo e giapponese e di provare a infilarmi in zucca qualcosa di tedesco con Duolingo e Memrise… e poi non vado avanti, che ci siam già capiti.
  2. Il WiFi –  Che già da 11 anni ci ha dato la possibilità di navigare in internet senza dover cablare tutta casa… Ora poi che col cambio gestore da febbraio funziona liscio come l’olio, è un paradiso. E poi ovviamente mi serve per risparmiare la connessione dati dello smartphone. 😛 )
  3. 19022467_10212550464777175_1480671585_oUna pila di almeno 10 libri sul comodino, in attesa di essere letti. – Quando iniziano ad essere meno, mi prende tristezza… Ma per fortuna è difficile che succeda: a parte essere “costretta” a rimpiazzare i miei libri letti perchè i miei autori stra-preferiti (se potessi acquistare le nuove uscite di tutti i miei scrittori preferiti, avrei un paio di new entry a settimana, mi sa… solo che tocca limitarsi…) continuano a sfornare, la mia adorata Biblioteca Comunale mi permette il saccheggio a gruppi di 5 volumi per volta.
  4. Il PC portatile – Perchè è vero che con lo smartphone si fanno tante cose, ma personalmente non riesco a farci proprio tutto (ad esempio, scrivere questo post. E’ vero, c’è l’app di WordPress. Ma a scrivere testi lunghi su quello schermino mi viene l’orticaria!). E allora il caro vecchio (ha superato in scioltezza i 6 anni di vita, a febbraio) Asus è assolutamente un must.
  5. Gli auricolari – Perchè è vero che ora ho il mio migliaio di canzoni preferite sempre a portata d’orecchio (una roba da fantascienza, se penso a quando andavo in giro con walkman e musicassette!)… ma senza auricolari servono a poco!
  6. Il microonde – Lo uso da ormai quasi 13 anni in pratica solo per scaldare (il latte della colazione, l’acqua per un té, il cioccolato da sciogliere per una torta, un pasto veloce, il parmigiano grattugiato per fare le cialdine rapidamente…), ma decisamente non potrei più farne a meno.
  7. L’agenda – Perché dei miei tre neuroni fidarsi è bene, ma non fidarsi è ancora meglio. E anche se le cose più importanti me le segno con tanto di promemoria  sonoro anche sul cellulare, non riesco proprio ad eliminare quel libricino portatile che mi appesantisce la borsa: nonostante tutto, mi resta più comodo annotare su carta. Anche per qualche riscontro “storico”, dato che le sto conservando tutte dal 2004… O__O
  8. La matita per sopracciglia – Che, insieme a quella per occhi e al mascara, è poi anche l’unico oggetto di makeup che utilizzo quotidianamente… Però, se senza ombretto e mascara posso anche accettare di uscire (in fondo, gli occhiali mascherano un po’), senza matita per sopracciglia… no, proprio no.
  9. Gli orecchini – Soprattutto da quando l’anno scorso ho scoperto AliExpress e ho praticamente triplicato la mia collezione al costo medio di 1 € al paio. Prima li cambiavo molto di rado, perchè bene o male cascavo sempre sugli stessi a mia disposizione… adesso che ho l’imbarazzo della scelta, invece, è un divertimento variare ogni giorno. 😀
  10. Il bancomat – In pratica, giravo con più contanti addosso quando avevo 13 anni: allora, cercavo di avere sempre intorno alle 12.000 L. nel portafogli (non so perchè 12, ma tant’è). Ora mi capita spesso di girare per anche più di una settimana con meno di 6 €… perchè tutte le volte che posso, preferisco usare “lui” (soprattutto perchè nel totale delle operazioni gratuite sul c/c i prelievi di contanti vengono conteggiati, ma i pagamenti col Pos no… quindi, meno prelievi di contanti facciamo meglio è).

Sarebbe il momento delle nominations… però è da talmente tanto che sono latitante (e anche quando mi capita di sbirciare in giro non delurko mai) che non mi va di chiamare direttamente in causa nessuno. Quindi facciamo così: formalmente opto per 0 nomination. In pratica, chiunque abbia trovato un po’ divertente o interessante questo tag è libero di continuarlo come e dove vuole. 🙂

Genetica (e inettitudine)

Questa mattina ero in Cardiologia all’ospedale per un elettrocardiogramma (nulla di che, nonostante i 4 mesi di assenza non ce la fate a liberarvi di me: si tratta semplicemente del secondo step per poter diventare donatori AVIS). Mi chiamano, entro in ambulatorio e consegno al medico la cartelletta che mi hanno compilato in accettazione. Mi preparo, mi stendo sul lettino, nel mentre lui inserisce i miei dati sulla macchina e a un certo punto mi fa:

“Quanti anni ha?”

“Trentotto”

“Cosa?”

“Trentotto, ancora per quattro mesi”

“Ah… ma allora la data indicata qui è giusta! A vederla gliene avrei dati una ventina…”

“Eh, magari… ormai sono il doppio! Ma sa che capitava pure a mia madre? Ancora quando aveva 70 anni, non gliene davano più di 60. L’unica differenza tra me e lei è che lei non voleva assolutamente dire la sua età perchè «Se ne dimostro meno, lascia che credano che ho quelli», a me invece non interessa dire quanti anni ho perchè tanto la carta d’identità mica la tarocco per omissione…”

“Ahah… Quindi è ereditario”

“Boh, probabile. Io intanto porto a casa i complimenti e ringrazio!”

Le differenze con mia madre, a voler essere sinceri, non si fermano al nascondere o meno la data di nascita. Mia mamma era anche capace di mettersi in piega i capelli, ci teneva a vestirsi bene e sempre in maniera consona all’occasione, non usciva senza rossetto, filo di fondotinta e almeno il mascara, la sera passata di Oil of Olaz prima di dormire.

Io invece affogo nel mio personale Maelstrom composto in parti uguali da:

  1. pigrizia – Per un po’ ho usato la crema idratante la mattina. Poi mi sono stufata. E il rossetto mi sembra una perdita di tempo: prima volta che mangio qualcosa (dato che non usandolo granchè ne ho uno semplicissimo e economicissimo, altro che matt gloss lunga durata e no transfer) è andato. Facciam prima e lo metto giusto per le occasioni importanti. Tipo ai matrimoni, magari fino a fine cerimonia mi dura;
  2. inettitudine – Non ho la minima idea di come si usi un fondotinta e non so usare gli ombretti in polvere: solo qualche anno fa ho imparato a farmi la riga sugli occhi con la matita, prima ombretto liquido o niente. Non sono capace di pettinarmi, se non dando qualche colpo di spazzola e lasciando che i capelli vadano dove credono… indipendentemente dalla lunghezza del taglio. E grazie a Dio ho i capelli lisci.
  3. depressione – Se siete sovrappeso e girate per negozi cercando qualcosa di decente a prezzi umani, sapete di cosa parlo. In pratica, la mia mise abituale è cambiata di quasi niente rispetto a quando avevo 16 anni: jeans (l’ultima gonna l’ho messa quando mi sono sposata, e se dico “ultima” credetemi) e maglietta/maglione. E non sto scherzando… nel senso che ho ancora diversi capi di quel periodo che ancora mi stanno (più decentemente di molti di quelli appesi nei negozi). Giusto ieri mattina mi è venuto in mente che il gilet della Fruit che avevo addosso dovevo averlo preso quando ero fidanzata da poco, tipo nel 1999… ah, e non parliamo del top sottostante. Quello di sicuro ce l’avevo per la gita in Francia del 1996, e già allora non era nuovo di pacca. Ah, in questa terza sezione mettiamoci anche l’orrore per la vita da spiaggia e l’abbrustolirsi al sole: quando capita di doverci andare (l’Aquilina adora il mare), l’unico momento in cui esco dall’ombra è per fare il bagno. E poi un pizzico del punto 1 (pigrizia): protezione 50+ (il solare dell’Aquilina) per tutti e via andare (anche se così mantengo il mio bel colorito cadaverico 12 mesi l’anno: chissene).

Ora, fate un mix di queste tre cose: che può uscirne? Non una alle soglie degli anta (che ormai a quell’età dovresti aver imparato a bardarti in un certo modo): ormai si mettono più in tiro di me le dodicenni per l’interrogazione di Geografia. Non potendo darmi 12 anni, la gente si ferma al primo numero credibile…

Poi ok, un po’ di genetica ci sta. Perchè per dirla tutta, poi, non capitava solo a mia mamma di non dimostrare l’età che aveva.

A mia nonna (materna) ne successe una pure migliore.

Maggio 1981, nonna stava per compiere 73 anni. Venendo a trovarci insieme a mia zia, all’altezza di I. purtroppo hanno avuto un incidente: niente di grave per loro, ma l’Opel di mia zia ha reso l’anima. Sono state portate all’ospedale di I. per i controlli di rito, durante la visita a mia nonna esce uno dei medici e avvicina mia zia:

“Senta, sua madre dice di non aver battuto la testa… però vorremmo fare lo stesso qualche accertamento approfondito, perchè non credo che stia rispondendo a tono, mi sembra molto confusa”

“Oddio, ma in che senso?”

“Le abbiamo fatto le solite domande di valutazione, e continua a insistere di avere 72 anni… ma non è possibile, ne avrà al massimo 55!”

“E’ possibile sì… se non le credete controllate i documenti, è davvero dell’08!” 😀 (per la cronaca, in quel momento mia zia di anni ne aveva quasi 47: il complimento indiretto se l’è beccato pure lei, se alla sua mammina ne stavano attribuendo solo 8 di più…)

E niente.

Se davvero si tratta di genetica ed è ereditario, spero che a suo tempo l’Aquilina mi pagherà almeno una pizza come ringraziamento… 😛

(Buona) scuola

Giovedì scorso l’Aquilina ha affrontato il suo terzo primo giorno di scuola: ultimo anno di scuola dell’infanzia. A pensarci mi viene un po’ di magone. Quindi mi immagino in quali condizioni pietose sarò quando a fine anno avranno la cerimonia di consegna dei diplomini…back-to-school-1622789_640

Premetto che le righe che seguono le scrivo da mamma completamente ignorante (o quasi) di come funzionino le graduatorie, le assegnazioni dei posti, di quali siano le regole che determinano chi e dove va a insegnare nella scuola (pubblica) italiana. Specifico anche che sto riportando cose che mi sono state riferite, questo per dire che se ci sono errori  formali (“Ah, ma i punti per la tal cosa non sono quelli! Ah, ma le graduatorie non si fanno così!”) sono solo farina del mio sacco bucato e dei miei tre neuroni che qualche particolare (giusto) se lo son persi per strada.

Scrivo semplicemente da mamma basita da come possano funzionare (in qualche modo) le cose nonostante una burocrazia farraginosa e un’ottusità impressionante. E specifico che si tratta solo di alcune gocce d’acqua nel mare, perchè basta una ricerchina online (o due chiacchiere in giro) per trovarne secchiate.

Allora: l’Aquilina ha due maestre. Una, A., è la maestra “titolare” di ruolo da anni; l’altra, S., finora non era ancora riuscita ad entrar di ruolo, ma fortunatamente (e per la prima volta nella sua carriera) era riuscita ad insegnare due anni di seguito nella stessa classe proprio con la classe dell’Aquilina. A giugno, però, ci eravamo lasciati come a giugno dell’anno prima: “speriamo di rivederci anche l’anno prossimo”, così finiamo il ciclo scolastico tutti insieme. Perchè il suo contratto terminava, e l’assegnazione è pur sempre un’incognita. Però magari un po’ meno incognita del solito: per l’anno scolastico 2016-2017 S. sarebbe partita come terza in graduatoria, e finalmente sarebbe passata di ruolo… dai che la conferma è quasi sicura!

L’Aquilina giovedì scorso non vedeva l’ora di ritrovare i suoi amici, e anche le maestre A. e S. E io a doverle spiegare che A. sicuramente ci sarebbe stata… mentre per S. non era detto, ma “speriamo proprio di sì” (non per portar sfiga. Solo per tamponare un’eventuale delusione). E per fortuna, arrivate in aula, ecco tutte e due le maestre presenti! 🙂

Sì, ma che Odissea… perchè S. finalmente quest’anno è riuscita ad entrare di ruolo (alla “tenera” età di 36 anni. Intendiamoci: non sto dicendo che sia vecchia… che anzi è più giovane di me. Sto solo dicendo che a 36 anni e dopo non so quanti anni che insegni, magari sarebbe il caso di iniziare ad avere un po’ di certezze lavorative. Magari di avercele anche già da anni). Ma gliel’han fatta sudare: il 30/8 ha avuto la “bella” sorpresa di ritrovarsi sesta in graduatoria invece che terza (quindi con ben meno certezza di poter tornare e finire il ciclo scolastico di mia figlia e dei suoi compagni). S’è trovata davanti tre colleghe che avevano vinto ricorsi al TAR del Lazio (peraltro munite di solo diploma, quando lei per poter entrare nelle graduatorie e insegnare ha dovuto anche laurearsi. Ma qui è la solita “sfiga” di chi nasce dopo, dappertutto: per fare le stesse cose che faceva tuo padre, a te serve minimo un titolo di studio in più. Solo che rispetto a tuo padre hai meno certezze, stipendio peggiore e condizioni di lavoro più ridicole). E già qui, al suo posto mi si sarebbero scassate le coronarie. Ma il buono è che la nomina definitiva (con contratto a termine per ben – udite udite! – 3 anni. Che non sia troppo, eh) l’ha avuta venerdì 10 settembre… no, ma fate pur con calma, eh. Nel frattempo era già una settimana che l’altra maestra stava impostando il lavoro da sola, senza sapere con chi avrebbe collaborato. Aggiungete che nella sezione terza “gemella” (con cui la classe dell’Aquilina fa tantissime attività in comune, da pianificare pure quelle tra le insegnanti) quest’anno han cambiato entrambe le insegnanti (una è andata in pensione, l’altra ha ottenuto il trasferimento vicino a casa) e la cosa si fa divertente.

Dalla maestra S. ne ho saputa un’altra, molto simpatica. La storia di un’insegnante di Cesena con 30 punti in graduatoria (e quindi piuttosto sicura di riuscire quest’anno, finalmente, ad insegnare nella sua città) che s’è vista assegnare invece qui a Faenza (vero, c’è di peggio: 40 km non sono 400) perchè è stata superata in graduatoria da una collega che aveva 4 (quattro, sì) punti. A domanda di spiegazioni le è stato detto che è vero, c’è stato un errore. Ma per sanarlo deve lei fare ricorso, d’ufficio non si può: e, tempi del ricorso a parte (che nel mentre fa in tempo a finire minimo il primo quadrimestre se non l’intero anno scolastico), la spesa pare sia di 2500 € (duemilacinquecento, sì. Vi sembra esagerato? Ammetto che lo sembrava pure a me. Così ho provato a fare una ricerchina con Google, alla vigliacca. E tra i primi risultati ho trovato questo. E in effetti, alla luce dei miei 11 anni come impiegata di studio legale, è purtroppo credibile: il valore di un simile ricorso è per forza “indeterminabile”, non stiamo parlando di una fattura non pagata da 200 €. E di conseguenza gli scaglioni tariffari da applicare per la nota spese… sono alti). Al che ha lasciato perdere e cercherà di avvicinarsi a casa l’anno prossimo.

E comunque, come accennato all’inizio, questi non sono nemmeno due esempi particolarmente scabrosi. Di seguito ne riporto altri due, raccontati da un paio di mamme (tra tante) che fanno parte come me di un folto gruppo su Feisbuk.

Allora: che si iniziasse l’anno scolastico senza avere ancora tutti gli insegnanti assegnati capitava anche ai miei tempi.

Però che il giorno prima delle aperture delle scuole, alla riunione di una scuola dell’infanzia della provincia di Bologna, i genitori dei bimbi che devono iniziare il primo anno scoprissero che giusto un’ora prima era arrivata una circolare della dirigente del relativo istituto comprensivo, che comunicava con rammarico ai genitori dei bimbi delle classi prime che, non potendo ancora definire il corpo insegnante mancante, gli inserimenti dei nuovi alunni sarebbero iniziati “auspicabilmente” nella settimana successiva (il 19? Il 20? Il 23 settembre? E io nel frattempo il pupo come lo gestisco? E l’inserimento quando viene a finire, già che dura tipo due settimane? E al mio datore di lavoro che dico?)… beh, questo sinceramente non succedeva.

Ma del resto c’è pure di peggio: è capitato anche (in un’altra scuola) che, sempre il giorno prima dell’inizio dell’anno scolastico (giornata che ormai porta più sfiga di un venerdì 13), venissero convocate le famiglie di 12 bambini per comunicare loro che era stata decisa l’eliminazione della sezione della scuola dell’infanzia dove erano iscritti e che quindi per i loro figli non c’era più posto (al motto di “E mo’ so’ ca77i vostri, pappappero!”. No, sto scherzando: situazioni del genere fanno arrabbiare anche il personale scolastico, che sicuramente non se ne lava le mani con gioia: le insegnanti sono a loro volta vittime, i presidi hanno semplicemente le mani legate dal sistema).

E io mi chiedo: l’anno scolastico inizia ormai da anni, per legge regionale, il 15 settembre. Non è più come quando andavo a scuola io, che la data variava (di poco, ma variava) ogni anno. Quindi: possibile che non ci sia modo di organizzarsi un po’ per tempo? Possibile doversi ridurre per forza all’ultimo momento (o anche a quello dopo, addirittura)?

Fortuna che queste sono le conseguenze della riforma della “buona scuola”. Fosse stata anche solo quella della “scuola così così” chissà cosa veniva fuori…

Tempo al tempo

E’ da un po’ più di un anno che mi sono accorta di aver cambiato colore di capelli. E no, non mi riferisco all’essermeli tinti (grazie al piffero). Non mi riferisco nemmeno al fatto che iniziano saltarne fuori di bianchi (eccheccavolo, però… mia madre quando ha iniziato ad averne aveva più di 40 anni, mio padre ancora a 60 ne aveva talmente pochi grigi che una mia compagna delle superiori credeva si tingesse… io ne ho “solo” quasi 38, la genetica che cavolo ha combinato??)… mi riferisco al fatto che – se li lascio in pace –  quelli che non si sono ancora convertiti al niveo vengon su castano rossicci. Mai avuto del rosso in vita mia. Va te a capire.

Fatto sta che, un po’ perchè ramati mi sarebbero piaciuti 20 anni fa, ma adesso mica tanto, un po’ perchè voglio cercare di capire se (quando i bianchi prenderanno il sopravvento) sarò tipa “da tinta” o se piuttosto vincerà la pigrizia (i miei tre neuroni stanno votando convinti per la seconda, per dirla tutta) e me li terrò come diamine verran su, da un annetto ho iniziato a farmi qualche tinta in casa. Per dare un’idea del “qualche”, il mio tempo minimo tra una e l’altra è di tre mesi e a forza di lavaggi la differenza tra “ricrescita” e parte di capello che dovrebbe esser tinta non si vede proprio (… ho idea che la colorazione “permanente” su di me di permanente abbia ben poco).

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Tempo al tempo – henné by Lush

Quest’estate mi sono innamorata dell’hennè in tavoletta della Lush (peccato che il negozio più “comodo” stia a Rimini. Sinceramente sono in dubbio se, quando l’avrò finito, mi convenga cercare di riprocurarmelo via internet con 6 € di spese o cercare di pilotare una gita famigliare da quelle parti: 9 € solo d’autostrada. Per ora, che da qui a primavera chissà a che cifra siamo arrivati…).

Mi piace in primis perchè è “for dummies”, e io sono intrinsecamente impedita con tutto ciò che riguarda l’estetica. Sembrava una roba complicatissima: taglia il cubetto, sbriciolalo, mescolalo con l’acqua calda, raggiungi consistenza giusta (“Mah… intenderanno questo per «come cioccolato fuso?»”). E poi guanti, e mantellina e asciugamano scuro perchè macchia… stendi, lascia in posa 3 ore… e se macchia in giro durante le 3 ore? E invece non ha macchiato un piffero, nemmeno un po’ la pelle. Non è manco colato, e soprattutto niente “acqua colorata” al primo shampoo successivo (quel che è rimasto sui capelli, lì rimane), come mi è invece capitato con altre tinte pronte. Mi piace persino l’odore erbaceo che lascia sui capelli e che torna fuori anche dopo, con gli shampoo successivi…

Comunque, quello che mi è piaciuto di questo henné- al momento – è stato quasi più un effetto collaterale dell’utilizzo che il motivo principale per cui l’ho preso.

Il motivo principale è ovviamente la colorazione: ecco, qui temevo-speravo che tenesse fede alla descrizione e mi donasse capelli di un bel nero corvino (soprattutto dopo che la commessa ha apostrofato la mia scelta con un “Un bel cambiamento netto, allora!”). Invece la prima applicazione mi ha semplicemente scurito il castano (e solo quello: sui capelli bianchi non ha attecchito. Ma ho scoperto che non mi dispiaceva)… il che alla fine non è male. Intanto il cambiamento è meno drastico, e poi aver perso un po’ di rossiccio non mi dispiace (l’Aquilina, tra l’altro, è di diverso parere: lei spergiura che mi vuole con i capelli marroni. Salvo poi disegnarmi con i capelli neri… e allora mi istighi, eccheccavolo!). La seconda applicazione, a distanza di 2 settimane (ho accorciato i tempi per via di un’occasione speciale il giorno dopo: matrimonio di un nostro amico), ha convertito pure i fili bianchi e accentuato lo scuro del castano. Dai che prima o poi al nero ci arrivo sul serio… 😉

Il piacevole effetto collaterale è che da quando ho fatto questo henné sono riuscita a tornare a lavarmi i capelli a giorni alterni: da quando li avevo tagliati corti (anche qui l’Aquilina è di diverso parere: è da ottobre scorso che non ho più i capelli lunghi, ma lei continua a disegnarmeli lunghi fino al coccige) mi toccava lavarli ogni giorno, tempo 24 ore e facevano ribrezzo (invece, quando avevo i capelli alle scapole, due shampoo a settimana erano sufficienti… Più li ho lunghi, meno s’insozzano). E insomma, dai poi che corti s’asciugano in un attimo (e che la mia “messa in piega” si risolve nel far la riga da una parte col pettine e lasciare che da lì in poi s’asciughino e s’arrangino per i fatti loro. Phon? Che è, si mangia?)… ma è una schiavitù quotidiana di cui faccio volentieri a meno!

Insomma, per quanto mi riguarda, prodotto promosso (non fosse per la difficoltà di reperimento, il terzo cubetto sarebbe a rischio d’utilizzo a breve…)! 🙂

Gotta Catch’em All

C’è chi chiede a gran voce le dimissioni del ministro della salute, dopo l’ideona del Fertility Day (che, tra l’altro, gode anche del record di “sito internet aperto e chiuso nello stesso minuto”. Sì, c’è un sito internet dedicato all’eventone. Potete cercarlo, anche se siete di fretta, perchè visitarlo è cosa rapida: in fondo è composto da un’unica pagina con il logo dell’iniziativa).

Io invece questa ministra la voglio ancora in carica. E voglio che le diano anche più ministeri. Perchè se ampliamo il suo raggio di azione, altro che scrivere un post al mese quando va bene… io torno a rompervi le balle minimo tre volte a settimana, come ai bei tempi. Una miniera d’oro di materiale. In alternativa, potrei assoldare il team che ha studiato la campagna perchè continui a sfornare idee solo per me, ma non so se accetterebbero (al massimo, se le gatte sono d’accordo, potrei pagarli in croccantini)… e poi non saprei dove mettermeli, che siamo già pur sempre in 3 e 2 gatte in 70 metri quadri.

Comunque: presente il trend dell’estate 2016, l’app Pokémon Go? Ecco, io no. No nel senso che il mio smartphonino non è abbastanza smart per giocarci, così so che esiste, l’ho intravista… ma non ho mai potuto cavarmi la soddifazione di acchiappare un Rattata o collezionare Pidgey. Però, grazie all’eventone, adesso colleziono qualcosa anch’io.

Ne ho trovate altre tre! Di cosa? Ma di immaginette!! Adesso ve le presento, eh… (proseguo con la numerazione dal post precedente).fert2

 12. “Prepara una culla per il futuro”. Bastasse una culla. Considerando che manco per un gatto ti basta la cesta con un cuscino, la stanno facendo un po’ troppo facile. Io credo che chi ha messo in piedi tutto l’ambaradan di figli non ne abbia manco uno. O, se li ha, ha anche uno stuolo di babysitter che glieli tirano su. Ho idea che chi ha messo in piedi tutto l’ambaradan non sa cosa significhi arrivare a fine mese in tre (o in quattro, o in cinque) con 1500 € (e non va neanche male!) di entrate mensili complessive e tutti i conti da pagare (altro che biglietti del treno gratis, visite mediche gratuite, spese per occhiali regalate, ecc ecc…). Non ha idea di cosa significhi andare a lavorare per girare l’intero stipendio all’asilo nido e alla babysitter (che copre gli orari in cui l’asilo chiude, ma tu lavori). Ammesso di avercelo, un lavoro. Non ha idea di tante cose. Perchè se ce l’avesse, saprebbe che se le nascite sono in calo la colpa non è della gente che aspetta perchè è pigra/egoista o non ha voglia di preparare una culla o di trombare come ricci. 14141936_10210755439632107_9053702033329587428_n

13. “Un figlio è sempre possibile, anche durante la malattia”. Questa l’ha scritta il Ministero della Salute. L’avesse scritta il Grande Puffo, considerando come si riproducono i puffi (a proposito… come si riproducono i puffi?) e il tasso di malattia presente al villaggio dei funghetti, forse avrei potuto capirla. Ma l’ha scritta il Ministero della Salute. Ora… qualcuno può gentilmente andare a spiegare a questa gente che in gravidanza diventi deficiente anche se ti viene un raffreddore, perchè porcapaletta non puoi assumere praticamente nessun farmaco senza rischi per il bimbo? E, una volta assodato che questi ameni individui hanno assimilato questo primo concetto, qualcuno può cortesemente tentare di inculcargli anche l’idea che con certe malattie (un bel tumore, ad esempio, come suggerisce il turbante rosa dell’esaltata in foto), se la mamma ammalata non si cura, a fine gravidanza non ci arriva viva (e figurarsi se ci arriva il bambino…)? Oppure, se si cura, il bambino è comunque spacciato (se gli va bene ha solo danni permanenti, ma che volete che sia…)?
Fert3

14. “Infezioni sessualmente trasmesse? Anche no. Difendi ogni giorno la tua fertilità”. Ho tenuto la migliore per ultima. Purtroppo non sono riuscita in nessun modo a trovare un’immagine più definita di questa (un ritaglio preso da un collage)… e, come accennato sopra, il sito ufficiale è M.I.A. e non è possibile sfogliare la gallery ufficiale lì. Comunque, serve lo stesso allo scopo (ahahah… notate il fine doppio senso). Siamo all’apoteosi. Campagna in favore della fertilità. Foto di profilattici. Sipario. Scherzi a parte, mi stupisce che il Ministero non sia già stato messo a ferro e fuoco dai fondamentalisti cattolici. Un filo per stendere con sette gommini con su dei post it con sette nomi diversi (ohi, complimenti al lui di turno. Già arrivare al weekend senza confondersi e pigliarsi dei papagni in faccia perchè l’hai chiamata Sonia, ma quella che ti stavi bombando era Caterina – “Azz! Giovedì è domani…” – non è da poco. C’è da dire che magari il post it appiccicato sopra serve da promemoria, tipo bigliettino nascosto nell’astuccio durante i compiti in classe). Alla faccia della castità prematrimoniale, del matrimonio per la vita e della condanna degli anticoncezionali. In ogni caso, qui il Ministero ha cannato. Mi spiego: per una volta ha tenuto fede al suo compito, la tutela della salute degli italiani (notevole, niente da dire). Ma se davvero voleva sostenere la fertilità e l’aumento del tasso di natalità, attaccati a quel filo dovevano esserci solo i post it: al ritmo di 30 tizie diverse ingroppate dallo stesso tipo (mi rifaccio al post di ieri: qui “John Holmes” di Elio e le Storie Tese sarebbe la morte sua) ogni mese, vuoi che non ci scappino almeno una decina di pargoli? Ogni bimestre hai una classe del nido già pronta.

Chiudo rifacendomi al post di 2 giorni fa (peraltro frutto anche quello di un’ideona del Ministero della Salute. Tra un po’ mi sa che faccio prima a passare a loro nome utente e password del blog e farli scrivere direttamente qui: ci risparmiamo un passaggio). Iniziative simili, pagate anche con i soldi delle mie (delle nostre) tasse, direi che ti fan proprio venir voglia di boicottare lo Stato… Se dovete sputtanare i soldi che mi prendete in questo modo, forse è il caso che io trovi la maniera di non darveli più (almeno quelli di un pacchetto di paglie, che dal resto non si scappa… volendo anche restare onesti).

Dissuasione

MarlboroDopo due mesi e mezzo, sono tornata al tabacchi a comprar le sigarette. Avevo scritto in un altro post che, visto quanto fumo io, di solito la Philip Morris fa in tempo a cambiare la grafica del pacchetto, giusto? Bene, stavolta a movimentarmi la vita ci si è messo pure lo Stato: sul pacchetto che ho comprato qualche giorno fa c’è la foto di una tipa che sta espellendo i bronchi in un fazzoletto (oppure ha appena perso un dente del giudizio, a scelta).

Il che ha avuto un fortissimo impatto, su di me.

Mi ha fatto riesumare il mio vecchio portasigarette della Camomilla che avevo pensionato cercando di eliminare l’eliminabile, dato che la mia borsa pesa già 16 Kg di base solo con le cose che non posso lasciare a casa.

Sinceramente? Penso che avrebbe impatto molto maggiore un pacchetto tipo quello a destra nella foto, per scoraggiare i fumatori…