14 (Quattordici)

WhatsApp Image 2017-08-31 at 10.04.36Che sono i giorni che mancano al debutto dell’Aquilina nella scuola primaria. E non sono tanti. Soprattutto se in pratica non sai ancora una beneamata mazza di niente.

Già… perché non sappiamo ancora in che sezione è finita, con quali maestre (e qui, sinceramente… tanto non ne conosco nessuna, mi cambia ben poco), con che orario (alla fine è stata davvero presa al tempo pieno, oppure all’ultimo la spostano al modulo per ragioni organizzative? E già qui mi cambia un tot…) e  con che compagni della scuola dell’infanzia (e qui cambia all’Aquilina… la richiesta incrociata di restare in classe con la “sua” M.P. sarà stata esaudita?). Pare, forse, probabilmente che domani alle 12 metteranno fuori le classi definitive. Sperem.

Non sappiamo ancora nemmeno cosa le serva di preciso (e quando dico “preciso” lo dico davvero “precisamente”: in altre scuole so che hanno indicato pure marca e modello delle forbici…), visto che la riunione con dirigente e insegnanti è fissata per il 7 settembre alle 18, e in tale occasione dovremmo anche ricevere il listone ufficiale del materiale da procurarci.

Dai poi che un po’ di roba abbiamo già iniziato a prenderla (zaino, astuccio, grembiuli… insomma, quello che bene o male per forza ci vuole), già che la settimana dell’11/9 saremo anche impegnati in un lavoraccio che leverà tempo allo shopping: dobbiamo invertire due stanze di casa tra loro, il salotto e la camera dell’Aquilina.

In pratica le stiamo riportando alla loro destinazione originaria: finora ci avevano fatto comodo così (quando poi non si sapeva neanche “se” ci sarebbe stata un’Aquilina, avere il salotto un po’ più ampio sembrava più logico che tenere quella stanza praticamente inutilizzata), ma adesso è diventato più logico dare più spazio a lei che sta crescendo, sia per studiare in santa pace che per giocare in camera sua.

Non nascondo che è forte pure la speranza di tornare ad avere una parvenza di salotto, senza che sembri che tra la TV e il divano gli artificieri abbiano fatto brillare il sacco di Babbo Natale (perché al momento è lì che, per ragioni di spazio, sta la maggior parte dei giochi). Ora speriamo giusto di riuscire a spostare il divano (un tre posti blocco unico cui non si staccano manco i cuscini… O__O ;)…

Quindi, tutto in alto mare, per questo inizio di anno scolastico? No, dai, tutto no. Perché “quattordici” non è soltanto il titolo di questo post e i giorni che mancano all’inizio della scuola. “Quattordici” è anche qualcos’altro…

Ecco cosa è già pronto: i libri scolastici li abbiamo già in casa (grazie al fatto che sono identici per tutti le sezioni e tutti gli orari)! Un trauma, per me che nel giurassico 1984 in prima (e idem in seconda) elementare avevo IL libro di lettura (testo ministeriale, “Cominciamo”) e IL libro di matematica/logica (testo supplementare fatto comprare dalla maestra, “L’albero dei numeri”). Il sussidiario era una roba “da grandi”, ci avevi a che fare solo dalla terza (quando anche il libro di lettura subiva un’evoluzione e diventava “L’Orsa Maggiore”… e in classe nessuno conosceva ancora Ken il Guerriero, se no sai che figata sarebbe diventato, quel libro?).

Perché un trauma? Beh, perché quelli che vedete in foto sono i (tre) libri di testo dell’Aquilina per la prima elementare (ops, primaria…). E’ vero, presi singolarmente sono sottilini (e sono anche fatti bene, colorati e allegri). Ma sono 14 (quattordici) tra volumi, fascicoli e dispense. E’ molto probabile che siano soltanto paranoie mie (felicissima di fare mea culpa, se sarà così), ma io l’Aquilina a dover gestire 14 libri (più i quaderni) la vedo male… poi si porta a casa quello sbagliato, e per fare i compiti diventiamo deficienti.

Il mio primo incontro con la nostra biblioteca ambulante personale è andato così: a fine agosto, vado in centro per il solito scambio di libri in biblioteca comunale. Già che son lì, decido di provare a fermarmi in cartolibreria – poco distante – per vedere se è arrivato qualcosa (è vero, han detto che avrebbero avvisato loro… ma già che ci passo davanti, tanto vale). E infatti:

Cartolaia: “Due su tre li abbiamo ritirati proprio ieri pomeriggio dal distributore! Vuole che ci mettiamo la copertina colibrì sumisuraiperfigasuperindistruttibile? costa 1 euro e 30 a libro”
Io dico “Massì, conoscendo il soggetto… facciamo le cose per bene” (e penso “Tanto, 2 libri… 2 euro e 60”).
Cartolaia (tornando fuori dal retrobottega con un librino, una sorta di Bibbia-Bignami): “Metto la copertina anche a questo?”
Io dico: “Massì, visto che quelli di religione devono durare 3 anni” (e penso “Vabbè, 3 libri… 3 euro e 90”)

Cinque minuti e… *BRAAamm* (rumore di pila di libri copertinata e poggiata sul bancone)… 3 euro e 90? 9 euro e 10, un rene (per dovere di cronaca: copertine effettivamente perfette)! Ed erano solo “due” dei “tre” libri (il terzo ha poi richiesto l’investimento di altri 7 euro e 80 di copertine. E ci va pure di lusso che alle elementari i libri son gratis…)!! 😀

E niente: io avviso il Consorte, così non può dire che non lo sapeva. Io quando l’Aquilina compirà 13 anni scappo all’estero senza lasciare tracce (se vuol venire anche lui… 😉 ). Non ho il fegato di sapere quanti saranno i libri (attuali) per le superiori…

 

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Il trasloco della Principessa

20170729_192616.jpgQuesta estate ha anche portato un cambiamento non da poco, in famiglia.

Premessa: la Ciccia è una gatta affettuosissima (e chiacchierona), ma un bel po’ permalosa. E’ sempre stata – purtroppo – il tipo di gatto che se deve farti sapere che qualcosa che non le va non te lo dice miagolando o lamentandosi (tipo gnolando davanti a una ciotola vuota o raspando davanti a una lettiera poco pulita), ma piuttosto pisciando da qualche parte (e continuando fino alla risoluzione del “problema”… ammesso che si riuscisse a capire quale fosse).

E questo mica da adesso che ha quasi 13 anni e uno potrebbe dire “sta invecchiando, non ci prende più”… da sempre, anche da prima che arrivasse Leda. Tant’è che in casa è da un pezzo che non abbiamo più tappeti. Da quando è arrivata anche l’Aquilina più o meno tutti i giorni qualche ricordino in giro lo lasciava. Tipo la cacca quasi quotidiana sul pavimento del bagno, o il bidet utilizzato per la pipì (nonostante due lettiere, utilizzate seppur condivise con la collega). Però quelli erano posti facilmente pulibili, e sinceramente quasi non ci facevo più caso.

Negli ultimi mesi però la cosa si era un po ‘ “aggravata”, anche se in maniera saltuaria: ha iniziato a bersagliare il nostro letto. Non ricordo esattamente il numero di episodi (la maggior parte si è risolta a lavatrici e bicarbonato), ma abbiamo dovuto buttare un cuscino in lattice (non lavabile) e anche i due piumoni (di quelli che si accoppiano e con cui fai tutto l’anno), cui a forza di lavaggi hanno ceduto le cuciture e ormai avevano perso la maggior parte delle piume dell’imbottitura. Ma anche qui, nonostante la spesa per ricomprare la biancheria danneggiata, in qualche modo si andava avanti.

Poi venerdì 30 giugno, mentre ero in casa con l’Aquilina, l’ha rifatta su uno dei miei cuscini (per fortuna quello lavabile in lavatrice). E sabato mattina, mentre facevamo le valigie per partire due giorni dopo per la montagna, l’ha rifatta in mezzo al letto sopra una borsa (vuota) che dovevamo portare con noi (con ancora tutta la biancheria del giorno prima stesa ad asciugare…)

Dovendo partire lunedì 3 luglio per star via quasi una settimana, non sapevamo come fare (cosa avremmo trovato, al ritorno? Una cosa è intervenire sul materasso immediatamente, una cosa è se la pipì resta lì anche solo mezza giornata… e, a parte chiedergli di passare per fare manutenzione alle gatte, non potevo certo chiedere a mio padre di impegnarsi anche a ripulirci il materasso ogni singolo giorno).

L’unica soluzione rapida che ci è venuta in mente per non ammattire (a parte le vacanze con l’angoscia, quante altre volte avremmo dovuto cambiare il letto da lì alla partenza?) è stata chiedere aiuto alla famiglia del Consorte: noi viviamo in condominio senza un giardino nostro, loro invece abitano in una casa quadrifamigliare, con giardino esclusivo di proprietà sia davanti casa che sul retro.

Fortunatamente, la Ciccia si è adattata bene fin da subito, anche se io ho costretto il Consorte a chiamare i suoi tutti i giorni (di solito è tanto se si sentono una volta, mentre è in ferie) per un saluto (… e per avere notizie della gatta. 😛 ) e al nostro ritorno dalla montagna sembrava stare meglio di quando non fosse stata da anni (temo da quando le abbiamo messo in casa Leda…): anche la bisnonna sembrava essersi affezionata (la Ciccia la segue per l’orto meglio di un cagnolino, e la bisnonna l’ha ribattezzata “Principessa“… titolo che la gatta ha subito accettato senza problemi: accorre prontamente così come ha sempre fatto con “Ciccia” o “Shunrei“).

Ne abbiamo parlato, e alla fine il Consorte ha provato a chiedere ai suoi se la sistemazione della micia poteva essere definitiva (ovviamente fermo restando che avremmo continuato a provvedere noi a pappa, lettiera, antipulci, veterinario…). Si aspettava come minimo un po’ di reticenza (più che comprensibile: alle 13 del sabato ti chiedo di tenermi la gatta, alle 15 te la sbologno, 10 giorni dopo ti chiedo di tenerla e basta… “Se avessi voluto un gatto me lo sarei preso da solo” sarebbe stata una risposta sensata e comprensibile).

E invece no… la risposta è stata “Va bene”.

20170729_192817.jpgInsomma, la Ciccia è là in “trasferta” da allora: ha a disposizione due giardini (essendo comunicanti, non disdegna nemmeno quello della vicina), un sacco di posti dove sonnecchiare/rifugiarsi, almeno un amico (Mimì, il gatto della vicina, che in poche settimane pare abbia digerito più della Leda in 8 anni) a farle compagnia. Ha espressamente richiesto e utilizza la lettiera solo per la pipì (per il resto pare che il prato della vicina sia molto più performante… ehm…), ha i suoi posti dove riposare e grattarsi, intrattiene chiunque abbia voglia di risponderle con le sue miagolate, ci tiene a fare almeno un sopralluogo quotidiano dentro casa e alla plebea ciotola dell’acqua preferisce quella corrente che goccia da un annaffiatoio. Può salutare il Consorte quando lui si ferma a pranzo nei giorni feriali, e un paio di weekend al mese cerchiamo di andarla a trovare tutti insieme.

L’Aquilina ha preso il cambiamento meglio di quanto temessi: ci è rimasta un po’ male subito, quando al momento di tornare a casa ha capito sul serio che la Ciccia non sarebbe venuta con noi. Dopo però ha semplicemente assimilato che ora lei è dai nonni, e che quando andiamo là può salutarla. Insomma, non la cerca (nel senso che non chiede ad nauseam “Quando torna la Ciccia?” e tu daccapo ogni volta a spiegare questo e quello).

Anche Leda mi ha sorpresa: ammetto di aver chiesto a mio padre, quando poteva, di andare a darle un occhio anche la mattina e non solo alla sera come eravamo d’accordo inizialmente: Leda non è mai stata sola in vita sua (prima con la famiglia d’origine, poi con noi o solo con la Ciccia le 5 volte che siamo andati in vacanza negli ultimi 8 anni), appiopparle 6 giorni di solitudine “a secco” mi inquietava un po’. Invece niente: semplicemente è diventata più coccolosa di prima. E’ sempre quel tipo di gatto che chiede e accetta coccole solo quando, come, dove e soprattutto per quanto tempo decide lei, ma ora te la ritrovi più spesso tra i piedi a fare le fusa in cerca di una carezza o un grattino.

Per farla breve: quella che l’ha vissuta peggio, con magone e quant’altro sono stata io… 😂😂

La Ciccia ha qualche problema solo con i coinquilini occasionali. L’altro giorno, ad esempio, miagolava disperata. Eppure, i croccantini li aveva avuti da poco,  il tonnino l’aveva mangiato a pranzo… che avrà? Dopo un po’ mio suocero esce a vedere.

La Ciccia, gnolando, lo porta fino alla ciotola dei croccantini. Croccantini che si stava pappando un riccio! 😂😂

Riccio che ha dovuto cacciar via mio suocero, perché la temibile felina di 8 Kg era terrorizzata dall’intruso (chi ha detto che il gatto è un predatore?).

E non è bastato allontanare l’invasore… da autentica “principessa“, la Ciccia ha continuato a lamentarsi e non si è degnata di mangiare finché la ciotola non è stata lavata e ri-riempita… 😀

A spasso

20597556_10213146059106661_228481436_oQuest’anno non ho avuto modo di reiscrivermi in palestra come l’anno scorso per il corso di Attività Fisica Adattata che tanto ha fatto per il mio disco intervertebrale schiacciato (problemi di orari a parte, ho investito il budget del corso di ginnastica adattata nel vaccino per il meningococco B per l’Aquilina), e ovviamente la mia schiena ne ha approfittato per farmela pagare (probabilmente con la perfida complicità del materasso del nostro letto, che a mio parere mi rema contro… il momento di inchiodamento peggiore è appena mi alzo la mattina, o quando capita di guardare qualcosa sul portatile stando sul letto).

A inizio marzo, non ne potevo più.

Rimuginando su una possibile soluzione a costo zero, mi è venuto in mente che tra le alternative senza effetti collaterali (lo step ormai posso solo sognarmelo…) che mi aveva consigliato il medico c’era anche il camminare per almeno 5 Km al giorno. E che ci vuole? Le gambe le ho, un paio di scarpe da ginnastica pure… una personale “ruota per criceti” anche: il parco comunale è a 200 metri da casa e il viale che lo circonda forma un quadrato di circa 400 metri per lato. Se riesco a fare 3 giri al giorno… beh, dovremmo esserci, no?

20590878_10213146063346767_1810733116_oCosì a fine marzo ho iniziato. E ho iniziato a secco con 3 giri, appunto: non sembrava poi granchè, sulla carta. Sulla carta. Perchè ero talmente fuori allenamento che quei tre giri mi hanno stesa… X-D Roba che il primo giorno, al pomeriggio, è stata un’impresa anche fare due piani di scale per andare a recuperare l’Aquilina a scuola (e la sera avrò letto mezza pagina prima di addormentarmi, perchè ci son restata secca subito).

Però ormai l’impegno l’avevo preso, quindi la mattina dopo rieccomi per altri tre giri. Dopo una decina di giorni, ho provato ad aggiungerne un quarto. Adesso, i giorni in cui non ho troppo da fare, riesco a farne cinque senza problemi (non è che sia chissà che impresa: parliamo di circa 9 Km e una dozzina di migliaia di passi… il problema è solo il tempo, per fare un giro ci metto un quarto d’ora abbondante). E se gli impegni del giorno sono altri, cerco di fare i giri che dovrei fare (ad esempio la solita capatina in biblioteca comunale per scambiare i 5 libri letti con 5 nuovi) lasciando a casa la bicicletta.

Ho anche scoperto di avere preinstallata sul cellulare un’app della Samsung che serve egregiamente da contapassi (e non solo, ma dato che sono pigra non mi son messa a spistolare tutte le funzioni…) e a suo modo fa da incentivo a mantenere l’impegno preso… tutti i mesi parte una “sfida globale” tra tutti gli utenti dell’app, con l’obiettivo di 200.000 passi e tanto di classifica.

20615494_10213146058266640_1713521614_oDa fine marzo non ho perso un grammo (il consumo calorico è una roba deprimente) e i miglioramenti alla schiena sono limitati (il materasso spacca-vertebre contribuisce parecchio… però dopo un quarto d’ora-venti minuti che sono in posizione verticale, effettivamente il male non l’ho più), però ci sono e in qualche modo mi sembra di star meglio in generale, quindi finchè riesco vado avanti. Nel frattempo ascolto musica, mando avanti le missioni di Shakes & Fidget, sbrigo eventuali telefonate, rompo le balle a Perennemente Sloggata su Whatsapp, scatto qualche foto (non capitata di rado di imbattersi anche in qualche scoiattolo)…

E poi incontro gente (e scambio due chiacchiere). C’è un’amica dei miei che abita proprio di fianco al parco, capita di incrociarsi. A volte fanno lo stesso percorso anche alcuni dei miei vicini di casa (o semplicemente leggono un libro su una panchina). Ho incrociato una mia ex collega (eravamo nella stessa ditta intorno al 2000) che stava portando al parco il figlio (caso vuole che entrambe siamo diventate mamme nel 2011… scoperto quando l’Aquilina frequentava un centro giochi, l’anno prima di iniziare la scuola dell’infanzia).

E ci sono anche le persone che  non conosco direttamente, ma che dopo un po’ sembra di conoscere… o che conosci e basta fermandoti a fare due chiacchiere.

Quasi immancabili, almeno una volta a settimana, i Testimoni di Geova (non so che riescano a combinare, soprattutto quando tentano di fermare chi i giri li fa di corsa e con le cuffie nelle orecchie…). All’incirca tanti passeggini o carrozzine quanti deambulatori o sedie a rotelle. Un paio di coppie di coniugi anziani dove lui/lei accompagna lei/lui con problemi di salute… abbastanza da aver bisogno di fare una passeggiata tutti i giorni, ma non troppi da impedirgli/le di farla.

C’è un ex operatore ecologico/ex allenatore di calcio che mi ha attaccato bottone incoraggiandomi a continuare e raccontandomi i suoi progressi (essì, pare che ci sia anche chi riesce a perderci peso… sai mai che prima o poi venga miracolata pure io), m’ha appioppato un soprannome e ora ovunque mi incontri mi saluta con un “Ciao, Grinta!”.

E c’è stata un’arzilla 88 enne (ma solo perchè mi ha detto lei quanti anni aveva… a vederla ne dimostra minimo 15 di meno. Tra l’altro, va tuttora a ballare il liscio…) con cui ho trascorso un’interessante mezz’ora iniziando a chiacchierare di una storica fabbrica che sorgeva accanto al parco e che in questi giorni stanno demolendo (lo stabilimento di produzione è stato trasferito da anni) e passando poi a tutt’altro… scoprendo anche che lei da quasi 50 anni abita nel palazzo accanto al mio (son 13 anni che vivo a 30 metri da lei, mai vista prima).

Insomma, non so per quanto riuscirò ad andare avanti… ma per ora, come soluzione a costo zero per levarsi di casa e muovere il didietro, direi che sta funzionando in modo soddisfacente.

 

Dolomiti tra gioco, leggende e natura #3

Dolomiti Action Adventure Park

P1030053Che in Trentino i parchi pubblici siano praticamente tutti dei gioiellini, è palese: giochi per tutti i gusti e tutte le età, soprattutto ben tenuti e tutti funzionanti (se vi sembra che stia scrivendo cose scontate, sappiate allora che vivete in una zona fortunata). Campitello di Fassa, però, ha una marcia in più: il parco giochi è all’interno dell’area sportiva, che a parte gli impianti più “classici” comprende anche il Dolomiti Action Adventure Park.

In parole povere, si tratta di percorsi “sospesi” tra gli alberi, tra piattaforme sospese, ponti nepalesi, corde, carrucole, scale e tronchi oscillanti. Prima di iniziare, l’Aquilina è stata minuta di imbragatura, casco e moschettoni per agganciarsi alle funi di sicurezza. Poi ha visto un filmato di spiegazioni e quindi seguito una breve lezione pratica per imparare come/dove/quando agganciare/sganciare i moschettoni. E poi… via ad arrampicarsi!

20170706_144522I percorsi sono tanti, e le due ore, che all’inizio sembrano tantissime. volano via letteralmente. L’Aquilina è riuscita a completarne 4, cedendo a metà del quinto (sinceramente, l’abbiamo lasciata provare giusto perchè sembrava tanto entusiasta di farcela… ma era più in alto di quanto avrei mai voluto essere io… non solo alla sua età, proprio anche ora!).

Insomma, un buon modo per trascorrere una giornata all’aperto in maniera un po’ insolita e diversa dalla “solita” passeggiata. Questo il sito ufficiale: http://www.dolomitiaction.com/.

Pian de Schiavaneis: il Sentiero delle Marmotte

P1030216Lo abbiamo scoperto l’anno scorso grazie ad una passeggiata organizzata dall’hotel, e ormai mi sa che sarà tappa fissa ogni volta che riusciremo a tornare in Val di Fassa. Il sentiero parte dal parcheggio del ristorante Pian de Schiavaneis, sulla strada che da Canazei va verso il Passo Sella: lo si può imboccare anche poco oltre il ristorante, sulla destra c’è un piccolo spiazzo. In ogni caso il ristorante è un punto maggiormente visibile, e il percorso a piedi si allunga di molto poco.

P1030198Dopo una passeggiata di una mezz’oretta si arriva appunto alle tane delle marmotte: d’obbligo portare qualcosa alle padrone di casa (noci o nocciole, ma anche mele e qualche grissino), che saranno ben contente di favorire direttamente dalle vostre mani.

20170707_110704L’anno scorso non ci avevamo fatto caso, ma quest’anno ci siamo accorti che si sentiva rumore di acqua corrente… Così dopo aver salutato le marmotte abbiamo proseguito la passeggiata: tempo cinque minuti, e ci siamo trovati davanti a una piccola cascata, davvero bella.

Stavolta siti ufficiali non ce ne sono, ma questo magari può servire per rintracciare il punto di partenza: https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g194709-d3452808-Reviews-Pian_de_Schiavaneis-Canazei_Province_of_Trento_Trentino_Alto_Adige.html Noi ci siamo fermati qui a pranzare dopo la passeggiata, e posso assicurarvi che la polenta con funghi e formaggio è stata spettacolare!

Muse – Museo delle Scienze di Trento 

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Trasformarsi in lupo…

Come sfruttare al meglio il viaggio di ritorno? La meta è venuta in mente al Consorte, ne avevamo parlato mesi fa per poi quasi dimenticarcene… e invece è stata un’ottima pensata, visto che per noi era di strada (da Trento dobbiamo comunque passarci) e che (come ho accennato anche in questo post) si è rivelata davvero una bella esperienza.

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… e toccare un ghiacciaio!

Anche qui prima o poi dovremo tornarci, perchè mezza giornata è davvero poca per vedere, provare e leggere tutto. Il museo si sviluppa su ben cinque piani e (cito direttamente) Il percorso espositivo del Muse usa la metafora della montagna per raccontare la vita sulla Terra. Si inizia dalla cima: terrazza e piano 4 ci fanno incontrare sole e ghiaccio, per poi scendere ad approfondire le tematiche delle biodiversità, della sostenibilità, dell’evoluzione, fino al piano interrato e alla meraviglia della serra tropicale”.​​​​​​​​​​​​​​​​

Ci sono installazioni con cui giocare con le leggi della fisica (ad esempio, ascoltare un brano di musica classica… con i denti), i sensi o provare a costruire un ponte con le tecniche usate dagli antichi romani (e poi salirci sopra), si può simulare la migrazione degli uccelli (ehm… i nostri non hanno avuto una gran fortuna…), interagire con un programma a schermo utilizzando solo gli occhi, visitare la serra tropicale, sedersi attorno al fuoco e osservare la lavorazione dei metalli nella preistoria… insomma, talmente tante cose da fare, vedere, provare che non è possibile riassumerle in poche righe. C’è anche un planetario, all’interno del Muse.

20170708_140725Tra l’altro, l’idea di fermarci è stata doppiamente buona perchè in questo modo l’Aquilina ha avuto la sua unica e ultima occasione di accedere al “Maxi Ooh!”, un’area riservata ai bambini da 0 a 5 anni.

Avete mai disegnato con la voce? Questa è solo una delle esperienze tattili, sonore, visive che si possono fare nel Maxi Ooh!, e non so davvero se si sia divertita di più l’Aquilina o noi grandi che (a turno) l’abbiamo accompagnata in quell’ora di esperimenti e scoperte…

Qui trovate tutte le informazioni utili, http://www.muse.it/it/Pagine/default.aspx

Se capitate in zona, merita davvero una visita!

 

 

 

 

Dolomiti tra gioco, leggende e natura #2

Latemar: MontagnAnimata

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Sorpresa!

Il secondo “posto speciale” di cui voglio scrivere è un’altra meta dove spendere un’intera giornata… con la premessa che è praticamente impossibile riuscire a fare tutte le attività proposte (e che quindi è abbastanza scontato mettere in programma di tornarci): questa volta si comincia prendendo la funivia di Predazzo, in Val di Fiemme, per arrivare fino al rifugio Gardonè (anche in questo caso, come a Buffaure, c’è la possibilità di aggiungere un secondo tratto in seggiovia fino a Passo Feudo, che consentirebbe di accedere ad ulteriori percorsi, come il Geotrail Dos Capèl… ma anche in questo caso quest’anno ci siamo accontentati della prima tappa).

20170705_112823La magia, questa volta, inizia già con il percorso in cabinovia: potreste salire “a dorso di drago”. O in compagnia di una simpatica mucca o di un paio di scoiattoli. Sto scherzando solo in modo relativo: grazie al concorso “Dipingi una cabina”, qualsiasi bambino che ne abbia voglia può provare a decorare (su carta) una delle cabine della funivia. Ogni anno la migliore viene davvero dipinta riproducendo esattamente come il disegno vincitore e poi messa in funzione!

20227686_10213023905052886_1351205930_oUna volta arrivati al rifugio Gardonè (se vi capita, fate una scivolata in bagno. Non sto scherzando: per arrivare ai servizi c’è davvero uno scivolo che segue le scale!), c’è solo l’imbarazzo della scelta: sono stati predisposti diversi sentieri tematici (il Sentiero dei Draghi o il Sentiero del Pastore Distratto), e lo stesso sentiero può regalare un’avventura completamente diversa a seconda di quale giocolibro ci accompagna. Esatto: al Punto Informazioni sono disponibili (il costo è di 5 €, e comprende anche una scatolina di pastelli e una borsina di stoffa) ben 7 libri diversi per mettersi sulle tracce dei draghi del Latemar, e altri 4 relativi al sentiero del Pastore Distratto.

P1020955Noi la mattina abbiamo seguito le tracce del drago dei vulcani Rogos: il libro ci ha accompagnato attraverso diverse prove (abbiamo lanciato incantesimi, stretto amicizia con le ArcoFalene, esplorato la dimora di un esperto di draghi…), enigmi e scoperte, fino al recupero della prova dell’esistenza dei draghi… prova che riconsegnata al Punto Info ha fruttato all’Aquilina un premio!

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Parte finale del sentiero sensoriale

Dopo pranzo, pur senza libro (toccherà rimediare in futuro, ci è rimasta la curiosità di saperne di più sulle tappe che abbiamo incontrato durante il percorso), abbiamo seguito il sentiero del Pastore Distratto: un’altra passeggiata gradevole e piuttosto semplice. Assolutamente godibile anche senza libro, il sentiero sensoriale che si trova circa a metà percorso, da fare a piedi nudi: all’Aquilina è piaciuto talmente poco che l’ha fatto solo 3 volte andata e ritorno!

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Questo pastore è veramente distratto…

Se rimane tempo, si può fare un giro sull’Alpine Coaster (eggià, ci sono pure le montagne russe! L’Aquilina si è divertita un sacco) o sulla Pista Tubby. Tra l’altro, con il biglietto di queste due attrazioni i bambini possono poi accedere gratuitamente al Parco Giochi dei Draghi, un’area attrezzata non solo con tanti giochi da esterni, ma anche con gazebo coperti dove sedersi a disegnare, colorare o leggere/farsi leggere uno dei tanti libri a disposizione (è disponibile una piccola biblioteca). Se si vuole accedere solo al parco giochi, basta pagare il biglietto di 2 €: l’accesso è comunque consentito per l’intera giornata e per quanto tempo si vuole (per entrare/uscire basta il braccialetto che viene consegnato al Punto Info).

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Giochi d’acqua

A proposito di libri: a parte quelli specifici che accompagnano lungo i sentieri, al Punto Info sono disponibili in vendita anche i libri con le storie complete dei personaggi che popolano la MontagnAnimata. Noi quest’anno abbiamo deciso di portare a casa con noi i Draghi del Latemar: io e l’Aquilina abbiamo terminato di leggerlo la settimana scorsa ed è davvero una storia carina, che permette di godere ancora di più tutti i riferimenti e particolari riprodotti nel sentiero (il prossimo giro sarà ancora più bello!).

Anche qui, come nel Regno del Salvan, è possibile lasciare messaggi e suggerimenti per tutti i personaggi della MontagnAnimata  grazie alle apposite cassette postali (non ditelo all’Aquilina, ma io ho compilato il modulo per chiedere ai draghi di mandarle gli auguri di buon compleanno). Questo il sito ufficiale della MontagnAnimata, con tutte le informazioni  e le attività (anche quelle cui non abbiamo potuto partecipare noi) http://www.montagnanimata.it/

Ho cercato di essere sintetica, ma le cose da raccontare sono decisamente state tante… mi sa che vi tocca una terza puntata. Finale col botto, però: 3 is megl’ che 1! E nel prossimo  e ultimo post vi parlerò appunto di altri 3 posti interessanti.

 

 

 

Dolomiti tra gioco, leggende e natura

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Dal 3 all’8 luglio siamo stati in vacanza nella “nostra” adorata Val di Fassa. Se l’anno scorso era stato “di ripasso” per noi grandi (era dal 2009 che io e il Consorte non riuscivamo a tornarci!) e “di assaggio” per l’Aquilina (alla sua prima vacanza con tutti i crismi), quest’anno la faccenda si è fatta un po’ più seria e le passeggiate per i paesi hanno avuto uno spazio decisamente limitato rispetto al nostro solito.

Principalmente per due motivi: in giro per monumenti, vetrine e scorci l’Aquilina si annoia in fretta e, soprattutto, con un anno in più sul groppone le è cresciuta anche l’autonomia (a fine giornata la Samsung Health sul mio cell dava per fatta quella decina di km di scarpinata… e se li ho fatti io, la pargola non li ha certo volati) per affrontare qualche avventura come si deve.

Al solito, sono più i posti da visitare che (sigh!) il tempo a disposizione. Ad esempio avremmo voluto provare anche il Sentiero di Re Laurino a Ciampedie, ma sarà per la prossima volta: l’intenzione era di far provare all’Aquilina la salita in seggiovia partendo da Pera di Fassa: cosa che quest’anno è risultata impossibile perchè la seggiovia è chiusa per lavori (la stanno rifacendo nuova). Poco male: a Ciampedie (senza seguire il sentiero, che all’epoca ci sembrava un’impresa oltre la portata dell’Aquilina) ci eravamo stati anche l’anno scorso con la cabinovia da Vigo… e alla fine i giorni non sarebbero comunque stati sufficienti.

Visto che la pargola quest’anno si è proprio divertita, ho pensato di raccontarvi quali sono stati i posti che hanno reso la vacanza così speciale… magari può servire di spunto a qualcun altro.

Buffaure: Il Regno del Salvan

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1^ tappa: il lago stregato!

Questo percorso (anzi, percorsi!) è stato la nostra prima esperienza con l’idea di trasformare una “semplice” passeggiata in una sorta di caccia al tesoro tematica… idea che si è rivelata (ovunque l’abbiamo provata) assolutamente geniale: tra enigmi da risolvere, prove da superare e leggende da imparare in pratica non ci si accorge della fatica (e parlo anche a nome dei grandi!).

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2^ tappa: la notte magica, ovvero fuga dai terribili Krampus!

Nel nostro specifico caso, da novellini, abbiamo commesso un errore: abbiamo preso la funivia da Pozza di Fassa fino a Buffaure… ma se fossimo stati furbi avremmo aggiunto la sola andata per il pezzo successivo di seggiovia (risparmiandoci un po’ di salita a piedi e probabilmente riuscendo anche a percorrere due sentieri che invece stavolta non siamo riusciti a fare, per ragioni di tempo… e gambe!). Che dire, sarà per la prossima volta!

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4^ tappa: Il regno incantato di Re Laurino

Alla cassa della funivia a tutti i bambini viene consegnato (senza spese aggiuntive) un libretto con il percorso da seguire per il Sentiero Incantato (e su cui annotare gli esisti delle prove sostenute), la mappa completa del Regno del Salvan e un cartoncino con un puzzle: le quattro tessere adesive sono da recuperare in punti ben precisi del Regno, per riuscire a completare il disegno.

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Alla scoperta del Bosco di Emozioni

Oltre al Sentiero Incantato e alle sue prove, ci sono da esplorare il Bosco di Emozioni (bellissimo e con tante informazioni sugli animali), il Giardino Alpino e il Giardino Geologico (questi due saremmo riusciti a completarli se fossimo appunto partiti dall’alto). Se non fosse già abbastanza per spenderci un giorno intero, ci sono diverse zone attrezzate con giochi (da segnalare lo scivolo-Vulcano, bellissimo), e tre rifugi dove sostare  e rifocillarsi (se non ci si vuole portare il pranzo al sacco) e recuperare i tasselli del puzzle.

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Missione compiuta!

Ho trovato davvero bella l’idea di sfruttare miti, leggende, usanze e personaggi fantastici locali per il tema del sentiero. Il libretto che accompagna nel percorso è interessantissimo per tutti (c’è una pagina in cui vengono spiegati i soprannomi degli abitanti dei paesi della valle) e contiene un sacco di informazioni. Ogni prova superata fa guadagnare punti (in base a “quanto bene” la si è superata) e alla fine sommandoli si può scoprire il proprio risultato (dal tranquillo “polenton” – pappamolle – fino al mitico “supersalvan” – supereroe).

Una volta ridiscesi a Pozza di Fassa, prima di lasciare gli impianti, c’è anche la possibilità di scrivere al Salvan (utilizzando l’ultima pagina del libro) per fargli sapere se la passeggiata in giro per il suo Regno è stata bella e magari lasciargli anche un disegno, grazie ad un’apposita cassetta postale.

Qui potete trovare tutte le informazioni utili e ufficiali: http://www.regnodelsalvan.it/

Credo però di essermi dilungata a sufficienza, per il momento e credo sia il caso di spezzare un po’ il racconto. Pertanto… altri giri, altro post!

 

 

Smartphone fantastici e (posti assurdi) dove (ri)trovarli

Saltellando qua e là tra le cose che sono capitate a luglio, ecco qua anche la penultima. Perchè questo luglio sta avendo anche il primato di essere il mese della mia vita che mi ha vista di più a contatto (volente o nolente) con le Forze dell’Ordine… il salto che ho fatto alla Municipale (su consiglio del meccanico, ma sinceramente scettica che potesse essermi utile) per l’incidente avuto con la bici fa il paio con un’altra mattinata trascorsa presso altri loro “colleghi” in divisa. Ecco come mai.

Dal 3 all’8 luglio siam riusciti a tornare in vacanza in Val di Fassa (e prima o poi ce la caverò a raccontarvelo…). Considerando le ore di viaggio, prima di partire ho riesumato il vecchio Galaxy Young che ho dismesso a ottobre: l’ho ripulito di tutte le mie vecchie app, ci ho scaricato alcuni giochini e inserito una SD con le puntate del Gatto con gli Stivali. L’idea era appunto farlo usare all’Aquilina durante il viaggio, se avesse avuto bisogno di distrazioni: è meno ingombrante del tablet e lei lo maneggia meglio.

E infatti durante l’andata un pochino è servito: ha giocato un po’ a Make 7 e visto un episodio del “Gato”. Arrivati in hotel, l’ho tolto dal mio zaino (col cavolo che mi porto in giro quel peso su per i monti) e l’ho riposto nella borsa dove tenevamo anche i caricabatterie, il DS del Consorte, i miei libri e quelli dell’Aquilina, pennarelli & carta per disegnare. Insomma, non è  più uscito di lì per tutta la vacanza.

Per il viaggio di ritorno non è servito: ci siamo fermati al Muse di Trento (spettacolare!!!), lo abbiamo girato per 4 ore e mezza (andando pure un po’ di fretta, verso la fine… non perchè non meritasse, ma perchè il tempo a nostra disposizione si stava esaurendo) e poi da poco dopo Trento fino a Bologna l’Aquilina se l’è dormita tutta per la stanchezza. Per l’oretta residua si è arrangiata coi peluche.

Non l’abbiamo più cercato fino a sabato sera, quando abbiamo disfatto i bagagli. E non l’abbiamo trovato da nessuna parte! Abbiamo rivoltato borse, trolley, pure il Qubo… zero di zero. Tasche degli abiti sporchi manco a parlarne, che tempo un’oretta e (lavanderia a gettoni santa subito! A casa mi ci sarebbero volute minimo 5-6 lavatrici da un’ora) li stavo già stendendo fuori… pur affogato sarebbe venuto fuori.

Telefonata in hotel, zero: rifacendo la camera per i nuovi ospiti non l’hanno trovato.

Il giorno dopo ho recuperato l’imei, l’ho bloccato da remoto e  il lunedì mattina ho vinto una gita fino alla locale caserma dei Carabinieri. Non tanto per il valore del telefono (pagato 89 € oltre tre anni fa!), solo per non rischiare di andare in pesche io se qualcuno lo avesse trovato e deciso di ficcarci una SIM per poi farci robe poco chiare (paranoica? Maybe…).

Ho fatto denuncia di smarrimento (sapevo benissimo dove lo avevo visto/messo l’ultima volta, ma non mi andava di fare denuncia di furto: fossi stata scippata o rapinata, ok. Ma per come sono andate le cose una minima percentuale di dubbio di poterlo aver perso io c’è sempre, è palese. Quindi “facciamo che sono sicura che sia arrivato fino a S. il giorno X, e poi non ne ho saputo più nulla”) e amen.

E ci ho anche messo una pietra sopra.

Otto giorni dopo, invece, ricevo una telefonata dal titolare dell’hotel: ebbene sì, hanno ritrovato il mio famoso telefono smarrito!

La cosa pazzesca è il “dove“: in fondo alla tromba dell’ascensore!!! L’ipotesi è che sia scivolato fuori dalla borsa dov’era mentre portavamo giù i bagagli, e per poi infilatrsi dritto nella fessura (larga un paio di cm) tra la cabina e il pavimento del piano (a far compagnia a svariate schede magnetiche delle stanze e altri oggetti assortiti).

WhatsApp Image 2017-07-26 at 17.19.42Se quella mattina non ci fosse andato il tecnico per la manutenzione annuale, chissà quando sarebbe venuto fuori! E insomma, il titolare mi dice me lo avrebbero infilato in una busta imbottita e rispedito qui a casa… E infatti dopo una settimana eccolo nella mia cassetta delle lettere, redivivo e con il coraggio di funzionare ancora. Che dire, ancora una volta tutto è bene quel che finisce bene!

Chiudo con quella che è stata la chicca della mattinata trascorsa presso i Carabinieri. Allora: che io sia una grammar nazi lo sapete, e che possa essere altrettanto “nazista” a proposito delle nozioni generali che si imparano alle elementari (ops! Primaria, porca paletta… l’Aquilina la comincia a settembre, e arriverà in quinta [secondaria superiore] senza che sua madre si sia ficcata in testa i nuovi nomi dei cicli scolastici, sicuro garantito…) se non lo avete già intuito ve lo confermo subito.

Così, a parte il mio disagio psico-fisico di vedere qualcuno che batte sulla tastiera di un PC usando solo gli indici (la dattilografa che è in me aveva la pelle d’oca. Pregava che ogni tanto il Carabiniere si sbagliasse e gli capitasse di usare il pollice almeno per la barra spaziatrice… So che può sembrare da nevrotici, ma se aveste avuto l’insegnante di Dattilografia che ho avuto io in 1^ ragioneria capireste. Capireste eccome…), quella mattina il top è stato quando siamo arrivati al “dove” fosse stato smarrito il telefono.

Io: “A S., in provincia di Trento. Quando sono arrivata lì ce l’avevo ancora di sicuro”.

Carabiniere: “Provincia di Trento… Trento è TR?”

Io dentro: “😱😱😱😱😭😭😭” / Io fuori, impassibile “No, è TN.

‘namo bene, ‘namo. E più o meno (più meno che più, per dirla tutta) era pure mio coetaneo… 😭