Dolomiti tra gioco, leggende e natura #2

Latemar: MontagnAnimata

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Sorpresa!

Il secondo “posto speciale” di cui voglio scrivere è un’altra meta dove spendere un’intera giornata… con la premessa che è praticamente impossibile riuscire a fare tutte le attività proposte (e che quindi è abbastanza scontato mettere in programma di tornarci): questa volta si comincia prendendo la funivia di Predazzo, in Val di Fiemme, per arrivare fino al rifugio Gardonè (anche in questo caso, come a Buffaure, c’è la possibilità di aggiungere un secondo tratto in seggiovia fino a Passo Feudo, che consentirebbe di accedere ad ulteriori percorsi, come il Geotrail Dos Capèl… ma anche in questo caso quest’anno ci siamo accontentati della prima tappa).

20170705_112823La magia, questa volta, inizia già con il percorso in cabinovia: potreste salire “a dorso di drago”. O in compagnia di una simpatica mucca o di un paio di scoiattoli. Sto scherzando solo in modo relativo: grazie al concorso “Dipingi una cabina”, qualsiasi bambino che ne abbia voglia può provare a decorare (su carta) una delle cabine della funivia. Ogni anno la migliore viene davvero dipinta riproducendo esattamente come il disegno vincitore e poi messa in funzione!

20227686_10213023905052886_1351205930_oUna volta arrivati al rifugio Gardonè (se vi capita, fate una scivolata in bagno. Non sto scherzando: per arrivare ai servizi c’è davvero uno scivolo che segue le scale!), c’è solo l’imbarazzo della scelta: sono stati predisposti diversi sentieri tematici (il Sentiero dei Draghi o il Sentiero del Pastore Distratto), e lo stesso sentiero può regalare un’avventura completamente diversa a seconda di quale giocolibro ci accompagna. Esatto: al Punto Informazioni sono disponibili (il costo è di 5 €, e comprende anche una scatolina di pastelli e una borsina di stoffa) ben 7 libri diversi per mettersi sulle tracce dei draghi del Latemar, e altri 4 relativi al sentiero del Pastore Distratto.

P1020955Noi la mattina abbiamo seguito le tracce del drago dei vulcani Rogos: il libro ci ha accompagnato attraverso diverse prove (abbiamo lanciato incantesimi, stretto amicizia con le ArcoFalene, esplorato la dimora di un esperto di draghi…), enigmi e scoperte, fino al recupero della prova dell’esistenza dei draghi… prova che riconsegnata al Punto Info ha fruttato all’Aquilina un premio!

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Parte finale del sentiero sensoriale

Dopo pranzo, pur senza libro (toccherà rimediare in futuro, ci è rimasta la curiosità di saperne di più sulle tappe che abbiamo incontrato durante il percorso), abbiamo seguito il sentiero del Pastore Distratto: un’altra passeggiata gradevole e piuttosto semplice. Assolutamente godibile anche senza libro, il sentiero sensoriale che si trova circa a metà percorso, da fare a piedi nudi: all’Aquilina è piaciuto talmente poco che l’ha fatto solo 3 volte andata e ritorno!

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Questo pastore è veramente distratto…

Se rimane tempo, si può fare un giro sull’Alpine Coaster (eggià, ci sono pure le montagne russe! L’Aquilina si è divertita un sacco) o sulla Pista Tubby. Tra l’altro, con il biglietto di queste due attrazioni i bambini possono poi accedere gratuitamente al Parco Giochi dei Draghi, un’area attrezzata non solo con tanti giochi da esterni, ma anche con gazebo coperti dove sedersi a disegnare, colorare o leggere/farsi leggere uno dei tanti libri a disposizione (è disponibile una piccola biblioteca). Se si vuole accedere solo al parco giochi, basta pagare il biglietto di 2 €: l’accesso è comunque consentito per l’intera giornata e per quanto tempo si vuole (per entrare/uscire basta il braccialetto che viene consegnato al Punto Info).

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Giochi d’acqua

A proposito di libri: a parte quelli specifici che accompagnano lungo i sentieri, al Punto Info sono disponibili in vendita anche i libri con le storie complete dei personaggi che popolano la MontagnAnimata. Noi quest’anno abbiamo deciso di portare a casa con noi i Draghi del Latemar: io e l’Aquilina abbiamo terminato di leggerlo la settimana scorsa ed è davvero una storia carina, che permette di godere ancora di più tutti i riferimenti e particolari riprodotti nel sentiero (il prossimo giro sarà ancora più bello!).

Anche qui, come nel Regno del Salvan, è possibile lasciare messaggi e suggerimenti per tutti i personaggi della MontagnAnimata  grazie alle apposite cassette postali (non ditelo all’Aquilina, ma io ho compilato il modulo per chiedere ai draghi di mandarle gli auguri di buon compleanno). Questo il sito ufficiale della MontagnAnimata, con tutte le informazioni  e le attività (anche quelle cui non abbiamo potuto partecipare noi) http://www.montagnanimata.it/

Ho cercato di essere sintetica, ma le cose da raccontare sono decisamente state tante… mi sa che vi tocca una terza puntata. Finale col botto, però: 3 is megl’ che 1! E nel prossimo  e ultimo post vi parlerò appunto di altri 3 posti interessanti.

 

 

 

Dolomiti tra gioco, leggende e natura

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Dal 3 all’8 luglio siamo stati in vacanza nella “nostra” adorata Val di Fassa. Se l’anno scorso era stato “di ripasso” per noi grandi (era dal 2009 che io e il Consorte non riuscivamo a tornarci!) e “di assaggio” per l’Aquilina (alla sua prima vacanza con tutti i crismi), quest’anno la faccenda si è fatta un po’ più seria e le passeggiate per i paesi hanno avuto uno spazio decisamente limitato rispetto al nostro solito.

Principalmente per due motivi: in giro per monumenti, vetrine e scorci l’Aquilina si annoia in fretta e, soprattutto, con un anno in più sul groppone le è cresciuta anche l’autonomia (a fine giornata la Samsung Health sul mio cell dava per fatta quella decina di km di scarpinata… e se li ho fatti io, la pargola non li ha certo volati) per affrontare qualche avventura come si deve.

Al solito, sono più i posti da visitare che (sigh!) il tempo a disposizione. Ad esempio avremmo voluto provare anche il Sentiero di Re Laurino a Ciampedie, ma sarà per la prossima volta: l’intenzione era di far provare all’Aquilina la salita in seggiovia partendo da Pera di Fassa: cosa che quest’anno è risultata impossibile perchè la seggiovia è chiusa per lavori (la stanno rifacendo nuova). Poco male: a Ciampedie (senza seguire il sentiero, che all’epoca ci sembrava un’impresa oltre la portata dell’Aquilina) ci eravamo stati anche l’anno scorso con la cabinovia da Vigo… e alla fine i giorni non sarebbero comunque stati sufficienti.

Visto che la pargola quest’anno si è proprio divertita, ho pensato di raccontarvi quali sono stati i posti che hanno reso la vacanza così speciale… magari può servire di spunto a qualcun altro.

Buffaure: Il Regno del Salvan

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1^ tappa: il lago stregato!

Questo percorso (anzi, percorsi!) è stato la nostra prima esperienza con l’idea di trasformare una “semplice” passeggiata in una sorta di caccia al tesoro tematica… idea che si è rivelata (ovunque l’abbiamo provata) assolutamente geniale: tra enigmi da risolvere, prove da superare e leggende da imparare in pratica non ci si accorge della fatica (e parlo anche a nome dei grandi!).

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2^ tappa: la notte magica, ovvero fuga dai terribili Krampus!

Nel nostro specifico caso, da novellini, abbiamo commesso un errore: abbiamo preso la funivia da Pozza di Fassa fino a Buffaure… ma se fossimo stati furbi avremmo aggiunto la sola andata per il pezzo successivo di seggiovia (risparmiandoci un po’ di salita a piedi e probabilmente riuscendo anche a percorrere due sentieri che invece stavolta non siamo riusciti a fare, per ragioni di tempo… e gambe!). Che dire, sarà per la prossima volta!

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4^ tappa: Il regno incantato di Re Laurino

Alla cassa della funivia a tutti i bambini viene consegnato (senza spese aggiuntive) un libretto con il percorso da seguire per il Sentiero Incantato (e su cui annotare gli esisti delle prove sostenute), la mappa completa del Regno del Salvan e un cartoncino con un puzzle: le quattro tessere adesive sono da recuperare in punti ben precisi del Regno, per riuscire a completare il disegno.

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Alla scoperta del Bosco di Emozioni

Oltre al Sentiero Incantato e alle sue prove, ci sono da esplorare il Bosco di Emozioni (bellissimo e con tante informazioni sugli animali), il Giardino Alpino e il Giardino Geologico (questi due saremmo riusciti a completarli se fossimo appunto partiti dall’alto). Se non fosse già abbastanza per spenderci un giorno intero, ci sono diverse zone attrezzate con giochi (da segnalare lo scivolo-Vulcano, bellissimo), e tre rifugi dove sostare  e rifocillarsi (se non ci si vuole portare il pranzo al sacco) e recuperare i tasselli del puzzle.

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Missione compiuta!

Ho trovato davvero bella l’idea di sfruttare miti, leggende, usanze e personaggi fantastici locali per il tema del sentiero. Il libretto che accompagna nel percorso è interessantissimo per tutti (c’è una pagina in cui vengono spiegati i soprannomi degli abitanti dei paesi della valle) e contiene un sacco di informazioni. Ogni prova superata fa guadagnare punti (in base a “quanto bene” la si è superata) e alla fine sommandoli si può scoprire il proprio risultato (dal tranquillo “polenton” – pappamolle – fino al mitico “supersalvan” – supereroe).

Una volta ridiscesi a Pozza di Fassa, prima di lasciare gli impianti, c’è anche la possibilità di scrivere al Salvan (utilizzando l’ultima pagina del libro) per fargli sapere se la passeggiata in giro per il suo Regno è stata bella e magari lasciargli anche un disegno, grazie ad un’apposita cassetta postale.

Qui potete trovare tutte le informazioni utili e ufficiali: http://www.regnodelsalvan.it/

Credo però di essermi dilungata a sufficienza, per il momento e credo sia il caso di spezzare un po’ il racconto. Pertanto… altri giri, altro post!

 

 

Pillole di vacanza

Inizio con un trito luogo comune: è durata troppo poco. Sarà che era da 6 anni che non ci prendevamo una vacanza, ma settimana scorsa è volata proprio.

La cosa buona è che è andato tutto bene: l’Aquilina è stata poco bene solo una mezza mattina, probabilmente per un colpo di freddo preso il pomeriggio prima su a Ciampedie. Se c’era il sole si crepava, se passava una nuvola il gelo. Io l’avevo vestita tipo reduce da spedizione al Polo (maglietta, pile, giacca antivento…), si va pur sempre a 2000 metri. Gli altri bambini erano in maglietta e calzoncini. Ci scommetto che degli altri non è stato poco bene nessuno…

Al solito surreale – anche se non è poi andata male: mangiare ha mangiato – la situazione ai pasti.

“Guarda che bello qua! Per colazione puoi scegliere quello che vuoi!”

Eccallà: pesche sciroppate e formaggio. Innaffiati da cioccolata calda. Ma va bene così. Basta che mangi.

Del resto solo la settimana prima avevamo avuto una discussione perché lei era convinta che, servendo il mangiare per crescere, una volta cresciuta finalmente non avrebbe più dovuto perder tempo a tavola.

C’è rimasta male, quando le ho spiegato che invece avrebbe dovuto continuare a mangiare per tutta la vita:

“Guarda che non si mangia solo per crescere… serve proprio per campare”.

“Ma tutti i giorni?”

“Sicuro. Magari anche più volte al giorno, eh…”

“Oh no, uffa…”

Poi ci sono state un sacco di “prime volte” (tra cui il primo viaggio in funivia e pure il primo in traghetto: mai decisione dell’ultimo minuto è stata più azzeccata di quella di fermarci al Lago di Garda durante il viaggio di ritorno) e anche nuove amicizie: la sua quasi coetanea L. in hotel (ora tocca a me non perdere i contatti con sua mamma, visto che oltre tutto vivono a 50 Km da noi!) e un bambino di poco più grande a Ciampedie (che tempo mezz’ora l’Aquilina affermava avrebbe sposato O__O. Il matrimonio cui abbiamo partecipato a fine agosto l’ha piuttosto impressionata. Ora la sua teoria è che “Al fratimonio (…) gli sposi si baciano, poi si mangia e si può ballare”. Penso che P. lo volesse sposare per la questione del ballare, più che per il resto, eh… cestinando rapidamente T., suo compagno di danze al “fratimonio”, peraltro).

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L’esperienza che ricorderà di più l’Aquilina è sicuramente la passeggiata fatta il venerdì, che ci ha portati in una zona di tane di marmotte, a foraggiare le bestiole residenti di grissini e tarallini (l’Aquilina è riuscita anche ad accarezzarne una). E chissà come mai eran belle rotonde, ‘ste marmotte… (l’idea è che mentre noi in hotel avevamo trovato l’avviso “Domani ore 9 ritrovo per passeggiata a ****** a vedere le marmotte” loro in tana avessero analogo promemoria con “Tutti i giorni ore 9 ritrovo per andare a vedere i turisti. Non mancate!”).

Per quanto riguarda me da raccontare ne avrei troppa. Però sono rimasta molto colpita da come è cambiato il Lago di Carezza. Non il lago in sè, quello è sempre bellissimo. (anche più bello dell’ultima volta che c’eravamo stati, che c’era davvero poca acqua). Parlo della rivoluzione che ha subìto la zona del vicino parcheggio (dove c’era un mercato ambulante più o meno in pianta stabile)… con tanto di mega galleria che porta direttamente al lago passando sotto la strada.

Poi, alla mia tipo 9^ visita in Val di Fassa, ho scoperto grazie a un’altra turista (con cui abbiamo attaccato bottone per caso e che mi ha più o meno trascinata con sè al “saccheggio”… io da brava scema quasi mi vergognavo, lei invece era lì a fare “Ce l’ho, ce l’ho, manca!” con l’impiegata dell’APT) che se vai all’ufficio turistico puoi ricevere in omaggio tutti i poster che vuoi della zona, sia versione invernale che estiva… e adesso abbiamo 4 pillole di Dolomiti sparse per casa. Ora vediamo se averle davanti agli occhi tutti i giorni sarà più un aiuto o una tortura nell’attesa di poter tornare in loco la prossima volta (speriamo prima di altri 6 anni)… 😉

P.S. Ne approfitto per promuovere a pieni voti l’altro prodotto che abbiamo preso al negozio Lush di Rimini: lo shampoo solido. Shampoo “in saponetta”, in pratica… Anni fa me ne avevano parlato bene alcuni amici, ma son quelle cose che finchè non le provi di persona non ci credi. Shampoo in saponetta? Massì, comodo da portare in giro, occupa poco spazio… ma… farà schiuma? Come si usa? Beh, usarlo è una sciocchezza (basta passarlo un attimo sui capelli bagnati, o anche strofinarlo sulle mani), di schiuma ne fa un vagone (ma il bello è che si sciacqua in un attimo, come appunto la schiuma delle normali saponette per le mani)… e in più lascia un profumo ottimo e pulisce a dovere. Last but not least, se ne usa una quantità infinitesimale a lavaggio (usato da me e il Consorte per 6 giorni, sembra ancora nuovo).

 

Si parte

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Il panel GFK Eurisko è lo sponsor ufficiale del set viaggio dell’Aquilina (punti spesi bene 🙂 ).

Chissà se ci ricordiamo ancora come si fa… in fondo son passati sette anni dall’ultima volta. Roba che nel mentre han fatto in tempo a ristrutturare da capo a piedi l’albergo (no, non sto scherzando. Han finito i lavori a giugno).

Ebbene sì: evento. Andiamo in vacanza.

Per l’Aquilina è la prima vacanza in hotel della sua vita (beh, credo di poter dire che è proprio la prima vacanza “seria” della sua vita. In fondo l’unico precedente risale all’anno scorso, 4 giorni ospiti a casa di mia zia…).

Per noi è la prima vacanza con l’Aquilina.

In effetti quello che mi inquieta è pensare di dormire tutti nella stessa stanza… a casa no problem: verso le 21.30 si iniziano le procedure per la messa in carica della pupa, quarto d’ora di lettura, baciabbracci, luce spenta, porta accostata. Prima delle 22 è fatta: da lì in poi, son fatti dell‘Aquilina addormentarsi. In camera sua, come sempre negli ultimi 4 anni e 7 mesi.

Ma io (mica solo io… il Consorte di solito fa più tardi di me, nonostante s’alzi un’ora prima la mattina) col cavolo che mi addormento alle 22. Manco con un dardo sedativo. E soprattutto non senza aver potuto prima leggere qualcosa privo di elefanti variopinti o altri animali parlanti (mi piace Elmer, ma… lo ammetto, continuo inspiegabilmente a preferire un buon tascabile della Sellerio. Camilleri, Malvaldi, Recami, Manzini, Carofiglio, Gimenez-.Bartlett…. quel che vi pare, son di bocca buona).

E di qui l’inquietante interrogativo: la pupa s’addormenterà senza buio totale? Riuscirà la nostra sfig… ehm, eroina legger qualche pagina (evitando così quelle due ore buone di insonnia ogni sera prima di – si spera – riuscire a crollare?)?

Ai postumi (delle ferie) l’ardua sentenza.

Infortunio

PinoneSe proprio devo trovare una pecca alla nostra vacanza di metà agosto, è stata la brutta sorpresa che ho trovato nella pineta di Pavullo. Mi aveva già avvisata mio padre (che da metà giugno è andato su spesso, per dare una mano a mia zia dopo l’intervento al piede), ma vederla dal vivo… 😦

Nel parco ducale del paese c’è un cedro del Libano ultracentenario, conosciuto da tutti come “Il Pinone” (anche se pino non è). Non ricordo quante persone servano per abbracciarne il tronco, ma è grosso. E alto. E bellissimo. Alcuni anni a Natale è anche stato addobbato ed era davvero una meraviglia.

Ha superato indenne tanti inverni, e su a Pavullo di neve ne viene sempre tanta. Quest’inverno a febbraio, il patatrac: 90 cm di neve, non un record (nell’83, quando ho passato su da mia zia 28 giorni mentre mia madre era ricoverata a Modena, ricordo che la neve caduta era più alta di me… e io avevo 4 anni e mezzo). Ma ci ha piovuto sopra, e il peso ha schiantato uno dei tre “ramoni” principali… che cadendo si è portato dietro tutti i rami sottostanti. In pratica, raggiungendo l’albero “da sotto” si vede ancora all’incirca la sagoma che vedete nella prima foto a sinistra… anche c’è molto più cielo tra i rami, che a prima vista sono molto meno fitti. Poi girandoci attorno… beh, basta guardare la seconda foto, che rende l’idea anche se io non sono una gran fotografa.

Io a Pavullo ci sono solo nata, in seguito ci ho soltanto passato le varie vacanze da mia nonna, ma diciamo che l’ho sempre considerato una “seconda casa” molto vicina alla mia prima. Ammetto che vedere uno dei simboli del paese ridotto in quel modo mi ha piuttosto colpita… anche se è “solo” un albero. Era un (grosso!) punto di riferimento, come la fontana con i pesci dove far navigare le barche, le crescentine della Baracchina, la salita della Contradina, la pesca di beneficienza dai Cappuccini (altra cosa che non esiste più da tempo), la focaccia al formaggio del bar davanti alla chiesa parrocchiale, i giochi al Paradiso dei Pini, le mostre nel Palazzo Ducale, il palazzo del Comune dove aveva lavorato mamma o quello dell’Ufficio del Registro dove andavo a trovare la zia (e se andava particolarmente bene, mi lasciava pure provare una macchina da scrivere. Con l’inchiostro bicolore, figata…).

Sarò cretina, ma insieme a quei rami m’è crollato un pezzetto d’infanzia…

In trasferta

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Pavullo (MO), Fontana del Parco Ducale

E come minacciato, ecco le due righe (per 3,14) sulla prima vacanzina (ina-ina) dell’Aquilina. Dopo che per le prime sue due estati non ci eravamo sentiti in grado noi (il primo anno, logisticamente parlando, non so proprio come dannazione avremmo potuto fare a far stare nella Dedra – che aveva mezzo bagagliaio impegnato con il bombolone del metano – i nostri bagagli e tutta la caterva di roba che sarebbe servita per una pupa di 8-9 mesi!), dopo che l’anno scorso è stato funestato di malanni (i tre antibiotici a luglio per l’Aquilina, la doppietta bronchite-polmonite del Consorte e l’infezione che ha fatto quasi tirar le cuoia alla Shunrei in coda e vibrisse)… quest’anno, che oltre tutto ci siamo anche liberati della dannazione del pannolino, bisognava davvero rimediare e portarla da qualche parte.

Restava giusto un’incognita: da quando aveva tre mesi, l’Aquilina ha sempre dormito da sola e nella sua camera (esatto, non ha mai passato una notte fuori casa. A meno che non vogliamo considerare i sonnellini pomeridiani all’asilo). Come se la sarebbe cavata a dormire da qualche altra parte, e oltre tutto non da sola?

Così, avendone la possibilità… prima di prenotare alberghi o impegnarci in altro modo, perchè non tentare una vacanza a costo (quasi) zero? Se ci facciamo qualche giorno a casa di mia zia sull’Appennino Modenese, mica rischiamo di buttare caparre o pagare pernottamenti se la cose vanno storte… più o meno detto fatto.

E qui mi tocca peccare un po’ d’orgoglio: l’Aquilina è stata impeccabile, ci ha stupiti.

Nessun problema per il dormire: anzi, ho piuttosto dovuto cazziare mia zia (sua compagna di stanza) invece che lei. Tipo la terza notte, che l’Aquilina s’è svegliata per il caldo, mia zia le ha tolto una coperta… e poi s’è messa a far “trebbo” con lei (due chiacchiere, dai!) reggendole la bottiglia dell’acqua mentre beveva (“Aveva sete..!”“Sì, ma son minimo due anni che beve da sola!!!”) alle 4 e mezza di notte. °__°

Nessun problema per il mangiare: sempre porzioni da uccelletto, ma l’Aquilina ha minimo assaggiato tutto tuttissimo, compreso il borlengo (una specie di crépes) con condimento classico parmigiano-lardo-aglio-rosmarino. E’ stata bravissima pure la volta che mia zia è voluta andare al ristorante, seduta tutto il tempo al tavolo tranquilla a mangiare, quasi non l’abbiam sentita. Se ripenso che un anno fa dovevo ancora frullarle la carne in mezzo alle verdure (e non era l’unica briga, per farla mangiare), se volevo una chance che la mangiasse, e ora invece si serve da sola della grigliata… sì, quasi mi commuovo.

Questo ce lo aspettavamo, ma nessun problema per la pipì: continua la sequenza (da inizio giugno) di zero incidenti. Giusto una “defaillance” logistica la mattina del secondo giorno. L’Aquilina s’è alzata da letto, S’è infilata decisa in cucina e poi, indicando l’angolo dove in bagno avrebbe dovuto esserci il WC, si è lamentata esternando “Non c’è il bagno!!!” (e grazie al piffero, pensa quanto sarebbe simpatico se ci fosse un sanitario nel cucinotto…!).

Capricci ai minimi storici, il tablet non l’abbiam neanche tirato fuori dallo zaino: in pratica se l’è cavata con tre pupazzi, due tre giochini comprati all’Eurospin locale (offerta nei cestoni “Tutto a 1 €”), un po’ di TV e i pennarelli.

Il primo giorno siamo arrivati col diluvio (vabbè, s’è lavato il Qubo…) e quei 19°C che dopo l’afa di quest’estate in pianura sono sembrati un miracolo. Poi è uscito il sole, sono tornati 30°… ma senza umidità erano una delizia. E così c’è stato il parco ducale, il giro ai mercatini serali del martedì (con borlengo! 😉 ), la gita al Castello di Montecuccolo con visita al Museo Naturalistico del Frignano (sapevo che l’Aquilina avrebbe adorato la sezione con gli animali!), il saccheggio di un negozietto che vende libri usati al 50 %… e, peccato che fosse ormai l’ultimo giorno, l’Aquilina s’è fatta anche un’amichetta sua coetanea al parchetto della chiesa dei Cappuccini.

Porco cane, soldi e tempo permettendo… Val di Fassa arriviamo (per dirla tutta temo solo l’anno prossimo: anche se il Consorte ha altre ferie a settembre, bisogna accontentarsi… a giugno è crepata la lavastoviglie, ora sta tirando le cuoia la scopa elettrica)!!!! 🙂

Dato che ci stavamo annoiando…

pronto-soccorsoVediamo un po’…

Dopo non so quante settimane che non si chiudono prima che si sia andati da minimo due dottori per qualche visita…

Dopo che non se ne esce perchè ogni volta che l’Aquilina s’ammala poi o io o il Consorte qualcosa tiriam su pure noi (indovinate chi ha ereditato le afte del post scorso? Il Consorte!)… e non appena inizi a tirare il fiato riguardo i malanni di stagione (che per l’altro casino chissà per quanto ce ne sarà ancora)… ecco che la pupa tira quei due colpetti di tosse che ti fanno guardare l’apparecchio dell’aerosol che sonnecchia sulla sua sedia (“sua” dell’apparecchio dell’aerosol: poco manca che ormai io apparecchi a tavola direttamente per quattro)…

Dopo che il mobiletto Lidl in cucina somiglia più a una sede distaccata della farmacia che a un piano d’appoggio per block notes, portapenne, scotch e oggettini vari, come in origine ci eravamo illusi di usarlo…

Che poteva mancare?

Beh… che ieri all’ora di pranzo il Consorte si è fatto una bella gita in ambulanza al Pronto Soccorso. E’ iniziata in modo banale, si è fatto un taglio al dito medio sinistro con un coltello da cucina… solo che non sono riuscita a dargli una mano a medicarlo perchè si è sentito poco bene e ha chiesto di andare a sedersi. Avendo intravisto che il taglio era “fatto bene”, ho chiamato mio padre per chiedergli se poteva accompagnarlo al Pronto Soccorso (erano le 12.10, in qualche modo dovevo pensare almeno al pranzo dell’Aquilina)… mentre stavo dicendo al Consorte che in cinque minuti sarebbe arrivato mio padre, lui è quasi svenuto e per qualche secondo ha avuto dei tremori tipo convulsioni. La cosa che mi ha preoccupata è che non se ne è nemmeno reso conto..

E l’altra cosa che mi ha spinta a chiamare subito il 118 è che, anche visto il lavoro che fa, il Consorte non è assolutamente il tipo che si impanica per un taglio in un dito. Vi racconto solo questa cosa successa 12-13 anni fa, eravamo ancora fidanzati.

Fine agosto, 8 e 30 di mattina: il Consorte era al lavoro da mezz’ora quando una mola gli scivola di mano e gli procura un bel taglio sul dorso del pollice destro, fino all’osso. E cosa fa lui? Va in bagno e chiede a un collega di dargli una mano a medicare il taglio: un cerottino e via. Poco importa che il sangue abbia trapassato tuta da lavoro e vestiti sottostanti, mentre teneva il dito premuto contro il corpo per non sgocciolare tutta l’officina. A pranzo, si fa cambiare il cerottino da sua nonna, e via altre 4 ore di lavoro. Poi torna a casa, cena, piglia su la macchina e  si fa quei 30 km per venire, come al solito, a casa mia.

Quando ho saputo che il taglio era arrivato all’osso, ovviamente mi sono allarmata. Io. Perchè poi per riuscire a convincerlo/costringerlo ad andare al Pronto Soccorso a farsi vedere ci ho messo tipo mezz’ora. Quando siamo stati là, il risultato è stato che gli hanno dovuto riaprire la ferita a forza perchè stava cicatrizzando ovviamente ad minchiam, che gli hanno messo 3 punti (o 4, non ricordo) e che il dottore gli ha detto “Sei stato fortunato! Sul dorso delle dita passano i tendini, due millimetri più in là e quello del pollice si era tranciato di netto… invece è stato solo sfiorato”.

Il commento del Consorte alla vicenda? Che sì, in effetti quando hanno dovuto riaprire il taglio ravanando con la carne viva è stato decisamente “molto molto fastidioso”.

Capito perchè ieri mattina mi sono allarmata?

Quando (dopo mezz’oretta) è arrivata l’ambulanza, è venuto fuori che il Consorte aveva la pressione ampiamente sotto i tacchi… però mi è sembrato che i paramedici non fossero preoccupati. Se lo son portato via per medicare il dito e fare controlli (mio padre al seguito) e io e l’Aquilina (lì per lì non mi sembrava scossa, e invece… ha fatto fatica ad addormentarsi per il sonnellino, cercava il papà) lo abbiamo rivisto dopo quelle quasi quattro ore. Per ora tutto a posto,  il Consorte ha vinto un po’ di punti al medio sinistro da tenere fino a sabato e sette giorni di malattia.

Per la faccenda dello svenimento/tremore, hanno parlato di “episodio vasovagale”, legato ad un improvviso calo di pressione: in pratica, anche non si è sensibili alla vista del sangue o particolarmente impressionabili, se la ferita arriva all’osso (e così è stato anche questa volta) il dolore è tale da poter causare questo genere di “shock di sistema”.

Insomma, il Consorte ora sta bene: diciamo che forse la ferita più grossa è quella all’orgoglio. Già, perchè una roba così era più facile che capitasse a me… che coi lavori manuali sono mooooolto impedita. Ora, se poi lui avesse evitato di raccontare sta cosa pure ai paramedici (giuro, mentre stavano uscendo di casa  bianco come un cencio, lo sento dire “E dire che sono sempre io che sgrido mia moglie perché tiene male il coltello tenendo le dita davanti alla lama!”), sarebbe stata una cosa carina… 😀 😀

Quello che mi sto chiedendo è se questo 2015 ha anche intenzione di farci tirare il fiato ogni tanto, o se devo aspettarmi che tiri dritto di sta fatta fino a dicembre. Perchè in tal caso, io… ‘gna fo.