10×10 tag

Alleggerisco un po’ l’atmosfera e approfitto per continuare un tag creato da Oriana del blog I discorsi dell’ ascensore; la nomina mi arriva da Perennemente Sloggata,  che ringrazio per il pensiero e lo spunto!

Iniziamo con il regolamento per per partecipare:

  1. Citare il blogger che ha creato il tag, taggando il suo 10×10 tag (https://oriana75.wordpress.com/2017/05/26/10×10-tag/)
  2. Citare il blogger che ti ha nominato linkando il suo 10×10 tag (https://perennementesloggata.wordpress.com/2017/06/05/tag-10x10tag/)
  3. Semplificare la vita al successivo blogger, scrivendo il link del proprio 10×10 tag (https://gitementali.wordpress.com/2017/06/08/10×10-tag/)
  4. Rispondere alLA DOMANDA
  5. Nominare da 0 a 100 blogger
  6. Usate l’immagine che volete

LA DOMANDA: 

Esclusi i beni primari, quali sono le 10 cose di cui non potresti fare a meno? Perché?

In ordine non troppo casuale, ci provo:

  1. Lo smartphone – Ormai è il mio centro operativo portatile, per quanto fino a neanche due anni fa fossi convinta che un normale cellulare mi fosse più che sufficiente. Invece adesso non potrei più fare a meno della comodità di WhatsApp; dell’immediatezza di poter controllare la posta elettronica dove mi pare; di internet a portata di mano; di foto e filmati che nulla hanno da invidiare alla fotocamera e videocamera di casa, della mia playlist sempre a portata di orecchio; di poter dare un occhio a Shake & Fidget senza avere un PC sotto mano; dell’app della Biblioteca per cercare qualche titolo che mi ha incuriosita e segnarmelo tra i preferiti per il prossimo prestito; di ripassare inglese, francese, spagnolo e giapponese e di provare a infilarmi in zucca qualcosa di tedesco con Duolingo e Memrise… e poi non vado avanti, che ci siam già capiti.
  2. Il WiFi –  Che già da 11 anni ci ha dato la possibilità di navigare in internet senza dover cablare tutta casa… Ora poi che col cambio gestore da febbraio funziona liscio come l’olio, è un paradiso. E poi ovviamente mi serve per risparmiare la connessione dati dello smartphone. 😛 )
  3. 19022467_10212550464777175_1480671585_oUna pila di almeno 10 libri sul comodino, in attesa di essere letti. – Quando iniziano ad essere meno, mi prende tristezza… Ma per fortuna è difficile che succeda: a parte essere “costretta” a rimpiazzare i miei libri letti perchè i miei autori stra-preferiti (se potessi acquistare le nuove uscite di tutti i miei scrittori preferiti, avrei un paio di new entry a settimana, mi sa… solo che tocca limitarsi…) continuano a sfornare, la mia adorata Biblioteca Comunale mi permette il saccheggio a gruppi di 5 volumi per volta.
  4. Il PC portatile – Perchè è vero che con lo smartphone si fanno tante cose, ma personalmente non riesco a farci proprio tutto (ad esempio, scrivere questo post. E’ vero, c’è l’app di WordPress. Ma a scrivere testi lunghi su quello schermino mi viene l’orticaria!). E allora il caro vecchio (ha superato in scioltezza i 6 anni di vita, a febbraio) Asus è assolutamente un must.
  5. Gli auricolari – Perchè è vero che ora ho il mio migliaio di canzoni preferite sempre a portata d’orecchio (una roba da fantascienza, se penso a quando andavo in giro con walkman e musicassette!)… ma senza auricolari servono a poco!
  6. Il microonde – Lo uso da ormai quasi 13 anni in pratica solo per scaldare (il latte della colazione, l’acqua per un té, il cioccolato da sciogliere per una torta, un pasto veloce, il parmigiano grattugiato per fare le cialdine rapidamente…), ma decisamente non potrei più farne a meno.
  7. L’agenda – Perché dei miei tre neuroni fidarsi è bene, ma non fidarsi è ancora meglio. E anche se le cose più importanti me le segno con tanto di promemoria  sonoro anche sul cellulare, non riesco proprio ad eliminare quel libricino portatile che mi appesantisce la borsa: nonostante tutto, mi resta più comodo annotare su carta. Anche per qualche riscontro “storico”, dato che le sto conservando tutte dal 2004… O__O
  8. La matita per sopracciglia – Che, insieme a quella per occhi e al mascara, è poi anche l’unico oggetto di makeup che utilizzo quotidianamente… Però, se senza ombretto e mascara posso anche accettare di uscire (in fondo, gli occhiali mascherano un po’), senza matita per sopracciglia… no, proprio no.
  9. Gli orecchini – Soprattutto da quando l’anno scorso ho scoperto AliExpress e ho praticamente triplicato la mia collezione al costo medio di 1 € al paio. Prima li cambiavo molto di rado, perchè bene o male cascavo sempre sugli stessi a mia disposizione… adesso che ho l’imbarazzo della scelta, invece, è un divertimento variare ogni giorno. 😀
  10. Il bancomat – In pratica, giravo con più contanti addosso quando avevo 13 anni: allora, cercavo di avere sempre intorno alle 12.000 L. nel portafogli (non so perchè 12, ma tant’è). Ora mi capita spesso di girare per anche più di una settimana con meno di 6 €… perchè tutte le volte che posso, preferisco usare “lui” (soprattutto perchè nel totale delle operazioni gratuite sul c/c i prelievi di contanti vengono conteggiati, ma i pagamenti col Pos no… quindi, meno prelievi di contanti facciamo meglio è).

Sarebbe il momento delle nominations… però è da talmente tanto che sono latitante (e anche quando mi capita di sbirciare in giro non delurko mai) che non mi va di chiamare direttamente in causa nessuno. Quindi facciamo così: formalmente opto per 0 nomination. In pratica, chiunque abbia trovato un po’ divertente o interessante questo tag è libero di continuarlo come e dove vuole. 🙂

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Gotta Catch’em All

C’è chi chiede a gran voce le dimissioni del ministro della salute, dopo l’ideona del Fertility Day (che, tra l’altro, gode anche del record di “sito internet aperto e chiuso nello stesso minuto”. Sì, c’è un sito internet dedicato all’eventone. Potete cercarlo, anche se siete di fretta, perchè visitarlo è cosa rapida: in fondo è composto da un’unica pagina con il logo dell’iniziativa).

Io invece questa ministra la voglio ancora in carica. E voglio che le diano anche più ministeri. Perchè se ampliamo il suo raggio di azione, altro che scrivere un post al mese quando va bene… io torno a rompervi le balle minimo tre volte a settimana, come ai bei tempi. Una miniera d’oro di materiale. In alternativa, potrei assoldare il team che ha studiato la campagna perchè continui a sfornare idee solo per me, ma non so se accetterebbero (al massimo, se le gatte sono d’accordo, potrei pagarli in croccantini)… e poi non saprei dove mettermeli, che siamo già pur sempre in 3 e 2 gatte in 70 metri quadri.

Comunque: presente il trend dell’estate 2016, l’app Pokémon Go? Ecco, io no. No nel senso che il mio smartphonino non è abbastanza smart per giocarci, così so che esiste, l’ho intravista… ma non ho mai potuto cavarmi la soddifazione di acchiappare un Rattata o collezionare Pidgey. Però, grazie all’eventone, adesso colleziono qualcosa anch’io.

Ne ho trovate altre tre! Di cosa? Ma di immaginette!! Adesso ve le presento, eh… (proseguo con la numerazione dal post precedente).fert2

 12. “Prepara una culla per il futuro”. Bastasse una culla. Considerando che manco per un gatto ti basta la cesta con un cuscino, la stanno facendo un po’ troppo facile. Io credo che chi ha messo in piedi tutto l’ambaradan di figli non ne abbia manco uno. O, se li ha, ha anche uno stuolo di babysitter che glieli tirano su. Ho idea che chi ha messo in piedi tutto l’ambaradan non sa cosa significhi arrivare a fine mese in tre (o in quattro, o in cinque) con 1500 € (e non va neanche male!) di entrate mensili complessive e tutti i conti da pagare (altro che biglietti del treno gratis, visite mediche gratuite, spese per occhiali regalate, ecc ecc…). Non ha idea di cosa significhi andare a lavorare per girare l’intero stipendio all’asilo nido e alla babysitter (che copre gli orari in cui l’asilo chiude, ma tu lavori). Ammesso di avercelo, un lavoro. Non ha idea di tante cose. Perchè se ce l’avesse, saprebbe che se le nascite sono in calo la colpa non è della gente che aspetta perchè è pigra/egoista o non ha voglia di preparare una culla o di trombare come ricci. 14141936_10210755439632107_9053702033329587428_n

13. “Un figlio è sempre possibile, anche durante la malattia”. Questa l’ha scritta il Ministero della Salute. L’avesse scritta il Grande Puffo, considerando come si riproducono i puffi (a proposito… come si riproducono i puffi?) e il tasso di malattia presente al villaggio dei funghetti, forse avrei potuto capirla. Ma l’ha scritta il Ministero della Salute. Ora… qualcuno può gentilmente andare a spiegare a questa gente che in gravidanza diventi deficiente anche se ti viene un raffreddore, perchè porcapaletta non puoi assumere praticamente nessun farmaco senza rischi per il bimbo? E, una volta assodato che questi ameni individui hanno assimilato questo primo concetto, qualcuno può cortesemente tentare di inculcargli anche l’idea che con certe malattie (un bel tumore, ad esempio, come suggerisce il turbante rosa dell’esaltata in foto), se la mamma ammalata non si cura, a fine gravidanza non ci arriva viva (e figurarsi se ci arriva il bambino…)? Oppure, se si cura, il bambino è comunque spacciato (se gli va bene ha solo danni permanenti, ma che volete che sia…)?
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14. “Infezioni sessualmente trasmesse? Anche no. Difendi ogni giorno la tua fertilità”. Ho tenuto la migliore per ultima. Purtroppo non sono riuscita in nessun modo a trovare un’immagine più definita di questa (un ritaglio preso da un collage)… e, come accennato sopra, il sito ufficiale è M.I.A. e non è possibile sfogliare la gallery ufficiale lì. Comunque, serve lo stesso allo scopo (ahahah… notate il fine doppio senso). Siamo all’apoteosi. Campagna in favore della fertilità. Foto di profilattici. Sipario. Scherzi a parte, mi stupisce che il Ministero non sia già stato messo a ferro e fuoco dai fondamentalisti cattolici. Un filo per stendere con sette gommini con su dei post it con sette nomi diversi (ohi, complimenti al lui di turno. Già arrivare al weekend senza confondersi e pigliarsi dei papagni in faccia perchè l’hai chiamata Sonia, ma quella che ti stavi bombando era Caterina – “Azz! Giovedì è domani…” – non è da poco. C’è da dire che magari il post it appiccicato sopra serve da promemoria, tipo bigliettino nascosto nell’astuccio durante i compiti in classe). Alla faccia della castità prematrimoniale, del matrimonio per la vita e della condanna degli anticoncezionali. In ogni caso, qui il Ministero ha cannato. Mi spiego: per una volta ha tenuto fede al suo compito, la tutela della salute degli italiani (notevole, niente da dire). Ma se davvero voleva sostenere la fertilità e l’aumento del tasso di natalità, attaccati a quel filo dovevano esserci solo i post it: al ritmo di 30 tizie diverse ingroppate dallo stesso tipo (mi rifaccio al post di ieri: qui “John Holmes” di Elio e le Storie Tese sarebbe la morte sua) ogni mese, vuoi che non ci scappino almeno una decina di pargoli? Ogni bimestre hai una classe del nido già pronta.

Chiudo rifacendomi al post di 2 giorni fa (peraltro frutto anche quello di un’ideona del Ministero della Salute. Tra un po’ mi sa che faccio prima a passare a loro nome utente e password del blog e farli scrivere direttamente qui: ci risparmiamo un passaggio). Iniziative simili, pagate anche con i soldi delle mie (delle nostre) tasse, direi che ti fan proprio venir voglia di boicottare lo Stato… Se dovete sputtanare i soldi che mi prendete in questo modo, forse è il caso che io trovi la maniera di non darveli più (almeno quelli di un pacchetto di paglie, che dal resto non si scappa… volendo anche restare onesti).

Andate e moltiplicatevi (ma così anche no, eh…)

Questa settimana il Consorte è in ferie (anche la prossima). Quindi il blog non sarebbe stato tra le mie priorità, diciamo.

E invece… preparatevi, perchè se l’ultimo post era una robina breve breve, questo è uno dei miei soliti. Di lunghezza biblica. E, nonostante questo, non ho nemmeno scritto tutto quello che penso…

Giusto ieri ho scoperto un eventone, fissato per il giorno precedente quello del mio compleanno. Immagino che ormai lo sappiate… siore e siori, il 22 settembre è il Fertility Day!  Che sarebbe già una mezza vaccata se si riferisse all’agricoltura… invece no, di cavoli in un certo senso si parla, ma sono i cavoli sotto i quali nascerebbero i bambini.14199679_10153900562276864_43525261719966339_n

Quello che non mi ha permesso di tener ferme le dita sulla tastiera (in fondo che mi frega… io ho già dato, giusto? Rompete le palle a qualcun’altra…) è stata l’astuta e finissima campagna pubblicitaria che ha accompagnato il lancio dell’eventone. Roba che il top lo si può raggiungere giusto mettendo quale colonna sonora ufficiale dell’happening “John Holmes” di Elio e le Storie Tese.

Viste le immaginette a corredo del post? Ma quanto son belle, eh? Talmente belline che secondo me si meritano una bella chiosa una per ciascuna. Ma allora cominciamo subito, suvvia!!

  1. “La bellezza non ha età. La fertilità sì”. Che almeno nella seconda parte e almeno in un certo senso è vero. Peccato la seconda parte non c’entri un tubo con la prima, se vogliamo (che diamine vuole comunicarmi? Vuole rassicurarmi sul fatto che dopo la gravidanza non diventerò un roito – beh, non più di quanto lo sia in partenza – e quindi non ha senso aspettare di diventare inguardabile per fare un figlio?). Il fatto che la bellezza non abbia età, permettetemi di dire che è di base una minchiata colossale. E no, non lo scrivo perchè “vecchio è brutto” e quindi l’età c’entra eccome con l’aspetto fisico. Al contrario. Io non sono e non sarò mai Claudia Schiffer, ma le mie foto in età “teen” sono una roba da tener nascosta all’Aquilina finchè l’età “teen” non l’avrà superata lei: raccapriccianti. Per chiarire il concetto: faccio ancora pena (e tuttora non mi spiego come abbia fatto il Consorte ad innamorarsi… oltretutto proprio 18 anni fa, minchia che fegato che ha avuto…), ma di certo io son meglio adesso che 20 anni fa. Quindi la bellezza ha età eccome (magari non la stessa per tutti).
  2. “La fertilità è un bene comune”. Agghiacciante. Considerando da dove si passa per arrivare alla mia fertilità, altro che bene comune, saranno ampiamente fatti miei come me la gestisco e chi faccio accedere, eh? Altro che “bene comune“... proprietà privata direi, piuttosto. E poi il paragone con l’acqua che esce dal rubinetto… la paghi, l’acqua che esce dal rubinetto. E qui il dubbio è: ci pagheranno (anzi, vi pagheranno. Io ho già dato, stabilimento chiuso) per ogni ovulo fecondato (magari con uno sconto sulla bolletta dell’acqua, per stare in tema) oppure stanno studiando una nuova (mica tanto. La tassa sugli scapoli la mise all’epoca lo “zio” Benito, proprio per incentivare gli uomini a sposarsi e metter su famiglia) gabella per chi la fertilità non la fa fruttare?
  3. “Genitori giovani, Il modo migliore per essere creativi”. E alla canna del gas, visto che di questi tempi se non hai qualcuno (i nonni, dai) che ti sostiene economicamente voglio vedere come la mantieni una famiglia da ggggiovane (prima dei 30 un sacco di gente non è ancora riuscita a lavorare nello stesso posto di lavoro un anno intero. Se poi dici che aspetti un figlio… ciao, eh). E poi, mi sia permesso un personale “andate a stendere”, dato che mia madre ha conosciuto mio padre a 40 anni (lui ne aveva 38), a 42 l’ha sposato e a 44 (dopo due aborti spontanei) sono nata io. Cos’avrebbe dovuto fare, secondo questi coglioni (scusate la scurrilità, ma non c’è termine più adatto)? Darla via al primo che capitava giusto per dar retta a loro e non “restare indietro”?
  4. “La costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile”. La n.4. La n.4… Con i servizi (bwaahahhahah, buona questa!!) alle famiglie che ci sono (ci sono?) in Italia. Con il trattamento che subiscono tante mamme lavoratrici (e anche papà, o comunque chiunque abbia necessità famigliari. Ne parlavo in questo post). Con la chance di trovare un lavoro se dici che hai figli (o se non ne hai, ma al colloquio ti lasci sfuggire di avere un marito/fidanzato/moroso e non hai ancora 50 anni). Chi dannazione ha pensato la n.4?!?!?!?! Non che le altre siano digeribili, ma la 4… la 4 l’ha concepita un mentecatto, dai. Oppure l’han copiata pari pari, senza pensarci, dalla Germania, o dalla Svezia, o dalla Terra di Mezzo o da Narnia… 14199582_10210152938610254_2506579074528525979_n
  5. “Il rinvio alla maternità porta al figlio unico. Se arriva”. Primo: io, da brava grammar nazi, avrei visto molto meglio “Il rinvio della maternità”. Magari sbaglio io, ma scritta così già suona da errore grammaticale (se non bastasse la minchiata espressa dal concetto). Secondo: sarò anche di parte (figlia unica madre di figlia unica), ma credo che quanti figli fare sia la seconda cosa (la prima è se fare figli) che può riguardare soltanto chi deve farli (e mantenerli). Terzo: il “se arriva” minatorio in chiusura è incommentabile.
  6. “Datti una mossa! Non aspettare la cicogna”. Capito? Dai mo’, un po’ d’impegno santo cielo!! Non puoi restartene a casa e pensare che il pupo arrivi giù dal camino in un fagottino! Credi di poter avere un figlio senza faticare? E no! Via quelle chiappe dal divano, e in moto: tutti nell’orto a cercarlo sotto un cavolo, sto benedetto pargolo. Che, al massimo, se proprio il pupo non lo trovi mal che vada almeno un Pokémon l’acchiappi.

    Sinceramente… siamo seri davvero? La cicogna? Poteva forse essere la più “simpatica” (sì, come un’ernia inguinale o un calcio nelle gengive) del mazzo… ma insieme a tutto il resto è tra il penoso e il patetico.Fert
  7. “Non mandare gli spermatozoi in fumo”. Se non fosse che sui pacchetti di sigarette sta scritto – probabilmente per mera par condicio – che il fumo nuoce gravemente al feto, questa sarebbe un chiaro invito a spaccarti i polmoni di Marlboro rosse, in caso tu sia donna.
  8. “La fertilità maschile è più vulnerabile di quanto non sembri”. E, a corredo, una buccia di banana. La prima idea era stata un cetriolo morto, ma si vede che il verde in foto risaltava male. C’è però da ammettere una cosa (sorvolando sulla citazione musicale “L’unico frutto dell’amor… è la banana, è la bananaaaa”): questa in qualche modo dice una cosa giusta e che è necessario ribadire. Perché troppo spesso si da per scontato che i figli non arrivino per “colpa” della donna. Coppie in cui la donna ha speso mesi in visite, esami, analisi, cure. Ha sistemato tutto il sistemabile e… Niente. Solo allora, in cinque minuti (vabbe’ cinque giorni per l’esito) e un unico esame è venuto fuori che il problema stava nell’altra metà del cielo. A iniziare entrambi le indagini contemporaneamente si risparmiava tempo, denaro e nervi.
  9. “Sballato. Dopato. Fumato. Fertile?”. Fertile? Ma tesoro mio, uno che si fuma e cala l’impossibile sinceramente non mi sembra il padre più papabile dell’universo. Direi che la fertilità è l’ultimo dei suoi problemi, a meno che nel giro di 9 mesi non voglia diventare lui stesso il primo problema assoluto del pargolo… (peraltro, se la scrivevate almeno al plurale si evitava – come per quella delle sigarette – la poco simpatica impressione che invece la madre possa ingurgitare, fumare e iniettarsi la qualunque senza problemi).
  10. “La prevenzione garantisce il tuo futuro. In tutti i sensi”. La prevenzione. Cioè, qualcuno al ministero della salute ha il coraggio di parlare di prevenzione. Quando vai al CUP per prenotare una visita e ti rispondono che (e ti è andata bene!!) il primo (e unico) posto disponibile è dopo 6 mesi abbondanti. Cifra indicativa (che rispecchia solo quello che è capitato a me per una visita oculistica, richiesta a fine giugno. Ci vado il 2 gennaio. Fortuna che è un controllo – dato che sono passati 20 anni dall’ultima volta che un oculista ha avuto a che fare con la mia miopia+astigmatismo – che faccio per scrupolo avendo il rinnovo della patente a marzo 2017, e fortuna che mi sono mossa a giugno 2016). Perchè 6 mesi è un tempo fin troppo breve, rispetto ad altre esperienze simili (per esami molto più necessari e in situazioni molto più a rischio) che si sentono in giro. E questi mi parlano di prevenzione. Se si proponesse come istitutrice di asilo nido la strega della casetta di marzapane sarebbe più credibile. Ah, e poi non parliamo poi del “garantire un futuro”, perchè c’è da ridere (o da piangere, vedete voi).
  11. “Cin cin. L’alcol dimezza la fertilità”. E non solo quella. Perchè l’unica spiegazione è che questa campagna sia stata ideata da ubriachi e che l’effetto dell’alcool sui neuroni sia lo stesso che ha sulla fertilità. Prosit.

Altro che invogliare a fare figli.

Vedi sta campagna, pensi che tuo figlio da grande potrebbe ideare robe del genere (e magari neanche lo pagheranno per farlo, il che almeno giustificherebbe in parte il prestare neuroni per una cagata simile, ma sarà durante un indegnissimo e fichissimo “stage formativo”).

E mica ti butti per restare incinta.

Ti fai chiudere le tube, così, per precauzione.

N.B. La campagna è del Ministero della Salute. Solo per amor di precisione, l’attuale Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è diventata mamma per la prima volta a 43 anni, nel 2015. Di norma non avrei nulla da dire (la mia mamma ne aveva 44). Ma stavolta… La coerenza prima di tutto, proprio.

Silenzio

Per oggi avevo programmato un post. Poche righe (miracolo!), una delle mie solite minchiate leggere.

Mercoledì mi alzo normalmente, preparo l’Aquilina normalmente, la porto al centro estivo normalmente, spiccio normali faccenduole. Poi, normalmente, accendo il PC e apro Facebook.

E di normale non c’è niente.

La prima notifica che leggo è di un’amica che vive a Narni: “T. ha detto di stare bene durante Terremoto in Italia Centrale”.

Gelo.

Quello che è successo lo sapete benissimo.

Come mi sono sentita lo sapete anche troppo, perché è come vi siete sentiti voi, pur con tutte le varianti del caso e relativi pensieri personali che si accavallano (“… Faenza nel 2000, Abruzzo nel 2009, Emilia nel 2012… Dio, i bambini sotto le macerie… L’Aquilina…”).

Solo ieri mi è venuto in mente il post programmato per oggi. L’inutile (in un momento del genere) stupido (ancora di più in un momento del genere) post di oggi.

E allora no. Lo posticipo.

Perché in soli due giorni ho già letto e visto troppe cazzate, in mezzo alle cose dolorose e importanti:

chi approfitta del terremoto per tirare acqua al proprio mulino, qualunque mulino sia, anche se non c’entra una beneamata mazza. Tipo il mulino dell’allattamento al seno, con pseudoarticoli che promettono dritte sull’alimentazione dei bimbi durante un’emergenza  (e invece, se gli regali un click, scopri che il tutto si riassume in “Latte artificiale, vade retro! Esci da questo corpo! Non provateci a mandarlo con gli aiuti, anatema su di voi!”, che poi “is the new black”: per certa gente va bene per qualsiasi occasione. Tira il terremoto? Ti muore la nonna? Ti si guasta la macchina? Ecco, non provare a dare il latte artificiale al pupo, la colpa è di quello). O tipo il mulino dell’omofobia, tirando fuori che il terremoto è una punizione divina per mettere in guardia dalle unioni civili (ora, siamo seri: se Quello Del Piano Di Sopra non si scomoda a fulminare chi spara una cagata del genere, oltretutto in Suo Nome, figuriamoci se si scomoda a terremotare paesi ad minchiam per le unioni civili, dai);

chi ha detto che il terremoto è un segno del karma perché la crudele Amatrice è la patria natale della abominevole pasta all’amatriciana: buono che ora sia ridotta in pepe, come uno degli ingredienti di quella demoniaca ricetta;

chi si fa i selfie con le macerie di sfondo (e mai che qualche cornicione pericolante ci faccia la grazia al momento giusto scrafazzandogli smartfonino e selfistik. Scusate, non ho resistito).

chi… (beh, aggiungete a scelta un argomento più o meno d’attualità o più o meno politico per far polemica, e qualcuno ha sicuramente trovato il modo di usarlo per far polemica o quale più o meno assurdo capro espiatorio anche in questa situazione).

Ora, io di solito sono il per il vivi e lascia vivere. Però stavolta faccio una fatica del diavolo a tener ferme le ditine sulla tastiera… solo che non è questo il momento.

Meglio star zitta.

Di sondaggi e televisori

Un’altra cosa buona (oltre la fine ormai prossima dell’avventura logopedica dell’Aquilina) dell’ultimo periodo è che abbiamo cambiato il televisore principale di casa, pensionando il caro vecchio Sony 32″ a tubo catodico in favore di una smart TV 40″ Panasonic. La cosa ancora più buona è che il televisore nuovo non l’abbiamo pagato un centesimo.

Il regalo ce l’ha fatto la GFK Eurisko: sono bastati i punti guadagnati in poco più di un anno di partecipazione al loro panel di sondaggi.

La cosa buffa è che, nonostante avessimo i punti per richiedere il regalo più grosso del nuovo catalogo 2016, io e il Consorte ci abbiamo messo un tot prima di deciderci, anche se tra i premi di quest’anno (nessuno che ci fosse indispensabile) era senza dubbio quello che poteva esserci più utile (per capirci: se è dal 2010 che non andate in vacanza… forse un trolley nuovo non è la prima cosa cui pensate. E se avete due televisori “anteguerra”, mandare a prendere la Playstation 4 può essere abbastanza da imbecilli: a cosa la colleghereste, dato che secondo la vostra preistorica TV l'”HD” al massimo è un tipo di latte per intolleranti al lattosio?).

Motivo dei tentennamenti? Il nostro brontosauro (più per stazza che per anzianità effettiva: il Philips dei miei acquistato nel 1976 tenne botta fino ai primi anni 2000) classe 2004, vincitore a pari merito con la lavatrice del premio “Regalo di nozze più costoso in lista”, in fondo funziona ancora. A me veniva il magone a pensare di metterlo in pensione (perchè è appunto talmente grosso che in casa non c’è alcun posto “di riserva” dove poterlo mettere) senza un reale motivo (la sua dipartita).

Ebbene: sarò un’ingrata, ma una volta entrata nel mondo della smart TV (già essersi tolti la rottura di dover accendere ogni volta il decoder esterno per vedere qualcosa è stato impagabile…) il magone se n’è andato. La seconda sera ero lì a far partire video di gatti assurdi da YouTube usando il mio cellulare per le ricerche, mentre l’Aquilina cappottava dal ridere, e ho capito che è vero, non era affatto indispensabile. Ma quante possibilità in più ci dà… un po’ come successe quando due anni fa sono passata dal caro vecchio Nokia al mio primo smartphone Samsung.

downloadDel panel GFK Eurisko avevo parlato in questo vecchio post, ormai un po’ obsoleto: la rilevazione della spesa è solo una delle attività da svolgere, quella con cui si inizia quando si entra a far parte del panel. Poi, se si viene selezionati, ci sono i sondaggi sul tablet, le rilevazioni tramite meter o app per cellulare, il monitoraggio (anonimo) del traffico internet…

Insomma, non nascondo che sia un impegno, se non gravoso di certo costante. Però con un po’ di pazienza i risultati si vedono eccome: in famiglia collaboriamo solo io e il Consorte (l’Aquilina è troppo piccola), ma in due anni di partecipazione abbiamo portato a casa un hard disk esterno Western Digital da 2 Tb a dicembre 2014 (dopo nemmeno nove mesi di attività, tra l’altro parziale perchè meter e tablet sono arrivati solo a ottobre) e, appunto, il televisore di adesso. Butta via…

Se qualcuno fosse interessato a provare a candidarsi, rispetto al post che scrissi due anni fa è cambiata la modalità per proporsi: ora c’è un questionario (questo) da compilare direttamente sul sito della GFK, indicando il codice della famiglia referente (se vi va di indicare il nostro, a me fa solo piacere: scrivetemi nei commenti qui sotto o mandando un’e-mail a shunrei78 @ gmail.com e vi faccio avere il codice e gli altri dati utili) che vi ha fatto conoscere il progetto. Comunque, per qualsiasi info io sono sempre qua, il sito della GFK Eurisko è questo, e il catalogo premi di quest’anno potete sfogliarlo qui.

Scuse

banner-1002449_1920Ho saputo dei fatti di venerdì notte a Parigi piuttosto in ritardo: quando sono successi avevamo già spento i PC e i telefoni di casa, e la mattina dopo tra portare l’Aquilina a basket e fare una capatina in biblioteca siamo rimasti fuori dal mondo ancora un pochino. E’ stato mio padre a farci cascare dal pero, così abbiamo tentato di recuperare accendendo eccezionalmente la TV a pranzo e sintonizzandoci su uno dei TG, tra le proteste dell’Aquilina che avrebbe preferito i Paw Patrol su Cartoonito (non so cos’abbia capito di quel che ha visto, ma qualcosa penso di sì: ad un certo punto mi ha chiesto “Mamma, cos’è Parigi?” e in qualche modo le ho spiegato cos’era e come mai ne parlavano così tanto in televisione).

Poi, dopo pranzo, è stato il momento di internet e dei social network.

Non ho cambiato la mia immagine profilo con la bandiera francese perchè se deve essere quello il segno, per chi mi conosce, che sono dispiaciuta e sconvolta per quel che è successo a Parigi (e quindi se non la metto non me ne frega niente o addirittura mi fa piacere)… beh, vuol dire che chi mi conosce non mi conosce poi così tanto bene.

Ho letto di tutto in questi giorni: reazioni di tutti i tipi.

Gli angelici, quelli che riescono ad essere completamente positivi nella loro fiducia verso l’umanità anche in situazioni del genere.

I diabolici, quelli che dal giorno dopo si mettono a girare con la scala cromatica in tasca, e tutti quelli che vedono un po’ più scuri di loro… via, fuori, alla frontiera, e non vi voglio più vedere non mi importa chi siete.

Di tutto, come è logico che sia.

Ma il tipo di reazione che mi ha fatta riflettere un po’ di più è stata questa: mamme che hanno aggiornato il loro profilo Facebook scrivendo messaggi di scuse ai propri figli (per lo più bimbi piccoli, talmente piccoli non solo da non avere un account FB, ma da non sapere ancora nemmeno leggere) per averli fatti nascere in un mondo del genere.

E quello che ho concluso io è: no. Io non mi scuso di questo con l’Aquilina.

Non mi scuso perchè non si è trattato di un mio sbaglio.

Non è che quando si è trattato di farla nascere ho avuto l’opzione di scegliere tra Krynn, Narnia, la Terra di Mezzo, Fantàsia o questa diamine di Terra.

E non è che ho scelto la Terra perchè “Minchia, dai… lì c’è il WiFi!!”. E poi ci siam trovati sul groppone attentati, stragi, guerre, sparatorie… e inquinamento, epidemie, intolleranza, estremismi. Roba che una sera decidi di uscire  di casa per andare a un concerto, invece di friggerti i neuroni davanti alla TV, e a casa non ci torni più perchè qualcuno s’è fritto i suoi, di neuroni, un bel po’ di tempo fa.

E quindi dopo un po’ arriva il momento in cui ti senti dire “Mamma, ma cazzo… almeno su Krynn i draghi erano riconoscibili (e alcuni eran pure buoni)! Nella Terra di Mezzo ci bastava una gita al vulcano per sistemare tutto… e tu e papà che mi andate a scegliere? Sto postaccio incasinato della Terra… e oltre tutto la connessione internet va pure solo quando minchia le pare!”.

Quello di cui potrei scusarmi è che non ho la più pallida idea di cosa potrei fare, io, per cambiare qualcosa.

Non ce l’ho perchè è completamente al di fuori della mia possibile sfera d’azione: nel mio piccolo non posso fare un tubo. Perchè stringi stringi chi davvero potrebbe fare qualcosa… non ha nessun interesse a farla, non nella maniera veramente definitiva. Dico giusto due scontatissime parole (ma ce ne sono altre, ugualmente pesanti): petrolio e armamenti. Sarei davvero lieta di essere talmente ottimista da pensare/sperare che ci sia qualcuno in grado di poter “sgarbare” questi due settori e gli interessi che ci stanno sotto. Allora forse sì che qualcosa inizia a cambiare dalle radici.

Dato che non sono ottimista (e non solo a questi livelli… non lo sono e basta), non riesco a vedere vie d’uscita. Ed è di questo che sinceramente credo di dovermi scusare con una certa bambina di quattro anni.

Ma credo che per il momento mi limiterò a tentare di tirar su una personcina in grado di pensare con la sua testa, quando sarà il momento di farlo, e di tentare di riuscire nell’impresa di darle le basi per ragionare senza sragionare. Mi riuscisse questo, credo che ne avrei già parecchia della fatta.

Riuscisse anche al resto del mondo, probabilmente saremmo a posto.

Gestori premurosi

TIMSorpresa! E già, son qua prima di settembre. Per la verità volevo scriver due righe su come è andata la nostra vacanzina (ina-ina) in montagna, ma alla fine ho deciso di scriverne prima altre due (se’ fa’ pe’ di’. Lo sapete che le mie “due righe” son da moltiplicare minimo per 3,14, vero?) su un lavoretto che mi son portata a casa da sbrigare per conto di mia zia.

E per colpa della Tim/Telecom.

Ho pensato di segnalare prima questa cosa perchè magari può far comodo ad altri farci attenzione. Perchè sarò io che penso male… ma iniziative del genere prese nel mese di agosto, a me san tanto da tentativo di fregare la gente intanto che è distratta dalle vacanze (un po’ come gli aumenti nei supermercati o l’introduzione di nuove tasse).

Allora: in parecchi già sapranno che a partire dalla scorsa primavera Telecom Italia è “diventata” Tim anche per la telefonia fissa di casa, e che l’altra rivoluzione accaduta alle bollette è che tutte le tariffe sono state uniformate, diventando (stringi stringi) soltanto due per la telefonia: di base, all’utente sarebbe stata applicata un’offerta “flat” per telefonate a cellulari e fissi senza limiti al costo fisso di €.29,00 al mese. Per i “non addicted” alla cornetta, invece, era possibile farsi avanti e richiedere l’offerta a €19,00, che però prevede un tetto di ore mensile per le telefonate (se si sfora, si paga di più. Per dire, mio padre s’è fatto mettere quest’ultima: di suo telefona pochissimo, per lo più sta al telefono con mia zia… mia zia ha la flat e quindi son d’accordo che lo chiama sempre lei. 😛 ).

Noi di sta cosa ce ne eravamo platealmente fregati perchè ormai da 5 anni non siamo più sotto mamma Telecom. Ma figurarsi se non dovevo averci a che fare.

Mentre eravamo ospiti di mia zia, mia zia tira fuori una lettera che ha appena ricevuto da Tim, datata 03.08.2015. Che già il fatto che ora lei abbia Tim pure per il telefono fisso (lei è cliente Tim per il cellulare dal 1998) l’ha incasinata a dovere: non ho avuto il coraggio di chiarire a fondo, ma ho il dubbio che lei ora un po’ pensi che la bolletta che le arriva comprenda pure le spese del suo cellulare. Ma sorvoliamo e torniamo alla lettera.

Mia zia quando c’è stato il cambio di tariffe non ha fatto niente: in effetti a lei passare a 29 € al mese conveniva, pure rispetto a una specie di “flat telefonica” che aveva già attiva sulla linea. Ma alla Tim questa inattività non deve essere piaciuta: “… questa non si fa sentire, ‘petta che ci facciam vivi noi!”. In pratica nella letterina le comunicavano tutti entusiasti di aver attivato (dal 1° agosto… quindi, prima attivano robe a caso, poi decidono di avvisarti) l’ADSL sulla sua linea telefonica, alla modica cifra di €.44,90 al mese (comprese anche le telefonate).

L’ADSL?!?!? Ora, sorvoliamo sul fatto che se fai richiesta tu, prima che ti attivino qualcosa diventi bisnonno (ricordo che nel 2006, quando facemmo richiesta noi il 18 novembre, riuscimmo a navigare con la nostra ADSL per la prima volta verso la metà di gennaio…). Ma rendiamoci conto di un’altra cosuccia…

mia zia ha compiuto 81 anni a giugno. Non ha il computer, non ha uno smartphone (diomenescampi, già mi fa dannare che non riesce a inserirsi da sola un nuovo numero nella rubrica del suo normalissimo cellulare a tastiera), non ha un tablet. E siamo seri: difficile se non proprio impossibile che se li compri ed impari ad usarli. Cosa dannazione se ne fa mia zia dell’ADSL (e ancora di più di pagare €.190 e rotti in più all’anno per averla)?!?!?!!?

Sapete la chicca? Nella letterina c’è scritto che questa cosa si può disdire (entro la scadenza della seconda bolletta successiva alla comunicazione. Cioè: se non lo fai subito, poi ti tocca tenerla a vita e la erediterà pure la tua progenie fino alla settima generazione??). Ma mentre per far due inutili chiacchiere con la Tim puoi contattarli al 187, sul sito internet, con la app per smartphone, per posta, su Twitter, su Facebook, nei negozi Tim (e probabilmente anche tramite segnali morse fatti con una torcia elettrica, volendo)… beh, la disdetta di questo servizio che non hai richiesto puoi farla soltanto tramite fax.

Tramite fax?!?!?

Vi prego, qualcuno avvisi la Tim che ormai il fax è più obsoleto del piccione viaggiatore e della pergamena!!! Parliamoci chiaro: quanti privati conoscete che hanno un fax in casa? Io credo una persona (non son nemmeno sicura che ce l’abbia ancora). Punto. E’ vero che quasi tutti conoscono qualcuno che di straforo può mandare un fax dal suo posto di lavoro… e che chiunque può andare in posta o in qualche negozio per mandarlo. Ma perchè doversi prendere una briga del genere, perdere e far perdere tempo (e magari spendere pure dei soldi, visto che il numero di fax è verde… ma in posta o nei negozi la spedizione te la fanno pagare comunque) per disdire qualcosa che non si è nemmeno richiesto?!?

Ho provato comunque a chiamare il 187. Ho spiegato la situazione (“… sa, mia zia ha 81 anni. Non ha e non sa usare un PC, uno smartphone o un tablet, e mi permetta di dire che dubito imparerà a farlo o ne avrà bisogno prima di lasciarci, si spera il più tardi possibile…”), fatto presente che abitando io a 200 Km (vabbè, son 130) da mia zia e trovandomi presso di lei solo per tre giorni avrei fatto prima a portare tutto alla locale associazione consumatori (facendo ben presente quel paio di cosucce che rendevano la cosa piuttosto sfavorevole per l’utenza e la non troppa correttezza di aggiungere servizi e spese senza richiesta dell’utente), piuttosto che andare a cercare un computer, una stampante e un posto dove inviare sto fax. Alla fine l’operatore ha accettato di aprire la pratica, ma mi ha consigliato comunque di mandare lo stesso il fax perchè “queste sono le regole”.

Io il fax l’ho mandato, una volta tornata a casa. E non ho speso una pippa, grazie al sito Faxator (santo subito mio cognato che me l’ha fatto conoscere anni fa!). Ma sto piffero che mia zia (e tanti altri utenti nelle sue condizioni) se la sarebbe potuta cavare in questo modo da sola. Ora devo solo sperare che abbiano sistemato tutto sul serio e di riuscire anche a capirlo facendo controllare le prossime bollette a mia zia. Già, perchè io avrei voluto poter monitorare la situazione di persona, loggando sul sito della Tim per controllare l’utenza di mia zia.

TimRegMa questa impresa di telefonia così corretta nei confronti degli utenti non me lo permette: si può loggare utilizzando il numero di telefono. Ma lo si può fare solo se si sta navigando da casa propria e utilizzando la loro ADSL. Oppure ci si può registrare con nome utente e password. Ma il nome utente, in questo caso, deve essere per forza un indirizzo @alice.it associato alla loro ADSL (se son scema io e c’è altro modo, se qualcuno me lo sa dire gliene sarei grata).

L’ipotesi che un utente senza la loro ADSL voglia/abbia bisogno (magari solo per una volta nella vita) di gestirsi/controllarsi l’utenza telefonica online da un internet point o da casa di amici o da dove diamine gli pare… non contemplata.

Come non contemplata credo sia, in questo paese, l’ipotesi di riuscire a gestire in maniera onesta e non complicata le varie utenze (quando la richiesta parte dall’utente, ovvio).